Gian Domenico Caiazza

Gian Domenico Caiazza Avvocato penalista. Presidente Unione Camere Penali Italiane 2018-2023.

Presidente del Comitato della Fondazione Luigi Einaudi per Sì alla separazione delle carriere dei magistrati

Ecco a Voi il primo numero de L'ECCEZIONE, settimanale dell'Osservatorio Giustizia Liberale della Fondazione Einaudi, da...
30/05/2026

Ecco a Voi il primo numero de L'ECCEZIONE, settimanale dell'Osservatorio Giustizia Liberale della Fondazione Einaudi, da me diretto. Oggi parliamo di carceri italiane, e di come non ce ne vergogniamo. Buona lettura

24/05/2026

Conosco perfettamente il processo Ambiente Svenduto, del quale mi sono occupato per molti anni, e posso testimoniare che l’imputazione a carico di Niki Vendola era, molto più che infondata, tecnicamente e logicamente addirittura assurda, in linea d’altronde con l’intera vicenda giudiziaria. Però dobbiamo metterci d’accordo: o la prescrizione, secondo la vulgata dei populisti -tipo 5 Stelle alleati di Vendola- è lo strumento dei ricchi e dei potenti per guadagnare l’impunità, o è -come io penso, e come sembra aver compreso anche Vendola sulla sua pelle- un fondamentale strumento di civiltà. Se lo Stato non riesce a pronunziare una sentenza definitiva in tempi ragionevoli, è doveroso che il reato si prescriva. Rimanere imputati a vita è pura inciviltà. Vale per Vendola, vale per tutti.

Come e perché i processi celebrati fuori dalle aule giudiziarie sono pura e semplice barbarie. Una mia riflessione oggi ...
20/05/2026

Come e perché i processi celebrati fuori dalle aule giudiziarie sono pura e semplice barbarie. Una mia riflessione oggi su Il Foglio👇

07/05/2026

L’unica verità che possiamo e dobbiamo trarre dalla vicenda di è che un sistema giudiziario che consente di condannare l’ imputato già assolto due volte, per di più sulla base dello stesso compendio probatorio, è un sistema malato, che produce sconcerto e sfiducia nei cittadini, e- come stiamo vedendo- una catena di tragedie e di vite spezzate che sarà difficile interrompere. Il nostro Paese ha un bisogno vitale di recuperare il culto sacrale e non derogabile della presunzione di innocenza, e dunque l’umiltà, la forza e la grandezza del Giudice che sappia arrestarsi dinanzi al dubbio

29/04/2026

Il parlamento Europeo rilancia: “se la donna dice no, è stupro”; e riprende in Italia la disordinata frenesia riformatrice di un reato che già la giurisprudenza di Cassazione interpreta da anni con severità a dir poco estrema. Ciò che impressiona è che non ci sia nessuno, ma proprio nessuno, che si metta nei panni di chi, senza tracce né di violenza, né di minacce, né di comportamenti induttivi o ingannevoli, né di abuso di condizioni di debolezza fisica o psichica della donna, dovrà difendersi da una delle accuse più infamanti, e dallo spettro di una condanna dalle conseguenze devastanti sul piano personale e sociale. “Avevo detto No”: sipario.

19/04/2026

Quindi l’idea sarebbe questa: diamo due soldi in premio all’avvocato in modo che costui, commettendo infedele patrocinio, convinca il proprio assistito, migrante in Italia, a tornarsene bel bello a casetta sua, insomma a fare il contrario di ciò per cui il migrante medesimo lo aveva nominato proprio difensore. Mi stavo chiedendo se roba di questo genere sia frutto di lunga ed approfondita elaborazione teorica, tipo un qualche centro studi, o salta fuori così, per talento naturale.

17/04/2026

Ciascuno di noi, nelle proprie conversazioni private, parla in totale libertà, e ha dunque diritto di dire le cose più tremende o sgradevoli, protetto dalla Costituzione: nessuno, perciò, si erga a giudice. Ma leggendo oggi le conversazioni intercettate a due ex magistrati nei riguardi dei familiari di Borsellino -la figlia , il figlio , e di Borsellino stesso (, )- e peggio ancora mentre concordano audizioni in Commissione antimafia, mi è tornato alla mente il Presidente Corrado Carnevale, intercettato mentre definiva Giovanni Falcone , , nonché . All’epoca Carnevale fu letteralmente linciato per quelle parole, e condannato all’eterno ludibrio. Oggi, chi si azzarda ad alzare il sopracciglio, viene subissato di condanne per diffamazione. Così va il mondo, evidentemente: ma possiamo dire che è un mondo che non ci piace?

Piero Sansonetti, per avere posto alcune domande agli ex magistrati Scarpinato e Lo Forte sull’archiviazione della indag...
06/04/2026

Piero Sansonetti, per avere posto alcune domande agli ex magistrati Scarpinato e Lo Forte sull’archiviazione della indagine mafia-appalti di Paolo Borsellino, viene condannato a risarcimenti iperbolici, dopo che il PM aveva addirittura richiesto la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione. Intanto, una ricerca statistica svolta su cinque anni di sentenze civili per diffamazione presso il Tribunale di Roma ci dice che la percentuale di accoglimento di domande di risarcimento proposte da magistrati è pari al 70%, quella di ogni altro cittadino è pari al 30%. Questa settimana su PQM

L’Italia dopo il NO: l’ANM, leader del fronte del NO per delega esplicita della politica, invoca ora la propria legittim...
30/03/2026

L’Italia dopo il NO: l’ANM, leader del fronte del NO per delega esplicita della politica, invoca ora la propria legittimazione popolare, e pretende di dettare al legislatore l’agenda della riforma della giustizia. Ma in democrazia l’agenda politica la dettano Parlamento e Governo, sempre che la Costituzione non valga a giorni alterni. E sarà bene non dimenticare che quasi metà del Paese ha detto Sì alla riforma della magistratura. Una mia riflessione oggi su “Il Foglio”

23/03/2026

Le regole democratiche si rispettano, le sconfitte politiche si accettano. Il Comitato Si Separa della Fondazione Einaudi, che ho avuto l’onore di presiedere, ha avuto un solo impegno, quello cioè di rendere per quanto possibile chiaro ai cittadini il contenuto della riforma sulla quale essi erano chiamati a votare. Lo scontro referendario però è divenuto politico, e d’altronde -come ho imparato da Marco Pannella- del diritto di voto ciascuno fa ciò che ritiene utile. Resta però, di questo scontro, una eredità con la quale il Paese comprenderà da subito di doversi misurare. La magistratura italiana si è fatta partito, assumendo nello scontro referendario addirittura la leadership politica di una parte del Paese. Chi immagina che dal superamento di questa linea rossa si possa tornare indietro facilmente, temo abbia fatto male i conti. Intanto, complimenti ai vincitori.

Indirizzo

Rome

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