Avv. Martina Colomasi

Avv. Martina Colomasi Mi occupo di diritto con passione autentica e profonda responsabilità, mettendo al centro la persona e la sua storia. Combatto per chi non ha voce.

Per chi si sente ricattabile. Per chi non è libero di scegliere.

𝐒𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮' 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐢, 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐭𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐫𝐞𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢 𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐭𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥...
19/03/2026

𝐒𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮' 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐢, 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐭𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐫𝐞𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢 𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐭𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢.

Non vogliono essere il tempo libero.
Vogliono essere la quotidianità.
E questa, per me, è una delle evoluzioni più significative che sto vedendo negli ultimi anni.

Cambiano i padri e cambia la società intorno a loro.
Quando ho iniziato a fare l’avvocata, il copione era spesso già scritto.
Il padre “chiedeva di vedere i figli”.
La madre “li gestiva”.

Non sempre per cattiva volontà.
Spesso era semplicemente lo schema che tutti conoscevano.
Quello che si dava per scontato.
Oggi, sempre più spesso, questo schema viene messo in discussione.

Non è un cambiamento ideologico, né forzato.
È il riflesso della realtà.

Lo vedo ogni giorno, nel mio lavoro.
Arriva nelle stanze degli studi legali, nelle mediazioni, nei tribunali.
Arriva nelle parole dei padri che non chiedono più:
“quanto tempo posso stare con mio figlio?”
Ma chiedono:
“𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐜𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢 𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚𝐦𝐛𝐢, 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨, 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚?”

Ed è un cambiamento talmente dirompente che spesso mi trovo colleghi che faticano persino a giustificare una richiesta di collocamento prevalente presso la madre.
Perché la verità è che l’unica risposta che viene loro in mente è: “si è sempre fatto così”.
Si, in passato era la regola. Ma oggi una motivazione del genere non regge.
Non è più sostenibile.

È un cambio di prospettiva enorme.
Perché non si parla più di concessioni,
ma di responsabilità condivisa.

E questo cambia tutto.
Cambia gli accordi.
Cambia i ruoli.
𝐂𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐬𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚.

Non siamo ancora in una società davvero paritaria, sarebbe ingenuo dirlo.
Ma qualcosa si è mosso.

E quando cambia la mentalità, anche il diritto – lentamente – la segue.

Perché non esistono cose “da mamme” e cose “da papà”.
Esistono figli.
E il loro diritto ad avere entrambi i genitori, nella quotidianità.
Non solo nei momenti belli.
Non solo nei weekend.
Ma nella vita vera.
E forse è proprio da qui che passa una delle forme più concrete di parità.

𝐁𝐮𝐨𝐧𝐚 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐩𝐚'
a chi rivendica
il proprio posto
nella vita dei figli.

𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐞𝐢 𝐜𝐡𝐞, 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐮𝐫𝐨 𝐜𝐚𝐬𝐨, 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐦𝐨 𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨. L’avvocata di cont...
11/12/2025

𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐞𝐢 𝐜𝐡𝐞, 𝐩𝐞𝐫 𝐩𝐮𝐫𝐨 𝐜𝐚𝐬𝐨, 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐦𝐨 𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨.
L’avvocata di controparte.
Chiamarla “collega” è un’offesa a chi ogni giorno usa la toga per difendere diritti, non per calpestarli. E tutto questo… in risposta a un principio basilare della nostra Costituzione: 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐦𝐢𝐜𝐢𝐥𝐢𝐨 𝐞̀ 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐨𝐥𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞.

𝐋𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐚𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐢 𝐯𝐢𝐯𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞. 𝐈𝐥 𝐦𝐚𝐫𝐢𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐢 𝐯𝐢𝐯𝐞 𝐩𝐢𝐮̀, 𝐦𝐚 𝐥𝐮𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧 𝐨𝐬𝐩𝐢𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚: le scrive mail minacciose, le impone chi può e chi non può entrare in casa, arrivando a vietare al nuovo compagno di prendere un caffè tra quelle mura.

Picchiata, sputata, perseguitata per anni. Non denuncia, per amore delle figlie. Poi, un accordo di separazione firmato prima del mio intervento. E ora, dopo tutto questo, anche il tentativo di toglierle il diritto di scegliere con chi condividere un momento della sua nuova vita.

