16/07/2026
A proposito della condanna del gioielliere Mario Roggero
La potestà punitiva è una prerogativa dello Stato per evidenti ragioni di salvaguardia della pace sociale e dell’ordine costituito, inevitabilmente compromessi se tutti ci mettessimo a fare i pistoleri o i giustizieri.
La legittima difesa è una forma residuale di autotutela che l’ordinamento riconosce al cittadino, ma soltanto in presenza di determinati presupposti: la necessità della reazione, l’attualità del pericolo e la proporzionalità tra l’offesa e la difesa.
Questi indefettibili presupposti tracciano concettualmente la linea perimetrale che distingue la reazione difensiva dalla reazione punitiva, ovvero dalla vendetta.
Una reazione (legittimamente) difensiva presuppone infatti che il pericolo sia ancora incombente, costringendo (la necessità) l’aggredito ad agire a sua volta per proteggere se stesso o terzi dalle possibili conseguenze del comportamento illecito altrui.
In questa prospettiva, inseguire per decine di metri i rapinatori ormai in fuga e freddarli a colpi di pi***la, peraltro mettendo potenzialmente in pericolo anche l’incolumità dei passanti, non può considerarsi una reazione difensiva; e nemmeno un eccesso colposo di legittima difesa.
È concettualmente un atto di vendetta, che giuridicamente configura un omicidio, senza grossi margini di apprezzamento per il giudice; piaccia oppure no.
Al limite, in un’ottica difensiva, ammesso che non sia stato fatto, si sarebbe potuto più ragionevolmente (anche se, a giudicare dalle immagini diffuse, molto forzatamente) focalizzare l’attenzione sulle modalità esecutive del fatto, per tentare di escluderne la volontarietà e valutarne una derubricazione in omicidio preterintenzionale.
Altro discorso, poi, è il sentimento di umana comprensione e di dispiacere che si può provare per un uomo ultrasettantenne, forse esasperato dalle reiterate azioni criminali precedentemente subite e, probabilmente, in preda a uno stato emotivo fortemente alterato a causa dello spavento provato pochi minuti prima, soprattutto per la contestuale presenza della figlia e della moglie all’interno del negozio, durante la rapina. Stato emotivo di cui deduco che i giudici abbiamo tenuto conto nella commisurazione della pena.
D’altra parte, occorre ricordare a coloro che si lamentano del presunto lassismo legislativo verso chi delinque che l’art. 52 c.p., che disciplina la legittima difesa, è una norma ereditata dal Codice Rocco, fortemente influenzato dalle matrici autoritarie e repressive dell’epoca fascista, dunque tutt’altro che benevolo e permissivo verso malfattori e delinquenti.
Ciò a dimostrazione del fatto che non soltanto gli Stati democratici e di impronta liberale ma persino le legislazioni più autoritarie e repressive (quantunque, queste ultime, per finalità legate all’ordine pubblico) sono da sempre ostili a qualsiasi forma di vendetta privata o di disinvolta giustizia sommaria.
Nel tempo, peraltro, il perimetro di operatività della norma è stato pure più volte ampliato, arrivando finanche a introdurre, al comma 2, in alcune ipotesi tassativamente elencate, una presunzione legale di proporzionalità della difesa.
Ma, a mio avviso, non potrà mai concepirsi una modifica normativa, costituzionalmente legittima, in grado di bypassare del tutto i requisiti di necessità, attualità e proporzionalità, e che aprirebbe un pericolosissimo varco alla privatizzazione e alla sommarietà della giustizia penale, peraltro con modalità punitive, come la morte, che sono costituzionalmente precluse, per fortuna, persino allo Stato stesso.
Sia chiaro, non è una questione di buonismo o di mancanza di empatia verso chi subisce un’aggressione ingiusta e voglia difendersi.
D’altronde, nessuno di noi può dirsi immune dall’ incorrere in una reazione esorbitante e dal commettere errori nella propria vita (a volte anche come reazione a un’ingiustizia subita). In napoletano si dice “nun t fa mai mast”.
Però, lo Stato, riservandosi la potestà punitiva, preserva la comunità da arbitri e vendette private ed evita che le strade possano trasformarsi in un far west, mettendo a repentaglio la stessa tenuta dell’apparato istituzionale