Studio Legale Conti

Studio Legale Conti Specializzato in diritto civile, lavoro, previdenziale, per privati e aziende. Socio AGI Associazione Giuslavoristi Italiani.

Avvocato giuslavorista e civilista a Siracusa, con oltre 10 anni di attività forense e un background manageriale nel settore retail. Mi occupo di diritto del lavoro licenziamenti individuali e collettivi, mobbing, demansionamento, differenze retributive, infortuni e sicurezza e di diritto civile: risarcimento danni, recupero crediti in ambito bancario e commerciale, locazioni, successioni e contra

ttualistica. Specializzato in Compliance 231, privacy/GDPR e contrattualistica d impresa. Consulenza disponibile in studio e online. Servizio di domiciliazione legale per avvocati di altri fori presso Se richiesto e possibile, disponibile al gratuito patrocinio.

Lavori in nero o come "autonomo" per qualcuno che ti dice cosa fare e ti dà gli attrezzi? Quella persona può essere resp...
22/05/2026

Lavori in nero o come "autonomo" per qualcuno che ti dice cosa fare e ti dà gli attrezzi? Quella persona può essere responsabile se ti fai male.
Fai il muratore, il piastrellista, il pittore, l'elettricista.
Lavori per conto di un'altra ditta. Ti chiamano "autonomo" — magari non hai neanche un contratto scritto.
Ti danno loro gli attrezzi. Ti dicono dove lavorare. Ti indicano come farlo.
E un giorno ti fai male.
Loro ti diranno: "Sei autonomo, arrangiati."
Ma la legge dice un'altra cosa.
La Cassazione ha confermato che quando chi ti ha dato il lavoro:

Ti ha fornito le attrezzature
Ha organizzato — anche in parte — come dovevi lavorare
Poteva vedere che la situazione era pericolosa
..allora risponde penalmente per il tuo infortunio. Anche se in carta sei "autonomo".
Cosa significa per te:

Se ti sei fatto male sul lavoro, non dare per scontato che "siccome sei autonomo" non hai diritti.
Chi ti ha messo in quella situazione, con quegli strumenti, in quelle condizioni, potrebbe rispondere di quello che è successo.
Vale anche per lavori informali, piccoli cantieri, ristrutturazioni.

Nessuno te lo dice mai in modo chiaro.
Se ti è successo qualcosa di simile — o conosci qualcuno in questa situazione — prima di rassegnarti, fatti fare una valutazione seria.

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Ti ha scritto il condominio. Ma l'appartamento non è tuo.Sei separato. Vivi nella casa che il giudice ti ha assegnato. L...
19/05/2026

Ti ha scritto il condominio. Ma l'appartamento non è tuo.
Sei separato. Vivi nella casa che il giudice ti ha assegnato. L'appartamento è intestato al tuo ex.
Arriva un decreto ingiuntivo dal condominio per le spese non pagate.
Devi pagare?
No. La legge è chiara, e la Cassazione lo ha confermato di recente: il condominio può agire solo contro chi è proprietario dell'immobile. Non contro chi ci abita per effetto di un'assegnazione giudiziale.
Se sei in questa situazione, però, fai attenzione a una cosa: il decreto ingiuntivo non si ignora. Va opposto entro 40 giorni dalla notifica. Chi aspetta, perde.
E se sei proprietario di un appartamento che hai lasciato all'ex coniuge? Potresti essere tu quello chiamato a pagare — anche se l'accordo di separazione diceva altro.
Queste situazioni si risolvono. Ma solo se si agisce per tempo.
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La tua email aziendale non è quello che pensi. Né per te, né per la tua azienda.Se sei un lavoratore, potresti non saper...
06/05/2026

La tua email aziendale non è quello che pensi. Né per te, né per la tua azienda.

Se sei un lavoratore, potresti non sapere che hai diritto alla cancellazione della tua casella dopo che il rapporto finisce — e che le tue email personali sono inviolabili anche se le aprivi dal computer dell'ufficio.

Se sei un'azienda, potresti non sapere che conservare la casella di un ex dipendente anche solo qualche mese in più — senza accedervi, senza leggerla — è già una violazione sanzionabile. E che le email che hai recuperato dal server aziendale per usarle in giudizio potrebbero non valere nulla.

Due posizioni opposte. Stesso punto cieco.
La posta elettronica nominativa assegnata al lavoratore è corrispondenza costituzionalmente tutelata. Non è uno strumento aziendale nel senso pieno del termine. Il Garante privacy e la Cassazione lo ripetono da anni, e continuano a sanzionare e a dichiarare prove inutilizzabili perché nessuno se ne preoccupa finché non è troppo tardi.
Per le aziende: alla fine del rapporto la casella si disattiva subito, con messaggio automatico ai mittenti. Nessuna conservazione, nessun reindirizzamento, nessuna lettura. Se vuoi usare email come prove in un procedimento, devi avere una policy scritta firmata dai dipendenti e aver rispettato le regole sul controllo a distanza. Senza queste basi, le prove non si usano.
Per i lavoratori: hai il diritto di chiedere la cancellazione della tua casella. Puoi farlo per iscritto, citando il diritto all'oblio previsto dal GDPR. Se non ricevi risposta adeguata entro 30 giorni, puoi presentare un reclamo al Garante, senza avvocato e senza costi. E se ti hanno aperto un procedimento disciplinare usando tue email estratte senza policy e senza informativa, quella prova può essere contestata.
La regola vale per tutti, nella stessa direzione. Conoscerla prima fa tutta la differenza.