Il problema – secondo la controparte – è che lei “non ha una vita sentimentale stabile”.

Diciamolo chiaramente: quando una avvocata scrive che la mia assistita dovrebbe tenere le sue “frequentazioni amorose” fuori casa finché non trova “l’uomo della sua vita”,𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐭𝐚 𝐟𝐚𝐜𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐚𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐢 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐝𝐢𝐜𝐚. 𝐒𝐭𝐚 𝐟𝐚𝐜𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐛𝐞𝐧𝐞.

Nessun problema se inviti amici o parenti ma vista la tua vita sentimentale instabile gli uomini li incontri fuori.

E’ un livello di violenza verbale che non accetto da nessuno, men che meno da chi indossa una toga.

Difendere una persona non è solo citare articoli di legge. È anche opporsi a questo linguaggio, questo approccio, questa cultura perché 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐠𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐧’𝐚𝐮𝐥𝐚 𝐝𝐢 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚. 𝐄 𝐧𝐞𝐩𝐩𝐮𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐭𝐨𝐠𝐚.

"𝑵𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒔𝒕𝒂𝒗𝒐 𝒂𝒈𝒈𝒓𝒆𝒅𝒆𝒏𝒅𝒐. 𝑳𝒆 𝒇𝒂𝒄𝒆𝒗𝒐 𝒍𝒐 𝒔𝒉𝒂𝒎𝒑𝒐𝒐"
06/12/2025

"𝑵𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒔𝒕𝒂𝒗𝒐 𝒂𝒈𝒈𝒓𝒆𝒅𝒆𝒏𝒅𝒐. 𝑳𝒆 𝒇𝒂𝒄𝒆𝒗𝒐 𝒍𝒐 𝒔𝒉𝒂𝒎𝒑𝒐𝒐"

𝐅𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐦𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐚𝐧𝐠𝐮𝐞: 𝐢𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐝𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.L’adozione di persona maggiorenne è un istituto previsto dagli...
05/12/2025

𝐅𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐦𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐚𝐧𝐠𝐮𝐞: 𝐢𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐝𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.

L’adozione di persona maggiorenne è un istituto previsto dagli articoli 291 e seguenti del Codice Civile.

Nata come possibilità per chi non avesse discendenti di trasmettere nome e patrimonio, oggi si configura come uno 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐝𝐢𝐜𝐨 𝐢𝐧 𝐠𝐫𝐚𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐦𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧 𝐚𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐛𝐢𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐨.

In molti casi, l’adozione diventa il mezzo per attribuire forma giuridica a relazioni di fatto già stabili: famiglie ricomposte, figli cresciuti come propri, legami di cura e solidarietà costruiti nel tempo.

Non è solo una questione affettiva: è una scelta che incide su diritti, doveri e status personale.

Requisiti principali:
• L’adottante deve avere almeno 35 anni (riducibili a 30 in presenza di “motivi eccezionali”).
• È richiesta una differenza minima di 18 anni tra adottante e adottando, riducibile su autorizzazione del giudice se sussistono motivi meritevoli e la differenza è esigua (La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 5 del 2024, ha chiarito che la riduzione è ammessa "nei casi di esigua differenza e sempre che sussistano motivi meritevoli").
• Serve il consenso espresso dell’adottante e dell’adottando, nonché l’assenso di genitori, coniuge e figli dell’adottante (con una serie di eccezioni).

La procedura si svolge davanti al Tribunale ordinario, in sede di volontaria giurisdizione, mediante ricorso presentato nel circondario di residenza dell’adottante. Il giudice verifica che vi siano i presupposti sostanziali e formali e che l’adozione risponda all’interesse dell’adottando.

Anche in presenza di figli dell’adottante l’adozione è ammessa se vi è il loro assenso (e sono quindi maggiorenni). La giurisprudenza più recente consente al giudice di valutare l’adozione anche in presenza di figli minorenni, tenendo conto della capacità di discernimento e del benessere complessivo del nucleo familiare.

𝐋’𝐚𝐝𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞𝐧𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐦𝐚 𝐮𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐝𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞 𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐞, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐦𝐞 𝐛𝐢𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐨. 𝐈𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐚𝐥 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐚 𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐢.

𝐒𝐢̀, 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐬𝐞 𝐞̀ 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐨.Una donna racconta di aver subito per anni maltrattamenti gravi e ri...
01/12/2025

𝐒𝐢̀, 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐬𝐞 𝐞̀ 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐳𝐢𝐚𝐫𝐢𝐨.

