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09/10/2026

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La dinamicitร  dei dati in elaborazione aiuta a comprendere un fenomeno che puรฒ apparire sorprendente quando si osservano oggi i dataset Sky ECC arrivati nei procedimenti giudiziari italiani che abbiamo potuto esaminare. Il materiale trasmesso dalla Francia poteva presentarsi sotto forma di file tabellari nei formati CSV e XLSX, nei quali messaggi e metadati erano organizzati in righe e colonne, mentre gli eventuali contenuti multimediali potevano essere forniti separatamente e collegati ai rispettivi record attraverso le informazioni presenti nel dataset. Ciรฒ che giungeva all'autoritร  richiedente era quindi il risultato di un'esportazione strutturata, destinata a rendere consultabile una parte del patrimonio informativo precedentemente acquisito ed elaborato.

Un esempio concreto permette di comprenderne meglio la struttura. In uno dei file XLSX effettivamente trasmessi dalla Francia nell'ambito di un procedimento italiano, 1.900 record descrivono messaggi e relativi metadati attraverso dodici campi: timestamp della comunicazione, identificativo del mittente, contenuto, titolo della chat, identificativo del messaggio e della conversazione, lingua, codice paese, hash SHA-1 dell'eventuale allegato, nome del file multimediale, categoria dell'informazione e data di acquisizione del record nel sistema (๐‘–๐‘›๐‘”๐‘’๐‘ ๐‘ก_๐‘‘๐‘Ž๐‘ก๐‘’).

La presenza di quest'ultimo campo รจ particolarmente interessante. Lo stesso ๐‘š๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘Ž๐‘”๐‘’_๐‘–๐‘‘ puรฒ comparire piรน volte, mantenendo identici il contenuto e il momento della comunicazione, ma presentando differenti ๐‘–๐‘›๐‘”๐‘’๐‘ ๐‘ก_๐‘‘๐‘Ž๐‘ก๐‘’; in alcuni casi, lo stesso messaggio ricompare in diverse occasioni distribuite nell'arco di settimane. Il file non rappresenta quindi soltanto una successione cronologica di comunicazioni ma conserva anche traccia di momenti differenti nei quali lo stesso oggetto informativo รจ entrato nel dataset.
Questo comportamento รจ compatibile con un processo nel quale il materiale veniva sottoposto a successive โ€œingestioniโ€ o rielaborazioni. I documenti disponibili non consentono di affermare che ogni nuova ๐‘–๐‘›๐‘”๐‘’๐‘ ๐‘ก_๐‘‘๐‘Ž๐‘ก๐‘’ corrispondesse a una diversa versione del software o a un nuovo algoritmo di decifrazione: potevano intervenire nuovi cicli di elaborazione, elementi crittografici divenuti successivamente disponibili, ulteriori sorgenti oppure una nuova acquisizione nel sistema di risultati giร  prodotti. Il dato significativo, ai nostri fini, consiste nella natura processata dell'oggetto che arriva all'analista.

Un altro campo rende ancora piรน evidente questa distinzione: il dataset contiene un campo di classificazione della lingua del messaggio nel quale, per alcune espressioni inequivocabilmente afferenti la lingua italiana o un suo dialetto vi รจ unโ€™attribuzione, ad esempio, alla lingua portoghese. Quest'indicazione costituisce, quindi, un metadato derivato evidentemente non corretto in quanto probabilmente attribuito da un modello linguistico non sufficientemente addestrato, prodotto durante una fase della catena di elaborazione e, quindi, non rappresenta una proprietร  originaria della comunicazione; il materiale disponibile non consente, allo stato, di stabilire con certezza quale componente della pipeline abbia generato quella classificazione.

La differenza puรฒ sembrare sottile ma sul piano forense รจ sostanziale: il testo scritto dall'utente appartiene alla comunicazione intercettata; l'etichetta che lo classifica come italiano, portoghese o francese appartiene invece all'elaborazione successiva.

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Le conversazioni cosรฌ intercettate, tuttavia, conservavano ancora un problema che nessuna decifrazione poteva risolvere da sola. Gli utenti Sky ECC non comparivano, ovviamente, con un nome ed un cognome: ciascun account era associato a un identificativo, lo Sky ID o PIN, costituito da una breve sequenza alfanumerica (per esempio K7M4PX, R2F8WN o T9C3KL) alla quale poteva affiancarsi un nickname scelto dall'utilizzatore, come โ€œIl Rossoโ€, โ€œFalcoโ€ o โ€œIl Professoreโ€. Gli esempi sono di fantasia, ma restituiscono bene ciรฒ che poteva presentarsi agli investigatori: una conversazione tra identificativi e pseudonimi che consentiva di seguire rapporti, contatti e contenuti senza rivelare automaticamente l'identitร  anagrafica delle persone che si trovavano dietro quei dispositivi.

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I metadati dei server disponibili a partire dal giugno 2019 contenevano lo Sky-ID, composto da sei caratteri, e il nickname scelto dall'utente; in molti casi potevano inoltre mostrare gli IMEI e gli ICCID utilizzati in associazione a quell'account. Alcuni messaggi automatici generati durante l'attivazione o il rinnovo del servizio contenevano Sky-ID, tipo di telefono, numero seriale e IMEI, permettendo cosรฌ agli investigatori di ricostruire il collegamento tra l'account e uno o piรน apparati. Questa relazione poteva cambiare nel tempo: uno stesso account poteva essere utilizzato con piรน telefoni e, viceversa, uno stesso telefono poteva essere utilizzato con account differenti. I metadati, tuttavia, non conservavano necessariamente per ogni account un messaggio di attivazione dal quale ricavare direttamente tale associazione. L'IMEI identifica l'apparato, l'ICCID identifica la scheda SIM, l'IMSI identifica la sottoscrizione mobile associata alla SIM all'interno della rete dell'operatore, il numero MSISDN rappresenta invece la numerazione telefonica associata al servizio. Mettendo insieme queste informazioni diventava possibile costruire una catena: ๐‘†๐‘˜๐‘ฆ-๐ผ๐ท โ†’ ๐ผ๐‘€๐ธ๐ผ โ†’ ๐ผ๐ถ๐ถ๐ผ๐ท โ†’ ๐ผ๐‘€๐‘†๐ผ/๐‘€๐‘†๐ผ๐‘†๐ท๐‘.

I telefoni Sky ECC utilizzavano principalmente SIM KPN e AT&T e i verbali olandesi le descrivono come numerazioni M2M (Machine to Machine), concepite principalmente per il trasferimento di dati. Le SIM osservate presentavano IMSI riconducibili a KPN, con prefisso 20408, oppure ad AT&T, con prefisso 310170. Sky ECC utilizzava inoltre diversi APN privati, fra i quali Ecc00.com.attz, Ecc01.com.attz, Ecc.movistar.es, ecc.m2m ed ecc.apn.

L'APN, Access Point Name, puรฒ essere immaginato come il punto attraverso il quale una connessione dati mobile viene indirizzata verso la rete alla quale deve accedere. Un APN privato consente di riservare quel percorso a una determinata organizzazione o categoria di utenti; per gli investigatori quella caratteristica produceva una possibilitร  ulteriore: interrogare i dati dell'operatore relativi alle connessioni verso gli APN utilizzati da Sky ECC; questa interrogazione diede i suoi frutti: KPN fornรฌ dati relativi al periodo compreso fra il 15 maggio 2019 e il 4 aprile 2021. I record comprendevano elementi quali IMSI, MSISDN, IMEI, APN utilizzato, data e ora, durata e Cell ID; quando una SIM KPN operava all'estero, nei record poteva inoltre comparire il codice MCC/MNC della rete visitata; il verbale riporta come esempio 20620, relativo a una rete belga, e riferisce anche la presenza regolare di Cell ID stranieri nei dati di traffico, senza perรฒ fornire elementi sufficienti per stabilire in ogni caso la precisa granularitร  geografica di tali identificativi.

