13/11/2025
🇮🇹 La Corte d’Appello di Roma rimette alla Consulta la legge sulla cooperazione con la Corte Penale Internazionale
Con una storica ordinanza del 30 ottobre 2025, la Corte d’Appello di Roma ha sollevato questione di legittimità costituzionale sulla legge n. 237/2012, che disciplina i rapporti tra l’Italia e la Corte Penale Internazionale (CPI).
Oggi, infatti, ogni richiesta della CPI (di arresto, consegna o sequestro) deve passare attraverso il Ministro della Giustizia prima che la magistratura possa agire.
Questo conferisce al potere esecutivo un controllo discrezionale e politico su decisioni che dovrebbero essere puramente giurisdizionali — anche quando la CPI trasmette le richieste direttamente alle autorità giudiziarie tramite Interpol, come previsto dall’art. 87, par. 1, lett. b) dello Statuto di Roma.
Nel caso Almasri (presunti crimini di guerra nella prigione di Mitiga, Libia), il rifiuto del Ministro di inoltrare la richiesta della CPI ha costretto la Corte a liberare l’imputato, inducendo la Corte dell’Aja a dichiarare l’Italia inadempiente ai propri obblighi internazionali.
La Corte d’Appello scrive parole durissime:
“È bene sottolineare che, per quanto consta dagli altri procedimenti di cooperazione pendenti e definiti presso questa medesima Corte d’appello di Roma su richiesta dell’Ufficio del Procuratore presso la CPI e della stessa CPI, il Ministro della giustizia ha sempre trasmesso tempestivamente le richieste di assistenza giudiziaria previste dallo Statuto, con la conseguenza che la situazione creatasi nel presente procedimento si pone come un unicum che ne impedisce la definizione, in mancanza della possibilità giuridica di adottare qualsiasi deliberazione…”.
Secondo i giudici, la normativa attuale potrebbe violare:
• l’art. 11 Cost., che impone all’Italia di accettare limitazioni di sovranità per la pace e la giustizia tra le Nazioni;
• l’art. 101 Cost., secondo cui i giudici sono soggetti solo alla legge, non alla politica;
• l’art. 117 Cost., che vincola il legislatore al rispetto degli obblighi internazionali ed europei (Statuto di Roma e decisione UE 2011/168/PESC).
La parola ora passa alla Corte Costituzionale, che potrà:
1️⃣ dichiarare parzialmente incostituzionale la legge, permettendo ai giudici di agire direttamente sulle richieste della CPI;
2️⃣ dare un’interpretazione costituzionalmente orientata, riducendo il ruolo del Ministro a una funzione solo formale;
3️⃣ oppure confermare la legge, mantenendo il monopolio politico del Governo sulla cooperazione giudiziaria internazionale.
Un passaggio cruciale: la decisione della Consulta determinerà se la giustizia internazionale in Italia dipende dal diritto o dalla politica. ⚖️