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Monitoro per ovvie ragioni professionali la sanità in Italia ma anche con orgoglio personale affermo che l’eccellenza in...
15/06/2025

Monitoro per ovvie ragioni professionali la sanità in Italia ma anche con orgoglio personale affermo che l’eccellenza in Campania nel campo della cardiochirurgia non è nuova. E tra i protagonisti brillano gli astri delle colonne più imponenti sul piano internazionale. L’asse che deriva dai maestri Giuseppe Di Benedetto/Severino Iesu emerge inarrestabilmente.

Avellino, 31 maggio 2025 - Supera anche la prova del cuore il sistema robotico da Vinci, introdotto nel 2022 nelle sale operatorie dell’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino. Eseguiti due interventi di Cardiochirurgia utilizzando per la prima volta in Campania la tecnica mininvasiva...

Delle scelte che non condividiamo ce ne assumiamo la responsabilità ed anche le conseguenze. Conseguenze che ricadranno,...
05/10/2024

Delle scelte che non condividiamo ce ne assumiamo la responsabilità ed anche le conseguenze. Conseguenze che ricadranno, soprattutto, su un sistema carcere che peggiora di governo in governo; salvo i rari casi di illuminati nella direzione e gestione degli Istituti penitenziari e dell’immane lavoro di alcuni Magistrati di Sorveglianza. Ma confidiamo nell’operato di tutti e speriamo sempre di essere smentiti quanto alle nostre perplessità, che purtroppo, puntualmente, sono confermate dalle tragiche stagioni di suicidi, rivolte e trattamenti inumani e degradanti per l’Italia che continua ad essere terribilmente esposta alle ripetute condanne della Corte Europea dei Diritti Umani@mettere in evidenza

03/10/2024 Carcere e garante l'inopportunità delle scelte La designazione a capo dell’ufficio del Garante nazionale per i diritti dei detenuti del dott. Turrini Vita, già magistrato e figura dirigenziale apicale del DAP da oltre vent'anni anni, stride, in maniera troppo evidente, con il ruo...

05/10/2024

03/10/2024 Carcere e garante l'inopportunità delle scelte La designazione a capo dell’ufficio del Garante nazionale per i diritti dei detenuti del dott. Turrini Vita, già magistrato e figura dirigenziale apicale del DAP da oltre vent'anni anni, stride, in maniera troppo evidente, con il ruo...

Anche quest’anno la Federazione Italiana Diritti Umani ha partecipato alla Conferenza della Cattedra Jean Monnet dell’UN...
10/06/2024

Anche quest’anno la Federazione Italiana Diritti Umani ha partecipato alla Conferenza della Cattedra Jean Monnet dell’UNISA. Ringrazio ancora la Prof. Teresa Russo per il prestigioso invito che giunge puntuale, che proviene dall’Università che mi ha formata e ai Docenti dell’UNISA io devo proprio tanto.
Sono stata più che mai lieta d’intervenire per i saluti istituzionali.

03/06/2024

03/06/2024 Le tv nazionali raccontino le vergognose condizioni dei detenuti nelle carceri Basta disinformazione sulle carceri. Diamo voce a chi non ha più voce. Il documento della Giunta e dell’Osservatorio Carcere UCPI Quando attraverso la televisione pubblica nazionale si offre alla pubblica op...

03/06/2024

PERSEGUIRE IL GIUSTO PROCESSO NON È EVERSIONE MA SIGNIFICA RISPETTARE LA COSTITUZIONE

(dell’Avv. Francesco Petrelli, Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, su Il Foglio del 1 giugno 2024)

La separazione delle carriere approvata dal governo attua un fondamentale principio costituzionale: quello del “giudice terzo”. Al fine di comprendere meglio il significato della riforma costituzionale della separazione delle carriere, al di là di inutili e facili slogan, sembra utile ricordare alcuni fondamentali passaggi che hanno segnato la storia del nostro processo penale: dal varo del nuovo codice “Vassalli” nel 1989, alla riforma costituzionale del 1999, alla proposta di riforma costituzionale di iniziativa popolare depositata in Parlamento nel 2017 dall’Unione delle Camere penali, forte della raccolta di oltre 71.000 firme. La riforma del 1999, con la quale si è introdotta nell’art. 111 della nostra Carta la figura del “giudice terzo”, ha contribuito a chiudere positivamente una stagione, quella degli anni ’90, davvero drammatica per il nostro Paese. Una stagione segnata dalla vicenda di Tangentopoli e dalla traumatica fine della prima repubblica. Una storia di durissimi conflitti fra magistratura e politica che ha certamente stravolto i già fragili equilibri fra la magistratura ed i poteri dello Stato.

Con quella riforma, intervenuta dieci anni dopo l’introduzione del processo accusatorio, sono stati finalmente inseriti in Costituzione i principi del “giusto processo”. Pochi oggi riescono a negare che quella riforma abbia anche costituito un fondamentale potenziamento delle garanzie ed una evidente modernizzazione del processo penale. Quel nuovo testo dell’art. 111 Cost., alla cui riforma l’Unione delle Camere penali ha fornito un fondamentale contributo, ha segnato un cambio di paradigma che appare oggi davvero irrinunciabile. Perché con quella riforma si sono messi in sicurezza i fondamenti del nostro modello accusatorio, ed in particolare quello della formazione della prova nel contraddittorio delle parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo. Un principio intriso di valori democratici della cui importanza non sempre si è consapevoli. Così come non si è compreso che quelle garanzie del Giusto processo, intanto possono trovare concreta attuazione, se quel processo si svolge davanti a un giudice terzo, distinto cioè da entrambe le parti.

La terzietà del giudice, imposta da quell’art. 111 della nostra Costituzione, intesa come separatezza ordinamentale fra chi accusa e chi giudica, fra controllore e controllato, non è mai stata realizzata, condividendo ancora i magistrati, requirenti e giudicanti, un’unica ed indistinta commistione di interessi in sede di disciplina, di valutazione professionale e di avanzamento delle carriere. Ogni modello processuale ha bisogno dei suoi interpreti ed interpreti del modello accusatorio non possono certo essere quei giudici e quei pubblici ministeri dalle carriere unificate che plasmano le figure ibride di quasi-giudici e di quasi-pubblici ministeri. Quel nuovo modello non ha mai trovato una compiuta attuazione proprio a causa della mancata realizzazione di quella figura di giudice terzo.

Non si tratta, dunque, come alcuni vogliono far credere, di una riforma che “stravolge” la nostra costituzione, ma di una riforma che, al contrario, finalmente attua un fondamentale principio della nostra Costituzione. Anche in questo caso, come nel 1999, si tratta di realizzare un rafforzamento delle garanzie di tutti i cittadini ed una evidente modernizzazione della cultura del nostro processo penale.

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