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Per una parte dei terminali, tuttavia, all'identificazione tecnica potevano aggiungersi informazioni provenienti dagli operatori telefonici. Nell'ambito dell'indagine WERL, la polizia olandese aveva richiesto a KPN i dati relativi ai telefoni che si erano collegati agli APN utilizzati da Sky ECC e aveva ricevuto, per il periodo compreso tra il 15 maggio 2019 e il 4 aprile 2021, record contenenti fra l'altro IMEI, numero telefonico, data e ora della connessione e Cell ID. Non si trattava quindi di informazioni ricavate automaticamente dall'infrastruttura Sky ECC per qualunque telefono presente nel mondo, bensรฌ di dati di traffico disponibili attraverso lo specifico operatore telefonico e destinati inevitabilmente a dipendere dalla SIM utilizzata, dalla rete sulla quale il terminale si era registrato e dalle informazioni conservate o rese disponibili dagli operatori.

Quando questi dati erano disponibili con sufficiente dettaglio, il loro valore investigativo poteva essere considerevole: la polizia olandese descrive, per esempio, la possibilitร  di esaminare i Cell ID maggiormente utilizzati, di osservare quelli ricorrenti nelle ore serali, notturne e del primo mattino per formulare ipotesi sull'area abitualmente frequentata dall'utilizzatore, oppure di confrontare gli spostamenti del dispositivo Sky ECC dโ€™interesse con quelli di telefoni appartenenti a persone giร  identificate e con luoghi e orari di eventi investigativamente rilevanti. Il meccanismo investigativo era quindi molto piรน ampio della semplice lettura delle conversazioni; un account poteva comunicare con altri Sky-ID, i metadati potevano collegarlo a un determinato IMEI, l'apparato poteva essere associato a una SIM e a un IMSI, i dati della rete mobile potevano collocarlo nello spazio e nel tempo; quei movimenti potevano infine essere confrontati con quelli di una persona conosciuta.

Ogni passaggio, considerato da solo, forniva un'informazione parziale, ma tutte le informazioni reperite e la loro sovrapposizione poteva trasformare i sei caratteri anonimi dello Sky-ID in un individuo. La stessa documentazione olandese descrive espressamente questa finalitร : una volta individuato l'utilizzatore del telefono attraverso i metadati e i dati di traffico, l'identificazione poteva essere estesa all'account Sky collegato.

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La dimensione di questa seconda raccolta sarebbe emersa pienamente soltanto piรน tardi. Nel marzo 2024 le autoritร  olandesi comunicarono di aver ottenuto da AT&T dati di telecomunicazione e geolocalizzazione relativi agli IMSI associati agli Sky PIN. Il dataset riguardava 41.457 IMSI unici e copriva il periodo dal 23 marzo 2017 al 23 marzo 2022. La documentazione richiamava espressamente una catena di rapporti tecnici dedicati all'associazione fra Sky-ID e IMEI, fra IMEI e IMSI/ICCID e, infine, fra questi identificativi e i dati AT&T.

Questo numero rende esplicita la scala dell'intera operazione; decine di migliaia di identitร  mobili potevano essere messe in relazione con altrettante identitร  utilizzate all'interno di una piattaforma nata precisamente per separare la comunicazione dalla persona che la produceva. Il telefono cifrato poteva nascondere il contenuto della conversazione ma la scheda SIM doveva comunque permettere al dispositivo di raggiungere una rete radiomobile (a meno che non venisse utilizzata una rete Wi-Fi).

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04/10/2026

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Il 9 marzo 2021, quando lโ€™operazione contro Sky ECC divenne pubblica e i tre server ospitati nel datacenter OVH di Roubaix furono sequestrati, alle spalle degli investigatori cโ€™erano ormai quasi due anni di acquisizioni, analisi, tentativi, modifiche e progressivi affinamenti. Le sonde collocate sullโ€™infrastruttura avevano osservato e prelevato enormi quantitร  di traffico, la memoria dei server aveva restituito materiale crittografico utile a comprenderne il funzionamento, i sistemi Man in the Middle avevano permesso di ottenere dai telefoni gli elementi crittografici necessari alla decifrazione delle comunicazioni e, dal 15 febbraio 2021, gli investigatori erano entrati nella cosiddetta โ€œphase liveโ€, durante la quale divenne possibile conoscere in tempo reale il contenuto di alcuni dei messaggi scambiati dagli utenti della rete Sky ECC; il problema che si apriva a quel punto era, perรฒ, di natura completamente diversa.

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Un messaggio decifrato possiede un significato per il suo destinatario ma diventa informazione investigativa soltanto quando รจ possibile stabilire chi lo abbia inviato, a chi fosse diretto, quando sia transitato, a quale conversazione appartenga, quali altri messaggi lo abbiano preceduto e lo seguano, quali immagini o registrazioni audio siano collegate a esso e, soprattutto, quale persona possa nascondersi dietro quelle sei lettere e quei numeri che costituivano uno Sky-ID. Moltiplicare questo problema per decine di migliaia di utenti significa comprendere quale fosse la vera sfida che iniziava nel momento stesso in cui la crittografia aveva smesso di rappresentare una barriera invalicabile. Il 12 marzo 2021, appena tre giorni dopo l'operazione che aveva portato al sequestro dei server, il procuratore federale belga Frรฉdรฉric Van Leeuw fornรฌ una misura impressionante della quantitร  di informazioni ormai disponibile agli investigatori: 440 milioni di messaggi erano giร  stati decifrati e il numero continuava ad aumentare. Secondo il suo calcolo, una squadra composta da quaranta agenti, impiegando cinque o sei minuti per leggere e contestualizzare ciascun messaggio, avrebbe avuto bisogno di 685 anni per esaminarli tutti.

Le dimensioni del materiale spiegano meglio di qualsiasi definizione la natura del problema. Nei documenti del Nederlands Forensisch Instituut, il laboratorio forense nazionale olandese, lโ€™intera raccolta viene descritta come composta da circa 203 terabyte di dati di intercettazione compressi; una volta decompressi, secondo la stima contenuta nello stesso documento, sarebbero diventati circa 600 terabyte. Quel traffico era conservato in file PCAP, un formato utilizzato per registrare i pacchetti osservati durante una comunicazione di rete; nel caso Sky ECC i file PCAP erano compressi mediante applicativo โ€œgzipโ€ e ciascun file pcap.gz occupava fra 2 e 11 gigabyte, diventando mediamente circa tre volte piรน grande dopo la decompressione.

Un PCAP, tuttavia, non รจ una conversazione; il suo nome deriva da โ€œpacket captureโ€ e indica, semplificando, una registrazione dei pacchetti di dati che hanno attraversato una rete. Immaginare quei file come giganteschi archivi di chat sarebbe quindi fuorviante: ciรฒ che contenevano era il traffico intercettato, frammentato secondo le regole con cui i computer comunicano attraverso una rete, allโ€™interno del quale dovevano essere individuate, ricostruite e interpretate le comunicazioni di interesse.

Lโ€™investigatore che volesse leggere un messaggio partendo da quel livello non avrebbe davanti una schermata simile a quella del telefono di un utente Sky ECC. Avrebbe davanti la materia prima dalla quale quella schermata avrebbe dovuto essere ricostruita.

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Il rapporto del NFI consente di seguire questo percorso quasi dallโ€™interno perchรฉ descrive le fasi di elaborazione individuate dagli specialisti olandesi: ricostruzione delle comunicazioni TCP/IP, decifrazione del livello TLS, analisi delle comunicazioni HTTPS e di quelle con i database, estrazione delle chiavi dalla rappresentazione JSON e, infine, combinazione delle chiavi con i dati cifrati. La polizia aveva sviluppato strumenti specifici per compiere queste operazioni: una componente basata sullo sniffer di rete Wireshark per le prime fasi dellโ€™analisi e moduli della cosiddetta Toolbox per estrarre gli elementi crittografici e combinarli con i dati necessari a rendere leggibili i messaggi.

