Daniele Vidal

Daniele Vidal Avvocato abilitato al patrocinio presso le corti superiori.

È stato un onore ed un piacere rappresentare la sezione AIAS del Friuli Venezia Giulia accogliendo l’invito degli amici ...
21/03/2026

È stato un onore ed un piacere rappresentare la sezione AIAS del Friuli Venezia Giulia accogliendo l’invito degli amici giuslavoristi per moderare un formativo incontro di studio sul lavoro sportivo, dal quale ricavo nuovi spunti di riflessione e di crescita! Complimenti ai preparatissimi relatori!

In Iran hanno risolto il problema della "successione" repubblicana con la fantasia di un medievalista: un’Assemblea di E...
04/03/2026

In Iran hanno risolto il problema della "successione" repubblicana con la fantasia di un medievalista: un’Assemblea di Esperti non eletta davvero dal popolo che sceglie, a porte chiuse, il Capo di tutti, che decide più del presidente votato da milioni di cittadini.
Si chiama Repubblica Islamica, ma il Leader ha un figlio candidato naturale, come in ogni buona dinastia: solo che al posto del trono c’è una poltrona di velluto teocratico e al posto del test del DNA c’è il visto del Consiglio dei Guardiani, anch’esso non scelto dai sudditi ma dal Sacro Manuale del Potere.
Così il popolo, spettatore non pagato ma pagante, guarda in tv il conclave degli ayatollah: nessuna scheda, nessuna urna, solo fumo bianco di incenso e fumo nero di Guardiani che controllano chi può persino candidarsi a controllare chi comanda.
La Repubblica dunque è cosa scritta sulla carta intestata mentre la monarchia ereditaria è cosa che si legge tra le righe: passa dal Re allo Scià, dallo Scià all’Ayatollah, dall’Ayatollah al Figlio dell’Ayatollah...
E, nel frattempo, il suffragio universale resta un personaggio comico che non viene mai fatto entrare in scena!

Il VAR non è un occhio elettronico: è un tribunale di luce sospeso sopra il campo.Ogni decisione passa da lì come un fas...
26/02/2026

Il VAR non è un occhio elettronico: è un tribunale di luce sospeso sopra il campo.
Ogni decisione passa da lì come un fascio di fotoni che cerca giustizia tra l’istinto umano e la precisione della tecnologia. Ma la verità? Il protocollo VAR non nasce per eliminare l’errore — nasce per amministrarlo. Perché, proprio come nel diritto, la perfezione non è l’obiettivo: è l’equilibrio tra regola e contesto, tra tempo e decisione, che dà legittimità al sistema.
Troppo spesso pensiamo al VAR come a una certezza matematica. In realtà, è un diritto amministrativo in miniatura, applicato in tempo reale su un rettangolo d’erba. C’è un organo (il VAR), un procedimento (la “review”), una norma guida (il protocollo UEFA–FIGC) e un principio supremo: l’intervento deve essere chiaro ed evidente. È la corrispondenza sportiva del principio di proporzionalità, quella soglia invisibile che separa il potere di intervenire dal dovere di lasciar giocare.
Ma ecco il paradosso che pochi vedono: più il protocollo tenta di disciplinare, più espone l’arbitro al rischio dell’interpretazione. Ogni richiamo al VAR è una piccola udienza in cui il tempo si ferma, lo spettacolo tace, e il diritto — non la tecnica — decide se la storia può continuare.
Il VAR, in fondo, non corregge gli errori: li giudica.

