Derek Rocco Barnabei
« Muoio innocente con grande coraggio! »
(Derek "Rocco" Barnabei)
Derek "Rocco" Barnabei (Norfolk, 3 marzo[1] 1967 – Jarratt, 14 settembre 2000) è stato un cittadino statunitense di origini italiane, condannato alla pena di morte per omicidio. Il suo caso ha suscitato polemiche in ordine alla dubitata certezza della sua colpevolezza. Nel settembre del 1993, nei pressi di Nor
folk (Virginia), sua città natale[1], nel fiume Lafayette fu trovato il cadavere della studentessa diciassettenne Sarah Wisnosky, che aveva una relazione con Barnabei. Dal cadavere della ragazza mancava l'orologio e l'autopsia evidenziò tracce di sperma appartenente a Barnabei; furono trovate anche altre tracce biologiche che, secondo i sostenitori dell'innocenza di Barnabei, non furono indagate. Si indagò sulla vita privata della vittima ed emerse che la sera prima aveva trascorso alcune ore con il suo ragazzo. Barnabei non si trovava più a Norfolk, poiché nelle ore del ritrovamento era partito per raggiungere la madre nel New Jersey. Nella casa della madre Barnabei ricevette una telefonata dai compagni del dormitorio, che gli dissero di non tornare, perché la polizia lo stava ricercando per l’omicidio; in seguito si scoprì che la chiamata era stata fatta prima che la polizia andasse a cercarlo. Barnabei ammise di aver avuto rapporti sessuali con la fidanzata e fu arrestato per violenza sessuale ed omicidio. Essendo stato condannato a morte, ed approssimandosi la sua esecuzione essendo passato qualche anno, il caso cominciò a crescere di notorietà. Barnabei, che si professava innocente, richiese con insistenza un esame del DNA che fu sì effettuato, ma i cui risultati svanirono misteriosamente, per poi ricomparire molto tempo dopo. Si presentarono testimoni che affermarono di essere stati spinti a rilasciare deposizioni sfavorevoli a Barnabei. Uno di questi fu il penalista Alan Dershowitz, che si offrì volontariamente per la difesa definendo quanto avvenuto “uno dei più grossi errori giudiziari mai visti”. Emerse tra l'altro che gli esami del DNA, che secondo la difesa del giovane avrebbero potuto scagionarlo, non erano più utilizzabili in sede processuale, a causa delle tortuosità del sistema giudiziario della Virginia nell'ambito della procedura penale. La mobilitazione crebbe, in Italia e non solo: intervennero a favore di Barnabei politici, il parlamento europeo e anche papa Giovanni Paolo II. Ciò non fu sufficiente e lo Stato della Virginia, dopo una serie di polemiche ed appelli, lo giustiziò, il 14 settembre 2000, tramite iniezione letale.