Vale la pena fermarsi su questo passaggio, perchรฉ permette di capire che cosa significhi realmente parlare di โ€œchat Sky ECCโ€ allโ€™interno di un procedimento penale.

TCP รจ il protocollo che consente di suddividere una comunicazione in unitร  trasmesse attraverso la rete e di ricostruirle correttamente a destinazione. Una cattura di rete conserva i pacchetti osservati; lโ€™analisi deve ricomporli per ricostruire i flussi ai quali appartenevano. Sopra quel livello operava TLS, il protocollo che protegge una comunicazione durante il trasporto. Superata anche quella protezione, restavano da comprendere le comunicazioni applicative e quelle con i database; soltanto successivamente entravano in gioco gli elementi crittografici propri di Sky ECC necessari per arrivare al contenuto dei messaggi.
La distinzione รจ importante perchรฉ esistevano piรน strati di protezione, ciascuno con una funzione differente: la protezione TLS riguardava il canale attraverso il quale viaggiavano i dati; la crittografia di Sky ECC proteggeva invece il contenuto delle comunicazioni tra gli utenti; decifrare il primo livello consentiva quindi di osservare ciรฒ che lโ€™applicazione scambiava con lโ€™infrastruttura, senza trasformare automaticamente ogni messaggio Sky ECC in testo leggibile.

La catena documentata dal NFI rende visibile questa progressione. I PCAP compressi venivano decompressi e dai pacchetti venivano ricostruiti i flussi TCP/IP; seguivano la decifrazione del livello TLS e lโ€™analisi delle comunicazioni HTTPS e di quelle con i database, fino a ottenere una rappresentazione strutturata dei dati in formato JSON, nella quale le informazioni potevano essere organizzate attraverso campi e valori. A questo punto interveniva la Toolbox, che elaborava anche gli elementi crittografici acquisiti nel corso dellโ€™operazione grazie ai messaggi PUSH e li associava ai dati cifrati ai quali si riferivano nel tentativo di ricostruire il contenuto dei messaggi e degli elementi multimediali associati.

Quegli elementi crittografici non devono essere confusi con il normale traffico registrato nei PCAP. Come abbiamo visto nel capitolo precedente, proprio lโ€™impossibilitร  di ricavare dal solo flusso intercettato tutto ciรฒ che occorreva per decifrare le singole comunicazioni aveva condotto gli investigatori allo sviluppo del sistema Man in the Middle, attraverso il quale i terminali Sky ECC venivano indotti a restituire gli elementi necessari alla successiva decifrazione. La fase descritta dal NFI riguarda dunque il momento nel quale patrimoni informativi acquisiti attraverso percorsi differenti potevano finalmente essere messi in relazione: da una parte i dati cifrati ricostruiti a partire dal traffico intercettato, dallโ€™altra gli elementi crittografici necessari per renderne leggibile il contenuto.
Soltanto al termine di questa catena il messaggio poteva assumere una forma comprensibile allโ€™investigatore. Dietro poche righe di testo visualizzate sullo schermo rimaneva perรฒ una successione di operazioni che aveva attraversato pacchetti di rete, ricostruzione dei flussi, livelli di cifratura, strutture applicative, elementi crittografici e procedure di elaborazione sviluppate appositamente per Sky ECC.

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Una grande indagine digitale presenta un paradosso: lโ€™acquisizione di una quantitร  crescente di dati aumenta le possibilitร  investigative fino al momento in cui la quantitร  stessa rischia di renderli inutilizzabili. Migliaia di conversazioni separate possono essere lette una alla volta, ma milioni di comunicazioni provenienti da una rete internazionale richiedono una struttura capace di trasformare ogni singolo elemento in qualcosa che possa essere ricercato, correlato e, poi, confrontato.
La Toolbox svolgeva una parte essenziale di questa trasformazione: il rapporto NFI la descrive come un programma di analisi forense utilizzato dalla polizia, articolato in moduli, alcuni dei quali erano stati sviluppati specificamente per elaborare il traffico Sky ECC precedentemente trattato dagli strumenti basati su Wireshark. Il risultato poteva essere conservato in diversi formati; nellโ€™analisi condotta dal NFI veniva utilizzato JSON.

Allโ€™interno di quella rappresentazione cominciavano ad apparire oggetti comprensibili: Message, per i messaggi; DigitalIdentity, per le identitร  digitali; Environment, per informazioni relative allโ€™ambiente della conversazione, come quelle dei gruppi; File, per gli allegati; una comunicazione cessava cosรฌ di essere soltanto una sequenza di pacchetti e diventava un insieme strutturato di attributi.
Persino il concetto apparentemente elementare di โ€œmessaggioโ€ richiedeva attenzione; il protocollo poteva generare piรน oggetti collegati alla stessa comunicazione: lโ€™invio del messaggio, la conferma della consegna, la conferma della lettura. La presenza dello stesso identificatore allโ€™interno di piรน record non implicava, quindi, necessariamente lโ€™esistenza di piรน messaggi distinti e la struttura tecnica della piattaforma lasciava tracce delle diverse fasi attraversate dalla comunicazione; quelle tracce dovevano essere interpretate prima di poter essere presentate come eventi comprensibili.

Questa trasformazione rappresentava uno degli aspetti meno visibili dellโ€™intera operazione Sky ECC; ciรฒ che sarebbe apparso agli investigatori come una conversazione leggibile era in realtร  il risultato finale di una lunga sequenza di acquisizioni ed elaborazioni, durante la quale il traffico intercettato era stato progressivamente ricostruito, interpretato e associato agli elementi crittografici necessari alla decifrazione. Rendere comprensibile il contenuto dei messaggi, tuttavia, risolveva soltanto una parte del problema, perchรฉ una quantitร  cosรฌ vasta di informazioni avrebbe avuto unโ€™utilitร  investigativa molto limitata se non fosse stato possibile organizzarla, indicizzarla e soprattutto ricercarla secondo criteri utili alle indagini.

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Il passo successivo consisteva dunque nel rendere quellโ€™enorme patrimonio di informazioni concretamente utilizzabile da chi doveva svolgere le indagini, trasformando i risultati delle elaborazioni in dati che potessero essere organizzati, indicizzati, ricercati e messi in relazione tra loro. Hansken รจ una piattaforma sviluppata dal NFI per consentire lโ€™analisi di grandi quantitร  di materiale digitale; la sua funzione, nel contesto Sky ECC, non era quella di โ€œdecifrare Skyโ€, come una descrizione troppo sintetica potrebbe lasciare intendere. La decrittazione e gran parte dellโ€™elaborazione dei dati avvenivano prima, attraverso la catena tecnica appena descritta. Il compito di Hansken era rendere investigativamente fruibili le tracce prodotte da quel processo, organizzandole e indicizzandole affinchรฉ potessero essere ricercate, confrontate e messe in relazione tra loro allโ€™interno dellโ€™enorme patrimonio informativo acquisito.

La differenza puรฒ essere immaginata pensando a una biblioteca. Possedere milioni di pagine significa possedere lโ€™informazione; sapere in quale libro, capitolo e pagina compare un determinato nome significa poterla utilizzare; lโ€™indicizzazione trasforma la quantitร  in possibilitร  di ricerca.
Lโ€™NFI affrontรฒ espressamente il problema di come portare dentro Hansken i risultati della Toolbox, valutando non soltanto velocitร  di elaborazione, capacitร  di memorizzazione e rapiditร  delle ricerche, ma anche aspetti propriamente forensi fra i quali la possibilitร  di ricondurre automaticamente un messaggio ai file sorgente dai quali era stato ottenuto e di rendere quelle sorgenti accessibili attraverso la piattaforma.