Una donna racconta di aver subito per anni maltrattamenti gravi e ripetuti.
𝐒𝐞 𝐞̀ 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐬𝐭𝐚, 𝐞̀ 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐞𝐧𝐢𝐯𝐚.
Questo è esattamente il linguaggio che normalizza l’abuso, che colpevolizza la vittima, che legittima il silenzio.

𝐂𝐡𝐢 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐯𝐞 𝐮𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐬𝐢𝐯𝐨 𝐡𝐚 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐬𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐚𝐥𝐩𝐞𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞.

𝐍𝐨𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐥𝐞𝐜𝐢𝐭𝐨. 𝐍𝐨𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚. 𝐍𝐨𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐬𝐜𝐮𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞.

𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒊𝒍 𝒅𝒊𝒓𝒊𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒅𝒊𝒇𝒆𝒔𝒂 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒏𝒕𝒂 𝒖𝒏 𝒂𝒍𝒊𝒃𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒔𝒐𝒔𝒕𝒆𝒏𝒆𝒓𝒆 𝒍’𝒊𝒏𝒅𝒊𝒇𝒆𝒏𝒅𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆.𝐈𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐬𝐚 𝐞̀ 𝐬𝐚𝐜𝐫𝐨.È scritto nella...
01/12/2025

𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒊𝒍 𝒅𝒊𝒓𝒊𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒅𝒊𝒇𝒆𝒔𝒂 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒏𝒕𝒂 𝒖𝒏 𝒂𝒍𝒊𝒃𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒔𝒐𝒔𝒕𝒆𝒏𝒆𝒓𝒆 𝒍’𝒊𝒏𝒅𝒊𝒇𝒆𝒏𝒅𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆.

𝐈𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐬𝐚 𝐞̀ 𝐬𝐚𝐜𝐫𝐨.
È scritto nella nostra Costituzione, all’art. 24. Ma questo non è un lasciapassare per dire qualunque cosa.
Non è una scusa per rovesciare la realtà, offendere la dignità di una persona o — peggio ancora — normalizzare la violenza.

Ogni giorno, leggendo gli atti di controparte, mi trovo davanti a frasi che mi fanno rabbrividire.
E no, non è “strategia difensiva”: 𝐞̀ 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐭𝐨𝐬𝐬𝐢𝐜𝐚.
È patriarcato travestito da diritto. È retorica pericolosa che si infiltra nei processi e, senza che ce ne accorgiamo, si trasforma in normalità giudiziaria.

Non è normale insinuare che una donna “se l’è cercata”. Non è normale minimizzare la violenza, travisare i fatti, distorcere la realtà pur di vincere una causa.

Parole che riducono le persone a stereotipi, che giustificano la violenza, che banalizzano la paura. Frasi che non dovrebbero trovare spazio in un’aula di giustizia.

Voglio raccontarle.
Non per scandalizzare, ma per prendere coscienza.
Perché le parole hanno un peso e quello che scriviamo negli atti, che leggiamo nelle sentenze, che diciamo in udienza, 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐢𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐝𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞.

Raccoglierò le frasi più assurde, scioccanti e inaccettabili lette negli atti di controparte.
Ogni frase sarà spunto per riflettere, per indignarci, ma anche per capire come si può fare meglio questo lavoro.
Perché la giustizia non è solo nei codici: è anche nella cultura che costruiamo.

I NONNI HANNO SEMPRE DIRITTO A VEDERE I NIPOTI?  No, non sempre.In Italia, l’art. 317-bis del Codice Civile riconosce ag...
30/11/2025

I NONNI HANNO SEMPRE DIRITTO A VEDERE I NIPOTI?
No, non sempre.

In Italia, l’art. 317-bis del Codice Civile riconosce agli ascendenti (quindi anche ai nonni) il diritto a mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. Ma attenzione: 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐥𝐮𝐭𝐨.

La legge tutela questo legame solo se risponde all’interesse del minore. E questo interesse deve essere valutato in modo concreto, non presunto.

