11/12/2018
La sentenza 11250/2018 affronta il tema del danno "cd catastrofale", ovvero del danno conseguente alla sofferrenza patita dalla persona che assiste lucidamente allo spegnersi della propria vita in conseguenza, ad esempio, di un sinistro stradale.
Danno catastrofale: Natura del pregiudizio e funzione del risarcimento
Uniformandosi alla prevalente giurisprudernza di legittimità, la Suprema Corte ha affermato che in caso di morte della vittima a poche ore di distanza dal verificarsi di un sinistro stradale (nella specie, sei o sette ore), il risarcimento del c.d. danno "catastrofale" può essere riconosciuto agli eredi, a titolo di danno morale, solo a condizione che sia entrato a far parte del patrimonio della vittima al momento della morte.
Pertanto, in assenza di prova della sussistenza di uno stato di coscienza della persona nel breve intervallo tra il sinistro e la morte, la lesione del diritto alla vita non è suscettibile di risarcimento, neppure sotto il profilo del danno biologico, a favore del soggetto che è morto, essendo inconcepibile l'acquisizione in capo a lui di un diritto che deriva dal fatto stesso della morte.
D'altra parte, in considerazione della natura non sanzionatoria, ma solo riparatoria o consolatoria del risarcimento del danno civile, ai congiunti spetta in questo caso il solo risarcimento conseguente alla lesione della possibilità di godere del rapporto parentale con la
persona defunta.
Per approfondimentie il testo della sentenza si segnala il seguente link:
https://giuricivile.it/danno-catastrofale7
Chiarimenti della Cassazione sulla risarcibilità del danno catastrofale, sulla natura del pregiudizio e sulla funzione di tale risarcimento