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Precetto e opposizione: quando il credito diventa esecuzione (e quando il debitore può fermarla).Ricevere un atto di pre...
19/02/2026

Precetto e opposizione: quando il credito diventa esecuzione (e quando il debitore può fermarla).

Ricevere un atto di precetto non significa essere già pignorati, ma è il segnale che il creditore è pronto a farlo.
Da quel momento il debitore ha pochi giorni e uno strumento preciso per difendersi: l’opposizione.

Capire come funziona può fare la differenza tra bloccare un’esecuzione illegittima e subire un pignoramento evitabile.



Cos’è davvero il precetto

Il precetto è una diffida formale di pagamento: il creditore, forte di una sentenza, di un decreto ingiuntivo o di altro titolo esecutivo, intima al debitore di pagare entro 10 giorni.

Se il pagamento non arriva, può partire il pignoramento:
• dello stipendio
• del conto corrente
• dell’auto
• della casa

Non è quindi ancora esecuzione, ma è l’ultimo avviso prima che lo diventi.



Quando si può fare opposizione

L’opposizione non serve a “prendere tempo”, ma a bloccare un’azione esecutiva che non dovrebbe partire.

Si può fare quando:
• il debito è già stato pagato
• il credito è prescritto
• il titolo esecutivo è nullo o inesistente
• l’importo richiesto è sbagliato
• il creditore non è legittimato

In questi casi il giudice può fermare tutto prima del pignoramento.



Quando invece l’opposizione non serve

Presentare un’opposizione senza motivi reali è un errore frequente.

Se il debito:
• esiste
• è documentato
• è esigibile

l’opposizione viene rigettata e il debitore rischia:
• il pignoramento comunque
• le spese legali
• una condanna per lite temeraria.

Non è uno strumento per guadagnare tempo, ma per far valere diritti veri.



Cosa succede dopo l’opposizione

Il giudice valuta subito se ci sono motivi seri.

Se li trova può:
• sospendere l’efficacia del precetto
• bloccare l’esecuzione

Se non li trova, il creditore può andare avanti e pignorare.

Per questo è fondamentale che l’opposizione sia documentata e precisa, non generica.



Il punto di equilibrio: difesa del debitore e diritto del creditore

La legge cerca un equilibrio:
• il debitore deve poter fermare un’esecuzione ingiusta
• il creditore deve poter recuperare ciò che gli spetta senza ostacoli strumentali

Quando l’opposizione è fondata è una garanzia di giustizia.
Quando è solo dilatoria diventa un abuso.



In concreto: cosa fare se arriva un precetto

Le regole pratiche sono semplici:
1. Non ignorarlo
2. Verificare subito il titolo e gli importi
3. Controllare se il debito è prescritto o già pagato
4. Rivolgersi immediatamente a un avvocato

I tempi sono brevi e ogni giorno perso può avvicinare il pignoramento.



Conclusione

Il precetto è un momento decisivo: segna il passaggio dalla carta al pignoramento.
L’opposizione è uno strumento potente, ma solo se usato con motivi reali e prove concrete.

Difendersi è possibile, ma farlo nel modo giusto e nei tempi giusti è ciò che determina il risultato.

La nuova Legge sulla Concorrenza 2025: profili giuridici e ricadute operativeCon la Legge 18 dicembre 2025 n. 190, il le...
23/12/2025

La nuova Legge sulla Concorrenza 2025: profili giuridici e ricadute operative

Con la Legge 18 dicembre 2025 n. 190, il legislatore ha approvato la nuova Legge annuale per il mercato e la concorrenza, destinata a incidere in modo significativo sull’assetto dei mercati e sull’organizzazione dei servizi pubblici e privati.

La normativa si inserisce nel solco delle riforme strutturali connesse al PNRR e persegue l’obiettivo di rafforzare i principi di libertà di iniziativa economica, parità di trattamento tra operatori e tutela della concorrenza effettiva.

Uno dei cardini della riforma è rappresentato dal rafforzamento dei controlli sugli affidamenti in house dei servizi pubblici locali, con l’introduzione di criteri più stringenti in tema di motivazione, convenienza economica e verifica degli standard qualitativi.