𝑰 𝒏𝒐𝒏𝒏𝒊 𝒑𝒓𝒆𝒏𝒅𝒐𝒏𝒐 𝒇𝒓𝒖𝒕𝒕𝒖𝒐𝒔𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒂𝒕𝒕𝒊𝒗𝒂 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒂 𝒅𝒆𝒊 𝒏𝒊𝒑𝒐𝒕𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒓𝒂𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐 𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒓𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝒖𝒏 𝒓𝒂𝒑𝒑𝒐𝒓𝒕𝒐 𝒓𝒆𝒍𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒆𝒅 𝒂𝒇𝒇𝒆𝒕𝒕𝒊𝒗𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒇𝒂𝒗𝒐𝒓𝒊𝒔𝒄𝒂 𝒊𝒍 𝒔𝒂𝒏𝒐 𝒆𝒅 𝒆𝒒𝒖𝒊𝒍𝒊𝒃𝒓𝒂𝒕𝒐 𝒔𝒗𝒊𝒍𝒖𝒑𝒑𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒍𝒐𝒓𝒐 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂𝒍𝒊𝒕𝒂̀?

Questa è la prima domanda da cui partire.

Cosa dice la giurisprudenza?
La Cassazione ha chiarito che non basta l’assenza di pregiudizio nella frequentazione: 𝐢 𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐫𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐯𝐚𝐧𝐭𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐦𝐢𝐧𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐢 𝐧𝐨𝐧𝐧𝐢.

Anche in assenza di legami pregressi, il diritto alla frequentazione può essere riconosciuto solo se contribuisce al benessere del minore.
𝐋𝐚 𝐟𝐫𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐨𝐧𝐧𝐢/𝐧𝐢𝐩𝐨𝐭𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐦𝐢𝐧𝐨𝐫𝐞 capace di discernimento.

Come si esercita questo diritto?
I nonni che si vedono impediti nei rapporti con i nipoti possono presentare ricorso al Tribunale per i Minorenni. Sarà il giudice, caso per caso, a valutare se la richiesta rispetta davvero l’interesse primario del minore.

Nella pratica, il giudice può incaricare i servizi sociali di:

- osservare e monitorare il nucleo familiare,

- sostenere il minore e gli adulti coinvolti,

- individuare le strade più tutelanti per il bambino.

Nessuna sentenza può ricostruire un legame logorato o imposto. Ma il diritto – se usato con umanità e attenzione – può aiutare a ricostruire ponti, nel rispetto dei tempi e dei bisogni dei bambini.

Oggi a Perugia la sindaca Vittoria Ferdinandi ha dato attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale n. 68/2025.Un ...
18/07/2025

Oggi a Perugia la sindaca Vittoria Ferdinandi ha dato attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale n. 68/2025.
Un grande risultato di Rete Letenford e dell'avv. Vincenzo Miri.

Abbiamo celebrato insieme questo momento storico con gioia e con qualche lacrima di emozione.

I bambini nati in Italia da due mamme che hanno fatto ricorso alla PMA, da oggi, vedranno riconosciute entrambe le mamme sull'atto di nascita. Niente più adozioni, assistenti sociali, giudici e udienze.

Grazie alla Sindaca di Perugia per non aver perso tempo, non aver atteso protocolli, linee guida e circolari.

Sentenze di tale portata, che influiscono in modo cosi dirompente nella vita dei bambini vanno attuate immediatamente. Non ci sono più scuse per riconoscere giuricamente quella che per tanti bambini è la realtà quotidiana.

𝘾𝙝𝙞 𝙥𝙖𝙜𝙖 𝙞𝙡 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙚𝙨𝙩𝙞𝙫𝙤? 𝙀 𝙨𝙚 𝙡’𝙖𝙡𝙩𝙧𝙤 𝙜𝙚𝙣𝙞𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙙𝙞𝙘𝙚 𝙣𝙤?In questo periodo è la domanda più frequente che mi viene rivol...
16/07/2025

𝘾𝙝𝙞 𝙥𝙖𝙜𝙖 𝙞𝙡 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙚𝙨𝙩𝙞𝙫𝙤? 𝙀 𝙨𝙚 𝙡’𝙖𝙡𝙩𝙧𝙤 𝙜𝙚𝙣𝙞𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙙𝙞𝙘𝙚 𝙣𝙤?

In questo periodo è la domanda più frequente che mi viene rivolta dai genitori separati.

