Avv. Francesco Giuseppe Ibba - Studio Legale Ibba Invidiato

Avv. Francesco Giuseppe Ibba - Studio Legale Ibba Invidiato Avvocato di diritto civile e societario

Newsletter | Diritto societarioIl Tribunale di Roma ha accolto l’opposizione a decreto ingiuntivo di una SRL, la quale e...
01/02/2025

Newsletter | Diritto societario

Il Tribunale di Roma ha accolto l’opposizione a decreto ingiuntivo di una SRL, la quale eccepiva la propria terzietà rispetto a un patto parasociale tra soci, ritenendo che tale accordo vincolasse esclusivamente questi ultimi (Trib. Roma, Sez. Spec. Impresa, 6 novembre 2024, n. 16952).

Il socio ricorrente sosteneva, invece, che la sottoscrizione del patto parasociale da parte dell’altro socio, il quale rivestiva anche la carica di rappresentante legale della SRL, obbligasse la società al rispetto del vincolo pattizio.

Il Tribunale ha respinto tale tesi, affermando che la spendita del nome della società deve essere espressa e non può desumersi da elementi presuntivi.

Ne consegue che i patti parasociali sono inefficaci nei confronti della società opponente, in quanto soggetto terzo rispetto all’accordo negoziale, salvo che vi sia una espressa contemplatio domini. La mera sottoscrizione del rappresentante legale in qualità di socio della SRL non è sufficiente a vincolare la società.

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Un datore di lavoro può essere ritenuto responsabile per i danni subiti da un dipendente a causa di un ambiente di lavor...
18/04/2024

Un datore di lavoro può essere ritenuto responsabile per i danni subiti da un dipendente a causa di un ambiente di lavoro stressogeno, anche se le singole condotte datoriali non sono illegittime in sé?
La sentenza del Trib. Milano sez. lav., 28 febbraio 2024 affronta il tema del mobbing e dello stress lavorativo, riconoscendo la responsabilità del datore di lavoro per aver creato un ambiente di lavoro nocivo e dannoso per la salute psicofisica della lavoratrice. La Corte ribadisce l'obbligo del datore di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, anche da rischi di natura psicogena. In particolare, la sentenza sottolinea che anche condotte "neutre" o lecite, come la promessa non mantenuta di promozione, possono assumere rilevanza giuridica se inserite in un contesto di disfunzioni organizzative e di altri comportamenti illeciti del datore di lavoro. La delusione del lavoratore, in tal caso, può essere considerata un elemento sintomatico dell'illecito contrattuale. La sentenza rappresenta un importante precedente per la tutela dei lavoratori da ambienti di lavoro stressogeni e mobbizzanti.

Avvocato civilista iscritto all'Ordine degli Avvocati di Sassari, Dottore di ricerca (PhD) e collaboratore di cattedra dell’Università di Giurisprudenza di Sassari. Autore di numerose pubblicazioni in materia giuridica. Fondatore dello Studio…

Nel caso di mediazione disposta dal giudice ai sensi dell'articolo 5, comma 2, del Decreto Legislativo n. 28/2010, il te...
15/04/2024

Nel caso di mediazione disposta dal giudice ai sensi dell'articolo 5, comma 2, del Decreto Legislativo n. 28/2010, il termine di quindici giorni fissato non è perentorio.
Ciò significa che la mancata presentazione della domanda di mediazione entro il termine stabilito dal giudice non comporta automaticamente l'improcedibilità della causa.
Per dichiarare la causa improcedibile, il giudice dovrà verificare se il tentativo di mediazione è effettivamente avvenuto, indipendentemente dal rispetto del termine di presentazione della domanda.
Così ha statuito una recente sentenza della giurisprudenza di legittimità (Cass. Civ. sez. III, 14 febbraio 2024, n. 4133)

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Il Tribunale di Roma - Sez. Spec. in materia di imprese, 29 novembre 2022, n. 17673, si è pronunciato in merito all'espe...
11/04/2024

Il Tribunale di Roma - Sez. Spec. in materia di imprese, 29 novembre 2022, n. 17673, si è pronunciato in merito all'esperibilità dell'azione individuale del socio nei confronti dell'amministratore ai sensi dell’art. 2476, comma 7 c.c., e sulla possibilità per il socio di esercitare il recesso in presenza di operazioni che comportano modifica sostanziale dell'oggetto sociale.
Per quanto concerne la prima questione, il Tribunale romano ha rigettato la domanda di risarcimento del danno diretto, promossa dal socio nei confronti dell'amministratore, come conseguenza di un atto doloso o colposo dell'amministratore stesso, ritenendo che nel caso del quo, la condotta degli amministratori avrebbe causato un depauperamento del patrimonio sociale e, pertanto, il danno sarebbe stato risentito direttamente dalla società e solo indirettamente dai soci.
In merito, invece, al recesso esercitato dal socio, il Giudice ha accertato la sussistenza di una modifica dell’oggetto sociale in via di fatto riconoscendo, conseguentemente, la legittimità del recesso del socio.

