08/09/2026
L’uomo qualunque: anatomia di un assassino possibile
La verità è che, nonostante leggi, protocolli, campagne, nonostante il Codice Rosso e la normativa sul femminicidio, continuiamo a contare vittime. Una dopo l’altra. Senza tregua. E allora mi domando — con la stanchezza di chi queste storie le vede da vicino — perché continua a succedere?
Viviamo in un mondo iperinformato, dove tutti parlano di relazioni tossiche e red flags. Eppure, quando tocca a noi, crediamo di poter gestire tutto. Pensiamo: “Lo conosco bene. Non mi farebbe mai del male. Con il tempo si calmerà.”
E invece no.
O almeno: forse no.
La follia non sempre urla. A volte sussurra. Una gelosia fuori posto, un controllo mascherato da premura, una frase che suona male. È lì che si gioca tutto. In una società iperinformata, dove tutti parlano di relazioni tossiche e segnali di pericolo, quando la violenza tocca noi pensiamo di poterla gestire. In un mondo dove “sono tutti un po’ fuori di testa”, rischiamo di normalizzare la follia e convincerci che nessuno sia davvero pericoloso.
Ci diciamo: Lui non mi farebbe mai del male. Non potrebbe arrivare a gesti estremi. E invece sì. Perché i “pazzi”, crediamo, sono sempre gli altri.
Non è terrorismo psicologico: é consapevolezza!
Lo dico con forza: alla prima avvisaglia di violenza non bisogna avere pietà.
Non bisogna sperare che “passerà”.
La violenza non passa: cresce. Si nutre del silenzio.
E allora sì: nel dubbio si denuncia. Subito.
È autodifesa. Poi certo arriverà lo Stato ma prima ci siamo Noi perché il “fuori di testa” non è un personaggio da film: può essere l’uomo qualunque, quello che sembrava mite, tranquillo, incapace di gesti estremi.
E invece no.
O almeno: forse no.
La parte più sconfortante è questa: l’uomo qualunque può trasformarsi in assassino. Non serve un passato criminale. A volte basta una separazione, una ferita narcisistica, una incapacità di accettare la fine.
Come difendersi?
Ci si difende prima, alle prime crepe, ai primi segnali.
Perché viviamo in una società di tante brave persone, sì.
Ma viviamo anche in una società dove esistono esseri umani capaci di gesti omicidiari, e talvolta ci stanno accanto.
Avv. Maurizio Cardona