SORTEGGIONEL’introduzione del sorteggio per i componenti del CSM e dell’Alta Corte di Giustizia assomiglia terribilmente...
13/02/2026

SORTEGGIONE
L’introduzione del sorteggio per i componenti del CSM e dell’Alta Corte di Giustizia assomiglia terribilmente a quella breve stagione in cui la Serie A scelse il sorteggio arbitrale integrale: per due anni il pallone fu più libero, oggi potrebbe esserlo la giustizia.
Il precedente del sorteggio arbitrale : Quando la Lega Serie A decise di abbandonare il designatore unico e passare al sorteggio arbitrale integrale, il messaggio era chiaro: togliere dal tavolo il sospetto che “certe” partite e “certi” arbitri viaggiassero in coppia per ragioni che con il merito avevano poco a che fare.
In quei campionati comparvero risultati inattesi, caddero certezze, si ridusse la sudditanza psicologica verso i club più potenti, proprio perché ogni direttore di gara sapeva di non dover più “curare” il proprio rapporto con chi decideva le designazioni.
Per due stagioni gli arbitri furono, nel bene e nel male, più liberi: non dovevano compiacere l’ambiente giusto per sperare nelle grandi partite, perché il grande palcoscenico non dipendeva più da una porta da tenere sempre spalancata, ma da una urna da cui poteva uscire chiunque.
Il problema delle correnti nel CSM : Oggi molti magistrati vivono una dinamica simile a quella dei vecchi arbitri: non è solo questione di capacità, ma di appartenenza alla corrente giusta, di equilibrio tra gruppi, di fedeltà a filiere associative che pesano sulle nomine e sulle carriere.
Le cronache degli ultimi anni hanno mostrato come le correnti, nate per dare voce culturale alla magistratura, si siano spesso trasformate in comitati elettorali permanenti, capaci di condizionare l’accesso agli incarichi direttivi e semidirettivi più ambiti.
In questo contesto, il CSM rischia di assomigliare più a una stanza dei bottoni che a un organo di autogoverno realmente guidato da indipendenza e merito: chi non ha “casacca” o non appartiene alla filiera giusta parte, di fatto, con un handicap strutturale.
Il sorteggio costituzionale per cambiare il “calendario”: La riforma costituzionale sottoposta a referendum sostituisce l’elezione con il sorteggio per i membri togati dei due nuovi Consigli superiori (giudicante e requirente) e per l’Alta Corte di Giustizia, attingendo a elenchi di magistrati, professori e avvocati predisposti secondo legge.
Due terzi dei membri togati di ciascun Consiglio saranno estratti a sorte tra tutti i magistrati giudicanti o requirenti, mentre i membri laici verranno sorteggiati da elenchi formati dal Parlamento, riducendo drasticamente il peso delle campagne elettorali interne alle correnti.
È come se, nel “campionato” della giustizia, si decidesse di togliere alle correnti la penna con cui scrivono il calendario delle carriere, sostituendola con un meccanismo che rende molto più difficile costruire in anticipo gli equilibri di potere attorno al CSM.
Dalla sudditanza psicologica alla libertà professionale: Nel calcio, il sorteggio arbitrale – pur breve e imperfetto – ha dimostrato che quando togli il controllo delle designazioni a chi ha interesse a “pilotare” il sistema, gli arbitri possono permettersi decisioni più coraggiose, anche contro le grandi.
Allo stesso modo, un CSM costruito (in larga parte) a sorteggio può liberare il magistrato dalla necessità di coltivare appartenenze interne per sperare in un incarico, restituendo centralità al lavoro in aula, alla qualità dei provvedimenti, alla reputazione professionale.
La vera posta in gioco non è se la sorte sia perfetta – non lo è, né nel calcio né nella giustizia – ma se sia in grado di spezzare il legame malato tra potere di decidere le carriere e capacità di condizionare chi dovrebbe esercitare la propria funzione in solitudine, davanti alla legge e alla propria coscienza.
Riflessione conclusiva: Quando togli il designatore, l’arbitro torna a fischiare per la partita, non per la propria carriera; quando togli alle correnti il controllo del CSM, il magistrato torna a decidere per la giustizia, non per il proprio percorso interno.
Il sorteggio non è la fine della democrazia nella magistratura: è, semmai, il fischio d’inizio di una stagione in cui la maglia che conta davvero è solo quella della Costituzione.

