14/02/2026
Facciamo un po' di chiarezza, aldilà delle prese di posizione legate alle ideologie politiche.
Il referendum giustizia 2026 chiamerà i cittadini il 22 e 23 marzo a esprimersi su una riforma costituzionale che incide sull’organizzazione della magistratura, introducendo la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
In particolare, il testo approvato dal Parlamento prevede la creazione di due Consigli Superiori distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi gli organi mantengono una composizione a prevalenza togata, analoga a quella attuale, ma operano separatamente, affidando ai pubblici ministeri un autonomo organo di autogoverno distinto da quello della magistratura giudicante.
La riforma introduce inoltre una Corte disciplinare di rango costituzionale, alla quale viene attribuita la competenza sui procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Anche questo organo è composto in prevalenza da magistrati, ma si distingue dagli attuali Consigli Superiori, che non svolgeranno più funzioni disciplinari, concentrandosi sul governo delle carriere.
Un profilo rilevante riguarda le modalità di selezione dei componenti degli organi di autogoverno. La riforma prevede il ricorso al sorteggio, in luogo del tradizionale sistema fondato sul voto, con l’obiettivo dichiarato di incidere sulle dinamiche associative e sul ruolo delle correnti all’interno della magistratura.
È importante chiarire che la riforma non incide sull’autonomia esterna dell’ordine giudiziario, che resta garantita dalla Costituzione. Giudici e pubblici ministeri continuano a essere soggetti soltanto alla legge e non vengono posti in alcun rapporto di dipendenza dall’esecutivo o da altri poteri dello Stato.
La novità riguarda invece l’organizzazione interna dell’autogoverno. Con la riforma, ciascuna carriera dispone di un proprio Consiglio Superiore, competente a gestire gli aspetti fondamentali della vita professionale dei magistrati. Questa scelta mira a rendere più netta la distinzione dei percorsi e a rafforzare l’autonomia reciproca tra funzione giudicante e funzione requirente. Il Presidente della Repubblica mantiene un ruolo di garanzia, assicurando continuità e equilibrio istituzionale nel nuovo assetto.
Nel dibattito pubblico sulla riforma, il tema del sorteggio è considerato da molti osservatori il profilo più innovativo e, allo stesso tempo, più controverso dell’intero intervento costituzionale. Il ricorso al sorteggio è considerato un passaggio particolarmente significativo perché incide su un sistema di autogoverno tradizionalmente fondato sul voto e sulla rappresentanza organizzata, mettendo in discussione il ruolo svolto dalle correnti nella selezione degli organi di governo della magistratura.
È utile precisare che la riforma non modifica la composizione complessiva degli organi di autogoverno sotto il profilo del peso della magistratura: la componente togata resta largamente prevalente, secondo percentuali analoghe a quelle già previste dall’assetto attuale. La discussione riguarda quindi non l’autonomia o la composizione dell'organo, ma le modalità di selezione dei suoi componenti.
L’obiettivo dichiarato del legislatore con il sorteggio dei componenti è quello di ridurre il peso delle dinamiche associative e delle appartenenze organizzate, che nel tempo hanno assunto un ruolo significativo nella gestione delle carriere e delle nomine.
Il sorteggio viene presentato come uno strumento idoneo a spezzare assetti consolidati e a favorire una maggiore neutralità degli organi di governo interno. In questa prospettiva, la selezione casuale dei componenti dovrebbe limitare la formazione di equilibri stabili e ridurre il rischio che le decisioni siano influenzate da logiche di appartenenza. È una scelta che non riguarda soltanto il rapporto tra giudici e pubblici ministeri, ma il modello complessivo di autogoverno che si intende adottare per il futuro.
Un ulteriore elemento centrale della riforma sottoposta a referendum riguarda il sistema dei procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Il testo approvato dal Parlamento prevede l’istituzione di una Corte disciplinare di rango costituzionale, chiamata a esercitare la giurisdizione disciplinare sia nei confronti dei magistrati giudicanti sia di quelli requirenti.
Con questa scelta, la funzione disciplinare viene sottratta agli organi di autogoverno e affidata a un organo distinto, dotato di una propria composizione e di specifiche garanzie di indipendenza. L’obiettivo dichiarato è quello di separare in modo più netto il governo delle carriere dalla valutazione delle responsabilità disciplinari, evitando sovrapposizioni tra funzioni amministrative e funzioni giurisdizionali.
La Corte disciplinare è composta in parte da magistrati e in parte da giuristi esterni, secondo criteri stabiliti dalla legge costituzionale, e opera come giudice specializzato in materia disciplinare. Anche in questo caso, la riforma non incide sull’autonomia della magistratura nel suo complesso, ma introduce un modello organizzativo diverso, nel quale la responsabilità disciplinare è affidata a un organo separato rispetto a quelli deputati alla gestione delle carriere.
Il referendum giustizia 2026 è, a tutti gli effetti, un referendum costituzionale confermativo. Il quesito sottoposto agli elettori è formulato nei seguenti termini: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?»
In termini pratici, votare SÌ significa approvare il testo della legge costituzionale e consentirne l’entrata in vigore definitiva.