Piero Gurrieri tra la gente

Piero Gurrieri tra la gente Il mio nome è Piero Gurrieri. Sono Avvocato, Giornalista Direttore del Quotidiano Reti di Giustizia.

31/05/2026
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30/05/2026

👁️ 𝕃𝕖𝕘𝕘𝕖 𝕖𝕝𝕖𝕥𝕥𝕠𝕣𝕒𝕝𝕖: 𝕦𝕟 𝕡𝕣𝕖𝕞𝕚𝕖𝕣𝕒𝕥𝕠 𝕞𝕒𝕤𝕔𝕙𝕖𝕣𝕒𝕥𝕠 𝕔𝕙𝕖 𝕦𝕞𝕚𝕝𝕚𝕒 𝕚 𝕔𝕚𝕥𝕥𝕒𝕕𝕚𝕟𝕚 𝕣𝕖𝕟𝕕𝕖𝕟𝕕𝕠𝕝𝕚 𝕤𝕖𝕣𝕧𝕚 𝕕𝕖𝕚 𝕡𝕠𝕥𝕖𝕟𝕥𝕚

ll governo e la maggioranza hanno deciso di stringere i tempi sul disegno di legge elettorale in discussione alla Camera dei Deputati, noto come Stabilicum o Melonellum, fissando l'inizio della discussione in plenaria per il 26 giugno. Il disegno originario depositato alla fine di febbraio, primo firmatario Bignami, è stato adesso sostituito da un altro schema, che presenta alcune novità sul premio di maggioranza, l'accesso al premio, il ballottaggio. Sul punto ecco alcune mie brevi considerazioni, tratte da un'intervista pubblicata ieri, che vorrei fossero anche l'inizio di una discussione pubblica che spero possa coinvolgere il popolo referendario. Chi lo desidera, può condividere, commentare, aggiungere le proprie considerazioni anche eventualmente critiche.

D. Avvocato Gurrieri, il nuovo testo del ddl Bignami corregge davvero le criticità del precedente, come affermano autorevoli esponenti della maggioranza?

R. Corregge alcuni punti perché quei punti erano difficilmente sostenibili. L'eliminazione del ballottaggio, l'innalzamento della soglia di accesso al 42 per cento, la riduzione del tetto del premio e il coordinamento tra Camera e Senato sono la conferma della fondatezza delle critiche rivolte al primo testo. La domanda, dunque, non è se il testo sia stato corretto, ma se sia stato abbandonato il disegno che lo sorreggeva. E la risposta, a mio avviso, è negativa.

D. Quale disegno vede dietro il nuovo testo?

R. Lo stesso che attraversa il testo del disegno di legge di revisione costituzionale sul premierato presentato dalla destra come "la madre di tutte le riforme" e che adesso giace in una commissione parlamentare: spostare il baricentro della forma di governo dalla rappresentanza parlamentare verso l'esecutivo. La maggioranza aveva tentato di sovvertire la Costituzione, ma dopo la grande risposta del popolo del No al referendum sulla separazione della magistratura, è stata costretta ad abbandonare almeno temporaneamente il premierato per provare a conseguire gli stessi effetti surrettiziamente, mediante questo disegno di legge elettorale. La forma parlamentare resterebbe inscritta nella Costituzione, ma se si precostituisce la maggioranza, si indica il candidato premier e si organizza il premio attorno a quella indicazione, il funzionamento concreto del sistema verrebbe profondamente alterato.

D. Dunque Lei non valuta positivamente le correzioni introdotte?

R. Non le considero correzioni risolutive. Il testo non è identico al precedente ma ne mantiene la traiettoria. Da un lato si è provato ad attenuare le parti più esposte alla censura costituzionale, dall'altro si è conservato l'obiettivo di trasformare l'elezione parlamentare in una investitura politica del Governo. Una modifica, per così dire, del grado, non della direzione.

