Comitato Pari Opportunità dell'Ordine degli Avvocati di Urbino

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 Il 2 giugno ricorrevano gli 80 anni della Repubblica e del suffragio femminile.Le italiane entrarono per la prima volta...
05/06/2026



Il 2 giugno ricorrevano gli 80 anni della Repubblica e del suffragio femminile.
Le italiane entrarono per la prima volta nei seggi per partecipare a pieno titolo alla scelta tra monarchia e repubblica e all'elezione dell'assemblea costituente stringendo le schede elettorali come biglietti d'amore.
Un tragurado importante che ha segnato la strada verso la lotta alla emancipazine femminile e alla parità di diritti.
Il 12 giugno alle 16 ne parleremo con illustri relatori e relatrici presso la Sala Incisori del Collegio Raffaello di Urbino.

NON MANCATE!

02/06/2026

2 giugno 1946.

Per la prima volta nella storia d'Italia, anche le donne votano.

E quel giorno nasce la Repubblica.

Tredici milioni. Tante furono le donne che il 2 giugno 1946 entrarono per la prima volta in un seggio. Più degli uomini.

Affluenza all'89%. Code chilometriche davanti alle scuole, ai municipi, alle parrocchie. Madri, operaie, contadine, ex staffette partigiane, ragazze appena maggiorenni.

Avevano aspettato decenni per quel momento. E quel giorno cambiarono il volto del Paese.

Per arrivare a quel giorno, era stato necessario un decreto.

Decenni dopo gli uomini. Quasi un secolo dopo le prime suffragette.

Anni durante i quali milioni di italiane avevano lavorato, partorito, resistito al fascismo, fatto la Resistenza, ricostruito un Paese ridotto in macerie. Senza poter scegliere chi le rappresentava.

Poi venne l'Assemblea Costituente.
Su 556 deputati eletti, le donne erano 21. Il 3,7%.

Nove comuniste, nove democristiane, due socialiste, una del Fronte dell'Uomo Qualunque.

Vennero chiamate "le Madri Costituenti". E in quei mesi decisero, insieme agli uomini, come sarebbe stata la Repubblica.

I loro nomi.

Adele Bei. Bianca Bianchi. Laura Bianchini. Elisabetta Conci. Filomena Delli Castelli. Maria Federici. Nadia Gallico Spano. Angela Gotelli. Angela Guidi Cingolani. Nilde Iotti. Teresa Mattei. Angiola Minella. Rita Montagnana. Lina Merlin. Maria Jervolino De Unterrichter. Maria Nicotra. Teresa Noce. Ottavia Penna Buscemi. Elettra Pollastrini. Maria Maddalena Rossi. Vittoria Titomanlio.

Quattordici di loro erano laureate. In diverse avevano fatto la Resistenza. Tutte sapevano cosa significava combattere per esistere.

Cinque di loro entrarono nella Commissione dei 75, il gruppo ristretto incaricato di scrivere materialmente la Costituzione. Maria Federici, Angela Gotelli, Nilde Iotti, Lina Merlin, Teresa Noce.

L'articolo 3 della Costituzione recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione…".

Quelle tre parole, "senza distinzione di sesso", le dobbiamo a Lina Merlin.

I colleghi le dissero che era superfluo, che "tutti i cittadini" includeva già le donne. Lei rispose ricordando loro la Rivoluzione francese: "Nel 1789 furono proclamati in Francia i diritti dell'uomo e del cittadino, ma quella proclamazione restò platonica, perché cittadino è considerato solo l'uomo con i calzoni". Vinse la sua battaglia. E quelle tre parole entrarono nella Carta.

Al secondo comma dell'articolo 3, c'è scritto che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano "di fatto" la libertà e l'eguaglianza dei cittadini.

Quel "di fatto" è di Teresa Mattei. La più giovane delle 21. Venticinque anni, partigiana col nome di battaglia "Chicchi", catturata dai tedeschi, seviziata, sopravvissuta.

Pretese che si scrivesse "di fatto", perché sapeva bene che l'uguaglianza sulla carta vale poco, se nella vita reale resta una promessa mai mantenuta.

Nilde Iotti aveva 26 anni quando entrò in Costituente. Era una delle cinque donne nella Commissione dei 75, e fu relatrice ufficiale sulla famiglia nella Prima Sottocommissione.