La sentenza è stata oggetto di un breve commento da parte della collega del nostro studio Avv.ta Francesca Manca, sulla Rivista Giurisprudenza Commerciale, fasc. 1/2024.

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Newsletter I Diritto societario La Corte di Cassazione con sentenza n. 7934, depositata in data 25.03.2024, ha ritenuto ...
28/03/2024

Newsletter I Diritto societario

La Corte di Cassazione con sentenza n. 7934, depositata in data 25.03.2024, ha ritenuto lecito il patto parasociale avente ad oggetto l'opzione di put.
Il Giudice di legittimità ha precisato infatti che è " lecito e meritevole di tutela l’accordo negoziale concluso tra i soci di una società azionaria, con il quale l’uno, in occasione del finanziamento partecipativo così operato, si obbliga a manlevare l’altro dalle eventuali conseguenze negative del conferimento effettuato in società, mediante l’attribuzione del diritto di vendita (c.d. put) entro un termine dato ed il corrispondente obbligo di acquisto della partecipazione sociale a prezzo predeterminato, pari a quello dell’acquisto, pur con l’aggiunta di interessi sull’importo dovuto e del rimborso dei versamenti operati nelle more in favore della società”.
Pertanto, dunque, non solo la detenzione del pacchetto di partecipazione da parte del socio finanziatore era temporanea, ma la componente causale del patto rispondeva a interessi meritevoli di tutela e coerenti con le finalità perseguite dalla società.
Infine, secondo la Corte, non si potrebbe dibattere di violazione del patto commissorio ove il diritto di riscatto sia attribuito al venditore e non all'acquirente.
Ciò posto, si deve ritenere che la clausola di put non contrasta col divieto di patto commissorio.

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Newsletter | Societario In materia di diritto di recesso esercitabile dai soci, una recente sentenza del giudice di legi...
25/03/2024

Newsletter | Societario

In materia di diritto di recesso esercitabile dai soci, una recente sentenza del giudice di legittimità ha ritenuto lecita la clausola di recesso ad nutum statuita da una S.p.A. che non fa ricorso al mercato del capitale di rischio.
Tale orientamento giurisprudenziale è perfettamente aderente con la logica perseguita dal legislatore con la riforma del diritto societario del 2003.
Difatti, la predetta riforma con l'intento di favorire la competitività delle imprese tramite l'accesso delle società al mercato dei capitali, ha ampliato le ipotesi di recesso, ritendo che la propensione all'investimento aumenti in proporzione alle possibilità di disinvestimento garantite ai soci.
Il recesso, dunque, rappresenta non solo uno strumento di organizzazione dei rapporti endosocietari ma anche uno strumento di negoziazione con gli investitori.
Pertanto, il legislatore ha ampliato i casi di recesso previsti dalla legge, e ha consentito che nello Statuto potessero essere contemplate altre cause di exit dei soci.
Alla luce di ciò la Corte di Cassazione ha affermato il principio di diritto secondo cui «È lecita la clausola statutaria di una società per azioni che non fa ricorso al mercato del capitale di rischio, la quale, ai sensi dell'art. 2437, comma 4, c.c., preveda, quale ulteriore causa di recesso, la facoltà dei soci di recedere dalla società ad nutum con un termine congruo di preavviso».
Corte di Cassazione, 29 gennaio 2024, n. 2629.

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ONERI CONDOMINIALIUna recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che il nuovo acquirente di un immobile ced...
23/03/2024

ONERI CONDOMINIALI
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che il nuovo acquirente di un immobile ceduto non può rifiutarsi di pagare gli oneri condominiali pregressi all'acquisto, solo perché l'amministratore non trasmette la documentazione giustificativa di tali oneri.

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Le dimissioni del lavoratore sono efficaci solo se vengono rispettati tutti i passaggi procedurali.Le dimissioni prive d...
21/03/2024

Le dimissioni del lavoratore sono efficaci solo se vengono rispettati tutti i passaggi procedurali.
Le dimissioni prive della sottoscrizione di convalida si considerano prive di effetto qualora il datore di lavoro non provveda a trasmettere alla lavoratrice o al lavoratore la comunicazione contentne l'invito entro il termine di trenta giorni dalla data delle dimissioni e della risoluzione consensuale.
Cassazione Civile, sez. lav., ord. 14 marzo 2024, n. 6905

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L’azione contro gli amministratori esercitata dal curatore del fallimento ex art. 146 l.f. comprende tanto l’azione soci...
24/02/2024

