28/08/2024
VALIDO IL PATTO DI RINUNCIA AL MANTENIMENTO FIRMATO TRA CONIUGI.
La Corte di Cassazione con pronuncia n. 21111 del 29 luglio 2024, ha ritenuto valido l’accordo con il quale la moglie ha rinunciato all’assegno di divorzio, avendo in precedenza redatto un accordo in tal senso.
La Corte ha chiarito che ciò è possibile e valido qualora non vi sia un’eccessiva disparità tra le condizioni economiche dei coniugi.
La questione ha riguardato due coniugi che dopo la separazione ma prima di divorziare, avevano firmato un accordo con cui dividevano il loro patrimonio, con reciproche cessioni di quote societarie, e il marito aveva versato alla moglie un conguaglio in denaro.
I coniugi avevano espressamente convenuto che, con tali attribuzioni, intendevano definire tutti i loro rapporti economici, senza che potessero essere avanzate ulteriori pretese in relazione alla vita trascorsa insieme.
Secondo la Corte:
“quando nel corso della vita matrimoniale risultino negoziati accordi tra i coniugi, che hanno comportato attribuzioni patrimoniali o elargizioni in denaro, destinate a operare un riequilibrio tra le rispettive condizioni economiche, occorre tenere conto delle stesse e accertare se, al momento del divorzio, vi sia ancora un significativo squilibrio patrimoniale e reddituale, oppure no, potendosi giustificare l’attribuzione dell’assegno solo nel primo caso”.
Il giudice del merito è quindi tenuto a valutare, caso per caso, se nonostante le attribuzioni patrimoniali accordate tra le parti, vi sia ancora squilibrio economico tra i coniugi e se l’apporto economico sia stato adeguatamente compensato dalle elargizioni pattuite.
La Cassazione dice, quindi, che i patti tra coniugi finalizzati alla divisione dei beni e alla sistemazione dei reciproci rapporti economici in caso di divorzio sono validi e vincolanti se questi rispettano il principio di equità.
È una sentenza che avvicina il nostro Paese a quelli anglosassoni nei quali, da tempo, viene affermato che i la patti prematrimoniali e di separazione/divorzio sono validi a condizione che siano “equi” e rispettino determinati requisiti quali, per esempio, quello di essere stipulati da due legali (uno per ciascun coniuge).
Con tale criterio le coppie potranno finalmente pianificare il loro divorzio con contratti “fatti su misura”, decidendo così, nel loro momento migliore, come gestire il loro momento peggiore. Con ciò evitando liti in Tribunale e stabilendo in anticipo la soluzione economica (e non solo) della crisi coniugale.
Diritto civile, famiglia, successioni, immobiliare.