ARBITRI versus VAR (?)LA VAR HA CAMBIATO IL CALCIO, ESATTAMENTE COME TEMEVA CASARIN Paolo Casarin lo aveva detto con lar...
22/01/2026

ARBITRI versus VAR (?)
LA VAR HA CAMBIATO IL CALCIO, ESATTAMENTE COME TEMEVA CASARIN
Paolo Casarin lo aveva detto con largo anticipo: *“La tecnologia va bene, ma la VAR deve aiutare l’arbitro, non comandarlo”*.
Oggi, guardando molte partite di Serie A, la sensazione è opposta: il fischietto in campo sembra un esecutore, il vero direttore del gioco è seduto davanti a qualche schermo a chilometri di distanza. La VAR era stata presentata come un paracadute per gli errori **gravi**, non come un metal detector per il contatto di una mano sfiorata o di un ginocchio in area dopo dieci replay al rallentatore. Invece oggi ci ritroviamo con:
- rigori in aumento stagione dopo stagione, fino a modificare l’andamento dei campionati;
- difensori trasformati in “pinguini”, con le braccia dietro la schiena per paura di un fotogramma fatale;
- minuti di attesa davanti al monitor per episodi che l’arbitro, dal campo, aveva già letto e giudicato con buon senso.
Il paradosso è evidente: la clausola del “chiaro ed evidente errore” è diventata il grimaldello per rivedere tutto, anche ciò che evidente non è affatto.
Così l’arbitro perde centralità, il ritmo del gioco si frantuma, il pubblico sugli spalti e a casa non capisce più dove finisce il calcio e dove comincia il processo televisivo all’azione.
Casarin lo ha spiegato benissimo: se la VAR si stacca dall’arbitro e ne condiziona ogni scelta, non è più una tutela, è un altro potere.
E quando il potere si sposta dalla dinamica viva del campo alla stanza dei monitor, il rischio è che a cambiare non siano solo i regolamenti, ma la natura stessa del gioco.
Non serve abolire la tecnologia, serve riportarla al suo posto:
- interventi rapidi solo sugli errori davvero macroscopici;
- protocollo più chiaro, con meno discrezionalità e più uniformità; responsabilità finale sempre in capo all’arbitro di campo, che resta l’unico garante dell’equilibrio tra regola e spirito del gioco.
Finché questo non accadrà, avrà avuto ragione Casarin: non è la VAR a servire il calcio, è il calcio che si sta piegando alle esigenze della VAR.

E sotto canestro?Il tesseramento e la contrattualizzazione in pallacanestro – sia maschile sia femminile – non sono solo...
22/11/2025

E sotto canestro?
Il tesseramento e la contrattualizzazione in pallacanestro – sia maschile sia femminile – non sono solo atti amministrativi, ma la chiave che apre la porta di un tempio invisibile, dove il talento viene consacrato davanti a custodi severi ma occulti.

Immaginiamo l’atleta come un viaggiatore che giunge davanti a una porta con due serrature. La prima, quella del tesseramento, chiede il riconoscimento: sei davvero qui, nel gioco, pronto a rispettare le regole codificate dagli dèi della federazione? La seconda, più nascosta, è la serratura del contratto: qui il viaggiatore non baratta più la semplice appartenenza, ma il proprio tempo, la propria energia, il proprio dolore e desiderio – è un patto di sangue, in cui ogni clausola pesa più di quanto chiunque fuori da quella porta riesca a immaginare.

Quello che molti ancora oggi tendono ad ignorare è che queste due serrature non sono uguali per tutti. In Italia, la pallacanestro maschile e quella femminile seguono rituali differenziati, non solo nei tempi e nei moduli, ma anche nel valore simbolico assegnato al passaggio tra dilettantismo e professionismo. La chiave dell’uomo è spesso forgiata su misura da antichi fabbri intenti a tutelare equilibri di potere consolidati, mentre la chiave della donna cambia forma in silenzio, spesso sottovalutata ma pronta a rompere vecchi schemi a ogni nuova generazione di giocatrici. Dietro ogni procedimento ci sono tradizioni, retaggi storici, e una tensione che pochi avvertono: quello che sembra “solo un contratto” spesso segna la linea invisibile tra libertà e prigionia, tra realizzazione personale e semplice sopravvivenza sportiva.