La legge impone alle amministrazioni aggiudicatrici un onere motivazionale rafforzato, volto a dimostrare la non praticabilità del ricorso al mercato, limitando in tal modo il rischio di affidamenti diretti elusivi delle regole concorrenziali.

Particolare attenzione è riservata al settore delle infrastrutture per la mobilità elettrica, per il quale vengono introdotte regole di apertura del mercato finalizzate ad evitare posizioni dominanti territoriali e a favorire l’ingresso di nuovi operatori.

Sul piano della tutela dei consumatori, la legge rafforza i poteri di vigilanza e intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ampliando l’apparato sanzionatorio contro pratiche restrittive e scorrette.

Rilevanti appaiono anche le modifiche in materia di società tra professionisti, che mirano a rendere più flessibili gli assetti organizzativi, favorendo l’aggregazione e la competitività degli studi professionali.

Nel complesso, la nuova disciplina rafforza l’idea di una concorrenza come strumento di efficienza e di garanzia per l’utenza, non più concepita come mero vincolo, ma come leva di sviluppo economico.

Le imprese sono pertanto chiamate a rivedere modelli operativi e strategie di mercato, mentre le pubbliche amministrazioni dovranno adeguare procedure e regolamenti interni ai nuovi parametri normativi.

La corretta attuazione della legge costituirà il vero banco di prova della riforma, dalla quale dipenderà la capacità del sistema economico di garantire trasparenza, qualità dei servizi e reale apertura dei mercati.

Decreto Milleproroghe 2026: profili giuridici e impatto applicativoCon deliberazione dell’11 dicembre 2025, il Consiglio...
14/12/2025

Decreto Milleproroghe 2026: profili giuridici e impatto applicativo

Con deliberazione dell’11 dicembre 2025, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia di termini normativi, noto come Decreto Milleproroghe 2026.

Il provvedimento, secondo una prassi ormai consolidata, interviene a fine anno per prorogare scadenze legislative, rinviare adempimenti e mantenere in vigore regimi transitori destinati a cessare in assenza di intervento normativo.

Sotto il profilo costituzionale, il decreto si fonda sull’art. 77 Cost., che consente il ricorso alla decretazione d’urgenza in presenza di casi straordinari di necessità e urgenza. L’utilizzo reiterato di tale strumento impone, tuttavia, una riflessione sulla compatibilità della prassi con i principi di legalità e certezza del diritto.

La Corte costituzionale ha più volte richiamato il legislatore alla necessità di un effettivo nesso tra le misure adottate e le esigenze contingenti che ne giustificano l’urgenza, al fine di evitare un uso improprio della decretazione d’urgenza.

Sul piano applicativo, il Milleproroghe consente di prevenire vuoti normativi e garantire continuità a settori economici e amministrativi, ma al contempo determina un prolungamento dell’incertezza regolatoria.

Il Decreto Milleproroghe 2026 si inserisce, dunque, in un contesto normativo caratterizzato da proroghe successive, che rinviano interventi strutturali necessari per la stabilità del sistema.

In tale quadro, risulta essenziale per operatori, imprese e professionisti monitorare attentamente l’evoluzione normativa e valutarne l’impatto concreto sulle attività in corso.

Sicurezza stradale, perché servono nuove regole. La riforma del Codice della Strada è ormai indispensabile. Ogni anno, c...
11/12/2025

Sicurezza stradale, perché servono nuove regole.

La riforma del Codice della Strada è ormai indispensabile. Ogni anno, come avvocato che segue incidenti e responsabilità civile, vedo quanto le attuali norme non bastino più a garantire sicurezza e prevenzione.

Alcol e droghe: pene più severe per salvare vite

Gli articoli 186 e 187 C.d.S. oggi non sono sufficienti.
La sospensione immediata della patente e l’introduzione dell’alcol-lock non sono misure punitive: sono strumenti che evitano che una guida alterata diventi una tragedia.

Telefono alla guida: la distrazione che nessuno ammette

L’uso dello smartphone è una delle prime cause di incidenti.
Sospendere la patente già alla prima violazione sarebbe una misura coerente con la gravità del rischio che si crea in pochi secondi di distrazione.

Autovelox: regole più chiare per evitare contenziosi

Oggi i ricorsi contro gli autovelox intasano Tribunali e Giudici di Pace.
Serve una disciplina uniforme: segnaletica chiara, dispositivi omologati, tarature certificate. Solo così il cittadino potrà fidarsi dello strumento e la sanzione sarà davvero legittima.