I centri estivi sono considerati spese straordinarie e, come tali, non sono incluse nell’assegno mensile di mantenimento. Di regola, vanno divise tra i genitori, ma serve il consenso preventivo di entrambi (con qualche eccezione).

𝟭. 𝙌𝙪𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙨𝙚𝙧𝙫𝙚 𝙞𝙡 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙚𝙣𝙨𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙡𝙩𝙧𝙤 𝙜𝙚𝙣𝙞𝙩𝙤𝙧𝙚?
Secondo i protocolli di molti tribunali (Roma, Napoli, Torino, Palermo), 𝙞𝙡 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙚𝙨𝙩𝙞𝙫𝙤 𝙚̀ 𝙪𝙣𝙖 𝙨𝙥𝙚𝙨𝙖 𝙨𝙩𝙧𝙖𝙤𝙧𝙙𝙞𝙣𝙖𝙧𝙞𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙚𝙣𝙨𝙪𝙖𝙡𝙚:

Chi lo propone deve chiedere autorizzazione preventiva (meglio per iscritto).
L’altro genitore può opporsi per motivi validi (es. costi eccessivi o proposta alternativa).
In mancanza di risposta entro 7 giorni, può valere il silenzio-assenso (verifica il protocollo del tuo tribunale sul termine esatto per rispondere!).


𝟮. 𝙌𝙪𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙞𝙡 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙚𝙣𝙨𝙤 𝙉𝙊𝙉 𝙚̀ 𝙣𝙚𝙘𝙚𝙨𝙨𝙖𝙧𝙞𝙤?
Alcuni tribunali (Brescia, Bologna, Modena, Ferrara) e diverse sentenze (es. Trib. Pavia, Trib. Biella) stabiliscono che 𝙣𝙤𝙣 𝙚̀ 𝙣𝙚𝙘𝙚𝙨𝙨𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙞𝙡 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙚𝙣𝙨𝙤 𝙨𝙚 𝙞𝙡 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙚𝙨𝙩𝙞𝙫𝙤 𝙚̀ 𝙣𝙚𝙘𝙚𝙨𝙨𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙥𝙚𝙧 𝙚𝙨𝙞𝙜𝙚𝙣𝙯𝙚 𝙡𝙖𝙫𝙤𝙧𝙖𝙩𝙞𝙫𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙜𝙚𝙣𝙞𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙘𝙤𝙡𝙡𝙤𝙘𝙖𝙩𝙖𝙧𝙞𝙤.
Il diritto del genitore di opporsi alla spesa è subordinato al suo dovere di offrire un'alternativa valida, ovvero prendersi cura personalmente dei figli. Un rifiuto a fare entrambe le cose sarebbe contrario ai doveri genitoriali (oltre che illogico!)

In questi casi:
Se l’altro genitore non si rende disponibile a tenere i figli, né propone alternative valide (es. nonni o babysitter a sue spese), non può opporsi e dovrà comunque contribuire alla spesa.

𝟯. 𝙀 𝙨𝙚 𝙞𝙡 𝙘𝙚𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙚𝙨𝙩𝙞𝙫𝙤 𝙚̀ 𝙨𝙤𝙡𝙤 𝙪𝙣𝙖 𝙨𝙘𝙚𝙡𝙩𝙖 𝙧𝙞𝙘𝙧𝙚𝙖𝙩𝙞𝙫𝙖?
Il dissenso motivato dell’altro genitore può esonerarlo dal pagamento.
Ma questo non lo obbliga a tenere i figli in più rispetto a quanto stabilito dal calendario di visita.


Consigli pratici:
✔️ In ogni caso, scrivi all’altro genitore spiegando motivi e costi con largo anticipo.
✔️ Se non risponde, valuta la regola del silenzio-assenso (varia da tribunale a tribunale).
✔️ Se è una necessità (es. lavoro) → nessun accordo richiesto, l’altro genitore paga comunque se non offre alternative.
✔️ Se è una scelta ludica → serve accordo, altrimenti chi decide paga da solo.

Ogni caso è diverso. Se hai dubbi su come gestire la spesa del centro estivo, su come comunicarla correttamente o sull’eventuale opposizione dell’altro genitore, scrivimi: posso aiutarti a valutare il tuo caso specifico.