Se pensiamo al tesseramento e al contratto come semplici pratiche, stiamo guardando solo la superficie calma di un lago notturno. Il vero dramma si svolge sott’acqua, dove regole, identità, restrizioni e possibilità si intrecciano in una danza segreta che modella il destino di chi osa immergersi. E il momento in cui la chiave gira nella serratura – talvolta lentamente, talvolta con uno scatto improvviso – non segna mai solo l’inizio di una stagione, ma l’accesso a un universo imprevisto e irripetibile.

“Per il diritto sportivo, ogni firma è una chiave: apre il futuro, ma svela anche la stanza segreta dove il sogno e la regola si affrontano, in un duello che nessun altro vedrà mai.”

Ragionando sulle norme del volley…Nella pallavolo, il tesseramento (cui ad alto livello corrisponde anche una congrua co...
18/11/2025

Ragionando sulle norme del volley…

Nella pallavolo, il tesseramento (cui ad alto livello corrisponde anche una congrua contrattualizzazione) viene percepito come semplice formalità burocratiche, come se fosse solo il biglietto per l’ingresso a un palcoscenico già definito. Ma, provate ad immaginare per un attimo queste modalità come il filo invisibile di un’orchestra sinfonica, dove ogni nota, ogni pausa e ogni crescendo decide non solo l’armonia del gioco, ma il destino stesso dell’atleta e della squadra.

Il tesseramento quindi non rappresenta solo il biglietto che consente di scendere in campo: è il primo tempo di un concerto dove l’atleta firma un patto di fiducia e responsabilità. Questo gesto apparentemente semplice cela la complessità di una composizione giuridica dove maschi e femmine, pur calpestando lo stesso parquet, vivono dinamiche contrattuali che rispecchiano differenze spesso invisibili, come la diversa risonanza di un violino rispetto a un violoncello. Non si tratta solo di cifre o clausole, ma di come il gioco giuridico possa amplificare o attutire il valore e il riconoscimento dell’atleta.

Pochi si soffermano sul fatto che la sottointesa tensione tra regolamenti interni e norme di legge compone un contrappunto delicato, in cui l’arte del giurista sportivo diventa dirimere conflitti che rischiano di trasformare sinfonie in rumori dissonanti. Ogni contratto è quindi una partitura da calibrare fin nei minimi dettagli, perché una strofa fuori posto può compromettere l'intera esibizione di una carriera.

È in questa danza di firme, tempi supplementari e rinnovi che il diritto sportivo svela la sua vera natura: non mera amministrazione, ma la vera e propria direzione d’orchestra di una sinfonia di sogni, diritti e doveri.

Come in una grande composizione, il valore non è solo nel suono che senti, ma in ciò che l’armonia ti fa sentire dentro.

“Il tesseramento è quindi la bacchetta magica con cui si dirige l’orchestra invisibile del talento umano: senza equilibrio e attenzione, ogni armonia rischia il silenzio.”