Patente a punti: più premi per i virtuosi

Un sistema che premi chi guida bene — con punti bonus — e penalizzi più severamente le infrazioni più pericolose è coerente con il principio di responsabilità che regge tutto il Codice della Strada.

Norme e controlli non bastano: serve educazione

Le nuove regole funzionano solo se accompagnate da controlli più frequenti e da progetti di educazione stradale nelle scuole.
Il diritto interviene dopo: la prevenzione deve iniziare prima.

L’entrata in vigore dell’art. 13 della Legge 132/2025 segna un punto di svolta nel rapporto tra professioni intellettual...
27/11/2025

L’entrata in vigore dell’art. 13 della Legge 132/2025 segna un punto di svolta nel rapporto tra professioni intellettuali e sistemi di intelligenza artificiale (IA). La norma introduce, per la prima volta nel sistema italiano, una chiara distinzione giuridica tra l’utilizzo strumentale dell’IA e l’esercizio della prestazione professionale protetta, sancendo che il nucleo valutativo-decisionale della prestazione resta riserva dell’essere umano.

Il legislatore, nel delineare tale assetto, non solo conferma la centralità del giudizio critico del professionista, ma sancisce anche un principio fondamentale: l’IA non è un sostituto della competenza tecnica, bensì uno strumento complementare, potenzialmente utile a incrementare efficienza, completezza e rapidità nell’analisi dei dati.

Sotto un profilo deontologico, la norma introduce un obbligo di trasparenza documentale, imponendo ai professionisti di indicare quando la stesura o l’elaborazione di un documento è avvenuta con l’ausilio dell’IA, nonché di conservare i relativi log. Tale obbligo assume valore non solo disciplinare, ma anche probatorio, in caso di contenzioso sulla paternità intellettuale o sulla diligenza professionale.

Sul piano sistematico, l’art. 13 si colloca nel solco delle normative europee (AI Act) che introducono un approccio risk-based, distinguendo tra utilizzi accettabili, a rischio elevato o vietati. È evidente, pertanto, come l’uso dell’IA nei settori giuridici sia qualificato come attività sensibile, richiedendo controllo umano continuo, supervisione e responsabilità finale personale (human-in-command).

Rileva inoltre il tema della responsabilità: in assenza di una disciplina specifica sul danno causato da decisioni assistite da IA, continueranno ad applicarsi i principi tradizionali della responsabilità professionale ex art. 1176, comma 2, c.c., con conseguente imputazione diretta all’operatore, il quale non potrà invocare la tecnologia come causa di esonero.

In prospettiva, l’art. 13 non rappresenta un limite, bensì una fase regolatoria transitoria, finalizzata a evitare rischi etici, informativi e decisionali, garantendo al contempo l’adozione progressiva di strumenti tecnologici avanzati nei processi professionali.

La disciplina odierna impone un equilibrio necessario: l’intelligenza artificiale assiste; l’intelligenza umana decide.

La crisi dell’insolvente è una situazione in cui un’impresa o una persona non riesce più, o rischia presto di non riusci...
18/11/2025

La crisi dell’insolvente è una situazione in cui un’impresa o una persona non riesce più, o rischia presto di non riuscire, a pagare i propri debiti in modo regolare. La legge oggi distingue tra crisi e insolvenza: la crisi è il campanello d’allarme, mentre l’insolvenza è la fase in cui le difficoltà sono ormai evidenti e strutturate.

Con il nuovo Codice della Crisi d’Impresa (D.Lgs. 14/2019), il legislatore ha voluto evitare interventi tardivi. Per questo è previsto che l’imprenditore controlli costantemente la situazione economica e finanziaria della propria attività, così da individuare tempestivamente problemi e intervenire prima che diventino irreversibili.

Oggi esistono vari strumenti per affrontare la crisi senza arrivare subito alla liquidazione o alla chiusura dell’impresa. Tra questi vi sono: la composizione negoziata, gli accordi con i creditori e il concordato preventivo, che permettono al debitore di trovare soluzioni sostenibili e rinegoziare i debiti.