L’azione contro gli amministratori esercitata dal curatore del fallimento ex art. 146 l.f. comprende tanto l’azione sociale di responsabilità, quanto il rimedio accordato ai creditori a fronte della inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale.
In ragione della unitarietà ed inscindibilità dell’azione di responsabilità, il curatore può impostare la domanda di risarcimento contro gli amministratori avvalendosi del regime che, in relazione alla fattispecie concreta, si palesi più favorevole.
Così, ad esempio, potrà giovarsi delle più favorevoli regole che disciplinano i termini di prescrizione dell’azione di responsabilità di cui all’art. 2394 c.c., il cui dies a quo, diversamente dall’azione sociale di responsabilità ex art. 2393 c.c, va rinvenuto nel momento in cui sia divenuta manifesta ed oggettivamente percepibile all’esterno l’insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei creditori.
Trib. Milano ord. 3716/2023

Newsletter | AssicurazioniIl trasportato rimasto vittima di un incidente stradale può proporre l’azione diretta nei conf...
07/02/2024

Newsletter | Assicurazioni

Il trasportato rimasto vittima di un incidente stradale può proporre l’azione diretta nei confronti dell’assicurazione del vettore - e richiedere il relativo risarcimento - anche ove nel sinistro sia rimasto coinvolto un veicolo che resta ignoto o che non risulta coperto da polizza RCA (Responsabilità civile autoveicoli).
Viene dunque confermata l’interpretazione costituzionalmente orientata dell’articolo 141 del Codice delle Assicurazioni Private da secondo cui la norma intende offrire la massima tutela al terzo trasportato, indipendentemente dal fatto che l’assicurazione del vettore possa poi agire in rivalsa.
L’azione diretta prevista dall’art. 141 Cda è aggiuntiva rispetto alle altre previste dall’ordinamento e punta ad assicurare una tutela rafforzata, consentendo al terzo di agire nei confronti dell’assicurazione del vettore e di ottenere il risarcimento del danno a prescindere dall’accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti, salvo il caso del sinistro causato da caso fortuito.
Inoltre, l’azione di rivalsa dell’assicurazione del vettore non può essere ritenuta condizione necessaria per l’azione diretta che, dunque, può essere esercitata dal trasportato, anche nel caso in cui la prima risulti impossibile perché l’altro veicolo resta non identificato.

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L’amministrazione di sostegno tra esigenze di protezione e salvaguardia della capacità d’agire.Come ormai noto nella giu...
30/01/2024

L’amministrazione di sostegno tra esigenze di protezione e salvaguardia della capacità d’agire.

Come ormai noto nella giurisprudenza nazionale ed internazionale, la decisione di sottoporre una persona ad Amministrazione di Sostegno, con la conseguente privazione di parte della sua capacità d’agire, non può essere basata su una mera constatazione di dissolutezza e indebolimento fisico e mentale di un soggetto, bensì richiede una valutazione attenta e precisa di tutti i fattori e requisiti richiesti dalla legge per l’applicazione.

Tra i requisiti principali vi è senza dubbio la presenza di un’infermità o menomazione fisica o psichica per effetto della quale il soggetto si trovi nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi (art. 404, comma 1, c.c.).

Ne deriva, quindi, l’esecuzione di un duplice accertamento ad opera del giudice: il primo concerne la sussistenza di un’infermità o di una menomazione fisica o psichica (requisito soggettivo), e il secondo invece riguarda l’incidenza di tali condizioni sulla capacità del soggetto di provvedere ai propri interessi (requisito oggettivo).

Per continuare la lettura: https://ibbainvidiato.com/diritto-di-famiglia/lamministrazione-di-sostegno-tra-esigenze-di-protezione-e-salvaguardia-della-capacita-dagire/

Newsletter | EsecuzioniIn materia di eccezione di compensazione in sede di esecuzione, una recente sentenza delle giuris...
22/01/2024

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In materia di eccezione di compensazione in sede di esecuzione, una recente sentenza delle giurisprudenza di legittimità ha statuito che:

i) se la sentenza che definisce il giudizio di cognizione reca distinte e reciproche condanne al pagamento di somme a carico e a favore di entrambe le parti, i presupposti per disporre la compensazione dei rispettivi crediti ricorrono già al momento della pronuncia; ii) qualora il giudice non abbia disposto alcuna compensazione, significa che ha ravvisato l'insussistenza delle condizioni perché potesse operare; iii) la parte che intende contestare una tale decisione deve impugnare la sentenza che, non avendo fatto applicazione della compensazione, ha disposto una duplice condanna, mentre non può sollevare l’eccezione di compensazione in sede di esecuzione.

Cass. Civ. sez. IlI, 8 novembre 2023, n. 31130



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