22/07/2025
Se il padre non riesce a mantenere i figli, perché il suo stipendio è troppo basso rispetto all’assegno mensile che deve corrispondere, l’assegno di mantenimento va ridotto. Soprattutto se il reddito del genitore è cambiato nel corso degli anni.
A stabilirlo la Corte di Cassazione con un’ordinanza riguardante il caso di un padre separato, con uno stipendio che negli anni è sceso a 1.400 euro al mese, costretto a versare alla figlia 600 euro. Uno squilibrio troppo grande che non permetteva certo all’uomo di vivere in maniera dignitosa.
L’assegno di mantenimento, spiegano gli Ermellini, non è immutabile e neanche una “punizione” nei confronti del genitore che è andato via di casa. Ma, al contrario, un contributo che deve essere giusto, sostenibile e sempre proporzionato alle reali capacità economiche di entrambi gli ex coniugi in quel preciso momento.
L’articolo 337 ter del Codice civile stabilisce infatti che «ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito». Invece la Corte d’appello di Bologna aveva - secondo la Cassazione - ignorato questo principio. Il padre aveva cambiato lavoro con una conseguente diminuzione dello stipendio a 1.400 euro al mese, perché aveva cambiato ruolo all’interno dell’impresa di famiglia, diventando a tutti gli effetti un lavoratore dipendente. E lo aveva fatto proprio per avere una stabilità economica.
Mentre la madre, secondo quanto sostenuto dall’ex marito, aveva una «posizione economica ben più florida della propria».
Nonostante questo, la Corte d’appello aveva ritenuto che le decisioni del Tribunale di Piacenza (600 euro di mantenimento mensile e il pagamento del 50% delle spese straordinarie) fossero «condivisibili» nella misura in cui ritenevano «irrilevanti le intervenute modifiche peggiorative dei redditi del padre che, per una scelta unilaterale, aveva modificato il suo rapporto di lavoro».
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