15/11/2024
La pratica di introdurre nuove fattispecie di reato al verificarsi di fatti che destano allarme sociale può definirsi “populismo legislativo”. Nonostante l’elevata risonanza mediatica e l’aumento del consenso popolare, l’introduzione di nuovi reati non ha una reale efficacia nel risolvere i problemi sottostanti.
Cosa si intende?
Nel 2022 una serie di episodi collegati a rave party nonché quello organizzato (e non autorizzato) a Modena a novembre 2022, hanno attirato l’attenzione delle Autorità per l’elevato numero di partecipanti, le condizioni di sicurezza precarie ed i reati che si consumavano durante e dopo gli stessi. A dicembre 2022 è stata emanato quello che è stato definito “decreto rave party” con l’introduzione della nuova fattispecie di reato prevista dall’art. 633-bis del codice penale. Ad aprile 2024 è stato lo stesso Ministro Nordio ad aver ammesso che solo 8 persone (in tutta Italia) erano finite a processo per rispondere del nuovo reato (e non vi era stata ancora alcuna condanna). Era realmente necessaria la creazione di una nuova fattispecie o si potevano perfezionare quelle esistenti di cui agli artt. 633, 634 e 637 del codice penale?
Nel 2023 è affondato un barcone davanti alle coste calabresi e sono morte 94 persone. A marzo è uscito l’ennesimo decreto legge, definito “decreto Cutro”, che ha introdotto una nuova fattispecie di reato ovvero “la morte come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina”. Ovviamente, anche in questo caso, trattasi di una norma della quale non se ne sentiva il bisogno essendoci già una serie di fattispecie che garantivano per l’imputato una pena superiore ai 30 anni in caso di morte di un clandestino (Delitto di favoreggiamento aggravato di cui all’art. 12 co. 3-4-5-5bis e 5ter del Testo Unico Immigrazione in concorso con omicidio colposo - plurimo nel caso di Cutro - aggravato ai sensi dell’art. 586 c.p. ed il delitto di naufragio ex art. 428 c.p. se doloso o 449 c.p. se colposo. L’insieme di queste fattispecie raggiungeva facilmente la soglia dei 30 anni di reclusione.
Le cronache dei giornali hanno riempito le pagine di aggressioni a medici e infermieri ed ecco pronto l’ennesimo decreto legge con un nuovo reato: “lesioni nei confronti di medici ed operatori sanitari”. Il decreto non ha avuto gli effetti sperati, visto quanto successo a settembre a Foggia, con i sanitari barricati per evitare il pestaggio. Anche a seguito di quest’ultimo fatto di cronaca il Governo è intervenuto con un altro decreto legge ed un nuovo reato: “danneggiamento di cose destinate al servizio sanitario”.
Stesso modus operandi dopo lo stupro di Caivano con l’introduzione di pene per i genitori che non mandano i figli a scuola ed il nuovo reato di pubblica intimidazione con uso di armi.
L’episodio più singolare è l’uccisione dell’orso marsicano da parte del sig. Andrea Leombruni nell’agosto 2023. L’indignazione social è talmente potente che viene introdotto il “il reato di uccisione dell’orso marsicano” (???).
Così il reato di aggressione a personale scolastico, l’omicidio nautico (ricordate lo scontro fra lo yacht e una barca a vela?), l’estorsione mediante reati informatici, il reato di maternità surrogata, l’aggravante per i reati commessi in treno e metropolitana, il reato di ostruzione con il proprio corpo di strade e ferrovie (ricordate i sit-in degli ambientalisti?), l’occupazione di immobile altrui, lesioni personali ad un ufficiale o agente di polizia etc.
Senza volerci dilungare oltre, per ognuna delle fattispecie create vi era già la norma idonea a garantire la giusta pena per i responsabili. L’utilità di questi nuovi reati? Pressoché nulla se non deleteria. D’altronde se vi è carenza o errata organizzazione che dir si voglia delle Forze dell’ordine e carenza di operatori giudiziari e Giudici come può garantirsi la corretta applicazione di questo complesso sistema giudiziario, martoriato e riformato continuamente (è notizia recente quella dei processi rinviati di 4 anni presso il Giudice di Pace di Torino perché su 139 previsti dall’organico ne sono in servizio soltanto 7 – A Roma 58 su 210 previsti, tanto per citare un’altra città). E le carceri? In media c’è un sovraffollamento al 131,06%.
La creazione indiscriminata di nuove fattispecie di reato se da un lato placa gli animi dall’altro non risolve il problema. È come ampliare le sale d'attesa di un ospedale per sembrare più efficienti, ma senza aumentare il numero di medici: un'illusione di miglioramento che lascia irrisolto il problema principale, la carenza di personale necessaria per garantire una reale assistenza.
Avv. Marco Bagalini