22/04/2024
Una rondine non fa primavera / Esternalizzazione delle lavorazioni, rischi legali e compliance 231 a margine di due recenti provvedimenti del Tribunale di Milano
Se una rondine non fa primavera, un codice etico e un modello di organizzazione non fanno (sempre) sostenibilità sociale, ma anche ambientale. Ne sanno qualcosa due importanti marchi del lusso italiano. Il Tribunale di Milano, dopo il caso Alviero Martini, è tornato, infatti, sull’agevolazione colposa del (reato di) caporalato ai fini dell’applicazione dell’amministrazione giudiziaria. La misura di prevenzione questa volta è stata applicata a una società del gruppo Armani, anche se la Procura della Repubblica di Milano sembra puntare il dito, non sappiamo peraltro sulla base di quali elementi, sull’intero sistema del lusso.
Da anni siamo impegnati nella definizione e nell’implementazione delle politiche di sostenibilità dei nostri clienti, che indubbiamente costituiscono un valore aggiunto, ma che, se non attuate correttamente, rischiano di trasformarsi in un boomerang, con importanti ricadute sul piano legale e reputazionale.
Le considerazione dei PM milanesi rappresentano, quindi, non soltanto un monito, ma anche un’occasione di riflessione sui percorsi di sostenibilità (ambientale e sociale) intrapresi, sul presupposto che, come ha scritto la Procura della Repubblica nella sua richiesta, “𝑎 𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑎𝑙𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑖 𝑐𝑜𝑑𝑖𝑐𝑖 𝑒𝑡𝑖𝑐𝑖, 𝑖 𝑚𝑜𝑑𝑒𝑙𝑙𝑖 𝑑𝑖 𝑔𝑒𝑠𝑡𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜𝑙𝑙𝑜 𝑒 𝑙𝑒 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑒𝑛𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜, 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑢𝑛𝑔𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑚𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑎𝑙 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑏𝑎𝑠𝑠𝑜 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒, 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑟𝑒𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑚𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑢𝑡𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑎 𝑣𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑡𝑒𝑛𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑏𝑎𝑠𝑎 𝑠𝑢 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑓𝑜𝑟𝑧𝑎 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑓𝑟𝑢𝑡𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜".
Per approfondimenti leggi la nostra ultima pubblicazione “𝐼𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑐ℎ𝑖𝑜 𝑐𝑎𝑝𝑜𝑟𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙’𝑒𝑠𝑡𝑒𝑟𝑛𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖. 𝐴𝑔𝑒𝑣𝑜𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑝𝑜𝑠𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑎𝑝𝑜𝑟𝑎𝑙𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑎𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑔𝑖𝑢𝑑𝑖𝑧𝑖𝑎𝑟𝑖𝑎, 𝑖𝑙 𝑐𝑎𝑠𝑜 𝐴𝑟𝑚𝑎𝑛𝑖" in https://www.rilex.it/agevolazione-del-caporalato-e-amministrazione-giudiziaria-il-caso-armani/