09/10/2026
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La dinamicitร dei dati in elaborazione aiuta a comprendere un fenomeno che puรฒ apparire sorprendente quando si osservano oggi i dataset Sky ECC arrivati nei procedimenti giudiziari italiani che abbiamo potuto esaminare. Il materiale trasmesso dalla Francia poteva presentarsi sotto forma di file tabellari nei formati CSV e XLSX, nei quali messaggi e metadati erano organizzati in righe e colonne, mentre gli eventuali contenuti multimediali potevano essere forniti separatamente e collegati ai rispettivi record attraverso le informazioni presenti nel dataset. Ciรฒ che giungeva all'autoritร richiedente era quindi il risultato di un'esportazione strutturata, destinata a rendere consultabile una parte del patrimonio informativo precedentemente acquisito ed elaborato.
Un esempio concreto permette di comprenderne meglio la struttura. In uno dei file XLSX effettivamente trasmessi dalla Francia nell'ambito di un procedimento italiano, 1.900 record descrivono messaggi e relativi metadati attraverso dodici campi: timestamp della comunicazione, identificativo del mittente, contenuto, titolo della chat, identificativo del messaggio e della conversazione, lingua, codice paese, hash SHA-1 dell'eventuale allegato, nome del file multimediale, categoria dell'informazione e data di acquisizione del record nel sistema (๐๐๐๐๐ ๐ก_๐๐๐ก๐).
La presenza di quest'ultimo campo รจ particolarmente interessante. Lo stesso ๐๐๐ ๐ ๐๐๐_๐๐ puรฒ comparire piรน volte, mantenendo identici il contenuto e il momento della comunicazione, ma presentando differenti ๐๐๐๐๐ ๐ก_๐๐๐ก๐; in alcuni casi, lo stesso messaggio ricompare in diverse occasioni distribuite nell'arco di settimane. Il file non rappresenta quindi soltanto una successione cronologica di comunicazioni ma conserva anche traccia di momenti differenti nei quali lo stesso oggetto informativo รจ entrato nel dataset.
Questo comportamento รจ compatibile con un processo nel quale il materiale veniva sottoposto a successive โingestioniโ o rielaborazioni. I documenti disponibili non consentono di affermare che ogni nuova ๐๐๐๐๐ ๐ก_๐๐๐ก๐ corrispondesse a una diversa versione del software o a un nuovo algoritmo di decifrazione: potevano intervenire nuovi cicli di elaborazione, elementi crittografici divenuti successivamente disponibili, ulteriori sorgenti oppure una nuova acquisizione nel sistema di risultati giร prodotti. Il dato significativo, ai nostri fini, consiste nella natura processata dell'oggetto che arriva all'analista.
Un altro campo rende ancora piรน evidente questa distinzione: il dataset contiene un campo di classificazione della lingua del messaggio nel quale, per alcune espressioni inequivocabilmente afferenti la lingua italiana o un suo dialetto vi รจ unโattribuzione, ad esempio, alla lingua portoghese. Quest'indicazione costituisce, quindi, un metadato derivato evidentemente non corretto in quanto probabilmente attribuito da un modello linguistico non sufficientemente addestrato, prodotto durante una fase della catena di elaborazione e, quindi, non rappresenta una proprietร originaria della comunicazione; il materiale disponibile non consente, allo stato, di stabilire con certezza quale componente della pipeline abbia generato quella classificazione.
La differenza puรฒ sembrare sottile ma sul piano forense รจ sostanziale: il testo scritto dall'utente appartiene alla comunicazione intercettata; l'etichetta che lo classifica come italiano, portoghese o francese appartiene invece all'elaborazione successiva.
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Le conversazioni cosรฌ intercettate, tuttavia, conservavano ancora un problema che nessuna decifrazione poteva risolvere da sola. Gli utenti Sky ECC non comparivano, ovviamente, con un nome ed un cognome: ciascun account era associato a un identificativo, lo Sky ID o PIN, costituito da una breve sequenza alfanumerica (per esempio K7M4PX, R2F8WN o T9C3KL) alla quale poteva affiancarsi un nickname scelto dall'utilizzatore, come โIl Rossoโ, โFalcoโ o โIl Professoreโ. Gli esempi sono di fantasia, ma restituiscono bene ciรฒ che poteva presentarsi agli investigatori: una conversazione tra identificativi e pseudonimi che consentiva di seguire rapporti, contatti e contenuti senza rivelare automaticamente l'identitร anagrafica delle persone che si trovavano dietro quei dispositivi.
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I metadati dei server disponibili a partire dal giugno 2019 contenevano lo Sky-ID, composto da sei caratteri, e il nickname scelto dall'utente; in molti casi potevano inoltre mostrare gli IMEI e gli ICCID utilizzati in associazione a quell'account. Alcuni messaggi automatici generati durante l'attivazione o il rinnovo del servizio contenevano Sky-ID, tipo di telefono, numero seriale e IMEI, permettendo cosรฌ agli investigatori di ricostruire il collegamento tra l'account e uno o piรน apparati. Questa relazione poteva cambiare nel tempo: uno stesso account poteva essere utilizzato con piรน telefoni e, viceversa, uno stesso telefono poteva essere utilizzato con account differenti. I metadati, tuttavia, non conservavano necessariamente per ogni account un messaggio di attivazione dal quale ricavare direttamente tale associazione. L'IMEI identifica l'apparato, l'ICCID identifica la scheda SIM, l'IMSI identifica la sottoscrizione mobile associata alla SIM all'interno della rete dell'operatore, il numero MSISDN rappresenta invece la numerazione telefonica associata al servizio. Mettendo insieme queste informazioni diventava possibile costruire una catena: ๐๐๐ฆ-๐ผ๐ท โ ๐ผ๐๐ธ๐ผ โ ๐ผ๐ถ๐ถ๐ผ๐ท โ ๐ผ๐๐๐ผ/๐๐๐ผ๐๐ท๐.
