13/02/2026
SORTEGGIONE
L’introduzione del sorteggio per i componenti del CSM e dell’Alta Corte di Giustizia assomiglia terribilmente a quella breve stagione in cui la Serie A scelse il sorteggio arbitrale integrale: per due anni il pallone fu più libero, oggi potrebbe esserlo la giustizia.
Il precedente del sorteggio arbitrale : Quando la Lega Serie A decise di abbandonare il designatore unico e passare al sorteggio arbitrale integrale, il messaggio era chiaro: togliere dal tavolo il sospetto che “certe” partite e “certi” arbitri viaggiassero in coppia per ragioni che con il merito avevano poco a che fare.
In quei campionati comparvero risultati inattesi, caddero certezze, si ridusse la sudditanza psicologica verso i club più potenti, proprio perché ogni direttore di gara sapeva di non dover più “curare” il proprio rapporto con chi decideva le designazioni.
Per due stagioni gli arbitri furono, nel bene e nel male, più liberi: non dovevano compiacere l’ambiente giusto per sperare nelle grandi partite, perché il grande palcoscenico non dipendeva più da una porta da tenere sempre spalancata, ma da una urna da cui poteva uscire chiunque.
Il problema delle correnti nel CSM : Oggi molti magistrati vivono una dinamica simile a quella dei vecchi arbitri: non è solo questione di capacità, ma di appartenenza alla corrente giusta, di equilibrio tra gruppi, di fedeltà a filiere associative che pesano sulle nomine e sulle carriere.
Le cronache degli ultimi anni hanno mostrato come le correnti, nate per dare voce culturale alla magistratura, si siano spesso trasformate in comitati elettorali permanenti, capaci di condizionare l’accesso agli incarichi direttivi e semidirettivi più ambiti.
In questo contesto, il CSM rischia di assomigliare più a una stanza dei bottoni che a un organo di autogoverno realmente guidato da indipendenza e merito: chi non ha “casacca” o non appartiene alla filiera giusta parte, di fatto, con un handicap strutturale.
Il sorteggio costituzionale per cambiare il “calendario”: La riforma costituzionale sottoposta a referendum sostituisce l’elezione con il sorteggio per i membri togati dei due nuovi Consigli superiori (giudicante e requirente) e per l’Alta Corte di Giustizia, attingendo a elenchi di magistrati, professori e avvocati predisposti secondo legge.
Due terzi dei membri togati di ciascun Consiglio saranno estratti a sorte tra tutti i magistrati giudicanti o requirenti, mentre i membri laici verranno sorteggiati da elenchi formati dal Parlamento, riducendo drasticamente il peso delle campagne elettorali interne alle correnti.
È come se, nel “campionato” della giustizia, si decidesse di togliere alle correnti la penna con cui scrivono il calendario delle carriere, sostituendola con un meccanismo che rende molto più difficile costruire in anticipo gli equilibri di potere attorno al CSM.
Dalla sudditanza psicologica alla libertà professionale: Nel calcio, il sorteggio arbitrale – pur breve e imperfetto – ha dimostrato che quando togli il controllo delle designazioni a chi ha interesse a “pilotare” il sistema, gli arbitri possono permettersi decisioni più coraggiose, anche contro le grandi.
Allo stesso modo, un CSM costruito (in larga parte) a sorteggio può liberare il magistrato dalla necessità di coltivare appartenenze interne per sperare in un incarico, restituendo centralità al lavoro in aula, alla qualità dei provvedimenti, alla reputazione professionale.
La vera posta in gioco non è se la sorte sia perfetta – non lo è, né nel calcio né nella giustizia – ma se sia in grado di spezzare il legame malato tra potere di decidere le carriere e capacità di condizionare chi dovrebbe esercitare la propria funzione in solitudine, davanti alla legge e alla propria coscienza.
Riflessione conclusiva: Quando togli il designatore, l’arbitro torna a fischiare per la partita, non per la propria carriera; quando togli alle correnti il controllo del CSM, il magistrato torna a decidere per la giustizia, non per il proprio percorso interno.
Il sorteggio non è la fine della democrazia nella magistratura: è, semmai, il fischio d’inizio di una stagione in cui la maglia che conta davvero è solo quella della Costituzione.