D. Perché parla di premierato mascherato?

R. Perchè il sistema è costruito per produrre una aspettativa politica equivalente ad una elezione diretta del Presidente del Consiglio dei Ministri. L'indicazione preventiva del candidato premier non è un elemento ornamentale: orienta il voto, condiziona il premio, struttura la coalizione e riduce lo spazio della mediazione parlamentare. Non si riscrive formalmente l'articolo 92 della Costituzione, ma si restringe materialmente il campo entro cui la norma dovrebbe operare.

D. Il premio, però, è stato ridotto. Non basta a rendere il sistema più equilibrato?

R. No, perché la rappresentanza non si misura soltanto in termini aritmetici, come sbagliando pensano loro. Peraltro, il tetto è stato ridotto, ma se si guarda bene non si tratta di un tetto pienamente effettivo, perché restano fuori dal calcolo, oltre alla circoscrizione Estero, anche Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige. In questo modo si può comunque oltrepassare la soglia esibita come limite "di garanzia". Soprattutto, il problema non è solo quanti seggi si attribuiscano: è quale funzione si assegni al Parlamento.

D. In che senso?

R. Nella forma parlamentare le elezioni servono anzitutto a determinare la rappresentanza; dalla selezione della rappresentanza nasce poi la maggioranza politica. Ciò avviene in Italia, ma anche in molte altre democrazie, come Francia, Germania e Regno Unito. Con questo schema la sequenza tende a rovesciarsi: prima si costruisce la coalizione di governo, prima si indica il capo, prima si predispongono i candidati del premio, e poi il Parlamento viene chiamato a rispecchiare quell'assetto. Si tratta in definitiva di uno stravolgimento sottile ma profondo. Il Parlamento non viene soppresso, si accontentano di depotenziarlo, rendendolo derivato rispetto a un indirizzo politico già formato fuori da esso, e riducendo al contempo anche il ruolo del Presidente della Repubblica. In due parole, perdono il pelo ma non il vizio.

D. Lei ha criticato anche il doppio sistema di liste. Perché è un punto decisivo?

R. Perché aggrava una situazione italiana che è arrivata ai limiti: la separazione tra elettori ed eletti. Il testo conserva le liste bloccate della competizione proporzionale e aggiunge liste - se non ho capito male circoscrizionali - collegate al premio. Il cittadino non sceglie i propri rappresentanti, dato che questo schema finisce per segnare, sotto questo profilo, un arretramento perfino rispetto al Rosatellum, il che è tutto dire. Se questo scellerato disegno passasse, le cittadine e i cittadini italiani potranno solo ratificare composizioni decise dagli apparati. È la negazione esplicita di ogni residuo significato di sovranità popolare da parte di un sistema che rafforza ben oltre ogni ragionevole misura il potere di selezione delle oligarchie partitiche.

D. C'è poi il nodo di Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta.

R. Che è un nodo molto serio. Non riguarda soltanto la tecnica elettorale delle autonomie speciali. Se la giustificazione del premio è costituita dall'attribuzione di una quota supplementare di seggi alla coalizione risultata più votata sul piano nazionale, non si comprende perché una parte del territorio nazionale debba esserne escluso. In astratto, i voti espressi in quei territori potrebbero perfino incidere sull'individuazione del vincitore. Escluderli è l'ennesima incoerenza di questo sistema: significa creare una frattura tra voto, per così dire, rappresentativo e voto determinativo.

