Studio Legale Conti

Studio Legale Conti Specializzato in diritto civile, lavoro, previdenziale, per privati e aziende. Socio AGI Associazione Giuslavoristi Italiani.

Avvocato giuslavorista e civilista a Siracusa, con oltre 10 anni di attività forense e un background manageriale nel settore retail. Mi occupo di diritto del lavoro licenziamenti individuali e collettivi, mobbing, demansionamento, differenze retributive, infortuni e sicurezza e di diritto civile: risarcimento danni, recupero crediti in ambito bancario e commerciale, locazioni, successioni e contra

ttualistica. Specializzato in Compliance 231, privacy/GDPR e contrattualistica d impresa. Consulenza disponibile in studio e online. Servizio di domiciliazione legale per avvocati di altri fori presso Se richiesto e possibile, disponibile al gratuito patrocinio.

Quella clausola che ti blocca dopo le dimissioni potrebbe non valere niente. E vale sia per chi l'ha firmata, sia per ch...
04/09/2026

Quella clausola che ti blocca dopo le dimissioni potrebbe non valere niente. E vale sia per chi l'ha firmata, sia per chi l'ha fatta firmare.

Si chiama patto di non concorrenza. È il pezzo di contratto che dice: quando te ne vai, per tot anni non puoi lavorare per la concorrenza in una certa zona.

In cambio l'azienda paga qualcosa.

La legge chiede tre cose insieme: che sia scritto, che ci sia un compenso per il lavoratore, che siano chiari attività vietata, durata e territorio. Ne manca una? Il patto non vale.

Negli ultimi due anni la Cassazione ha bocciato una lunga serie di questi patti. Sempre per gli stessi tre motivi.

Se sei un lavoratore o un ex dipendente

Riprendi il contratto e guarda tre righe.

Il territorio. Se c'è scritto che il divieto vale "nella regione della sede di lavoro al momento della cessazione" o "entro X chilometri dalla sede", quella formula è finita più volte nel mirino: al momento della firma tu non potevi sapere dove saresti stato bloccato.
Il compenso. Cerca in busta paga una voce che dica esplicitamente che quei soldi sono per il patto. Se non c'è, è un problema serio — dell'azienda.
Il divieto. Se ti impedisce di fare qualsiasi cosa nel settore, e non quello che facevi davvero, è troppo largo.

Se il patto è nullo, sei libero. Ma "sembra nullo" e "è nullo" sono due cose diverse, e se sbagli valutazione paghi tu.

Se sei un imprenditore o gestisci il personale

Il problema è speculare, e costa di più.

Paghi il corrispettivo per anni. Poi il dipendente se ne va dal concorrente, tu provi a fermarlo, e scopri che il modello che usi dal 2010 non regge.

Non cade la singola riga scritta male. Cade tutto il patto.

E non si aggiusta dopo: quello che conta è come era scritto il giorno della firma.

Il patto di non concorrenza è l'unico accordo che scopri se funziona proprio quando ti serve. Cioè quando è troppo tardi per riscriverlo.

Tu da che parte del tavolo stai — e quando l'hai riletto l'ultima volta?

Avv. Massimiliano Conti

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Un'azienda ha detto "ok" allo smart working via email. Poi ha licenziato il dipendente per assenza ingiustificata. Ha pe...
14/07/2026

Un'azienda ha detto "ok" allo smart working via email. Poi ha licenziato il dipendente per assenza ingiustificata. Ha perso tutto.
Marzo 2020. Piena pandemia.
Un dipendente scrive al capo: sto lavorando da casa. Il capo risponde: "ok andiamo avanti così".
Per mesi nessun problema. Poi, a novembre, l'azienda cambia idea. Contesta nove giorni di "assenza ingiustificata" e licenzia.
La tesi dell'azienda: non c'era un contratto scritto di smart working, quindi dovevi essere in ufficio.
La Cassazione ha appena detto no. Licenziamento illegittimo.
Se hai un'azienda, leggi bene:

Quello che autorizzi con i fatti vale come un contratto. Non puoi tollerare una situazione per mesi e poi usarla per licenziare.
Le email che scrivi restano. Le buste paga che compili restano. In giudizio parlano loro, non le tue intenzioni.
Il conto non è solo l'indennizzo. Qui la base di calcolo superava i 9.000 euro al mese, premio di produzione incluso. Più le spese legali di tre gradi di giudizio.