Questo punto merita attenzione. In ambito forense sapere che un sistema mostra la frase โ€œXโ€ rappresenta soltanto una parte della questione; occorre poter ricostruire da dove provenga X e quali trasformazioni abbiano condotto alla sua visualizzazione. La tracciabilitร  verso la sorgente diventa quindi una caratteristica della prova, oltre che uno strumento di analisi.
Il progetto delineato dal NFI prevedeva una progressione precisa: rendere dapprima accessibili in Hansken i messaggi sulla base dei risultati prodotti dallโ€™attuale implementazione della Toolbox, verificarne successivamente la correttezza e valutarne separatamente la completezza, confrontandoli con i dati dellโ€™intercettazione e con quelli disponibili sui telefoni utilizzati per il confronto; infine migliorare il metodo esistente, completare i metadati e sottoporre nuovamente a validazione i risultati dopo le modifiche introdotte. Per questa attivitร  il NFI prevedeva anche il confronto dei messaggi e dei relativi metadati con telefoni fisici e, ove disponibili, con dati storici provenienti da esperimenti di riferimento.

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Proprio lโ€™NFI affrontรฒ uno dei problemi piรน delicati dellโ€™intera operazione: stabilire quanto ci si potesse fidare del risultato prodotto dalla Toolbox e per fare ciรฒ dovevano essenzialmente rispondere a due domande diverse; la prima riguardava la correttezza: ๐‘๐‘–๐‘œฬ€ ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘ฃ๐‘’๐‘›๐‘–๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘š๐‘œ๐‘ ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘Ÿ๐‘–๐‘ ๐‘๐‘œ๐‘›๐‘‘๐‘’๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘’๐‘“๐‘“๐‘’๐‘ก๐‘ก๐‘–๐‘ฃ๐‘Ž๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘’ ๐‘Ž ๐‘ž๐‘ข๐‘Ž๐‘›๐‘ก๐‘œ ๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘ ๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘ ๐‘๐‘Ž๐‘š๐‘๐‘–๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘ ๐‘ข๐‘™ ๐‘ก๐‘’๐‘™๐‘’๐‘“๐‘œ๐‘›๐‘œ? La seconda riguardava la completezza: ๐‘ก๐‘ข๐‘ก๐‘ก๐‘œ ๐‘๐‘–๐‘œฬ€ ๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘ ๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘ ๐‘๐‘Ž๐‘š๐‘๐‘–๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘ ๐‘ข๐‘™ ๐‘ก๐‘’๐‘™๐‘’๐‘“๐‘œ๐‘›๐‘œ ๐‘๐‘œ๐‘š๐‘๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘–๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘Ž๐‘›๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘›๐‘’๐‘™ ๐‘Ÿ๐‘–๐‘ ๐‘ข๐‘™๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘œ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™โ€™๐‘’๐‘™๐‘Ž๐‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’?

Confondere questi due concetti significherebbe perdere uno dei punti tecnicamente piรน interessanti dell'indagine. Un sistema puรฒ ricostruire correttamente tutti i messaggi che riesce a elaborare e, contemporaneamente, non riuscire a recuperarli tutti.

L'NFI confrontรฒ quindi i risultati della Toolbox con i dati presenti su telefoni fisici e con materiale ottenuto attraverso esperimenti di riferimento. Il rapporto concluse che i dati prodotti dalla Toolbox fornivano una rappresentazione corretta dei messaggi e dei relativi metadati esaminati, mentre la completezza risultava inferiore: furono individuate tracce relative al 97,5% dei messaggi presenti sui telefoni utilizzati per la verifica, mentre il 73,7% risultรฒ effettivamente decifrato. Una parte delle comunicazioni rimaneva quindi presente nella catena di elaborazione senza poter essere resa leggibile, principalmente perchรฉ mancavano le chiavi necessarie.

La differenza non era marginale. Un messaggio assente dalla visualizzazione finale poteva essere stato intercettato ma non ancora decifrato; poteva mancare un elemento necessario alla ricostruzione; poteva diventare leggibile successivamente se fosse stata recuperata una nuova chiave. Un verbale della polizia olandese del 22 settembre 2021 lo affermava in termini molto chiari: โ€œ๐‘ข๐‘™๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘–๐‘œ๐‘Ÿ๐‘– ๐‘โ„Ž๐‘–๐‘Ž๐‘ฃ๐‘– ๐‘๐‘œ๐‘›๐‘ก๐‘–๐‘›๐‘ข๐‘Ž๐‘ฃ๐‘Ž๐‘›๐‘œ ๐‘Ž ๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘’๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘Ÿ๐‘–๐‘ฃ๐‘’๐‘™๐‘Ž๐‘ก๐‘’ ๐‘’ ๐‘–๐‘™ ๐‘›๐‘ข๐‘š๐‘’๐‘Ÿ๐‘œ ๐‘‘๐‘’๐‘– ๐‘š๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘Ž๐‘”๐‘”๐‘– ๐‘†๐‘˜๐‘ฆ ๐ธ๐ถ๐ถ ๐‘‘๐‘’๐‘๐‘–๐‘“๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ก๐‘– ๐‘๐‘œ๐‘ก๐‘’๐‘ฃ๐‘Ž ๐‘ž๐‘ข๐‘–๐‘›๐‘‘๐‘– ๐‘Ž๐‘ข๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’โ€.

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๐‘ƒ๐‘’๐‘Ÿ ๐‘›๐‘œ๐‘› ๐‘–๐‘›๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ÿ๐‘œ๐‘š๐‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘™๐‘Ž ๐‘๐‘œ๐‘›๐‘ก๐‘–๐‘›๐‘ข๐‘–๐‘ก๐‘Žฬ€ ๐‘‘๐‘’๐‘™ ๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘๐‘๐‘œ๐‘›๐‘ก๐‘œ, ๐‘– ๐‘Ÿ๐‘–๐‘“๐‘’๐‘Ÿ๐‘–๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘– ๐‘๐‘–๐‘๐‘™๐‘–๐‘œ๐‘”๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘“๐‘–๐‘๐‘– ๐‘’ ๐‘‘๐‘œ๐‘๐‘ข๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘Ž๐‘™๐‘– ๐‘ข๐‘ก๐‘–๐‘™๐‘–๐‘ง๐‘ง๐‘Ž๐‘ก๐‘– ๐‘๐‘’๐‘Ÿ ๐‘™๐‘Ž ๐‘Ÿ๐‘–๐‘๐‘œ๐‘ ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘ข๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘ฃ๐‘–๐‘๐‘’๐‘›๐‘‘๐‘Ž ๐‘ ๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘›๐‘›๐‘œ ๐‘Ÿ๐‘–๐‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘– ๐‘–๐‘›๐‘ก๐‘’๐‘”๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘™๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘’ ๐‘Ž๐‘™ ๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘š๐‘–๐‘›๐‘’ ๐‘‘๐‘’๐‘™ ๐‘๐‘Ž๐‘๐‘–๐‘ก๐‘œ๐‘™๐‘œ.

27/09/2026

๐‚๐จ๐ฆ๐ž ๐ฌ๐ข ๐ฉ๐ฎ๐จฬ€ ๐ข๐ฆ๐ฉ๐ž๐๐ข๐ซ๐ž ๐š ๐ฎ๐ง ๐œ๐ž๐ฅ๐ฅ๐ฎ๐ฅ๐š๐ซ๐ž ๐œ๐ฅ๐š๐ง๐๐ž๐ฌ๐ญ๐ข๐ง๐จ ๐๐ข ๐œ๐จ๐ฆ๐ฎ๐ง๐ข๐œ๐š๐ซ๐ž ๐ฌ๐ž๐ง๐ณ๐š ๐ข๐ง๐ญ๐ž๐ซ๐Ÿ๐ž๐ซ๐ข๐ซ๐ž ๐œ๐จ๐ง ๐ช๐ฎ๐ž๐ฅ๐ฅ๐ข ๐Ÿ๐ฎ๐จ๐ซ๐ข ๐๐š๐ฅ ๐œ๐š๐ซ๐œ๐ž๐ซ๐ž? ๐‹๐ž๐ ๐ ๐ข ๐ฅโ€™๐š๐ฉ๐ฉ๐ซ๐จ๐Ÿ๐จ๐ง๐๐ข๐ฆ๐ž๐ง๐ญ๐จ ยซ๐”๐ง๐š ๐œ๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐๐ž๐ง๐ญ๐ซ๐จ ๐ฅ๐š ๐œ๐ž๐ฅ๐ฅ๐šยป: https://www.facebook.com/crimelabsrls/posts/pfbid02P49VbAGsY9eubTqLw2tSxK4qBHujBFaXMi5mQEXTFg3pgGF6RVupiMcBDUs7awhVl