D. Qual è allora il giudizio complessivo?

R. Fortemente negativo. Il nuovo testo ha corretto ciò che appariva più difficilmente difendibile, ma non ha rinunciato alla logica di fondo: comprimere la rappresentanza per precostituire la governabilità, trasformare il Parlamento da luogo di formazione dell'indirizzo politico in sede di ratifica di una maggioranza già predisposta, perseguire surrettiziamente tramite legislazione ordinaria ciò che con il premierato si era tentato di ottenere tramite revisione costituzionale. Un disegno nato come indecente e che rimane indecente. Dunque da respingere. In questo senso, mi sento di rivolgere un appello al popolo referendario che alla fine dello scorso marzo ha impedito l'attacco violento alla nostra Costituzione ad opera di una parte politica che quella Costituzione non ama. Questo popolo, il cui perimetro non coincide del tutto con le forze politiche dell'opposizione parlamentare, oggi è chiamato ad un nuovo protagonismo, ad entrare in campo con la forza delle proprie ragioni. Si tratta, anche in questo caso, di difendere il bene più grande, la nostra democrazia da un ceto politico che sta provando a modificare la forma di governo scelta dai Padri costituenti.

Il governo e la maggioranza hanno deciso di stringere i tempi sul disegno di legge elettorale in discussione alla Camera...
29/05/2026

Il governo e la maggioranza hanno deciso di stringere i tempi sul disegno di legge elettorale in discussione alla Camera dei Deputati, noto come Stabilicum o Melonellum, fissando l'inizio della discussione in plenaria per il 26 giugno. Il disegno originario depositato alla fine di febbraio è stato sostituito da uno schema, che presenta novità sul premio di maggioranza, l'accesso al premio, il ballottaggio. Qui alcune mie considerazioni

Reti di Giustizia

𝔾𝕣𝕒𝕫𝕚𝕖, 𝕄𝕒𝕣𝕚𝕒Ci sono vittorie che raccontano un’idea di comunità, e di futuro. Quella di Maria Terranova a Termini Imere...
26/05/2026

𝔾𝕣𝕒𝕫𝕚𝕖, 𝕄𝕒𝕣𝕚𝕒
Ci sono vittorie che raccontano un’idea di comunità, e di futuro. Quella di Maria Terranova a Termini Imerese appartiene a questa seconda categoria.
Riconfermarsi sindaca con oltre il 70% è la risposta più forte a quanti l'hanno sottovalutata, derisa, attaccata. Ma è soprattutto la risposta di una città che ha scelto fiducia, credibilità, passione, competenza.

A Maria, alla sua squadra, a questa nuova generazione di giovani amministratrici e amministratori come Maria a Termini, Andreana a Marsala, tante e tanti con loro che cresce nei territori, che studia i problemi, che si sporca le mani, che prova a ricostruire legami tra istituzioni e cittadini, un abbraccio forte e sincero. Perché esperienze come questa dimostrano che esiste un’altra strada: seria, pulita, generosa.

Ed è da qui, da queste energie, da questi volti, da queste comunità vive, che può nascere l’alternativa forte a tanto degrado pubblico e morale che abbiamo conosciuto in questi anni, in tempi che in Sicilia non possono restare quelli di Cuffaro, del cuffarismo, dell'occupazione del potere, di troppi voti venduti e comprati.

Complimenti Maria.
Complimenti a tutta la squadra.
Termini Imerese oggi manda un messaggio di unità, perché senza unità non c'è cambiamento, in Sicilia e in Italia.

STORIA DI GIOVANNI ❤Lui è Giovanni, nato il 18 maggio 1939 alla Kalsa di Palermo. Un bambino dal destino iscritto nel no...
23/05/2026

STORIA DI GIOVANNI ❤
Lui è Giovanni, nato il 18 maggio 1939 alla Kalsa di Palermo.
Un bambino dal destino iscritto nel nome: Giovanni Salvatore Giulio: Giovanni, vox clamans in deserto, testimone e martire di verità; Salvatore, come Colui che diede la vita per liberarci; Augusto, talmente grande da non esser mai più dimenticato.
Arturo e Luisa, e le due sorelline Anna e Maria se ne prendono cura, gli raccontano dello zio Salvatore, tenente dei bersaglieri e della sua morte - gridando Italia - in guerra sul Carso; e di zio Giuseppe, capitano dell'Aviazione, che ebbe la stessa sorte quando il suo aereo precipitò abbattuto dai nemici; e di come dovesse esserne sempre orgoglioso. Guerra, stenti, i Falcone costretti a lasciar la loro casa sotto le bombe per Sferracavallo e poi Corleone.

