22/04/2020
LIBERTA’ FONDAMENTALI ED EMERGENZA SANITARIA
Sono molto sorpreso dal fatto che in un Paese come il nostro, caratterizzato dalla garanzia delle più ampie libertà, i cittadini subiscano supinamente enormi compressioni dei propri diritti.
Verosimilmente la paura fa novanta, come suol dirsi, quindi, solo per il timore di contagi, e non per risveglio della coscienza civica, vi è stata la generalizzata adesione rispetto ad imposizioni che meglio si attaglierebbero a Stati totalitari.
Invece già vi è un sollevamento di scudi rispetto all’eventualità di poter subire, nella fase successiva, controlli attraverso l’ app “Immuni”.
Singolare che non si accettino intrusioni, peraltro, si dice, anonime e rispettose delle prescrizioni privacy, rispetto ai propri futuri contatti, con ciò frustrando una delle possibilità di rapida individuazione e cura delle persone che verranno in rapporto con soggetti positivi, e si aderisca invece ad imposizioni che non consentano di fare una corsetta minima oltre 200 metri da casa (!!!) o di portare a spasso il proprio cane se non attaccato a casa.
Mi pare che meriti l’assoluto plauso ( anche se immagino che c’è chi la pensa in modo diametralmente opposto e giudica l’iniziativa inopportuna o , forse, persino irrispettosa degli equilibri istituzionali) la presa di posizione di autorevoli Magistrati, delle funzioni giudicante ed inquirente, secondo quanto sotto riportato.
Mi sono spesso imbattuto, nella mia vita di cittadino e nella carriera professionale, in disposizioni assolutamente idiote, ma credo , e ne faccio parte, quale operatore nel settore giustizia, nello stato di diritto, nella preminenza della legge e, quindi , ritengo valga il brocardo “dura lex, sed lex”, ovvero che la legge vada sempre pienamente rispettata ed applicata anche quando risulti oggettivamente afflittiva, o ( e, ripeto, esempi ne abbiamo avuti in passato) addirittura senza senso.
Però c’è un però …. ed i magistrati l’hanno ben evidenziato.
Innanzitutto occorre rammentare che la libertà personale è inviolabile e le relative limitazioni sono soggette a doppia riserva: di giurisdizione (solo l’Autorità Giudiziaria può disporle) e di legge (possono essere disposte dai magistrati nei soli casi e modi previsti dalla legge). Ciò in forza dell’art. 13 cost.
Ma l’art. 16 cost. prevede che il diritto di circolazione del cittadino nell’intero territorio nazionale può subire limitazioni previste dalla legge per motivi di sanità e sicurezza.
Diritti certamente distinti quelli alla libertà personale e di circolazione, ma i cui confini possono essere labili.
Infatti: se al cittadino viene imposto di non uscire di casa se non al massimo una volta al giorno e purché nel proprio comune di residenza esclusivamente per andare a fare la spesa e/o, se ha la fortuna di avere un cane, anche al massimo per portarlo a fare i bisogni nelle strette vicinanze, si limita il diritto di circolazione o piuttosto si crea una forma surrogata di arresti domiciliari privativa della libertà personale ?
Orbene, come ben evidenziato dai Magistrati, si impone interpretazione teleologica e costituzionalmente orientata .
La finalità perseguita è quella di evitare la diffusione dei contagi. Punto. Ne consegue che le condotte che non possono favorire contagi NON SONO ILLECITE.
Detto ciò è ( sarebbe) sufficiente un minimo di buon senso in capo a chi è chiamato ad eseguire controlli.
Spiegamento di mezzi con droni ed elicotteri, magari finalizzati a cogliere in castagna runner solitario che correva su spiaggia deserta, non rispondono al buon senso… oltre che al corretto impiego delle risorse pubbliche ( fermo restando che chi ritiene di svolgere attività che gli rinfrancano il corpo e lo spirito, curandosi sempre di non risultare di minimo pericolo per il prossimo e di non contribuire affatto alla diffusione del virus, dovrà poi a sua volta avere il buon senso, caso mai riportasse una slogatura o qualche altro incidente, di soffrire in silenzio… e non certo di andare a gravare un Servizio sanitario già gravato di ben più onerose ed importanti incombenze)
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Coronavirus: magistrati Aosta, passeggiate non sono illeciti
"Denaro pubblico più utile in microcomunità che per controlli"
Redazione ANSA AOSTA 21 aprile 202015:35NEWS
"Con estremo sconforto - soprattutto morale - abbiamo assistito - ed ancora assistiamo - ad ampi dispiegamenti di mezzi per perseguire illeciti che non esistono, poiché è manifestamente insussistente qualsiasi offesa all'interesse giuridico (e sociale) protetto". Lo affermano, in riferimento al divieto di passeggiate, nove magistrati di Aosta in qualità di "cittadini": Eugenio Gramola, presidente del tribunale, i giudici Anna Bonfilio, Maurizio D'Abrusco, Luca Fadda, Davide Paladino, Marco Tornatore, Stefania Cugge (giudice a Ivrea) e i pm Luca Ceccanti ed Eugenia Menichetti.
