13/05/2026
Si può accettare l’eredità senza andare dal notaio: ecco come funziona
Diventare eredi non richiede sempre un atto formale. Accettazione tacita, rischi del possesso dei beni e quando il notaio serve davvero per la casa.
Quando viene a mancare una persona cara, il dolore si mischia spesso alla preoccupazione per la burocrazia e i costi. Una delle domande più frequenti che ci si pone è se sia obbligatorio correre subito da un professionista per ufficializzare il passaggio dei beni. Magari temi di dover spendere migliaia di euro in parcelle notarili solo per ereditare un vecchio conto corrente o qualche mobile.
La buona notizia è che la legge italiana è molto flessibile su questo punto. L’acquisto della qualità di erede non passa necessariamente per una firma solenne su una carta bollata. Spesso, diventi erede semplicemente comportandoti come tale, a volte persino senza rendertene conto. In questo articolo risponderemo alla domanda: si può accettare l’eredità senza andare dal notaio? Analizzeremo le differenze tra accettazione espressa e tacita, ti spiegheremo quali gesti ti trasformano automaticamente in erede (attenzione ai debiti!) e sfateremo il mito che pagare le tasse di successione significhi aver accettato l’eredità.
È obbligatorio fare un atto formale per diventare eredi?
No, non è sempre obbligatorio. Il Codice civile prevede diverse strade per accettare l’eredità. Quella che tutti immaginano è l’accettazione espressa: vai dal notaio o scrivi una scrittura privata in cui dichiari “Accetto l’eredità di Tizio”. Questa è la via formale, sicura e chiara.
Tuttavia, esiste una via molto più comune e “silenziosa”: l’accettazione tacita. La legge stabilisce che tu diventi erede se compi un atto che presuppone necessariamente la tua volontà di accettare e che non avresti il diritto di fare se non fossi l’erede (Art. 476 Codice civile).
In pratica, sono i tuoi comportamenti a parlare per te. Se ti comporti da proprietario dei beni del defunto, l’ordinamento giuridico deduce che hai accettato l’eredità, con tutti i pro e i contro (debiti inclusi)
Quali comportamenti mi rendono erede automaticamente?
Devi fare molta attenzione a come gestisci i beni del defunto, perché alcuni atti comportano l’accettazione tacita immediata. Una volta compiuti, non si torna indietro: sei erede per sempre.
Ecco i comportamenti che valgono come accettazione:
• voltura catastale: se cambi l’intestazione della casa al Catasto a tuo nome, stai accettando l’eredità. La Cassazione dice che questo atto non è solo fiscale, ma dimostra che vuoi la proprietà del bene (Cass. Civ. n. 22178/2020; Trib. Bologna n. 3332/2024);
• pagare debiti con i soldi del defunto: se prendi denaro dal conto del morto per pagare un suo debito, stai disponendo del suo patrimonio. Questo ti rende erede. Diverso è se paghi il debito con i tuoi soldi personali: quello è un atto di cortesia che non comporta accettazione (Trib. Caltanissetta n. 443/2018);
• vendere o affittare beni: se vendi l’auto del defunto, i suoi gioielli o affitti la sua casa incassando il canone, stai agendo da padrone. È accettazione tacita (Trib. Milano n. 4256/2024).
Tuo padre è venuto a mancare. Tu trovi una vecchia auto intestata a lui e decidi di venderla a un amico per liberare il garage. Firmi il passaggio di proprietà. In quel preciso istante, hai accettato tacitamente tutta l’eredità di tuo padre. Se dopo scopri che tuo padre aveva 50.000 euro di debiti con la banca, ormai è tardi per rinunciare: dovrai pagarli tu perché sei diventato erede vendendo l’auto.
Pagare le tasse di successione significa accettare l’eredità?
Questo è l’equivoco più grande. La risposta è no.
La Dichiarazione di successione è un adempimento puramente fiscale. Serve allo Stato per calcolare le tasse che devi pagare. Presentare questo modulo all’Agenzia delle Entrate e pagare le relative imposte non ti rende erede.
La legge considera questo pagamento come un atto conservativo e obbligatorio per legge, non come una volontà di accettare il patrimonio. Quindi, potresti presentare la dichiarazione di successione, pagare l’F24 e poi, successivamente, andare dal notaio per rinunciare all’eredità, a patto che tu non abbia fatto la voltura catastale o usato i beni, come spiegato sopra (Trib. Fermo n. 743/2024; Corte Giust. Trib. Napoli n. 13190/2024).
Cosa succede se uso già i beni del defunto?
Esiste una terza via, chiamata accettazione presunta (o ex lege), che scatta automaticamente per il semplice passare del tempo.
Se tu sei nel possesso dei beni (ad esempio vivi nella casa del defunto, usi la sua auto o hai i suoi mobili in casa tua), la legge ti impone tempi stretti. Hai solo 3 mesi dalla morte per fare l’inventario dei beni.
Se passano i 3 mesi e non hai fatto l’inventario (e non hai rinunciato), vieni considerato erede puro e semplice automaticamente. Non importa se volevi o non volevi: il fatto di avere i beni nella tua disponibilità materiale e non aver agito per tempo ti incastra. Questo meccanismo serve a tutelare i creditori che devono sapere con chi prendersela (Art. 485 Codice civile; Trib. Busto Arsizio n. 538/2025).