Ecco la pace. Giovanni studia al Convitto nazionale, poi al V***a, poi Classico all'Umberto I, media dell'8. Santa Teresa e San Francesco son la sua seconda casa, la prima e ultima tessera, quella dell'Azione Cattolica, le prime sfide un tavolo da pingpong e al campetto della Kalsa. Un amico tosto gli dà filo da torcere, i suoi hanno una farmacia lì intorno. Anch'io potrei fare il giudice, gli dice Paolo appena lo conosce, il sorriso di risposta aprirà un mondo. Accademia navale a Livorno, il mare sarà pure bello la troppa disciplina no, meglio Giurisprudenza, anni di studio, 110 e lode. Subito in Magistratura, Rita è la prima moglie, rimarranno insieme 14 anni. Pretore a Lentini, giudice a Trapani, cresce l'amore per il diritto penale, l'ammirazione per Enrico, il leader sardo che parla al suo popolo di uguaglianza e di giustizia sociale. Giovanni è ora a Palermo, e rimane solo: Rita gli dice di essersi innamorata di un altro giudice, i due si lasciano. Palermo ha il colore del sangue, Cesare Terranova cade sotto il piombo dei mafiosi. Rocco Chinnici lo guarda, capisce tutto. Giovanni, vieni con me all'ufficio Istruzione, c'è anche Paolo, giocherete un'altra partita.

Giovanni ha capito tutto anche lui. Seguiamo i loro soldi e li inchioderemo, dice, le sue inchieste valicano l'Oceano, dagli Spatola ai Gambino è un attimo. Giovanni non si ferma più, la mafia massacra anche Gaetano Costa, lui parte per l'America, Rocco e Giuliani son più avanti, Dea e Fbi anche, le indagini corrono nell'etere, cadono anche Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa, dopo Chinnici, Boris Giuliano e Emanuele Basile.
Il pool è una realtà, Tommaso Buscetta la chiave di tutto, le notti in caserma a studiar da murati vivi le carte, il maxiprocesso la conclusione naturale: 360 condanne, 2665 anni di carcere, la rabbia dei mafiosi su Giuseppe Montana e Ninni Cassarà. Il pool è come l'Idra, cresce e si rigenera. Paolo è ora pm a Marsala, con Caponnetto, Di Lello e Guarnotta ci sono De Francisci, Natoli e Conte.
L'Italia degli onesti si toglie il cappello di fronte a loro, il Csm reagisce con giochi di prestigio: no a Falcone, sì a Meli. Che si insedia e smantella tutto. Giovanni non abbandona, resiste eroicamente.
21 giugno 1989, un borsone con 58 candelotti di tritolo sul mare dell'Addaura sono il segnale che il tempo è arrivato, le lettere di un "Corvo" un sinistro presagio. I mafiosi gli stanno addosso, la superprocura è l'arma letale e lo sanno. "Non si fermeranno, il prossimo sarò io" dice Giovanni ai funerali di Antonino Scopelliti. Isolamento, solitudine si tagliano con il coltello. Rilascia un'intervista a Marcelle Padovani: "Si muore generalmente perchè si è soli o perchè si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perchè non si dispone delle necessarie alleanze e perchè si è privi di sostegno".

È il 23 maggio 1992. Il suo aereo arriva alle 16:45 a Punta Raisi. Giovanni si sistema alla guida della Croma, accanto a lui la sua Francesca, nell'altra auto Vito Schifani alla guida, poi Antonio Montinaro e Rocco Dicillo. Il botto, all'altezza di Capaci, uno scenario di guerra.
Giovanni è ancora vivo, Francesca pure, le sue prime, uniche parole, d'amore: "Dov'è Giovanni?".
Separati, per la prima volta dopo il loro incontro, nel quale parlarono così tanto da scoprire alla fine di essersi innamorati, da cinque ore: alle 19:05 muore lui, alle 22 Francesca lo raggiunge.
"Con la vostra indifferenza e le vostre critiche voi avete fatto morire Giovanni" - l'atto di accusa dell'amica giudice Ilda Boccassini ad alcuni potenti: - "Diffidavate di lui e ora qualcuno ha il coraggio di andare ai suoi funerali".
Ciao Giovanni Salvatore Augusto, il Tuo ricordo è più vivo che mai, e cammina sulle nostre gambe ❤

"La mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere".