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26/09/2026

๐”๐ง๐š ๐œ๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐๐ž๐ง๐ญ๐ซ๐จ ๐ฅ๐š ๐œ๐ž๐ฅ๐ฅ๐š
๐‘ช๐’๐’Ž๐’† ๐’”๐’Š ๐’‘๐’–๐’ฬ€ ๐’Š๐’Ž๐’‘๐’†๐’…๐’Š๐’“๐’† ๐’‚ ๐’–๐’ ๐’„๐’†๐’๐’๐’–๐’๐’‚๐’“๐’† ๐’„๐’๐’‚๐’๐’…๐’†๐’”๐’•๐’Š๐’๐’ ๐’…๐’Š ๐’„๐’๐’Ž๐’–๐’๐’Š๐’„๐’‚๐’“๐’† ๐’”๐’†๐’๐’›๐’‚ "๐’”๐’‘๐’†๐’ˆ๐’๐’†๐’“๐’†" ๐’’๐’–๐’†๐’๐’๐’Š ๐’‡๐’–๐’๐’“๐’Š ๐’…๐’‚๐’ ๐’„๐’‚๐’“๐’„๐’†๐’“๐’†.

๐—ฉ๐—ฒ๐—ป๐˜๐—ถ๐—พ๐˜‚๐—ฎ๐˜๐˜๐—ฟ๐—ผ๐—บ๐—ถ๐—น๐—ฎ.
รˆ il numero che, nelle ultime ore, ha accompagnato la notizia della sperimentazione di un sistema destinato a impedire le comunicazioni cellulari clandestine allโ€™interno del carcere di Secondigliano. Secondo quanto dichiarato dal Sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni sarebbero stati registrati circa 24.000 "tentativi di accesso" alla rete, tutti respinti dal nuovo sistema di inibizione. Il numero ha subito attirato lโ€™attenzione e potrebbe facilmente essere interpretato come il conteggio delle telefonate tentate o dei dispositivi presenti nellโ€™istituto, mentre le informazioni rese pubbliche parlano piรน precisamente di "tentativi di accesso". Lo stesso Sottosegretario Balboni ha chiarito che i detenuti presenti nella struttura sono circa 1.500 e che uno stesso soggetto potrebbe avere effettuato numerosi tentativi; rimane perรฒ sconosciuto un dettaglio tecnicamente decisivo per comprendere il significato di quel dato: quale evento venga contabilizzato dal sistema come un singolo โ€œtentativo di accessoโ€. รˆ da questa domanda che la vicenda di Secondigliano comincia a diventare piรน interessante della parola utilizzata quasi ovunque per raccontarla: ๐ฝ๐‘Ž๐‘š๐‘š๐‘’๐‘Ÿ.
Questa parola evoca un principio conosciuto da tempo nel mondo delle telecomunicazioni: introdurre nellโ€™ambiente radio unโ€™interferenza capace di degradare il collegamento tra un terminale e la rete radiomobile fino a renderne impossibile lโ€™utilizzo. Applicato a un istituto penitenziario il jamming incontra una difficoltร  legata alla natura stessa delle onde radio, che attraversano le strutture, vengono attenuate o riflesse dai materiali e continuano a propagarsi senza riconoscere il confine fisico e giuridico rappresentato dal muro di cinta esterno.
Il telefono clandestino nascosto in una camera detentiva puรฒ ricevere i segnali delle reti cellulari che servono il territorio circostante, mentre unโ€™interferenza generata per impedirgli di comunicare puรฒ propagarsi oltre lโ€™area da proteggere e raggiungere dispositivi radiomobili che si trovano allโ€™esterno dellโ€™istituto. La realizzazione di una barriera basata su questo principio richiede quindi di ottenere unโ€™inibizione efficace nelle zone interessate, confinandone per quanto possibile gli effetti entro il perimetro carcerario e preservando le comunicazioni che devono continuare a funzionare allโ€™esterno.
Le dichiarazioni rese dopo la sperimentazione aggiungono a questo scenario un particolare decisivo: il Sottosegretario Balboni ha spiegato che un numero limitato di utenze puรฒ essere autorizzato a "oltrepassare la barriera", cosรฌ da preservare le comunicazioni di servizio previste allโ€™interno della struttura; nella stessa occasione ha chiarito che lโ€™estensione della tecnologia ad altri istituti di pena dipenderร  anche dalla possibilitร  di evitare effetti sulle abitazioni e sulle attivitร  circostanti, tanto che ogni installazione dovrร  essere preceduta da una propria sperimentazione e seguita da uno specifico collaudo.
La parola jammer, a questo punto, comincia a stare stretta, perchรฉ il problema descritto dalle informazioni disponibili comprende lโ€™inibizione delle comunicazioni clandestine, la possibilitร  di preservare quelle autorizzate e la necessitร  di confinare gli effetti del sistema entro un perimetro che dovrebbe avvicinarsi il piรน possibile a quello fisico dellโ€™istituto. Per comprendere quali tecnologie possano affrontare contemporaneamente queste esigenze occorre partire proprio dalla parola cellulare, che contiene giร  una parte della risposta.

๐—Ÿ๐—ฎ ๐˜€๐—ฒ๐—ฐ๐—ผ๐—ป๐—ฑ๐—ฎ ๐—ฐ๐—ฒ๐—น๐—น๐—ฎ
Una rete mobile รจ definita "cellulare" perchรฉ la copertura del territorio viene organizzata attraverso aree radio, le c.d. celle, servite dalle rispettive stazioni radio base; il telefono acceso interagisce con questa infrastruttura anche quando il proprietario non sta effettuando una chiamata: ricerca le reti disponibili, misura i segnali ricevuti, seleziona le celle secondo i criteri previsti dalla tecnologia utilizzata e svolge le procedure necessarie per registrarsi e ottenere il servizio.
Proprio su questa architettura si basano alcune delle tecnologie sviluppate allโ€™estero per contrastare lโ€™impiego dei telefoni clandestini nelle strutture penitenziarie. Negli Stati Uniti vengono sperimentati da anni i Managed Access Systems, MAS, studiati anche nellโ€™ambito di progetti finanziati dal National Institute of Justice del Dipartimento di Giustizia statunitense. Questi sistemi realizzano, nellโ€™area da proteggere, una rete di accesso cellulare controllata, progettata per gestire le richieste di servizio dei terminali presenti nella propria area di copertura e applicare specifiche regole di autorizzazione.
Le comunicazioni associate a dispositivi o numeri preventivamente autorizzati possono essere consentite, mentre alle altre viene negato lโ€™accesso al servizio secondo un meccanismo di ๐‘คโ„Ž๐‘–๐‘ก๐‘’-๐‘™๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘–๐‘›๐‘”. La documentazione statunitense dedica infatti specifiche sezioni alla copertura della rete di managed access e ai meccanismi di capture e roaming, elementi essenziali perchรฉ il sistema riesca a governare lโ€™accesso dei terminali presenti nellโ€™area interessata.
Il principio introduce una differenza sostanziale rispetto al jamming.
Un jammer agisce producendo unโ€™interferenza radio capace di degradare il collegamento tra il terminale e la rete; un sistema di managed access interviene, invece, sul processo attraverso il quale il dispositivo accede alla rete cellulare, creando un ambiente radio controllato nel quale le richieste di servizio possono essere gestite secondo criteri differenti. La distinzione emerge anche nello studio dedicato al penitenziario del Mississippi che tratta separatamente il jamming e il managed access come differenti tecnologie utilizzabili per contrastare lโ€™impiego dei cellulari clandestini.
Nasce cosรฌ una situazione curiosa anche dal punto di vista linguistico: per controllare il telefono nascosto in una cella carceraria si puรฒ creare intorno a esso una cella radio controllata: ๐‘ˆ๐‘›๐‘Ž ๐‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘‘๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ ๐‘™๐‘Ž ๐‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž.
Rimane, perรฒ, una difficoltร  che costituisce probabilmente la parte piรน interessante dellโ€™intero problema: fuori dalle mura continuano ad esistere le normali celle degli operatori commerciali.