La sua tesi era netta: la famiglia italiana, così com'era, era "antidemocratica", perché fondata sulla subordinazione giuridica della donna al marito. Andava riscritta da capo.

A lei dobbiamo l'impianto degli articoli 29, 30 e 31. L'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, la responsabilità condivisa verso i figli, il dovere della Repubblica di sostenere le famiglie.

Poi c'è l'articolo 37, che fissa la parità salariale tra donne e uomini a parità di lavoro. L'articolo 48 sul voto. L'articolo 51, che apre alle donne ogni ufficio pubblico ed elettivo.

Tutto questo viene da lì. Da quelle 21 donne che, in mezzo a un Paese in rovina, ottennero che la Repubblica nascesse con dentro un'idea di uguaglianza che nessuno, prima, aveva mai osato scrivere così.

Quando si festeggia il 2 giugno, lo si fa pensando alla Repubblica.

Si dovrebbe pensare anche alle code di donne davanti ai seggi. Alle staffette partigiane che andavano a votare con la gonna stirata e le mani che tremavano. Alle 21 deputate che si sedettero in un'aula piena di uomini e tennero la schiena dritta.

A Lina Merlin che pretese tre parole nell'articolo 3. A Teresa Mattei che pretese due parole. A Nilde Iotti che riscrisse da zero l'idea stessa di famiglia.

Se oggi abbiamo una Repubblica, è anche grazie a loro.

27/05/2026


Chiara Gasparini Marcello Fagioli Erika Grossi Sonia Serafini Lorenzo Calandrini Massimiliano Cleri Giuseppe Briganti Sa...
18/05/2026

Chiara Gasparini Marcello Fagioli Erika Grossi Sonia Serafini Lorenzo Calandrini Massimiliano Cleri Giuseppe Briganti Samantha Saraga

Il   condivide e aderisce al comunicato dei CPO forensi sul DDL sicurezza.
23/04/2026

Il condivide e aderisce al comunicato dei CPO forensi sul DDL sicurezza.

✒️ Avvocati sotto attaccoAnche il   si unisce alla solidarietà espressa alla Collega  per gli atti intimidatori, vili e ...
15/04/2026

✒️ Avvocati sotto attacco

Anche il si unisce alla solidarietà espressa alla Collega per gli atti intimidatori, vili e inaccettabili subiti che non possono trovare alcuna giustificazione e devono essere condannati con assoluta fermezza, tanto più se perpetrati nei riguardi di una donna, avvocata impegnata in difese delle vittime di violenza maschile.

L’ , infatti, non è soltanto una professione ma un baluardo essenziale nella tutela dei diritti, nella garanzia dell’equilibrio tra i poteri e nella difesa delle libertà fondamentali dei cittadini.

Ogni tentativo di intimidire un Avvocato costituisce, dunque, un attacco all’intero sistema di Giustizia e alla stessa civiltà giuridica del nostro Paese.

Roma 12 marzo 2026L'avvocatura femminile nella tessitura del valori 💐
17/03/2026

Roma 12 marzo 2026
L'avvocatura femminile nella tessitura del valori 💐

Donne tessitrici di pace. Le avvocate operano con coraggio nella difesa dei diritti, in tutto il mondo. Un interessante incontro promosso dal Consiglio nazionale forense, a Roma, spiega il valore femminile nella "tessitura" di valori. La pace è un lavoro artigianale che si cuce filo dopo filo. Ne parlo in un articolo per Formiche!

https://formiche.net/2026/03/avvocatura-tessitura-valori-pace/

09/03/2026

Legge 1° febbraio 1945. Il diritto di voto.
Prima di quella data, le donne italiane non potevano votare o essere elette.

Il 2 giugno 1946, per la prima volta nella storia, milioni di donne italiane mettono una scheda nell’urna.
Fu anche grazie al voto massiccio delle donne se vinse la Repubblica sulla Monarchia!

LEGGE n 2 del 1963.
Fino al 63, alle donne erano vietati quasi tutti i concorsi pubblici. Magistratura compresa.

Nel 1946, l’onorevole Molè aveva detto: “La donna deve rimanere la regina della casa. Non è indicata per la difficile arte del giudicare.”

Ci vollero altri diciassette anni..

Il primo concorso in magistratura aperto alle donne è del 1963.

Oggi le donne sono il 57,2% della magistratura italiana. La maggioranza assoluta.

Ai vertici, però, sono ancora solo il 25%.