Piero Gurrieri

Lui è Davide, ragusano, ventidue anni.È uno studente della Bocconi, uno sportivo, uno di quei ragazzi che sembrano avere...
21/05/2026

Lui è Davide, ragusano, ventidue anni.
È uno studente della Bocconi, uno sportivo, uno di quei ragazzi che sembrano avere il futuro addosso come fosse una luce naturale. Cammina veloce, vive veloce. Milano non è soltanto una città, ma la promessa di una vita che si sta aprendo. Tra corse, progetti e sogni.
Poi arriva una notte, buia come solo certe notti sanno essere.
È il 12 ottobre 2025.
Corso Como è rumori, musica, ragazzi che attraversano la notte senza immaginare che la vita può rompersi in pochi secondi. Davide è lì, e all’improvviso tutto cambia. Una sigaretta chiesta, uno sguardo, un branco, i toni che si accendono, la violenza che m***a come qualcosa di cieco, di assurdo, di incomprensibile.
Poi un coltello.
Dalle immagini delle telecamere, solo frammenti, ma i drammi non si fanno riprendere quasi mai. Come il momento esatto in cui Davide comprende che sta perdendo il proprio corpo, la libertà, forse anche la vita.
Davide cade, vede il suo sangue, le urla, la notte. Sento ancora quella coltellata, dirà dopo. Io non la ricordo ma il mio corpo sì. Il dolore ritorna sempre: continua a farsi sentire perfino quando la mente vorrebbe fuggire.

Davide è in ospedale. Una stanza grigia, i macchinari, un tubo in gola, le gambe che non sente più.
È cominciata un’altra vita: riabilitazione, stampelle, dolore, la scoperta feroce che mentre per gli altri il tempo si è solo spostato di poche ore, lui deve tornare a imparare tutto.
Ma qui, in fondo al baratro, accade qualcosa di inimmaginabile. Davide non si lascia divorare dall’odio. Potrebbe sciogliere il cuore alla rabbia, al desiderio di una rivalsa, al rancore, a considerare i suoi aggressori come la personificazione del male entrato nella sua vita.
E invece no.
Scrive una lettera, che sembra uscire da un luogo che il nostro tempo fatica perfino a comprendere. Dice ai ragazzi che lo hanno accoltellato che non sono perduti. Dice loro che lui non vuole odiare, che la vita non può essere ridotta all’istante peggiore di un essere umano. C’è qualcosa di profondamente evangelico in tutto questo. È la logica scandalosa del perdono che interrompe la catena della violenza, e la distrugge. È il rifiuto di lasciare che il male abbia l’ultima parola. Perdona loro, perché non sanno quello che fanno. Parole antiche, il cui suono sembra improvvisamente attraversare l’aula di un freddo tribunale milanese.

Siamo qui, al processo. La giustizia, almeno, è stata rapida.
Davide entra in aula con i bastoni. Gli aggressori ci sono pure: diciotto, diciannove anni. In nome del popolo italiano. Uno viene condannato a vent’anni, l’altro a dieci mesi. Davide sussurra, incredulo: sono tanti. Giustizia è fatta, l'udienza è finita, accade l’impensabile. Davide si avvicina ai suoi aggressori. Uno gli consegna una lettera. Potresti essere mio fratello, gli dice. Davide li guarda, scambia qualche parola. Poi si abbracciano, forte. Pochi istanti, che custodiscono il mistero. Perché un ragazzo a cui è stato sottratto tutto custodisce qualcosa che molti uomini sani perdono invece molto presto: la capacità di riconoscere l’umanità anche dentro chi lo ha distrutto. Qualsiasi cosa tu abbia fatto, sei mio fratello.

