27/10/2018
AMBIENTE E' D'OBBLIGO
La tutela dei territori montani – Le “Regole” di San Vito di Cadore
Oggi che ci troviamo di fronte al rischio di perdere letteralmente “la Terra sotto i piedi” la tutela dell'ambiente è un obbligo per il singolo, per le comunità e le istituzioni pubbliche.
Se solo vogliamo garantire ai nostri figli e nipoti di poter apprezzare quello che noi, fortunati, abbiamo goduto respirando l'aria dei nostri mari e delle nostre montagne, abbandonando lo sguardo tra immensi paesaggi, oggi che i ghiacciai si sciolgono e presto spariranno, che anche le Dolomiti franano modificando irrimediabilmente il loro aspetto, che la natura reagisce all'azione dell'uomo che troppo spesso ha creduto di vivere in un mondo immutabile, la salvaguardia dell'ecosistema deve essere una priorità.
Ma cos'è l' “AMBIENTE” per il diritto?
La sensazione è che sia così esteso da non riuscire a decifrarlo e a ricondurlo entro una precisa categoria giuridica.
Ad aiutarci ci ha pensato la Corte Costituzionale che sin dal lontano 1986 lo ha definito un “valore costituzionale primario ed assoluto” quindi un bene fondamentale essenziale per la vita umana che comprende il “tutto” ossia non solo le sue varie componenti, ma anche le loro interazioni, i loro equilibri, le loro qualità, la circolazione dei loro elementi e così via sino a coincidere con un intero “sistema”. Non è casuale infatti che la Costituzione menzioni la tutela dell'ambiente accanto a quella dell'ecosistema (art. 117, lett. s).
Tra gli strumenti normativi a tutela dell'ambiente varati a livello nazionale va inoltre ricordato il d.lgs. n. 152/2006 (c.d. Testo Unico Ambientale) la cui finalità, espressamente sancita all'art. 2, è “la promozione di livelli di qualità della vita umana attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell'ambiente e l'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali”; è così che, secondo quanto sancito dal successivo art. 3-ter, tutti gli enti pubblici e privati, le persone fisiche e giuridiche pubbliche o private sono tenute ad agire per la tutela dell'ambiente e degli ecosistemi mediante azioni informate “ai principi di precauzione, dell'azione preventiva, della correzione, in via prioritaria, alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonché al principio 'chi inquina paga'” in conformità a quanto sancito dall'art. 174, comma 2 del Trattato dell'Unione Europea.
In questo contesto la tutela dei territori montani ricopre particolare importanza e con essa la valorizzazione delle attività montane poiché garantire la permanenza della popolazione sulle aree di altura significa garantire il presidio del territorio per curare il patrimonio idrico, contenere i processi erosivi, scongiurare frane e alluvioni e, finanche, ridurre il rischio di incendio boschivo.
Alla montagna è dedicata un'attenzione specifica anche da parte della Carta Costituzionale che all'art. 44 statuisce che “la legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane”.
Nelle nostre montagne non è infrequente rinvenire inoltre l'esistenza di storiche e antiche istituzioni volte anche alla salvaguardia del territorio montano: è il caso delle “Regole” presenti nel territorio delle montagne venete o del “Maso chiuso” altoatesino.
Tra queste antiche istituzioni, le Regole di San Vito di Cadore si qualificano, ad esempio, quali “Organizzazioni sociali dotate di personalità giuridica privata” intestatarie di un patrimonio di beni mobili ed immobili che comprende anche i monti, i pascoli e le rocce e quindi beni della collettività che però, pur rimanendo tali, entrano a far parte del territorio regoliero.
In particolare i beni materiali costituiti in terre a destinazione agro-silvo-pastorale costituiscono il cosiddetto “patrimonio antico” vincolato in perpetuo a dette attività e a quelle ad esse connesse.
Rispetto a tali beni vi è il dovere per le Regole di agire per la conservazione e il miglioramento del patrimonio comune e per la gestione degli stessi beni “con particolare riguardo all'aspetto ambientale”, alla “esecuzione di opere di miglioria dei boschi e dei pascoli” e alla utilizzazione delle zone boschive ed in generale dei beni immobiliari secondo i principi dettati dalla legge forestale regionale.
Spettano quindi alle Regole dei precipui compiti di gestione del territorio montano cui esse adempiono attraverso l'esecuzione di interventi specifici che realizzano di concerto con gli enti pubblici preposti così come è avvenuto per la realizzazione e il ripristino, ad oggi ancora in corso, della via silvo-pastorale che congiungerà Malga Dorona (Rifugio Città di Fiume) a Malga Prendera.
Il progetto risulta autorizzato a seguito di Conferenza di Servizi e in parte sovvenzionato dall'Avepa (Agenzia veneta per i pagamenti in Agricoltura) in quanto finalizzato alla riqualificazione ambientale del territorio. La realizzazione di detta via silvo-pastorale consiste invero nel ripristino di una via preesistente e nel rendere più agevole il collegamento con Malga Prendera tutt'oggi adibita all'attività pastorale e che, pertanto, beneficiando di una migliore via di comunicazione vedrebbe valorizzata la sua finalità.
Non va infatti dimenticato che la via di collegamento in fase di esecuzione, lungi dall'intervenire in maniera distruttiva sull'ambiente montano, si cala al suo interno nel rispetto delle sue peculiarità ed anzi - considerato che essa rimarrà una via di comunicazione forestale, quindi sterrata ed accessibile solo ed esclusivamente a soggetti autorizzati – costituisce occasione e motivo di cura del territorio garantendo l'utilizzazione e la conservazione del bosco essa comprende infatti come opere accessorie anche la cura delle scarpate, l'esecuzione di drenaggi e il contenimento delle acque meteoriche.
Molto spesso si incorre nell'errore di scambiare la tutela dell'ambiente con la negazione di ogni intervento antropico su di esso, il territorio, invece, ed in particolare quello montano necessita di cura la quale non può che avvenire attraverso un'adeguata azione dell'uomo volta alla sua preservazione e valorizzazione. Basti, per contro, pensare al pregiudizio derivante dall'esodo delle popolazioni montane e al conseguente abbandono delle attività silvo-pastorali: la scomparsa della cura dei boschi lascia spazio alla crescita di terreni incolti, all'aumento del rischio idrogeologico e di incendi; insomma, di fatto, alla rottura di quell'equilibrio sostenibile che consente a uomo e natura di convivere in armonia considerando la montagna non come qualcosa da sfruttare, ma come la “casa di tutti” da amare e preservare.