Solo quando non è più possibile salvare l’attività si arriva alla liquidazione giudiziale (quello che un tempo era il fallimento), cioè alla vendita dei beni per pagare i creditori.

In sintesi, la crisi non è più vista unicamente come una fine, ma come una fase che può essere gestita in modo organizzato, con l’obiettivo di salvare l’impresa, mantenere posti di lavoro e trovare un equilibrio tra gli interessi del debitore e dei creditori.

Questo studio si occupa del riconoscimento dello status di vittime del dovere.Se credi di rientrare in tale categoria co...
03/11/2025

Questo studio si occupa del riconoscimento dello status di vittime del dovere.
Se credi di rientrare in tale categoria contattaci, vi aiuteremo ad avere tale riconoscimento.

Nuova Rottamazione 5 in arrivo: si paga solo il dovuto. Inclusi debiti fino al 2023. Le novità
23/10/2025

Nuova Rottamazione 5 in arrivo: si paga solo il dovuto. Inclusi debiti fino al 2023. Le novità

Nuova Rottamazione 5: domanda entro il 30 aprile 2026, fino a 54 rate senza sanzioni. Le novità della Pace fiscale 2026 inserita in Manovra

29/07/2025
25/06/2023

IL GALATEO FORENSE

1) E' cortese manoscrivere una comunicazione (fax e posta normale) che non sia relativa a rapporti professionali ma tratti questioni personali.

2) I dattiloscritti vanno intestati “illustrissimo” o “pregiatissimo” (scrivere “colendissimo” è troppo affettato) oppure “gentile” se è destinataria un'avvocata; il nome e il cognome del mittente in calce, dove viene apposta la firma, non vanno preceduti da "avv." e non é elegante cancellare avv. dopo averlo fatto scrivere.

3) La prima volta che si ha occasione di scrivere ad un avvocato non conosciuto è cortese far precedere i saluti dalla frase “lieto dell'incontro professionale”.

4) Se con il Collega si hanno buoni rapporti è opportuno scrivere di pugno una parola di saluto e prima del testo, sempre di pugno, “caro Tizio”.

5) A Genova l'invio di raccomandata ad un Collega è stato sempre ritenuto offensivo perché presuppone sfiducia nel destinatario; ove sia assolutamente necessaria (quando?) la raccomandata è sempre consigliabile scusarsi in qualche credibile modo.

6) Sull'uso del telefono il mio Maestro, sin dai primi giorni, mi invitò a non chiamare gli avvocati tramite la segretaria in quanto, se lo avessi fatto, avrei commesso una mancanza di riguardo e di rispetto.

7) Se avessi fatto pratica presso qualche buzzurro che, ritenendosi troppo importante ed impegnato non perde tempo a telefonare personalmente, avrei forse ritenuto normale comportarmi allo stesso modo. Invece – avendo avuto l'esempio e l'insegnamento di tre eminenti Maestri Luca ed Enrico Ciurlo e Alfredo Biondi – ho sempre chiamato personalmente non solo i Colleghi (nel senso etimologico del termine: lego cum) ma anche i semplici iscritti all'albo, ai quali spetta – anche se con loro non "lego" - il titolo di avvocato perché hanno superato l'esame ed è stata deliberata la loro iscrizione.
E se eccezionalmente, trovando sempre occupato, prego la mia segretaria di comporre il numero le do disposizioni di passarmi la comunicazione appena la linea è libera o, al più tardi, quando la segretaria risponde pronto.
Dovrebbe essere facile per chiunque rendersi conto che chi ha programmato di chiamare il Collega, che potrebbe essere impegnato, deve stare in attesa che venga passata la linea.
Sino agli anni ottanta un solo iscritto all'albo, mio coetaneo (E.D.), mi faceva chiamare dalla segretaria; il suo Dominus molto autorevole e di me di gran lunga più anziano mi chiamava personalmente.

8) Altre regole sono connesse all'uso del telefono.
Bisogna sempre riscontrare una telefonata richiamando appena possibile; se telefona un Collega e l'Avvocato non può essere distratto la segretaria deve essere istruita a dire che è fuori studio e se le è mancata la prontezza di accampare la scusa, deve dire che l'avvocato non risponde al telefono interno perché in riunione o sull'altra linea.
Sarà ipocrita ma è buona creanza come dare il buongiorno nelle scale incontrando un vicino al quale si farebbe volentieri una pernacchia.