Davide, non sei più solo la vittima innocente di una violenza cieca, inaudita e non sei più solo un ragazzo a cui augurare il meglio, compreso l'imprevedibile, forse l'impossibile.
Tu sei una domanda vivente rivolta a tutti noi.
Su cosa significhi davvero essere uomini. Su quanto sia facile distruggere. E su quanto sia infinitamente più difficile, invece, restare umani quando la vita ti ha dato tutte le ragioni per farti smettere di esserlo. Che il domani ti sorrida, perché il sorriso è già dentro di te.

Giuseppe, sono passati 10 anni, anche se sembra ieri. E io ricordo.Io ricordo quel sistema di illegalità, di corruzione ...
18/05/2026

Giuseppe, sono passati 10 anni, anche se sembra ieri. E io ricordo.

Io ricordo quel sistema di illegalità, di corruzione e ruberie, che da presidente del Parco dei Nebrodi, tu hai contrastato con tutte le tue forze, costruendo perfino un protocollo di legalità che chiamarono cone te: il "protocollo Antoci".

Ricordo ciò che ti dissero: che eri uno che cercava visibilità, uno che voleva far carriera. E ricordo che continuarono a offenderti, a emarginarti anche quando dieci anni fa, il 18 maggio 2016, la mafia tentò di ucciderti, e Tu riuscisti a salvarti solo grazie a un'auto blindata che resistette a una pioggia di proiettili. E ricordo il peggior presidente di sempre della Regione e attuale ministro costruirti il vuoto attorno e, invece di premiarti per il coraggio, rimuoverti da presidente del Parco dei . E ricordo un presidente dell'antimafia siciliana sibilarti per odio politico che quell'attentato te lo eri addirittura commissionato.

E ricordo, finalmente, i giorni della giustizia e della riscossa. Quando, dopo confessioni e processi, i giudici riconobbero che i mafiosi volevano ucciderti. E ricordo le tue lacrime mentre i giudici del tribunale di Patti leggevano, in piedi, le condanne, per 600 anni di carcere, per i mafiosi dei Nebrodi. E ricordo che con te avrei voluto piangere anch'io, di felicità e di emozione.

Ora sono trascorsi 10 anni, Giuseppe, in un giorno per me sacro anche per ragioni familiari. E a proposito di famiglia, permettimi di dirti che da quando ti conobbi a Roma, poco dopo quel 18 maggio di dieci anni fa, ogni volta che penso a te, penso a loro: a ciò che hanno provato e continuano a provare; alle assenze forzate che si trasformano in presenze forti e vibranti; ai momenti di vita non pienamente vissuti, ma per un bene più grande, e cioè perchè molte altre persone possano vivere nella dignità e nella libertà.

Peccato Tu non sia, Giuseppe, il presidente della Regione, o forse chissà: non ce ne sarebbe uno migliore. Ma grazie: sono passati dieci anni, e ricordandoli ti voglio bene.

𝔾𝕣𝕠𝕤𝕤𝕠, 𝔽𝕒𝕤𝕒𝕟𝕠, 𝔾𝕦𝕣𝕣𝕚𝕖𝕣𝕚 𝕤𝕦𝕝𝕝𝕠 𝕊𝕥𝕒𝕓𝕚𝕝𝕚𝕔𝕦𝕞Parlare oggi di legge elettorale significa parlare della qualità della nostra d...
17/05/2026

𝔾𝕣𝕠𝕤𝕤𝕠, 𝔽𝕒𝕤𝕒𝕟𝕠, 𝔾𝕦𝕣𝕣𝕚𝕖𝕣𝕚 𝕤𝕦𝕝𝕝𝕠 𝕊𝕥𝕒𝕓𝕚𝕝𝕚𝕔𝕦𝕞
Parlare oggi di legge elettorale significa parlare della qualità della nostra democrazia, degli equilibri costituzionali, del rapporto tra rappresentanza e governo, del modo stesso in cui i cittadini continueranno ad essere parte della vita pubblica del Paese.

