L'Albero Di Kairos

L'Albero Di Kairos “L’Albero di Kairos” è un nuovo studio psicologico e didattico-pedagogico nel cuore della cit

“L’Albero di Kairos” è un studio nel cuore della città in cui diversi professionisti collaborano con impegno e sinergia con la profonda e verificata convinzione che qualsiasi problema e disagio possano essere affrontati insieme e spesso trasformati in risorse e possibilità nuove, partendo sempre dal presupposto che non esistono problemi, ma solo soluzioni nella via verso il benessere.


- Barbara

Spreafichi (psicoterapeuta a orientamento gestaltico)
- Alessandro Spreafichi (psicoterapeuta, analista junghiano)
¬Nicoletta Benvenuti (psicologa¬psicoterapeuta)
¬ Emanuela Bortoluzzi (Psicologa)
¬ Rita Jurada (counselor¬ naturopata)
- Debora Gimona (consulente didattica e pedagogica, specializzata nei disturbi specifici dell’apprendimento e dell’utilizzo del metodo Feuerstein),
- Sara Gimona (grafologa e rieducatrice alla scrittura)
- Paola Giordano Sciacca (medico e psicoterapeuta psicosomatica)

uniti da amicizia e stima, concorrono individualmente, o insieme ove serva, ad aiutare chiunque a trovare una via d’uscita rispetto a un disagio, attraverso colloqui individuali o di coppia e la creazione di diversi percorsi terapeutici gruppali per adulti, adolescenti e bambini. Nei casi più spinosi che necessitano un intervento legale – spiegano – ci avvaliamo della preziosa collaborazione con l’avvocato Lorella Marincich

L’alienazione è uno dei problemi del millennio e, secondo la nostra esperienza, serve ritrovare senso e autenticità. Nella mitologia greca Kairos è il dio del tempo giusto e delle opportunità, affinché ogni cosa possa avvenire e si riesca a uscire dall’oscurità superando gli ostacoli sino al ritrovamento della strada di casa… sè stessi. I professionisti de L'Albero di Kairos
ricevono previo appuntamento
in Via del Coroneo n.16 a Trieste

per info:
040-2416071
[email protected]

A volte si sente dire "Io non credo nella psicologia", come si trattasse di una sorta di arte divinatoria, qualcosa di m...
20/04/2022

A volte si sente dire "Io non credo nella psicologia", come si trattasse di una sorta di arte divinatoria, qualcosa di magico, di mistico.

La psicologia invece è tutt'altro che una questione di fede, anzi non è proprio nulla di astratto.
Essa ha a che fare con la piena concretezza della vita; aiutare un individuo a sviluppare, sfruttare al meglio le proprie risorse personali e relazionali è il più concreto dei lavori che punta al più concreto dei risultati: la salute e il benessere, essere soddisfatti e vivere appieno la propria esistenza.

Molti sono i fattori che possono minacciare lo stato di benessere dell'individuo, di una coppia, di una famiglia, e causare periodi di disagio e malessere più o meno lunghi, più o meno profondi.

Si tratta di eventi consuenti (un nuovo lavoro, l'educazione dei figli, la nascita di un fratellino) o inattesi (un lutto, una malattia, una separazione), ciascuno di essi ci mette alla prova e non sempre si riesce a superarli da soli.
Chi bussa alla porta del nostro studio molto raramente è un matto...chi chiede un consulto con uno psicologo soffre dello sfinimento di strategie che hanno smesso di funzionare e con il nostro aiuto può sperimentare modi che stanchino meno e portino ad un maggiore benessere.

E' questo che rende differente lo psicologo dall'amico.
Non si tratta solo di una garanzia di accoglienza e privacy, di fondamentalmente differente c'è che noi, come psicologhe, siamo in possesso di strumenti che permettono di cercare e sperimentare INSIEME all'altro il miglior adattamento possibile.

A chi ci chiede come facciamo a sopportare questo lavoro, a tollerare il continuo racconto "delle disgrazie delle persone", rispondiamo che questo lavoro è un costante laboratorio dove si costruiscono speranze e possibilità e ogni giorno, insieme a tutte le persone che incontriamo, facciamo la meravigliosa esperienza che non esistono problemi insuperabili, ma solo problemi per i quali non si è ancora trovato l'adattamento migliore.

( post di "La Base Sicura" )

Che tu sia benedetto con un bambino che si distrae, in modo che tu stesso possa imparare a prestare attenzione....Che tu...
20/02/2021

Che tu sia benedetto con un bambino che si distrae, in modo che tu stesso possa imparare a prestare attenzione....
Che tu sia benedetto con un bambino che ama prendersi il suo tempo, in modo che tu stesso possa imparare la bellezza della quiete....
Che tu possa essere benedetto con un bambino impegnativo, perché ti insegnerà come lasciare andare il controllo...
Che tu possa essere benedetto con un bambino sensibile, in modo che tu stesso possa imparare a connetterti...
Che tu possa essere benedetto con un bambino che non sembra ascoltarti, così che tu possa imparare a sintonizzarti...
Che tu possa essere benedetto con un bambino che dimentica le cose, in modo da poter lasciare andare tutto...
Che tu possa essere benedetto con un bambino che osa ribellarsi, in modo da imparare a pensare "fuori dagli schemi"...
Che tu possa essere benedetto con un figlio che sente la paura, affinché ti insegni a fidarti...
Che tu possa essere benedetto con un bambino che ti insegni che non si tratta di lui, ma di te...
Perché fare il genitore può essere tutt'altro che facile. E può essere un sacco di cose, ma prima di tutto può essere Apprendimento.