Posso vendere la casa ereditata senza il notaio?
Qui il cerchio si chiude. Puoi diventare erede “tacitamente” senza notaio, ma se nell’eredità c’è una casa, prima o poi il notaio servirà.
Perché? Perché per vendere un immobile serve la trascrizione dell’accettazione dell’eredità nei Registri Immobiliari. Questo serve a garantire la continuità dei passaggi di proprietà (“Tizio ha comprato da Caio, che ha ereditato da Sempronio”).
Se hai accettato tacitamente (ad esempio facendo la voltura o vivendo nella casa), sei proprietario, ma sui registri ufficiali manca un pezzo. Quando troverai un acquirente per la casa, il notaio dovrà formalizzare la tua accettazione tacita trascrivendo l’atto che l’ha generata (o una sentenza che la accerti) per poter poi procedere alla vendita. Quindi, il notaio si può evitare all’inizio, ma diventa indispensabile per disporre dei beni immobili (Art. 2648 Codice civile).
Dichiarazione di successione: quando non è obbligatorio farla?
La regola generale è molto ampia. La legge stabilisce che devono presentare la dichiarazione di successione i chiamati all’eredità e i legatari (chi riceve un bene specifico). Fai attenzione a questo termine: “chiamato all’eredità”. Significa che l’obbligo scatta per il semplice fatto che tu sei un potenziale erede (per legge o per testamento), anche se non hai ancora accettato formalmente l’eredità.
Non serve essere diventati proprietari dei beni per dover compilare i moduli: basta essere nella lista dei successori. Hai tempo dodici mesi dalla data di apertura della successione (che coincide con la morte) per adempiere a questo obbligo. Se non fai nulla, il Fisco si aspetta che tu presenti la dichiarazione (D.lgs 346/1990, art. 28; Risp. Ag. Entrate n. 296/2022).
La dichiarazione di successione non è necessaria se concorrono tutte le seguenti condizioni:
1. l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto;
2. il valore dell’eredità non supera i 100.000 euro;
3. non sono presenti beni immobili (o diritti reali immobiliari).
È importante che, anche in assenza di obbligo, la banca venga informata per lo sblocco dei conti tramite una dichiarazione scritta che attesti l’esenzione.
Se rinuncio all’eredità devo fare la dichiarazione?
Se decidi che quell’eredità non fa per te (magari perché piena di debiti), puoi evitare di presentare la dichiarazione di successione. Tuttavia, non basta dirlo a voce o ignorare la questione.
Per ottenere l’esonero, devi rispettare due condizioni fondamentali prima che scadano i dodici mesi dalla morte:
1. devi aver fatto la rinuncia formale all’eredità (dal notaio o in cancelleria del tribunale);
2. devi informare l’Agenzia delle Entrate inviando una raccomandata o una PEC con la copia autentica della tua rinuncia.
Solo se completi questi passaggi, la legge considera che tu non sia mai stato chiamato all’eredità. L’effetto è retroattivo: per il Fisco tu non esisti in quella successione e quindi non devi pagare nulla né presentare documenti (D.lgs 346/1990; Cass. n. 14063/2025).
Il padre di Marco muore lasciando molti debiti e una vecchia auto. Marco non vuole ereditare i debiti. Entro pochi mesi dalla morte, Marco va dal cancelliere del Tribunale e firma la rinuncia all’eredità. A questo punto, Marco non ha finito. Deve prendere quel documento di rinuncia e inviarlo all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate competente. Solo così Marco è ufficialmente esonerato dal presentare la dichiarazione di successione. Se non inviasse la comunicazione, il Fisco potrebbe multarlo per omessa dichiarazione.
Posso evitare la dichiarazione se nomino un curatore?
Esiste una seconda possibilità, utile se sei indeciso e non hai toccato i beni del defunto. Se ti trovi nella situazione di non avere il possesso dei beni ereditari (ad esempio, non vivi nella casa del defunto e non usi la sua auto), puoi chiedere al Tribunale la nomina di un curatore dell’eredità giacente.
Se fai questa richiesta e ottieni la nomina del curatore prima che scadano i dodici mesi, sei esonerato dal presentare la dichiarazione di successione. Anche in questo caso, però, devi inviare all’Agenzia delle Entrate la copia autentica della richiesta di nomina. Sarà poi il curatore a occuparsi della gestione fiscale e patrimoniale dell’eredità mentre tu decidi il da farsi (D.lgs 346/1990; art. 528 Codice Civile).
Cosa succede se non faccio nulla?
Il silenzio non ti salva. Se non rientri nei due casi specifici che abbiamo visto (rinuncia formale o nomina del curatore con assenza di possesso dei beni), l’obbligo rimane tutto sulle tue spalle.
La semplice mancata accettazione (cioè il non aver fatto nulla) non basta a esonerarti. Per il Fisco, finché sei un “chiamato all’eredità” e non hai rinunciato ufficialmente, devi presentare la dichiarazione. Se lasci passare i dodici mesi senza agire, diventi evasore dell’obbligo dichiarativo e sarai soggetto a sanzioni, anche se in futuro decidessi di non accettare l’eredità (Cass. n. 18252/2025; Corte Giust. Trib. Nuoro n. 193/2022).
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