Se sei un lavoratore, leggi ancora meglio:

Se hai lavorato da remoto con il consenso del capo, anche solo via email o messaggio, non sei un assente ingiustificato.
Ma attenzione: in caso di contestazione, sei tu a dover dimostrare che l'assenza era giustificata. Quindi conserva tutto. Email, chat, messaggi. Tutto.
Il dipendente di questa storia ha vinto perché aveva le prove. Non perché aveva ragione e basta.

Un "ok" via email ha deciso una causa durata anni.
Controlla cosa c'è nella tua casella di posta. Potrebbe valere più di quanto pensi.

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Diciassette anni di causa per un cancello. Il cancello è ancora lì. Chi ha fatto causa paga tutto.2009: un condominio ro...
09/07/2026

Diciassette anni di causa per un cancello. Il cancello è ancora lì. Chi ha fatto causa paga tutto.
2009: un condominio romano delibera di recintare l'edificio e mettere un cancello all'ingresso. Motivo: sicurezza. Di notte entrava chiunque.
Una società proprietaria di un negozio nel palazzo impugna la delibera. Sostiene che la recinzione le limita la proprietà.
Risultato finale, luglio 2026: ricorso respinto. La società paga le spese di tre gradi di giudizio, più il contributo unificato raddoppiato.
Cosa dice la Cassazione, in pratica:
🔹 Recintare il condominio per sicurezza NON è un'innovazione vietata, se l'uso degli spazi comuni non cambia davvero. Qui il cancello restava aperto di giorno, negli orari del negozio. Chiuso solo di notte e nei festivi.
🔹 Chi impugna una delibera deve PROVARE la violazione. Non è il condominio a dover giustificare le sue scelte.
🔹 Il giudice decide solo sui motivi che hai scritto tu nell'atto. Se impugni per un motivo e la delibera è attaccabile per un altro, il giudice non può salvarti. Il motivo giusto va scelto subito. Dopo, è tardi.
Se amministri un condominio: la delibera di recinzione per sicurezza, fatta bene, regge. Anche contro il condomino che fa causa.
Se hai un negozio o un immobile in condominio e una delibera ti danneggia: impugnare si può. Ma prima di partire serve capire se l'uso del tuo bene cambia davvero, se puoi dimostrarlo, e quale motivo mettere nero su bianco. Sbagliare uno di questi tre passaggi significa pagare due volte: il tuo avvocato e quello degli altri.
Quanto vale, per te, sapere prima se la causa sta in piedi?

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Ti hanno venduto una casa «libera da ipoteche». Poi dal notaio salta fuori il contrario.Firmi il compromesso. Versi la c...
07/07/2026