* Shefali Tsabary
❤️

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08/12/2020

ALTO ADIGE 07/12/20

Ringrazio e condivido con molto piacere questa riflessione..(Dott. Ssa Spreafichi B.) ❤️

C’è un mondo da scoprire quando si è bambini e poche sono le cose che la ragione può spiegare loro. In questo momento storico, attraversato da angosce interminabili che accompagnano la pandemia, i piccoli hanno bisogno di credere nella vita che viene e la necessità di costruire la fiducia come base per la loro sicurezza.
Ma non la trasmettiamo con il ragionamento. Si cresce solo se pensati e se ci sono adulti che sanno costruire legami parlando la stessa lingua del bambino, quella che con il pensiero magico regola l’esperienza nei primi 5-6 anni di vita.
Così le storie fantastiche, chiamate fiabe, permettono di far salire i piccoli sul tappeto volante dell’immaginazione e farli andare lontano, in giro per il mondo. Con esse, che sono una specie di sogni ad occhi aperti, anzi spalancati, si può di capire la realtà e accettare il bello e il brutto della vita.
Narrazioni magiche, per intenderci, che iniziano sempre con quel “C’era una volta…” e ti dicono cosa accadeva un tempo e cosa può succedere anche ora nello spazio magico della fantasia.
Le fiabe, al contrario delle favole, non danno consigli, né consolano. Non offrono una morale e non conciliano il sonno, tantomeno trastullano. Aprono porte e finestre alla conoscenza e alla coscienza. Informano ma soprattutto rassicurano, perché alla fine il “male” si sconfigge.
E poi perché nella lotta ci sono a fianco gli adulti che non tolgono la fatica e il rischio, ma accompagnano il bambino. Ci sono. Stanno lì. Raccontano, valorizzano il gioco e la fantasia come strumenti di crescita
Non per nulla davanti al Museo dei Bambini di Boston, c’è un’iscrizione che avverte: “Qui non si raccontano storie. Le storie non sono affatto storie. Qui si fa sul serio!”.
In altre parole significa che lo spazio fantastico in cui si muove il bambino non è un luogo inutile e fittizio, ma quello che gli fornisce la “tramatura” necessaria per costruire la relazione con il mondo e familiarità con quello interiore. È il luogo dove trovare risposte ai dilemmi dell’esistenza.
Le fiabe, parlano sempre di paure e terrori, cioè stati d’animo che mettono in evidenza le fragilità umane e aprono a una quantità di interrogativi. Diversamente però dalle spiegazioni adulte, esse non offrono risposte tranquillizzanti o illusorie, non riducono i sintomi dell’ansia, anzi nei passaggi più scabrosi dell’avventura che l’eroe è chiamato ad affrontare, incrementano l’angoscia e il terrore, lo sgomento e il panico che invadono lo scenario mentale. Ma non fanno danni. Anzi aiutano.
Servono per capire che si deve attraversare la sofferenza che compare d’un tratto nella vita. Insegnano a non evitare gli inciampi, quelli che invece i genitori vorrebbero evitare ai propri figli. Fanno partire per viaggi rischiosi che mettono in pericolo la vita, ma dicono che la salvezza e la vittoria richiede tempo e fatica, transiti lunghi dentro tunnel oscuri, in apparenza senza vie d’ uscita. E poi assicurano che, dopo prove diverse l’incantesimo si può sciogliere, è possibile venir fuori dal labirinto e arrivare al castello dove sposare il principe o la principessa. Ma soprattutto si può sconfiggere il “male”. Questa è la traiettoria delle storie di magia.
Grazie all’andamento specifico di queste narrazioni, si collauda quel personale sistema di fiducia che serve per affrontare l’esistenza. Il lieto fine, l’elemento comune di ogni fiaba che si rispetti, ripaga e conta tantissimo perché fa crescere la fiducia in se stessi e nella vita.
Lo sforzo e la fatica delle prove, mettono in moto l’energia che serve per resistere nelle intemperie. Ed è la stessa forza, chiamata resilienza, che da adulti, grazie al dono delle storie rimaste dentro negli anni, ci aiuta a trovare un senso a ciò che capita. Anche quando sembra che non ci sia spiegazione alcuna alla sofferenza e alla nebbia d’un colpo scesa ad offuscare lo sguardo sul futuro.

(dott. Giuseppe Pino Maiolo)

Per tutti i genitori 🌼
19/03/2020

Per tutti i genitori 🌼

https://youtu.be/a2gdztJU1zY
15/03/2020

https://youtu.be/a2gdztJU1zY

LETTERA DAL -19 AGLI UMANI Fermatevi. Semplicemente alt, stop, non muovetevi. Non è più una richiesta. È un obbligo. Noi siamo qui per aiutarvi. Questa...

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Trieste
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