๐——๐—ถ๐˜€๐—ฒ๐—ด๐—ป๐—ฎ๐—ฟ๐—ฒ ๐˜‚๐—ป ๐—ฐ๐—ผ๐—ป๐—ณ๐—ถ๐—ป๐—ฒ ๐—ป๐—ฒ๐—น๐—นโ€™๐—ฒ๐˜๐—ฒ๐—ฟ๐—ฒ
Il telefono cellulare presente nel carcere si trova in un ambiente radio nel quale arrivano sia i segnali delle normali reti cellulari degli operatori commerciali sia quelli generati dalla ๐‘Ÿ๐‘’๐‘ก๐‘’ ๐‘Ž๐‘‘ ๐‘Ž๐‘๐‘๐‘’๐‘ ๐‘ ๐‘œ ๐‘”๐‘’๐‘ ๐‘ก๐‘–๐‘ก๐‘œ installata allโ€™interno dellโ€™istituto di pena. Questโ€™ultima deve quindi essere progettata in modo da esercitare il proprio controllo nellโ€™area desiderata, evitando allo stesso tempo di coinvolgere i dispositivi legittimi presenti allโ€™esterno. Potenze di trasmissione, posizione e numero delle antenne, caratteristiche costruttive degli edifici, attenuazioni, riflessioni e geometria della struttura diventano cosรฌ parti dello stesso problema.
Un esempio particolarmente interessante arriva dal Baltimore City Jail Complex, studiato nellโ€™ambito di un progetto finanziato dal National Institute of Justice proprio per analizzare lโ€™impiego del managed access in un contesto urbano; in un ambiente di questo tipo la copertura deve essere modellata con particolare attenzione perchรฉ intorno alla struttura penitenziaria continuano a operare le normali reti commerciali e, immediatamente oltre il perimetro da controllare, si trovano dispositivi che devono poterle utilizzare senza subire gli effetti del sistema di controllo. Lo studio dedica per questo ampio spazio alle differenti architetture radio utilizzabili, confrontando macro-celle, small cells e Distributed Antenna Systems, DAS.
Nel caso di Baltimora il Managed Access System utilizzava proprio un DAS, nel quale la copertura radio viene distribuita attraverso piรน antenne collocate nellโ€™area da servire; una simile architettura consente di modellare la copertura con maggiore granularitร  rispetto a quella ottenibile attraverso un unico punto radio destinato a coprire unโ€™area molto piรน ampia, caratteristica particolarmente utile quando il confine da rispettare attraversa edifici, cortili, muri e spazi immediatamente adiacenti alla struttura. La documentazione del progetto mostra infatti separatamente la copertura ottenuta attraverso un DAS e quella realizzata mediante una soluzione basata su macro-cella, mettendo in relazione queste architetture con le caratteristiche dellโ€™ambiente nel quale devono operare.
Il confronto con lโ€™esperienza condotta nel penitenziario statale del Mississippi rende ancora piรน chiaro il problema: una struttura collocata in un territorio relativamente isolato permette di progettare una copertura radio piรน ampia; un carcere inserito nel tessuto urbano richiede invece un controllo molto piรน preciso del perimetro servito. Cambia quindi il modo nel quale viene costruita la copertura del ๐‘š๐‘Ž๐‘›๐‘Ž๐‘”๐‘’๐‘‘ ๐‘Ž๐‘๐‘๐‘’๐‘ ๐‘ , mentre rimane identico il problema fondamentale: fare in modo che i terminali presenti nellโ€™area da controllare interagiscano con il sistema senza estenderne indebitamente gli effetti ai dispositivi che si trovano fuori dal carcere. Lo stesso studio sul Mississippi dedica una parte rilevante proprio alla copertura del MAS, alla capture, al roaming e alla possibile formazione di coverage holes, cioรจ aree nelle quali il sistema non riesce a ottenere la copertura prevista.
Questo รจ un aspetto che trova una corrispondenza interessante nelle dichiarazioni rilasciate dopo il collaudo di Secondigliano; il Sottosegretario Balboni ha spiegato che il sistema potrebbe non risultare utilizzabile in tutti gli istituti penitenziari per esigenze di salvaguardia del territorio e delle attivitร  circostanti; il riferimento riguarda in particolare le strutture prossime ai centri abitati e alle attivitร  commerciali, dove gli effetti dellโ€™inibizione potrebbero estendersi oltre le mura. Ogni istituto dovrร  quindi essere sottoposto a una propria sperimentazione e a un successivo collaudo, proprio perchรฉ configurazione del sito e ambiente radio circostante costituiscono variabili determinanti.
Il muro di cinta rappresenta un confine preciso per chi osserva la planimetria di un carcere; per un segnale radio รจ invece una struttura caratterizzata da determinate proprietร  elettromagnetiche, capace di attenuarne una parte, rifletterne unโ€™altra e consentire a una quota del segnale di propagarsi oltre; il problema tecnologico consiste allora nel costruire un secondo perimetro, invisibile, cercando di farlo coincidere quanto piรน possibile con quello disegnato dal cemento.

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La sperimentazione di Secondigliano si inserisce in un percorso che compare nella documentazione del Ministero della Giustizia giร  prima degli eventi di questi giorni; in una risposta del 2 maggio 2025 a unโ€™interrogazione parlamentare, il Ministero riferiva che negli istituti penitenziari erano giร  stati distribuiti 560 metal e cell phone detector a portale, 1.194 detector manuali, 506 dispositivi portatili e 740 rilevatori di frequenza radio. Nello stesso documento veniva descritto anche un progetto per la schermatura degli istituti attraverso un sistema capace, secondo la formulazione ministeriale, di ยซintercettare tutte le telefonate effettuate da dispositivi cellulariยป al loro interno. Il particolare tecnicamente piรน interessante si trova poche parole dopo: quel sistema veniva definito, "a differenza dei jammer, completamente passivo" e privo di emissione di campi elettromagnetici.
La distinzione acquista rilievo osservando un altro atto del Dipartimento dellโ€™Amministrazione Penitenziaria; nel luglio dello stesso anno il DAP disponeva infatti lโ€™acquisto di tre apparati espressamente denominati ยซJammer fissi 5Gยป, destinati alle esigenze operative del Gruppo Operativo Mobile. In quel documento lโ€™Amministrazione utilizza dunque esplicitamente il termine Jammer per identificare gli apparati oggetto della fornitura, un dato che suggerisce prudenza nellโ€™applicare automaticamente la stessa definizione a sistemi descritti nelle altre fonti con terminologie differenti.
Un ulteriore tassello compare nella Relazione sullโ€™amministrazione della giustizia relativa al 2025, pubblicata in occasione dellโ€™inaugurazione dellโ€™anno giudiziario 2026; il documento riferisce del progetto โ€œDefence network for unauthorized mobile calls โ€“ Rete di difesa dalle chiamate non autorizzateโ€, inserito nel piรน ampio programma di contrasto allโ€™introduzione e allโ€™utilizzo dei telefoni cellulari negli istituti penitenziari. La documentazione associa a questo percorso tecnologie destinate alla rilevazione, alla ricerca e allโ€™inibizione dei segnali prodotti dai cellulari clandestini e richiama strumenti per individuarne la presenza e localizzarli allโ€™interno delle strutture.
Letti insieme, questi documenti mostrano che il contrasto alle comunicazioni cellulari clandestine รจ stato affrontato attraverso tecnologie e progetti differenti: rilevamento delle emissioni radio, individuazione dei terminali, apparati espressamente qualificati come jammer e sistemi di schermatura descritti anche come passivi. Le fonti disponibili non consentono, tuttavia, di stabilire quale architettura tecnica sia stata adottata nellโ€™impianto collaudato a Secondigliano, nรฉ permettono di identificarlo con certezza con uno dei sistemi descritti nei documenti precedenti.
Definirlo, oggi, un Managed Access System significherebbe quindi spingersi oltre ciรฒ che รจ documentato. Le caratteristiche rese pubbliche presentano tuttavia analogie funzionali interessanti con le esperienze analizzate negli Stati Uniti: esiste una barriera destinata a impedire determinate comunicazioni, alcune utenze possono essere autorizzate a oltrepassarla, il sistema contabilizza eventi definiti ยซtentativi di accessoยป e la possibilitร  di estenderlo ad altri istituti dipende anche dalla capacitร  di limitarne gli effetti sul territorio circostante. Sono indizi utili per comprenderne la logica funzionale, non elementi sufficienti per ricostruirne lโ€™architettura.
Il contenuto tecnologico della soluzione di Secondigliano rimane quindi, allo stato delle informazioni pubbliche disponibili, in parte sconosciuto; potrebbe comprendere tecniche di accesso gestito, inibizione radio, rilevamento o piรน componenti integrate; stabilire quale di queste ipotesi corrisponda realmente allโ€™impianto richiederebbe documentazione tecnica che le fonti disponibili non forniscono.