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La tua azienda è stata venduta. Il nuovo titolare dice che lui non sa niente dei tuoi arretrati.Può dirlo davvero?Dipend...
27/04/2026

La tua azienda è stata venduta. Il nuovo titolare dice che lui non sa niente dei tuoi arretrati.
Può dirlo davvero?

Dipende da una cosa sola. Se quei debiti erano scritti nei libri contabili dell'azienda.
La legge dice che chi compra un'azienda risponde in solido dei debiti del vecchio titolare — ma solo se quei debiti risultano dai registri contabili obbligatori.
Questo vale anche per i debiti di lavoro. TFR non pagato, arretrati di stipendio, contributi INPS non versati — se erano iscritti in contabilità, il nuovo datore ne risponde insieme al vecchio.
Se non erano iscritti? Il nuovo titolare prova a scaricare tutto sul precedente.
Cosa puoi fare tu?
Primo. Chiedi di vedere la situazione contabile al momento della cessione — direttamente o tramite un avvocato.
Secondo. Verifica che i tuoi crediti (TFR, stipendi, contributi) fossero registrati prima del trasferimento.
Terzo. Se ti dicono che "non risulta niente", non crederci sulla parola. Fatti assistere.
Il trasferimento d'azienda non cancella i tuoi diritti. Li sposta. E sapere dove sono finiti è la differenza tra recuperarli e perderli.

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Hai preso qualcosa che non dovevi. Lo hai ammesso. Pensi che senza prove non possono licenziarti.Sbagliato.La Cassazione...
16/04/2026

Hai preso qualcosa che non dovevi. Lo hai ammesso. Pensi che senza prove non possono licenziarti.
Sbagliato.
La Cassazione ha appena confermato un licenziamento per un farmaco da 50 euro — senza video del furto, senza testimoni oculari diretti.
Come è possibile?
Perché il lavoratore ha ammesso di aver preso il bene.
Il bene è sparito.
La sua versione è cambiata più volte.
I messaggi che avrebbero dovuto aiutarlo erano stati cancellati.
A quel punto non era più l'azienda a dover dimostrare il furto.
Era lui a dover dimostrare che aveva una ragione lecita.
Non ci è riuscito.
Se hai ricevuto una contestazione disciplinare, ci sono tre cose che non devi fare.
Non improvvisare le giustificazioni.
Non cambiare versione.
Non aspettare il licenziamento per chiamare un avvocato.
La partita si gioca prima. Quasi sempre si perde o si vince in quella fase lì.

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Ti hanno contestato di aver preso qualcosa dal magazzino. Non ti hanno "beccato" con le mani nel sacco. Pensi di essere ...
16/04/2026

Ti hanno contestato di aver preso qualcosa dal magazzino. Non ti hanno "beccato" con le mani nel sacco. Pensi di essere al sicuro. Non è così.

Ecco cosa succede davvero quando l'azienda ti licenzia per un furto che — secondo te — non hai commesso o non hanno dimostrato.
Un caso reale, deciso dalla Cassazione pochi mesi fa.
Un dipendente di un magazzino farmaceutico prende un farmaco dallo scaffale. Lo ammette. Ma dice: "L'ho lasciato su una scrivania, non l'ho portato via." Il farmaco sparisce. Nessuno lo vede riporlo. Le sue storie cambiano nel tempo. I messaggi WhatsApp che avrebbero confermato la sua versione sono stati cancellati.
Il Tribunale gli dà ragione. La Corte d'Appello lo ribalta. La Cassazione conferma: licenziamento legittimo.
La regola che devi capire è questa.
Se ammetti di aver preso il bene — anche solo per controllarne il prezzo, anche solo per un secondo — sei tu che devi dimostrare di avere avuto una ragione lecita. Non è l'azienda a dover dimostrare che hai rubato. Sei tu a dover dimostrare che non l'hai fatto.
E se non riesci a provarlo con fatti concreti — testimoni, messaggi, ricevute, qualcosa di esterno alla tua parola — il giudice può concludere che il furto c'è stato. Anche senza un video. Anche senza testimoni oculari diretti.
Cosa fare se ti trovi in questa situazione?
Non parlare in modo improvvisato nelle giustificazioni disciplinari. Non cambiare versione. Non firmare nulla senza capire cosa stai firmando. E soprattutto, non aspettare il giorno del licenziamento per cercare un avvocato.
La partita si gioca molto prima. Spesso si perde nelle prime 48 ore.