03/06/2025

"Il friulano (quello autentico) è nato in posti ripidi perciò ha molto equilibrio. Difficilmente si lascia andare a enfasi sonore o entusiasmi sboccati. Aspetta, studia, non si sbilancia. Pratica l'attesa del cacciatore alla posta. Il friulano è come la torre di Pisa, si piega ma non crolla. È difficile abbattere i friulani. Ci hanno provato guerre, miserie, terremoti, alluvioni, frane, e inverni da castigo. Niente da fare, il friulano non lo stendi. Fisicamente è vulnerabile come tutti, moralmente no. Moralmente il friulano è fatto di ghisa, e guarda al futuro con cautela. Sa che il futuro è un tempo nel quale dorme l'ignoto. Per questo fa progetti a breve termine. Nasce ogni mattina. E ogni mattina riparte da zero. O meglio, da quello che resta. Gran lavoratore ma pure irriducibile gaudente, il friulano gusta la vita ogni minuto libero. Amante della buona compagnia e del buon bicchiere, instancabile conversatore d'osteria, quando c'è da por mano al lavoro si trasforma in caterpillar. E tace. Sul lavoro si rusca, niente ciacole. Il friulano ha senso dell'amicizia. La generosità è il suo pane. Altruista fino al sacrifico, quando occorre è in prima linea. Affidabile e generoso, il friulano è un vero amico. Ma, ahimè, è pure orgoglioso. Il che non guasterebbe in misura giusta. Ma purtroppo il friulano non ha il senso della misura. Almeno nell'orgoglio. Basta una frase per capire tutto: «fasìn di bessói», dicono (facciamo da soli). Questo far da soli gli ha tirato addosso un sacco di stima da parte del mondo e pure una solida reputazione. E un sacco di fatiche inutili che poteva risparmiarsi. Ma il friulano non teme la fatica, anzi, più ne fa più si vanta. È un duro dal cuore buono. Nelle più tragiche disgrazie rimane di pietra. Trattiene il pianto come se piangere fosse uno sfogo da donnette. Ama la sua patria (le Patrie dal Friûl) come nessuno. È convinto, e qui torna l'orgoglio, che sia la più bella, nobile, forte, onesta e unica patria al mondo. Gran gente i friulani. Hanno una nobiltà di spirito altera, accompagnata da una fierezza quasi ingenua. Per questo il loro smisurato orgoglio non risulta antipatico bensì qualcosa da ammirare. Sottoposto ad un voto, il friulano piglierebbe nove". (Mauro Corona)

Ringrazio Angelo Trevisan, responsabile del settore giovanile dell’Udinese per aver accettato l’invito che, insieme al c...
12/05/2025

Ringrazio Angelo Trevisan, responsabile del settore giovanile dell’Udinese per aver accettato l’invito che, insieme al collega, prof. Pullini, gli ho rivolto per raccontare agli studenti del corso di diritto dello sport, all’Università degli Studi di Udine, cosa significa lavorare con i giovani e come si gestisce una macchina complessa come il settore giovanile di una società di calcio professionistico. Si è discusso di aspettative e sogni, di tecnica sportiva e preparazione atletica, di gestione del personale e di badget. Tutto quanto fa gestione!

Nonostante l'inserimento dello sport quale elemento di benessere in Costituzione; nonostante lo svincolo sia diventato l...
12/12/2024

Nonostante l'inserimento dello sport quale elemento di benessere in Costituzione; nonostante lo svincolo sia diventato legge (sia pur a singhiozzo); nonostante l'imminente sbarco del Safeguarding; anche oggi sono venuto a conoscenza di pagamenti richiesti ad un genitore per liberare il figlio che non si trovava più a suo agio in un'associazione sportiva.
Si tratta, a solito, di calcio, ma il discorso potrebbe essere ripetibile per molte discipline.
La storia: un ragazzino del 2010 si tessera pe un'associazione dilettantistica; scopre di non trovarsi a suo agio nel gruppo in cui è stato inserito e chiede di poter andare a giocare altrove. Il padre, che ha già versato la quota per l'intero anno (€ 600,00) oltre all'acquisto del kit personale (altri € 200,00), si rivolge ai dirigenti per chiedere che sia messo in lista di svincolo.
La dirigenza acconsente ma solo dopo il versamento di € 1.000,00 a titolo di "premio di preparazione".
Insomma un'estorsione (se non paghi non ti libero!).
Preciso che il premio di preparazione non esiste più dopo la riforma dello sport: le NOIF della Federcalcio prevedono ora il "premio di tesseramento" (art. 96) e il "premio di formazione tecnica" (art. 99).
In entrambi i casi, l'importo previsto dalle relative tabelle (che matura al verificarsi di pre-determinate circostanze) è posto a carico della società che tessera il calciatore MAI e poi MAI a carico del genitore del calciatore.
Quindi, FATE ATTENZIONE ed informatevi bene sulla società prima di vincolarvi!!!
E la Federazione indaghi e colpisca chi, in barba alle normative, continua a far mercato di bassa lega sulla passione dei ragazzini!

Indirizzo

Via Nimis 5
Udine
33100

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