NON TI FIDARE DI LEI.È la frase che molte mie assistite si sentono ripetere dal loro ex, dopo aver deciso di uscire dall...
12/07/2025

NON TI FIDARE DI LEI.

È la frase che molte mie assistite si sentono ripetere dal loro ex, dopo aver deciso di uscire dalla spirale di violenza e di ricominciare.

Da quando ho iniziato ad aiutare donne che si rivolgono ai centri antiviolenza, ho notato un fenomeno ricorrente (e preoccupante):

Il maltrattante cerca in ogni modo di delegittimare me, il mio lavoro, la mia professionalità.

Perché succede solo in questi casi?

𝙋𝙚𝙧𝙘𝙝𝙚' 𝙦𝙪𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙡𝙪𝙞 𝙥𝙚𝙧𝙙𝙚 𝙞𝙡 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙤𝙡𝙡𝙤 𝙨𝙪 𝙙𝙞 𝙩𝙚, 𝙦𝙪𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙘𝙖𝙥𝙞𝙨𝙘𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙝𝙖𝙞 𝙖𝙡𝙯𝙖𝙩𝙤 𝙡𝙖 𝙩𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙚 𝙝𝙖𝙞 𝙖𝙘𝙘𝙖𝙣𝙩𝙤 𝙦𝙪𝙖𝙡𝙘𝙪𝙣𝙤 𝙙𝙞 𝙘𝙪𝙞 𝙩𝙞 𝙛𝙞𝙙𝙞, 𝙖𝙡𝙡𝙤𝙧𝙖 𝙨𝙞 𝙨𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙨𝙥𝙞𝙖𝙯𝙯𝙖𝙩𝙤.

Non può più manipolarti. E allora prova a minare la tua fiducia.
Come? Cercando di metterti contro di me:

“Non è nemmeno una vera avvocata, non è iscritta all’albo.”
“Non troviamo un accordo solo perché ti difende lei.”
“Mi sono informato e mi hanno detto che non ha competenze.”

Vedono me come il tuo nuovo burattinaio e allora provano a delegittimarmi.

Ma io non sono la burattinaia di nessuno.
Non controllo, non comando, non manipolo.
Io difendo, ascolto, ti accompagno nelle scelte. E non ho alcun interesse personale a farti “resistere” a ogni costo.

Il mio consiglio?
𝙄𝙢𝙥𝙖𝙧𝙖 𝙖 𝙧𝙞𝙘𝙤𝙣𝙤𝙨𝙘𝙚𝙧𝙚 𝙞𝙡 𝙢𝙚𝙘𝙘𝙖𝙣𝙞𝙨𝙢𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙢𝙖𝙣𝙞𝙥𝙤𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚.

Quando ti dicono frasi del genere per spingerti ad accettare l'accordo che ti propongono, rispondi semplicemente:
“Ne stanno parlando gli avvocati. Se la vedono loro.”

Quella frase sarà una barriera tra te e la spirale di manipolazione da cui stai uscendo. Se la vedranno gli avvocati e prenderemo insieme ogni tipo di decisione. Non sei libera di decidere, non sei lucida se parli, da sola, con colui che ti ha sempre manipolato.
Lo faremo insieme.

Affidare un incarico a un avvocato è un atto di fiducia.
Non permettere a nessuno di intaccarla — a maggior ragione a chi ha interesse a farti restare senza una difesa adeguata.

𝙁𝙞𝙙𝙖𝙩𝙞 𝙙𝙚𝙡 𝙩𝙪𝙤 𝙞𝙣𝙩𝙪𝙞𝙩𝙤. 𝙇𝙖 𝙩𝙪𝙖 𝙫𝙞𝙨𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙚 𝙥𝙚𝙧𝙘𝙚𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙘𝙤𝙨𝙚 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙖. 𝙇𝙖 𝙩𝙪𝙖 𝙤𝙥𝙞𝙣𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙚̀ 𝙡’𝙪𝙣𝙞𝙘𝙖 𝙘𝙝𝙚 𝙙𝙚𝙫𝙚 𝙤𝙧𝙞𝙚𝙣𝙩𝙖𝙧𝙚 𝙡𝙚 𝙩𝙪𝙚 𝙨𝙘𝙚𝙡𝙩𝙚.

Indirizzo

Piazzale Clodio 12
Rome
00195

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