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Le ferie non godute finiscono sempre in lite. E di solito nessuno dei due ha tutti i torti.Succede spesso così.Il dipend...
08/04/2026

Le ferie non godute finiscono sempre in lite. E di solito nessuno dei due ha tutti i torti.
Succede spesso così.
Il dipendente lascia l'azienda — o viene licenziato — e si accorge che sulla busta paga finale mancano dei soldi. Giorni di ferie che non ha mai fatto, perché c'era sempre troppo da fare, o perché l'azienda non gliele ha mai concesse davvero.
L'azienda, dall'altra parte, è convinta di aver pagato tutto. O almeno di aver pagato quello che doveva.
Poi arriva la contestazione. A volte arriva anche l'Ispettorato.

La Cassazione ha chiarito due cose che riguardano entrambi.
Per il lavoratore: se vuoi farti pagare le ferie non godute, non basta dirlo. Devi dimostrare di aver lavorato nei giorni in cui avresti dovuto riposare. Le buste paga aiutano. Le email aiutano. I testimoni aiutano. Ma devi avere qualcosa in mano.
Per l'azienda: il verbale dell'Ispettorato non è automaticamente l'ultima parola. Se si basa su valutazioni di documenti interni — e non su fatti visti direttamente dai funzionari — si può contestare. Ma solo se hai la documentazione per farlo.

In entrambi i casi, il problema non è la legge.
La legge è abbastanza chiara.
Il problema è la prova. Chi ce l'ha, chi non ce l'ha, e chi pensa di averla ma in realtà non basta.
Sei un lavoratore che non sa se quello che ha ricevuto è giusto? O sei un'azienda che si trova una richiesta sul tavolo e non sa da dove cominciare?
Il punto di partenza è sempre lo stesso: capire cosa hai in mano prima di fare qualsiasi mossa.

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05/04/2026

Riattivato il bonus nido per l'anno 2026

Hai lavorato per anni senza ricevere tutto quello che ti spettava. Straordinari, maggiorazioni notturne, scatti che non ...
03/04/2026

Hai lavorato per anni senza ricevere tutto quello che ti spettava. Straordinari, maggiorazioni notturne, scatti che non sono mai arrivati. Lo sapevi. Ma non hai detto niente, perché avevi paura di perdere il posto.
Quella paura ha un peso giuridico. E la legge, almeno su questo, ti dà ragione.
La Cassazione ha stabilito che dopo il Jobs Act — quello che ha ridotto drasticamente le possibilità di essere reintegrato se ti licenziano — il contratto a tempo indeterminato non garantisce più la vera stabilità. Il lavoratore ha di nuovo ragione di temere. Quindi la prescrizione dei tuoi crediti retributivi non decorre mentre lavori. Decorre da quando il rapporto finisce.
Cosa vuol dire in concreto.
Hai cinque anni dalla fine del tuo rapporto di lavoro per rivendicare qualunque credito maturato durante quegli anni — anche quelli del primo anno di assunzione. Non da quando matura ogni singolo credito. Da quando esci.
Se sei uscito sei mesi fa e ti devono quattro anni di maggiorazioni, quei soldi sono ancora recuperabili.
Vale anche se lavoravi in una cooperativa.
Fino a poco tempo fa c'era incertezza su questo punto. La Cassazione lo ha chiarito nel 2025: anche i soci lavoratori di cooperativa si trovano nella stessa condizione di incertezza degli altri lavoratori. Stessa paura, stessa regola. La prescrizione decorre dalla fine del rapporto.
Cosa fare.
Non dare per scontato che sia troppo tardi. E non dare per scontato che non valga la pena perché "sono piccole cifre". Piccole cifre moltiplicate per anni diventano spesso numeri diversi da quelli che si immaginano.
Il primo passo non è una causa. È una verifica.

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In ferie lo stipendio si abbassa? Attenzione, potrebbe non essere legale. 🏖️⚖️Spesso si pensa che indennità e bonus lega...
02/12/2025

In ferie lo stipendio si abbassa? Attenzione, potrebbe non essere legale. 🏖️⚖️

Spesso si pensa che indennità e bonus legati alla presenza non spettino durante le vacanze. La Corte di Cassazione, con una nuova ordinanza, ha ribadito il contrario: la busta paga durante le ferie deve essere uguale a quella ordinaria. 💶

Se lo stipendio scende, il lavoratore è scoraggiato dal riposarsi, e questo è vietato dalle norme europee. Indennità di trasferta, mansioni speciali o indennità di guida devono rientrare nel calcolo della retribuzione feriale.

Ne parlo in modo approfondito nel mio nuovo articolo sul blog. 👇

https://www.massimilianoconti.eu/blog-detail/post/274408/busta-paga-e-ferie:-quali-voci-vanno-incluse-nella-retribuzione-feriale

Indirizzo

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Syracuse
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