Per questo è stata per me una grande opportunità e un onore poter discutere di un tema così delicato insieme a studiosi di altissimo livello come i professori di Diritto Costituzionale di Scienza della politica rispettivamente a Torino e a Milano Enrico Grosso - già presidente del comitato referendario del No - e Luciano Mario Fasano, in un confronto serio, libero e approfondito sul cosiddetto “Stabilicum” e sui rischi che alcune ipotesi di riforma possono determinare per l’equilibrio costituzionale e la rappresentanza democratica.

Ringrazio il Comitato Iniziative Popolari per l’invito e tutti coloro che hanno seguito e partecipato al dibattito.

Di seguito il video del mio intervento e su https://youtu.be/wK9fh2C-rDM?is=ixKC2EBmLvJNOZoe quello integrale dell’incontro.

🔴Live: Dibattito pubblico il 15 maggio alle ore 18 Dopo l'appello di 125 Costituzionalisti contro lo St...

Sono stati mesi di lavoro, di incontri, di telefonate, di idee condivise, di fatica. Ma il risultato straordinario visto...
17/05/2026

Sono stati mesi di lavoro, di incontri, di telefonate, di idee condivise, di fatica. Ma il risultato straordinario visto ieri in una Villa Orchidea gremita oltre ogni immaginazione ripaga, come di più non si potrebbe.

Centinaia di cittadine e cittadini di ogni età, dai giovanissimi fino alle generazioni con più esperienza, a scegliere di darsi appuntamento e stare insieme per discutere, ascoltarsi, confrontarsi, costruire anche nelle pause, anche nei corridoi, anche durante un caffè. Un altro mondo rispetto ai fiumi di parole, ai riti della politica tradizionale.

Ieri è andata in scena . Una cosa mai vista, un esperimento mai fatto. Una incredibile esperienza collettiva di partecipazione democratica e civica, un grande laboratorio aperto di immaginazione del futuro. Brevi assemblee alternate a decine di gruppi di studio dedicati a sanità, scuola, università, imprese, agricoltura, infrastrutture, aeroporto, lavoro, cultura, sanità e disabilità, ambiente, diritti, pace, giovani, territori. E in quei gruppi hanno parlato centinaia di persone. Quasi tutte lontane dai partiti, ma profondamente vicine alla società reale, tra i quali professionisti, insegnanti, imprenditori, volontari, studenti, operatori sociali, rappresentanti di associazioni e del mondo civico. Che hanno portato esperienze, competenze, visioni.

È questa la politica quando torna ad essere partecipazione e costruzione. Un risultato reso possibile dalla lungimiranza di Giuseppe Conte e dal sostegno del M5S, ma anche da uno staff straordinario senza il quale tutto questo non sarebbe stato possibile: Rosanna, Nejla, Antonio, Eliseo e Salvatore, e Katia, Max, Elio, Nunzio, Saro. E ancora, Antonella, Valentina, Roberta, Alice, Saro che hanno supportato i gruppi come facilitatori e redattori, occupandosi anche della gestione tecnica del pannello e dell'accoglienza. E Sergio che, al pari di Nejla, ha profuso un grande impegno a Ragusa.

Un gruppo straordinario che ha lavorato con generosità passione e intelligenza. Un risultato incredibile reso possibile soprattutto da ciascuna e ciascuno dei partecipanti: grazie!

Sono passate poche ore, ma ne sono certo più che mai. Ieri non abbiamo partecipato a un evento, per quanto straordinario. Ieri abbiamo visto una grande comunità mettersi in cammino, con il solo, generosi obiettivo di dare una mano al Paese e a questa terra.
Adelante!

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