13/06/2026
Lui è Fernando, la storia lo conoscerà come Antonio da Padova. Regina maris, così i poeti chiamavano Lisbona, terra d'incanti e cattedrali. Giovani, nobili, ricchi, i suoi. Felicità, è nato. Maria a Martino, che nome gli daremo? Chiamiamolo Fernando, ardito nella pace. Un'infanzia all'ombra del campanile, è il 1210, Fernando è di fronte a loro: "Ho deciso, il mio destino è essere un uomo di Dio e l'ordine della Santa Croce sarà la mia casa". Grande l'asprezza del convento, continue le veglie, frequenti i digiuni, parsimoniosi i cibi, rozze le vesti, dura la disciplina, assoluta la povertà, pronta l'obbedienza. Lunghe le notti in biblioteca, per conoscere anche con il cuore le Scritture.
"Berardo, Ottone, Pietro, Accursio, Adiuto, perchè siete venuti a Coimbra?" "Siamo al seguito di frate Francesco, Assisi e tutta l'Italia ne parlano, con lui andremo in Africa".
Vanno, tornano solo i loro corpi privi della testa e della vita, in Marocco non c'è pietà per i cristiani.
Fernando li guarda, non torna indietro: "Scelgo la missione. Il mio nome sarà Antonio, come il mio maestro che mi parlava di Francesco, i miei passi sono i suoi". Parto per il Marocco Vangelo in mano, annuncio o martirio".
C'è un'altra strada, passa dal mare in tempesta, ecco il naufragio tra Tusa e Caronia. "Siamo in Sicilia, andiamo ad Assisi, frate Francesco ci aspetta là". Settimane di cammino, piedi macerati, quanta gioia alle porte, ora i nostri piedi si fermano alla Porziuncola. "Prendimi con te, frate Graziano, anche se nulla sono e nulla so". "Sei umile, fratello, tanto da nasconderti ai miei occhi".
Antonio è un celebre predicatore, la sua fama oltrepassa i confini.
Francesco è la regola, Antonio lo studio, l'umiltà il filo che li lega. L'Italia non basta, tocca a Provenza, Linguadoca, Guascogna, Montpellier. Un primo miracolo: "Quel frate oltrepassa le leggi dello spazio, contemporaneamente predica in più luoghi". Un secondo ad Arles, "parlo di Francesco e Lui appare, di fronte a noi, a benedirci tutti".
Tempo di miracoli e fendenti, Antonio non risparmia nessuno, neppure i vescovi:. "Ho da dire una parola a te, che siedi mitrato in questa cattedrale. Ricorda, uomo: conta solo vivere secondo ciò che si insegna" "Confessami, Antonio, chè io possa trovare questa forza".
È il 3 ottobre 1226, alla Porziuncola muore Francesco, Antonio ritorna in Italia, Padova è la sua casa.
"Sono in cima alla piramide ma non affatto superiore, ma compagno dei frati; sono uno di loro, ma inferiore a tutti. Lavo loro i piedi, tengo pulita la cucina. Mi chiamano maestro ma uno solo è il Maestro. I beni di cui disponiamo appartengono ai poveri, e chi non li dona generosamente è un rapinatore, e ai miei frati dico: abbiate in orrore il denaro, rovina principale della nostra perfezione; non si permetta alcun abuso in fatto di denaro. Consolate gli afflitti e non vergognatevi di umiliarvi e abbassarvi rinunciando ai vostri diritti per guadagnare l'anima. Predico anche a Roma, sono di fronte al papa, ma sono i poveri al centro del mio cuore, sono il loro difensore. Usurai, razza maledetta, sono cresciuti forti e innumerevoli, denti di leone. Sempre intenti a rapinare, maciullare e inghiottire i beni dei poveri, degli orfani e delle vedove".
"Ora sto male. Iidropisia, asma, anche il cuore balla, trovo difficile il solo camminare, Tiso, sarò da te per riposare".
"Antonio, stai predicando al Noce, ma chi è quel bambino che stai tenendo in braccio, è Gesù". 13 giugno 1231 "Mi sento mancare, sto morendo. Sono all'Arcella, mi adagiano per terra. Gloriosa Domina, li sento cantare, ho scritto io quelle parole. Ecco, ora vedo il mio Signore, sono dall'altra parte. Io mi ricorderò di voi, e voi mi ricorderete pensando ai gigli".