10/04/2026
Quando si parla di assegno unico per i figli con disabilità, la prima cosa da capire è che l’importo che si riceve ogni mese non è una cifra unica, ma è formato da due parti. Da una parte c’è la quota base, che spetta a tutti i figli, e dall’altra c’è una maggiorazione legata alla disabilità. È proprio questa seconda parte che crea più confusione, soprattutto quando i figli diventano maggiorenni.
Partiamo dai figli minorenni, perché è il punto più semplice da comprendere. Per i figli sotto i 18 anni, l’assegno unico ha una quota base che dipende dall’ISEE della famiglia. Se l’ISEE è basso, si arriva a circa 203 euro al mese per ogni figlio. Se invece l’ISEE è più alto, l’importo scende gradualmente fino ad arrivare a circa 57 euro. Questa è la base, ed è uguale per tutti.
Quando però il figlio ha una disabilità, alla quota base si aggiunge una maggiorazione che non dipende dall’ISEE. Se la disabilità è media si aggiungono circa 98 euro, se è grave circa 109 euro, e se il figlio è non autosufficiente circa 122 euro. Questo significa che, anche con un ISEE alto, la disabilità incide comunque in modo importante sull’importo finale.
Facendo un esempio semplice, con ISEE basso e un figlio non autosufficiente si può arrivare a circa 203 euro più 122 euro, quindi circa 325 euro al mese. Con una disabilità grave si può arrivare intorno ai 310 euro. Anche con ISEE alto, invece, si può avere una base di circa 57 euro che, con la maggiorazione per disabilità, porta comunque l’importo intorno ai 160 o 180 euro. Questo fa capire quanto la disabilità pesi sull’assegno quando il figlio è minorenne.
Il punto più importante arriva però quando il figlio compie 18 anni. L’assegno unico non si perde, anzi continua anche dopo la maggiore età e, per i figli con disabilità, non ha limiti di età. Questo significa che può essere percepito anche oltre i 21 anni.
Quello che cambia completamente è il modo in cui viene calcolata la maggiorazione. Dopo i 18 anni non esistono più le differenze tra disabilità media, grave e non autosufficiente con gli importi di circa 98, 109 o 122 euro. Queste maggiorazioni valgono solo per i minorenni. Per i maggiorenni, invece, la maggiorazione diventa molto più bassa e non segue più quella stessa struttura.
Per capire meglio, è utile fare degli esempi concreti. Con ISEE basso, prima dei 18 anni, un figlio non autosufficiente poteva arrivare a circa 325 euro al mese. Dopo i 18 anni, pur avendo la stessa disabilità e lo stesso ISEE, l’importo scende intorno ai 210 o 220 euro. La differenza è dovuta proprio al fatto che la maggiorazione alta non esiste più.
Lo stesso succede con una disabilità grave. Prima dei 18 anni si potevano raggiungere circa 310 euro al mese. Dopo i 18 anni, invece, si scende anche in questo caso intorno ai 200 euro. Anche qui la disabilità è sempre riconosciuta, ma non viene più pagata nello stesso modo.
Un esempio molto chiaro è quello di un figlio di circa trent’anni con disabilità grave e ISEE basso. In questa situazione, la quota base dell’assegno unico è circa 203 euro al mese. La maggiorazione per la disabilità, essendo maggiorenne, è molto ridotta. Il risultato finale è quindi di circa 203, 204 o 205 euro al mese. Questa cifra può sembrare bassa rispetto a quella che si percepiva prima dei 18 anni, ma è corretta secondo il sistema previsto per i maggiorenni.
Se invece si guarda un caso con ISEE alto, il meccanismo è lo stesso ma con importi più bassi. Prima dei 18 anni, con un figlio non autosufficiente, si potevano avere circa 57 euro di base più 122 euro, arrivando a circa 180 euro. Dopo i 18 anni, la quota base resta intorno ai 57 euro, ma la maggiorazione si riduce molto, portando l’importo finale intorno agli 80 o 90 euro.
Questi esempi aiutano a capire una cosa fondamentale. Fino ai 18 anni, la disabilità ha un peso economico molto forte sull’assegno unico, perché le maggiorazioni sono alte e ben distinte. Dopo i 18 anni, invece, l’assegno continua ma l’importo si abbassa perché quelle maggiorazioni non esistono più nello stesso modo.
Per questo motivo, quando si passa dalla minore alla maggiore età, è normale vedere una riduzione anche importante dell’importo mensile. Non si tratta di un errore e non significa che la disabilità non sia più riconosciuta. È semplicemente il funzionamento previsto dalla normativa.
Capire questa differenza è fondamentale, perché permette di leggere correttamente l’importo che si riceve ogni mese e di evitare preoccupazioni inutili. Una volta chiaro questo meccanismo, diventa molto più semplice capire perché prima si prendevano oltre 300 euro e dopo i 18 anni si scende intorno ai 200, pur avendo la stessa identica situazione di disabilità.