"In un territorio - scrivono in una lettera aperta - qual è quello valdostano - ma anche altrove, in zone di campagna o collinari su tutto il territorio italiano - ove molti comuni hanno una densità di popolazione assai limitata a fronte di un territorio in gran parte esteso in zona rurale, che pericolosità rivestono le condotte di chi, per sopravvivere alla situazione pesante in cui tutti viviamo, avendo la fortuna di abitare in comune montano - o comunque in zone isolate - (con gli inconvenienti ben noti in condizioni normali, soprattutto in stagione invernale, per spostamenti anche ordinari) faccia una passeggiata nei boschi 'osando' allontanarsi anche per qualche chilometro dalla propria abitazione, laddove superate le 'quattro case' del paese - proprio nel raggio delle poche centinaia di metri di spostamento consentito od almeno tollerato - si spinga fino alle zone solitarie di montagna dove - se ha fortuna - potrà incontrare forse qualche marmotta, o capriolo o volpe, transitando al più in prossimità di qualche alpeggio, al momento anche chiuso".
Quindi "fermo restando che è compito delle Forze di Polizia, e prima ancora dell'autorità politica che ne dirige l'operare, decidere come e dove concentrare i controlli sull'osservanza delle disposizioni emanate dal Governo, è difficile non chiedersi se davvero non si sappia immaginare un modo più utile per spendere il danaro pubblico, in settori ove ce n'è ben più bisogno per le tante necessità urgenti delle strutture sanitarie o per più seri interventi di prevenzione e protezione degli anziani in strutture di accoglienza".
"Tutto ciò - aggiungono i magistrati - avviene con sacrificio estremo, manifestamente non necessario, di diritti fondamentali di libertà personale e di circolazione dei cittadini di cui alla parte I della Costituzione, che meriterebbe rinnovata lettura ed attenta meditazione. Non dimentichiamo che le norme che vengano ad incidere e sacrificare diritti costituzionalmente garantiti, anche a tutela di altri diritti di pari rango che vengano a confliggervi, sono comunque sempre soggette a stretta interpretazione e perdono ogni legittimazione laddove le condotte sanzionate siano prive di lesività per il bene preminente salvaguardato".
Nell'ambito dell'emergenza da coronavirus, in Valle d'Aosta è prevista "in senso ulteriormente restrittivo" rispetto alla normativa nazionale (per via di una ordinanza regionale) la possibilità di svolgere attività motoria e di uscire con l'animale da compagnia "solo in prossimità della propria abitazione", ricordano giudici e pm. Nella lettera aperta fanno riferimento in particolare alla "Circolare del Ministero dell'Interno 31.03.2020", in cui si ricorda che "la finalità dei divieti" risiede "nell'esigenza di preve**re e ridurre la propagazione del contagio" e che "il perseguimento della predetta esigenza implichi valutazioni ponderate rispetto alla specificità delle situazioni concrete".
Inoltre "non sarebbe forse 'strategicamente' più utile limitare l'applicazione dei provvedimenti in vigore nell'ambito effettivamente necessario per il perseguimento dei fini loro propri di contenimento dei rischi reali - e non immaginari - di diffusione dell'epidemia in atto, salvaguardando il più possibile le libertà fondamentali dei cittadini? Ciò perché i cittadini stessi, ben consapevoli e largamente convinti della necessità di un regime comunque restrittivo, poiché coscienti - per la maggior parte almeno - dei rischi conseguenti al mancato contenimento della diffusione epidemiologica in atto, sarebbero così assai più motivati e spontaneamente disposti al pieno rispetto della normativa vigente, ragionevole ed equilibrata, e non si sentirebbero invece costretti a cercare i più umilianti sotterfugi per sottrarsi a solerti controlli che finiscono per essere percepiti come gratuite persecuzioni di nessuna utilità per l'effettiva tutela del bene della salute pubblica". Infine "se superassimo il pericolo da coronavirus lasciando sul tappeto libertà fondamentali e diritti primari di libertà che oggi vengono seriamente posti a rischio da condotte repressive non adeguate rispetto ai fini perseguiti, che risultato avremmo conseguito?".