9) Quando sono necessari incontri per trattare pratiche l'avvocato più giovane si reca dal più anziano; se non vi è stacco generazionale l'avvocato del debitore va da quello del creditore.

10) Anche se la pretesa di parità ha creato guasti irreparabili tenere conto del sesso prima che dell'età è atto da gentiluomo.

11) E' segno distintivo di appartenenza a vecchia scuola non lasciare il Collega al di là della propria scrivania ed è opportuno sedersi dalla sua parte per conferire in modo meno formale; se è più autorevole o più anziano è atto di doverosa deferenza.

12) In udienza penale chi ha motivi di fretta deve chiedere il consenso ai Colleghi presenti prima di formulare la propria istanza al giudice; non è solo problema di buona creanza ma è anche opportuno per evitare che, messo di fronte a più richieste confliggenti, il giudice, decida di attenersi al ruolo d'udienza: gli avvocati possono, invece, alla luce dei diversi impegni concordare le priorità.

13) Bisogna ricordare che l'udienza è pubblica e che non è né dignitoso né opportuno né qualificante trasformare l'aula in un mercato, accalcandosi intorno alla cattedra del giudice.
L'avvocato deve stare al suo posto, accostarsi solo per produrre documenti o per mostrarli al giudice sempre chiedendo l'autorizzazione ad avvicinarsi.

14) Sarebbe superfluo dire, se non vi fossero ormai molti scostumati, che il posto a sedere deve essere lasciato alle donne ed agli anziani, e, soprattutto, che non si possono occupare tre posti con la cartella e il soprabito.

15) L'uso della toga nelle udienze pubbliche in Tribunale è imposto dalla legge, che qualifica illecito disciplinare il non indossarla. E' deprecabile che i giudici non ne impongano sempre l'uso, anche in occasione delle cosiddette udienze filtro.
Gli avvocati dovrebbero volerla indossare come simbolo e bandiera ricordando che forma e sostanza sono un connubio quasi indissolubile e che, così come appare meno marziale il soldato che non indossa la divisa, appare meno autorevole l'avvocato senza toga che si confonde con imputati e testi.

16) Quando si deve chiedere un rinvio o uno slittamento di orario è necessario avvertire i Colleghi.

Ovviamente ho fatto riferimento solo alle regole di galateo essendo evidente che devono sempre essere rispettate le leggi e le norme deontologiche.

Avv. Aurelio Di Rella Tomasi Di Lampedusa *

"Queste considerazioni - antepone l'Autorevole autore del decalogo- sono dedicate ai giovani che vogliono conoscere quell'insieme di regole alle quali si attenevano gli avvocati, regole, tipiche del ceto forense, che si apprendono seguendo l'esempio di chi le applica, e che non sempre sono conoscibili a causa della penuria di Maestri.

E' connaturata a tutti gli esseri umani (fanno eccezione coloro nei quali l'individualismo è così esasperato da sconfinare nell'anarchia e nell'asocialità) la spinta ad identificarsi nel gruppo di appartenenza adottandone regole di comportamento e stili di vita.
L'osservanza ed il rispetto delle forme tipiche di una classe, di una categoria, di una etnia, di un qualsivoglia raggruppamento umano sono segni distintivi e rafforzano, nel bene e nel male, lo spirito identitario e il senso di appartenenza.

Se è normale che gli iscritti in larga parte si adeguino ai modelli comportamentali della generalità l'inosservanza dei quali caratterizza i bifolchi, gli Avvocati, quelli a cui compete la A maiuscola, i signori della professione, si distinguono per alcune "finezze" che presuppongono che la fase dell'apprendimento sia stata svolta in scuole di antico lignaggio.

Le regole dell'avvocatura genovese, in larga parte comuni al resto d'Italia spaziano dalla corrispondenza all'uso del telefono, dagli incontri tra avvocati al comportamento in udienza.

NdR - Ovviamente queste regole basilari, che costituiscono il codice stilistico del signori della professione forense, scritte nel secolo scorso dal Principe di Lampedusa ed ultimo erede del Gattopardo, andranno adeguate ed adattate ai nuovi mezzi di comunicazione ed alle nuove tecnologie attualmente in uso agli Avvocati.

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