17/09/2022
Linguaggio e parità di genere: perché, secondo me, è corretta la scelta della Treccani.✅
📌In questi giorni si è acceso un animato dibattito intorno alla scelta della Treccani, volta a realizzare il primo dizionario italiano privo di stereotipi di genere.
Infatti, il nuovo dizionario sarà inclusivo delle forme femminili di nomi e aggettivi che tradizionalmente sono registrati solo al maschile, anteponendo la forma femminile rispetto a quella maschile e viceversa seguendo l’ordine alfabetico.
Senza dilungarmi su alcuni aspetti che meriterebbero una trattazione più approfondita, faccio brevi osservazioni.
1️⃣ La prima osservazione è strettamente legata alla correttezza grammaticale: infatti (riprendendo il pensiero di Valeria Della Valle) la scelta di declinare al femminile garantirebbe la registrazione di vocaboli grammaticalmente corretti, anche se cacofonici (cioè che “suonano male”). 👉🏻 Quindi, già questo aspetto sarebbe sufficiente per non destare alcun tipo di “scalpore”.
2️⃣ La seconda osservazione riguarda il legame esistente tra la lingua e la parità di genere, spesso tristemente sottovalutato.
👉🏻 Secondo il mio modesto parere, è necessario (ri)partire dal linguaggio utilizzato per creare basi solide verso una parità tra i sessi.
Mi spiego. 👉🏻 Tutti i giorni assistiamo a manifestazioni sessiste nel contesto sociale e culturale, basti pensare, ad esempio, all’oggettivazione del corpo della donna nelle pubblicità.
Una di queste è sicuramente l’uso della lingua. 📍 “L’introduzione” delle le forme femminili di nomi e aggettivi insieme a quelle maschili all’interno del vocabolario italiano, rappresenta, a mio modo di vedere, quel piccolo passo culturale che, assieme ad altri, permetterebbero di raggiungere, o quantomeno avvicinare, la parità di genere.
Può sembrare una banalità, ma non lo è.
👍🏻 Con una lettura attenta e non superficiale possiamo osservare che il linguaggio è potere, potere di influenzare in modo diretto la propria formazione, di conseguenza il proprio modo di pensare ed interpretare il mondo (Sapir-Whorf). 🔴 Basti pensare a quante persone si sono “scandalizzate” rispetto alla scelta della Treccani, e a quante donne hanno avvertito la necessità di essere appellate, in ambito lavorativo ad esempio, con un sostantivo al maschile (vedi le professioni di architetto, avvocato, ministro, e altri) manifestando, a mio modo di vedere, una sorta di inconsapevole sudditanza al c.d. patriarcato. Ed è proprio da queste manifestazioni che si evince la necessità di cambiare rotta, partendo proprio dalla lingua italiana, affinché ci si possa avvicinare, sempre più, alla parità dei sessi.
✅ Ecco perché, secondo me, il linguaggio è strettamente collegato al delicato tema della parità di genere.
🗨️ Per cambiare la società bisogna partire dai più piccoli, abituandoli a termini grammaticalmente corretti evitando, al contempo, di creare nella loro immaginazione che la “mamma fa i piatti e che il papà va a lavoro”, perché il papà dovrà fare anche il casalingO.
✅ “La lingua non è neutra, perché ogni parlante lascia nel discorso tracce della propria enunciazione, rivelando così la propria esperienza soggettiva, ma anche perché la lingua iscrive e simbolizza all’interno della sua struttura la differenza sessuale, in forma già gerarchizzata e orientata” (cit. P. VIOLI, Filosofia e teoria dei linguaggi, Università Bologna, 1986:40).