02/04/2026
Spese ordinarie o straordinarie? La distinzione che può costarti cara se non la conosci.
C'è una conversazione che si ripete ogni giorno in migliaia di famiglie separate. "La mensa è compresa nell'assegno o no?" "Chi paga la gita di classe?" "Ho comprato le scarpe ai bambini: voglio i soldi indietro." Sembrano domande semplici. Non lo sono. E ogni volta che si lascia quella risposta al caso, all'umore del momento o ai vari "l'ho sentito dire da qualcuno", si apre una crepa. Piccola all'inizio. Poi diventa un conflitto. Poi diventa un tribunale.
Le spese ordinarie sono quelle già comprese nell'assegno mensile: vitto, alloggio, abbigliamento, cancelleria scolastica, farmaci da banco, benzina. Ma attenzione — se tuo figlio è con te e compri un quaderno, quella spesa è tua, non è rimborsabile. Pretendere il contrario non è solo un errore tecnico: è una pretesa illegittima. E scalare queste voci dal bonifico mensile è qualcosa di ancora più grave. Le spese straordinarie, invece, sono escluse dall'assegno e vanno divise tra i genitori: mediche specialistiche, odontoiatriche, libri di testo, tasse scolastiche, sport, ripetizioni, viaggi studio, scuole private, acquisto di un mezzo di trasporto. Di norma richiedono il preventivo accordo tra i genitori, ma alcune sono sempre e comunque rimborsabili — come le prestazioni mediche del SSN o i libri scolastici — senza bisogno di chiedere nulla.
Poi arriva la zona grigia, ed è lì che esplode tutto. La mensa scolastica: a Roma e Taranto è ordinaria, a Milano è straordinaria, a Siena dipende dall'entità dell'assegno. Il pre e doposcuola: a Roma e Massa Carrara si valuta l'esigenza originaria della famiglia, a Milano e Taranto è sempre extra. La gita di un giorno: ordinaria a Roma e Massa Carrara, straordinaria a Bologna e Napoli. Stessa spesa, città diversa, risposta diversa. Questo perché ogni Tribunale adotta un proprio Protocollo che stabilisce con precisione cosa rientra nell'assegno e cosa no. I protocolli più evoluti allargano anche l'elenco delle spese sostenibili senza accordo preventivo — a Siena, ad esempio, rientra in questa categoria un'attività sportiva con relativa attrezzatura, a Milano la gita scolastica senza pernottamento.
Senza conoscere il Protocollo del tuo Tribunale non hai certezza: hai solo opinioni.
Quando il consenso è necessario, la richiesta va fatta per iscritto — messaggio, email, PEC. Se l'altro genitore non risponde con un dissenso motivato entro un termine ragionevole (10-15 giorni), il silenzio vale come consenso, la spesa non è più contestabile e il diritto al rimborso è acquisito. Chi tace, paga. Non è una metafora.
Il conflitto sulle spese straordinarie è uno dei più logoranti della gestione post-separazione. Non per i numeri in gioco — spesso parliamo di cifre contenute — ma perché diventa un campo di battaglia quotidiano dove l'ostruzionismo di chi nega il rimborso per partito preso si scontra con la frustrazione di chi sostiene spese reali senza tutela. L'unico modo per uscire da questo schema non è il "ho sentito dire", non è la voce di corridoio raccolta fuori dall'aula: è conoscere il tuo Protocollo, il tuo Tribunale, la tua situazione specifica.
SAPERE È POTERE. Conosci i tuoi doveri e non cedere a illegittime pretese.
Se stai affrontando una spesa e non sai se hai diritto al rimborso, o se continui a chiedere il 50% e l'altro genitore ti oppone resistenza senza un motivo valido, scrivimi in privato con il tuo Tribunale di riferimento e la voce di spesa che ti mette in difficoltà. Ti dirò cosa prevede il tuo Protocollo. Perché sapere è l'unico modo per smettere di combattere battaglie che si potevano evitare.