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Immaginiamo un telefono clandestino nascosto allโ€™interno di una camera detentiva e, a poca distanza, oltre il muro di cinta, lo smartphone di una persona che percorre una strada adiacente allโ€™istituto. Entrambi i dispositivi si trovano immersi nello stesso ambiente radio e possono ricevere i segnali delle reti commerciali presenti nellโ€™area, mentre per le onde elettromagnetiche il muro che li separa rappresenta soltanto un ostacolo fisico capace di attenuarne, rifletterne o modificarne la propagazione. La sfida consiste nel creare, allโ€™interno di questo spazio condiviso, condizioni tali da impedire al primo terminale di utilizzare la rete, preservando il normale funzionamento del secondo e delle eventuali utenze autorizzate nelle aree dellโ€™istituto in cui ne รจ consentito lโ€™impiego.
Il problema tecnologico assume cosรฌ una forma molto precisa: distinguere comunicazioni che avvengono a pochi metri di distanza e che, dal punto di vista della propagazione radio, appartengono allo stesso ambiente; il terminale clandestino deve essere escluso dal servizio, quello situato allโ€™esterno deve continuare a utilizzare normalmente la rete commerciale e le eventuali utenze autorizzate devono poter attraversare la barriera prevista dal sistema. Per ottenere questo risultato entrano in gioco la gestione degli accessi, la progettazione della copertura, le potenze trasmesse, la posizione e la distribuzione delle antenne, le caratteristiche elettromagnetiche degli edifici e lโ€™interazione con le reti degli operatori che continuano a funzionare tutto intorno.
Vista da questa prospettiva, la notizia arrivata da Secondigliano racconta qualcosa di piรน interessante dellโ€™accensione di un apparato capace di disturbare un telefono; racconta il tentativo di costruire un confine radio allโ€™interno di uno spazio fisico abbastanza efficace da rendere inutilizzabile una comunicazione clandestina e abbastanza preciso da preservare quelle autorizzate e quelle che avvengono oltre il perimetro dellโ€™istituto.
Le mura definiscono con grande precisione dove comincia e dove finisce un carcere; le onde radio seguono regole diverse, attraversano quei confini, vengono attenuate o riflesse dalle strutture fisiche e percorrono uno spazio che nessuna planimetria puรฒ obbligare a coincidere con il perimetro dellโ€™edificio. Per controllarle occorre, allora, disegnare nellโ€™etere un altro spazio, fatto di celle, antenne, frequenze, potenze e protocolli; รจ proprio lรฌ, dentro le mura del carcere di Secondigliano, che prende forma lโ€™immagine da cui siamo partiti: ๐‘ข๐‘›๐‘Ž ๐‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘‘๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ ๐‘™๐‘Ž ๐‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž.