I telefoni Sky ECC utilizzavano principalmente SIM KPN e AT&T e i verbali olandesi le descrivono come numerazioni M2M (Machine to Machine), concepite principalmente per il trasferimento di dati. Le SIM osservate presentavano IMSI riconducibili a KPN, con prefisso 20408, oppure ad AT&T, con prefisso 310170. Sky ECC utilizzava inoltre diversi APN privati, fra i quali Ecc00.com.attz, Ecc01.com.attz, Ecc.movistar.es, ecc.m2m ed ecc.apn.
L'APN, Access Point Name, puรฒ essere immaginato come il punto attraverso il quale una connessione dati mobile viene indirizzata verso la rete alla quale deve accedere. Un APN privato consente di riservare quel percorso a una determinata organizzazione o categoria di utenti; per gli investigatori quella caratteristica produceva una possibilitร ulteriore: interrogare i dati dell'operatore relativi alle connessioni verso gli APN utilizzati da Sky ECC; questa interrogazione diede i suoi frutti: KPN fornรฌ dati relativi al periodo compreso fra il 15 maggio 2019 e il 4 aprile 2021. I record comprendevano elementi quali IMSI, MSISDN, IMEI, APN utilizzato, data e ora, durata e Cell ID; quando una SIM KPN operava all'estero, nei record poteva inoltre comparire il codice MCC/MNC della rete visitata; il verbale riporta come esempio 20620, relativo a una rete belga, e riferisce anche la presenza regolare di Cell ID stranieri nei dati di traffico, senza perรฒ fornire elementi sufficienti per stabilire in ogni caso la precisa granularitร geografica di tali identificativi.
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Per una parte dei terminali, tuttavia, all'identificazione tecnica potevano aggiungersi informazioni provenienti dagli operatori telefonici. Nell'ambito dell'indagine WERL, la polizia olandese aveva richiesto a KPN i dati relativi ai telefoni che si erano collegati agli APN utilizzati da Sky ECC e aveva ricevuto, per il periodo compreso tra il 15 maggio 2019 e il 4 aprile 2021, record contenenti fra l'altro IMEI, numero telefonico, data e ora della connessione e Cell ID. Non si trattava quindi di informazioni ricavate automaticamente dall'infrastruttura Sky ECC per qualunque telefono presente nel mondo, bensรฌ di dati di traffico disponibili attraverso lo specifico operatore telefonico e destinati inevitabilmente a dipendere dalla SIM utilizzata, dalla rete sulla quale il terminale si era registrato e dalle informazioni conservate o rese disponibili dagli operatori.
Quando questi dati erano disponibili con sufficiente dettaglio, il loro valore investigativo poteva essere considerevole: la polizia olandese descrive, per esempio, la possibilitร di esaminare i Cell ID maggiormente utilizzati, di osservare quelli ricorrenti nelle ore serali, notturne e del primo mattino per formulare ipotesi sull'area abitualmente frequentata dall'utilizzatore, oppure di confrontare gli spostamenti del dispositivo Sky ECC dโinteresse con quelli di telefoni appartenenti a persone giร identificate e con luoghi e orari di eventi investigativamente rilevanti. Il meccanismo investigativo era quindi molto piรน ampio della semplice lettura delle conversazioni; un account poteva comunicare con altri Sky-ID, i metadati potevano collegarlo a un determinato IMEI, l'apparato poteva essere associato a una SIM e a un IMSI, i dati della rete mobile potevano collocarlo nello spazio e nel tempo; quei movimenti potevano infine essere confrontati con quelli di una persona conosciuta.
Ogni passaggio, considerato da solo, forniva un'informazione parziale, ma tutte le informazioni reperite e la loro sovrapposizione poteva trasformare i sei caratteri anonimi dello Sky-ID in un individuo. La stessa documentazione olandese descrive espressamente questa finalitร : una volta individuato l'utilizzatore del telefono attraverso i metadati e i dati di traffico, l'identificazione poteva essere estesa all'account Sky collegato.
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La dimensione di questa seconda raccolta sarebbe emersa pienamente soltanto piรน tardi. Nel marzo 2024 le autoritร olandesi comunicarono di aver ottenuto da AT&T dati di telecomunicazione e geolocalizzazione relativi agli IMSI associati agli Sky PIN. Il dataset riguardava 41.457 IMSI unici e copriva il periodo dal 23 marzo 2017 al 23 marzo 2022. La documentazione richiamava espressamente una catena di rapporti tecnici dedicati all'associazione fra Sky-ID e IMEI, fra IMEI e IMSI/ICCID e, infine, fra questi identificativi e i dati AT&T.
Questo numero rende esplicita la scala dell'intera operazione; decine di migliaia di identitร mobili potevano essere messe in relazione con altrettante identitร utilizzate all'interno di una piattaforma nata precisamente per separare la comunicazione dalla persona che la produceva. Il telefono cifrato poteva nascondere il contenuto della conversazione ma la scheda SIM doveva comunque permettere al dispositivo di raggiungere una rete radiomobile (a meno che non venisse utilizzata una rete Wi-Fi).
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