Legge n. 3 del 1970: Il divorzio.

Prima del 1970, un matrimonio era per sempre. Non esisteva via d’uscita legale.

Soprattutto per le donne intrappolate nel ruolo di angeli della casa.

Nel 1974 un referendum prova ad abrogare la legge sul divorzio.
La maggioranza degli italiani vota per tenerla.

Legge n. 4 del 1975: la riforma del diritto di famiglia.

Prima del 1975, il marito aveva la “potestà” sulla moglie. Decideva lui dove vivere, come gestire i soldi, cosa fare dei figli.
Lei doveva “obbedire”.

Con la Legge 151 del 1975, i coniugi diventano uguali davanti alla legge, nasce la responsabilità genitoriale condivisa e anche il tradimento del marito diventa causa legittima di separazione.

Legge 194 del 78 sull’aborto.
Prima di quella legge le donne che interrompevano una gravidanza lo facevano clandestinamente.
In condizioni che spesso costavano la morte.

Con la Legge 194 l’aborto diventa legale.
È una legge sulla vita delle donne. Sul loro corpo. Sulla loro libertà di scelta.
Oggi è ancora lì.
E di continuo qualcuno prova a smontarla.

Legge n. 6 del 1981: abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore.

Fino al 1981, uccidere la moglie o la sorella per difendere “l’onore della famiglia” era un reato attenuato. Pena ridotta. Quasi giustificato.

Nello stesso anno viene abolito anche il matrimonio riparatore: uno stupratore poteva evitare il carcere sposando la sua vittima.

Franca Viola, nel 1965, fu la prima donna italiana a rifiutare un matrimonio riparatore. Ci sono voluti altri 16 anni prima che lo abolissero quelle leggi vergognose.

Legge n. 38 del 2009.
Lo stalking diventa reato.
Prima del 2009, perseguitare qualcuno non era un crimine.

Nel 2009, lo stalking entra nel codice penale come reato autonomo.

l’86% delle persone che commettono stalking (dati istat 24) sono uomini e le donne sono 4 volte più colpite dal reato di stalking rispetto agli uomini.

Ancora oggi.

Legge contro le dimissioni in bianco.
Al momento dell’assunzione, alcune aziende facevano firmare alle donne una lettera di dimissioni senza data.
Così, in caso di gravidanza, bastava riempire il campo e spedirla.

Con la Legge 92 del 2012, le dimissioni nel periodo protetto devono essere convalidate davanti a un organismo protetto.

Il fenomeno non è scomparso: nel 2024, il 69,5% delle dimissioni convalidate nel periodo protetto riguarda ancora donne.
Ma almeno una legge le protegge.

La legge che istituisce I consultori.
Prima, se una donna aveva un problema ginecologico, una gravidanza difficile, un dubbio sulla contraccezione doveva cavarsela da sola.
O affidarsi alla famiglia.
O alla Chiesa.
Con la Legge 405 del 1975 nascono i consultori familiari pubblici e gratuiti.

La legge ne prevedeva 2.949 su tutto il territorio nazionale.

Ce ne sono solo 1.871.
Ne mancano all’appello 1.078.

Lottiamo affinché le Regioni aprano i Consultori mancanti e non chiudano quelli già esistenti.

Con il Decreto Legislativo 198 dell’11 aprile 2006, l’Italia raccoglie in un unico testo tutte le norme contro la discriminazione di genere nel lavoro: divieto di licenziamento per gravidanza, parità di accesso alle carriere, divieto di disparità retributiva, tutele contro le molestie sessuali sul posto di lavoro.

Sulla carta, è una delle leggi più avanzate d’Europa.

Nella realtà, le donne guadagnano ancora il 18,5% in meno degli uomini.
Il 69,5% di chi lascia il lavoro nel periodo protetto dopo la maternità è donna.

Una legge senza applicazione è solo carta. Rendiamola viva.

Ognuna di queste leggi è arrivata dopo anni di lotte, di manifestazioni, di donne che hanno urlato, resistito, rifiutato il mondo così com’era.

Nessuna legge è arrivata per gentilezza.
Nessuna è caduta dall’alto.
Le hanno strappate.
Una per una.

E nel 2026, la parità di genere è prevista per il 2148.

Quindi no. Non è ancora festa.
È ancora lotta.
365 giorni l’anno.

09/03/2026

Indirizzo

Via Raffaello N. 28
Urbino
61029

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