Ti hanno venduto una casa «libera da ipoteche». Poi dal notaio salta fuori il contrario.
Firmi il compromesso. Versi la caparra. Ti prepari al rogito.
E scopri che sull'immobile c'è un'ipoteca. Una che nessuno ti aveva detto.
La domanda che ti fai è una sola: sono obbligato a comprare lo stesso?
No.
Se ti hanno garantito una casa pulita e pulita non è, il venditore ha già sbagliato. E finché quell'ipoteca resta lì, tu hai delle armi:
▪️ Puoi rifiutare di firmare il rogito. Nessuno ti trascina dal notaio.
▪️ Puoi bloccare il pagamento. I soldi restano tuoi finché la casa non è libera.
▪️ Se la cosa è grave, puoi sciogliere il contratto e chiudere lì.
Attenzione a una cosa sola: se sapevi dell'ipoteca quando hai firmato, queste tutele saltano.
E il venditore, quando prova a difendersi, ti dirà sempre la stessa frase: «era scritto nei registri pubblici, potevi controllare».
Non regge. La legge non ti chiede di fare l'investigatore. Chi vende deve dichiarare. Punto.
Il problema è capire come muoverti, e quando. Perché c'è un momento preciso in cui la palla passa a te e il venditore non può più rimediare all'ultimo minuto.
Sbagli quel momento e rischi di restare con la caparra bloccata e la casa che non compri.
Nella guida qui sopra ho messo tutto: i tuoi poteri, i limiti, la sequenza giusta di mosse. Salvala. E se stai per comprare casa, mandala a chi conosci che sta facendo lo stesso passo.
Ti hanno garantito una casa libera. Sei sicuro che lo sia davvero?

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07/07/2026
Dal 1° luglio cambia il TFR. E se non lo sai, rischi di scoprirlo troppo tardi.Fino a oggi chi veniva assunto aveva sei ...
28/06/2026

Dal 1° luglio cambia il TFR. E se non lo sai, rischi di scoprirlo troppo tardi.
Fino a oggi chi veniva assunto aveva sei mesi per decidere dove far finire il proprio TFR, e nel silenzio scattava il fondo pensione. Dal 1° luglio 2026 le regole si capovolgono: per i nuovi assunti del settore privato l'adesione al fondo è automatica fin dal primo giorno, e restano solo 60 giorni per dire "no". Dopo, la scelta è definitiva e non si torna indietro.
Per il lavoratore può essere un'ottima notizia — c'è lo sgravio fiscale, c'è il contributo che mette il datore di lavoro, c'è il rendimento nel tempo — ma a una condizione: sapere che sta succedendo, e scegliere con consapevolezza invece di subire il silenzio.
Per chi ha un'azienda, anche piccola, qui in provincia, è un'altra storia: nuovi obblighi, nuove soglie, nuovi adempimenti in busta paga e una scadenza dietro l'angolo. Sbagliare i conteggi, in questa materia, si paga.
Ho preparato una guida chiara che spiega cosa cambia davvero, da una parte e dall'altra. La trovi qui sotto. 👇
Se hai un dubbio sulla tua posizione o sulla tua azienda, scrivimi: meglio una domanda in più adesso che una sorpresa dopo.

Avv. Massimiliano Conti
📧 [email protected] | 📞 342 5960072
🌐 www.massimilianoconti.eu

Sei sicuro che ogni minuto del tuo lavoro sia pagato — o in regola?I 5 minuti per accendere il PC prima del turno. Il vi...
24/06/2026

Sei sicuro che ogni minuto del tuo lavoro sia pagato — o in regola?
I 5 minuti per accendere il PC prima del turno. Il viaggio verso il primo cliente. La divisa che indossi in azienda. La reperibilità nel weekend. Sembrano minuzie, ma è proprio lì che si nascondono gli errori che costano cari — a chi lavora e a chi assume.
Ho preparato una guida semplice e visiva per fare chiarezza, alla luce della Cassazione più recente:
✅ il "tempo nascosto" davanti al PC va pagato
✅ quando il tragitto verso il cliente fa scattare il "tassametro"
✅ vestirsi è orario di lavoro? Dipende da chi decide
✅ reperibilità o ore di guardia: una differenza che pesa in busta paga
✅ il mito delle 40 ore fisse
La regola d'oro? Non conta cosa fai — vestirti, viaggiare, aspettare. Conta chi controlla il tuo tempo.
👉 Salva il post, sfoglia la guida e condividila con chi può servire.