๐ท๐‘–๐‘’๐‘ก๐‘Ÿ๐‘œ ๐‘–๐‘™ ๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘๐‘๐‘œ๐‘›๐‘ก๐‘œ:
- ๐ถ๐‘œ๐‘Ÿ๐‘๐‘œ ๐‘‘๐‘– ๐‘ƒ๐‘œ๐‘™๐‘–๐‘ง๐‘–๐‘Ž ๐‘ƒ๐‘’๐‘›๐‘–๐‘ก๐‘’๐‘›๐‘ง๐‘–๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘–๐‘Ž โ€“ ๐ท๐‘–๐‘๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘ก๐‘–๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘œ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™โ€™๐ด๐‘š๐‘š๐‘–๐‘›๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘ƒ๐‘’๐‘›๐‘–๐‘ก๐‘’๐‘›๐‘ง๐‘–๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘–๐‘Ž, ๐‘†๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘’๐‘š๐‘Ž ๐‘‘๐‘– ๐‘–๐‘›๐‘–๐‘๐‘–๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘’ ๐‘๐‘œ๐‘š๐‘ข๐‘›๐‘–๐‘๐‘Ž๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘– ๐‘ก๐‘’๐‘™๐‘’๐‘“๐‘œ๐‘›๐‘–๐‘โ„Ž๐‘’ ๐‘’ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ ๐‘š๐‘–๐‘ ๐‘ ๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘‘๐‘Ž๐‘ก๐‘– ๐‘›๐‘’๐‘”๐‘™๐‘– ๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘–๐‘ก๐‘ข๐‘ก๐‘– ๐‘๐‘’๐‘›๐‘–๐‘ก๐‘’๐‘›๐‘ง๐‘–๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘–, 24 ๐‘ ๐‘’๐‘ก๐‘ก๐‘’๐‘š๐‘๐‘Ÿ๐‘’ 2026. Fonte istituzionale relativa alla sperimentazione di Secondigliano e alle dichiarazioni sui 24.000 "tentativi di accesso", sulle utenze autorizzate e sulla possibile estensione del sistema ad altri istituti.
- ๐ด๐‘๐‘†๐ด, ๐‘†๐‘ก๐‘œ๐‘ ๐‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘ข๐‘™๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘– ๐‘–๐‘› ๐‘๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘†๐‘’๐‘๐‘œ๐‘›๐‘‘๐‘–๐‘”๐‘™๐‘–๐‘Ž๐‘›๐‘œ, 24๐‘š๐‘–๐‘™๐‘Ž ๐‘ก๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘ฃ๐‘– ๐‘๐‘™๐‘œ๐‘๐‘๐‘Ž๐‘ก๐‘– ๐‘–๐‘› ๐‘ข๐‘› ๐‘”๐‘–๐‘œ๐‘Ÿ๐‘›๐‘œ, ๐‘ ๐‘’๐‘ก๐‘ก๐‘’๐‘š๐‘๐‘Ÿ๐‘’ 2026. Resoconto del collaudo e delle dichiarazioni del sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni e del capo del DAP Stefano Carmine De Michele.
- ๐ด๐‘๐‘†๐ด, ๐ต๐‘Ž๐‘™๐‘๐‘œ๐‘›๐‘–, ๐‘ ๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘’๐‘š๐‘Ž ๐‘Ž๐‘›๐‘ก๐‘–-๐‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘ข๐‘™๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘– ๐‘›๐‘œ๐‘› ๐‘ ๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘Žฬ€ ๐‘๐‘œ๐‘ ๐‘ ๐‘–๐‘๐‘–๐‘™๐‘’ ๐‘–๐‘› ๐‘ก๐‘ข๐‘ก๐‘ก๐‘’ ๐‘™๐‘’ ๐‘๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘–, ๐‘ ๐‘’๐‘ก๐‘ก๐‘’๐‘š๐‘๐‘Ÿ๐‘’ 2026. Dichiarazioni sulle difficoltร  di confinamento dellโ€™inibizione e sulla necessitร  di valutare separatamente ciascun istituto in relazione alle abitazioni e alle attivitร  presenti nelle aree circostanti.
- ๐‘€๐‘–๐‘›๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘œ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐บ๐‘–๐‘ข๐‘ ๐‘ก๐‘–๐‘ง๐‘–๐‘Ž, ๐‘Ÿ๐‘–๐‘ ๐‘๐‘œ๐‘ ๐‘ก๐‘Ž ๐‘‘๐‘’๐‘™ 2 ๐‘š๐‘Ž๐‘”๐‘”๐‘–๐‘œ 2025 ๐‘Ž๐‘™๐‘™โ€™๐‘–๐‘›๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ÿ๐‘œ๐‘”๐‘Ž๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘™๐‘Ž๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘›. 4-04346. Il documento descrive le dotazioni per il rilevamento dei cellulari clandestini e il progetto di schermatura basato su un sistema definito "a differenza dei jammer, completamente passivo".
- ๐‘€๐‘–๐‘›๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘œ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐บ๐‘–๐‘ข๐‘ ๐‘ก๐‘–๐‘ง๐‘–๐‘Ž โ€“ ๐ท๐‘–๐‘๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘ก๐‘–๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘œ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™โ€™๐ด๐‘š๐‘š๐‘–๐‘›๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘ƒ๐‘’๐‘›๐‘–๐‘ก๐‘’๐‘›๐‘ง๐‘–๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘–๐‘Ž, ๐น๐‘œ๐‘Ÿ๐‘›๐‘–๐‘ก๐‘ข๐‘Ÿ๐‘Ž ๐‘‘๐‘– ๐‘›. 3 ๐ฝ๐‘Ž๐‘š๐‘š๐‘’๐‘Ÿ ๐‘“๐‘–๐‘ ๐‘ ๐‘– 5๐บ ๐‘๐‘’๐‘Ÿ ๐‘™๐‘’ ๐‘’๐‘ ๐‘–๐‘”๐‘’๐‘›๐‘ง๐‘’ ๐‘œ๐‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘ฃ๐‘’ ๐‘‘๐‘’๐‘™ ๐บ๐‘Ÿ๐‘ข๐‘๐‘๐‘œ ๐‘‚๐‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘ฃ๐‘œ ๐‘€๐‘œ๐‘๐‘–๐‘™๐‘’, ๐‘‘๐‘’๐‘๐‘–๐‘ ๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘‘๐‘– ๐‘๐‘œ๐‘›๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘’ ๐‘Ž๐‘“๐‘“๐‘–๐‘‘๐‘Ž๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘œ ๐‘›. 23721.๐ผ๐ท, 30 ๐‘™๐‘ข๐‘”๐‘™๐‘–๐‘œ 2025. Il documento attesta lโ€™acquisizione da parte del DAP di apparati espressamente qualificati come "Jammer fissi 5G".
- ๐‘€๐‘–๐‘›๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘œ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐บ๐‘–๐‘ข๐‘ ๐‘ก๐‘–๐‘ง๐‘–๐‘Ž, ๐‘…๐‘’๐‘™๐‘Ž๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘ ๐‘ข๐‘™๐‘™โ€™๐‘Ž๐‘š๐‘š๐‘–๐‘›๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™๐‘Ž ๐‘”๐‘–๐‘ข๐‘ ๐‘ก๐‘–๐‘ง๐‘–๐‘Ž โ€“ ๐‘Ž๐‘›๐‘›๐‘œ 2025, ๐‘๐‘Ÿ๐‘’๐‘ ๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘Ž ๐‘–๐‘› ๐‘œ๐‘๐‘๐‘Ž๐‘ ๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™โ€™๐‘–๐‘›๐‘Ž๐‘ข๐‘”๐‘ข๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™โ€™๐ด๐‘›๐‘›๐‘œ ๐‘”๐‘–๐‘ข๐‘‘๐‘–๐‘ง๐‘–๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘–๐‘œ 2026. Contiene i riferimenti al progetto Defence network for unauthorized mobile calls โ€“ Rete di difesa dalle chiamate non autorizzate e alle tecnologie destinate al rilevamento, alla ricerca e allโ€™inibizione dei cellulari clandestini.
- ๐บ๐‘Ÿ๐‘œ๐‘š๐‘š๐‘œ๐‘› ๐ธ., ๐ถ๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ ๐ฝ.๐บ., ๐น๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘›๐‘ก๐‘ง ๐น., ๐ป๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘Ÿ๐‘–๐‘  ๐‘ƒ., ๐ด ๐ถ๐‘Ž๐‘ ๐‘’ ๐‘†๐‘ก๐‘ข๐‘‘๐‘ฆ ๐‘œ๐‘“ ๐‘€๐‘–๐‘ ๐‘ ๐‘–๐‘ ๐‘ ๐‘–๐‘๐‘๐‘– ๐‘†๐‘ก๐‘Ž๐‘ก๐‘’ ๐‘ƒ๐‘’๐‘›๐‘–๐‘ก๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘–๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘ฆโ€™๐‘  ๐‘€๐‘Ž๐‘›๐‘Ž๐‘”๐‘’๐‘‘ ๐ด๐‘๐‘๐‘’๐‘ ๐‘  ๐‘‡๐‘’๐‘โ„Ž๐‘›๐‘œ๐‘™๐‘œ๐‘”๐‘ฆ, ๐‘Ž๐‘”๐‘œ๐‘ ๐‘ก๐‘œ 2015, ๐ท๐‘œ๐‘๐‘ข๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก ๐‘๐‘œ. 250262, ricerca finanziata dal National Institute of Justice. Studio sul funzionamento dei Managed Access Systems, sulle procedure di white-listing, sulla copertura radio, sulla capture e sul roaming dei terminali.
๐น๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘›๐‘ก๐‘ง ๐น., ๐ป๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘Ÿ๐‘–๐‘  ๐‘ƒ., ๐ด๐‘›๐‘Ž๐‘™๐‘ฆ๐‘ ๐‘–๐‘  ๐‘œ๐‘“ ๐‘€๐‘Ž๐‘›๐‘Ž๐‘”๐‘’๐‘‘ ๐ด๐‘๐‘๐‘’๐‘ ๐‘  ๐‘‡๐‘’๐‘โ„Ž๐‘›๐‘œ๐‘™๐‘œ๐‘”๐‘ฆ ๐‘–๐‘› ๐‘Ž๐‘› ๐‘ˆ๐‘Ÿ๐‘๐‘Ž๐‘› ๐ท๐‘’๐‘๐‘™๐‘œ๐‘ฆ๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก: ๐ต๐‘Ž๐‘™๐‘ก๐‘–๐‘š๐‘œ๐‘Ÿ๐‘’ ๐ถ๐‘–๐‘ก๐‘ฆ ๐ฝ๐‘Ž๐‘–๐‘™ ๐ถ๐‘œ๐‘š๐‘๐‘™๐‘’๐‘ฅ, ๐‘ ๐‘’๐‘ก๐‘ก๐‘’๐‘š๐‘๐‘Ÿ๐‘’ 2015, ๐ท๐‘œ๐‘๐‘ข๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก ๐‘๐‘œ. 250263, ricerca finanziata dal National Institute of Justice. Analisi dellโ€™impiego di un MAS in ambiente urbano, con particolare attenzione ai Distributed Antenna Systems (DAS), al confinamento della copertura e al rapporto con le reti cellulari commerciali circostanti.

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Viale Delle Medaglie D'Oro 44
Rome
00136

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