Hai un dubbio sulla tua situazione, da dipendente o da azienda? Scrivimi: [email protected] — 342 5960072

Quando un'azienda entra in difficoltà, la prima cosa che si complica non sono i conti: sono le persone che ci lavorano. ...
15/06/2026

Quando un'azienda entra in difficoltà, la prima cosa che si complica non sono i conti: sono le persone che ci lavorano. Stipendi che arrivano in ritardo, ammortizzatori, scelte dolorose sul personale. E mentre l'imprenditore prova a salvare il salvabile, deve gestire allo stesso tempo la procedura e i rapporti di lavoro.

È il punto esatto in cui il diritto del lavoro e il diritto della crisi d'impresa diventano la stessa cosa.

Proprio per questo ho completato il Corso abilitante per Gestore della crisi d'impresa, Curatore, Commissario giudiziale, Liquidatore e Attestatore dell'Università Giustino Fortunato, conforme alle linee guida della Scuola Superiore della Magistratura.

Non per cambiare mestiere, ma per affiancare imprese e famiglie nel momento più delicato con uno sguardo che tiene insieme entrambi i fronti.

Se hai un'attività, o conosci chi ne ha una che sta attraversando un periodo complicato, mi occupo di questo

Talassemia, Talidomide, danni da vaccini o trasfusioni, autismo: la legge prevede tutele specifiche, ma i termini per ot...
09/06/2026

Talassemia, Talidomide, danni da vaccini o trasfusioni, autismo: la legge prevede tutele specifiche, ma i termini per ottenerle sono rigidi e spesso sconosciuti.

Scorri le immagini per scoprire cosa ti spetta e entro quando devi muoverti.

Hai dubbi sulla tua situazione o su quella di un familiare? Contattami per una valutazione.

Dal 7 giugno il divario di stipendio tra uomini e donne non è più una questione privata. Né per chi paga, né per chi è p...
04/06/2026

Dal 7 giugno il divario di stipendio tra uomini e donne non è più una questione privata. Né per chi paga, né per chi è pagato.
È in vigore il decreto sulla trasparenza retributiva. Vale per tutti e due i lati della scrivania. Ecco perché.
La regola è semplice. Se in una categoria c'è una differenza media di almeno il 5% tra donne e uomini, l'azienda non la spiega con un motivo oggettivo, e non la corregge in sei mesi — scatta un confronto con i rappresentanti dei lavoratori. E sul tavolo finiscono i dati veri:

stipendi medi, divisi tra uomini e donne
bonus e parte variabile, non solo la paga base
chi ha avuto aumenti dopo il rientro dalla maternità

👔 Per l'azienda (e per chi gestisce il personale)
La verità scomoda: il contratto collettivo ti copre sull'inquadramento, non sulle scelte discrezionali. Il superminimo, il premio dato a uno e non all'altra, l'aumento fuori scala. Lì sei scoperto.
Il rischio non è avere un divario. È avere un divario che non sai spiegare con un documento.
Il momento per fare i conti è adesso. Non quando il 5% è già sul tavolo e parte il cronometro dei sei mesi.
👤 Per il lavoratore (soprattutto la lavoratrice)
Fino a ieri il tuo stipendio era un segreto, e quello del collega pure. Così era impossibile capire se ti pagavano meno per lo stesso lavoro.
Ora il dato esiste e qualcuno è obbligato a guardarlo. E quello che è misurabile, si può anche contestare.
Sei rientrata dalla maternità e tutto si è fermato, mentre gli altri crescevano? Ora l'azienda è obbligata a contarlo e a dirlo.
Il filo comune è uno solo: l'informazione. Per anni il silenzio sugli stipendi ha protetto chi non aveva voglia di spiegare le proprie scelte. Sta finendo.
E tu, da che parte del tavolo ti siedi?

👇 Trovi il link all'articolo completo nel primo commento.

Indirizzo

Viale Teracati, 106/B
Syracuse
96100

Orario di apertura

Lunedì 15:30 - 19:00
Martedì 15:30 - 19:00
Mercoledì 15:30 - 19:00
Giovedì 15:30 - 19:00
Venerdì 15:30 - 19:00

Telefono

+393425960072

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