Studio Legale avv. Antonio Ingroia

Studio Legale avv. Antonio Ingroia Studio legale penale e civile operativo in tutta Italia, con sedi a Roma, Milano e Palermo Vi sentite vittime di un'ingiustizia? Non siete soli!

peggio: vi sentite vittime della giustizia? Lo Studio Legale Ingroia, grazie alla trentennale esperienza dell'Avv. Antonio Ingroia "dall'altra parte", grazie cioè ai tanti anni impegnati in veste di Pubblico Ministero, saprà predisporre la linea difensiva più adeguata ed efficace per le vostre preoccupazioni. Il gruppo di collaboratori, preparati e giovani, che compongono lo Studio Legale Ingroia,

saprà assistervi in ogni necessità, giudiziale e stragiudiziale, sia dal punto di vista tecnico che umano, date le tribolazioni che accompagnano sempre un processo, civile o penale che sia.

24/05/2026

In memoria di Giovanni Falcone.

Reggio Calabria: la ricerca della Verità è un percorso tortuoso frutto di una conquista collettiva .È lunga e tortuosa l...
16/04/2026

Reggio Calabria: la ricerca della Verità è un percorso tortuoso frutto di una conquista collettiva .

È lunga e tortuosa la strada per l'accertamento della verità, incontra inciampi, ostacoli, deviazioni, battute d'arresto, tentativi di inversione ad U che ci allontanano dall'obiettivo della Veritá. Talvolta è ancora più difficile quando è una verità difficile da accettare. Questo è il caso del processo ‘Ndrangheta stragista che da tanti anni si svolge davanti alla Corte d'Assise di Reggio Calabria, nel quale sono imputati Giuseppe Graviano e Rocco Filippone, i due boss, al vertice di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta negli anni ‘90, accusati di essere i mandanti del duplice omicidio dei carabinieri Antonino Fava e Giuseppe Garofalo, dove sono l'avvocato di parte civile dei familiari, le vedove e i figli dei due carabinieri.
Un processo difficile, dall'esito tormentato con le condanne in primo grado e in appello, ma poi con una sorprendente e singolare sentenza della Cassazione che ha annullato con rinvio l'ultima sentenza di condanna sulla base di considerazioni, obiezioni e presunte criticità rispetto all'impianto probatorio che lascia perplessi e che fa il paio con la sentenza della stessa sezione della Cassazione che ha annullato le condanne del processo Trattativa Stato-mafia.
E' in corso un processo di revisionismo storico-giudiziario sulla verità della stagione delle stragi del 92-94, una stagione insanguinata da omicidi strategici dentro il contesto di quella trattativa Stato-mafia definitivamente confermata perfino dalla stessa Cassazione, che ha pure mandato assolti tutti gli imputati in un modo o nell'altro, alcuni per prescrizione, altri per non aver commesso il fatto. E’ come se la Cassazione volesse mettere una pietra tombale su una verità indigeribile, la verità delle stragi non solo mafiose, dove lo Stato è il principale artifice e responsabile di quella stagione. In nome del malinteso principio della ragion di Stato che vieta che lo Stato possa processare se stesso.
Malinteso principio nel quale vanno inquadrate anche le polemiche di questi giorni, con la strumentalizzazione del contenuto dell'audizione del procuratore capo di Caltanissetta davanti alla Commissione parlamentare antimafia, al fine di attuare la stessa strategia di revisionismo storico che rischia di minimizzare la tragedia di quella stagione e le responsabilità di uno Stato complice degli assassini, anche in quel duplice omicidio di questi due carabinieri, che si vuole far passare come un omicidio opera di balordi, mentre invece fu un omicidio di alta mafia, frutto di quel sistema criminale responsabile della stagione stragista e della trattativa che chiuse quella stagione. Oggi, dopo l'importante requisitoria del procuratore generale, Giuseppe Lombardo, che coraggiosamente e con tenacia sta seguendo questo processo perché si accerti tutta la verità, abbiamo noi, parti civili, concluso, chiedendo anche noi, associandoci alla richiesta del procuratore generale, la conferma ancora una volta delle condanne degli imputati, per risarcire i familiari delle vittime con un atto di giustizia e di verità. Da oggi sono iniziate le arringhe delle difese di Graviano e Filippone ed entro il mese di giugno avremo la sentenza. Una sentenza comunque storica, in un senso o nell'altro.
Con due opzioni : mettere una pietra tombale sulla verità di quella stagione con una sconfitta dello Stato e dell'antimafia tutta, oppure segnare una tappa importante nella ricostruzione di una verità difficile e pesante in cui pezzi degli apparati dello Stato in combutta con i poteri criminali hanno insanguinato la storia del nostro Paese. Attendiamo questa ennesima sentenza, cercando di tenere desta l'opinione pubblica perché la verità, specie quando è una verità così difficile, non può essere ottenuta soltanto dall'autorità giudiziaria, ma deve essere una conquista collettiva che poi viene raccolta dall'autorità giudiziaria con le sentenze.
Che Giustizia sia fatta finalmente!
Avv. Antonio Ingroia

05/04/2026
Roma, 12/1/2026INGROIA: PIENA SODDISFAZIONE PER LA LIBERAZIONE DI MARIO BURLO'“Esprimo piena soddisfazione per l’avvenut...
12/01/2026

Roma, 12/1/2026
INGROIA: PIENA SODDISFAZIONE PER LA LIBERAZIONE DI MARIO BURLO'
“Esprimo piena soddisfazione per l’avvenuta liberazione dell’imprenditore Mario Burlò che è il mio assistito da anni. Un percorso di giustizia che è stato interrotto da questo illegittimo ed ingiusto arresto in Venezuela che ha determinato una lunga detenzione di più di un anno senza che i familiari ed i suoi legali per mesi e mesi ne avessero notizia e senza aver mai avuto la possibilità di interloquire con lui. Mi sento di ringraziare, anche a nome di Mario Burlò, il Governo Italiano e le Autorità Diplomatiche italiane a Caracas per l’impegno profuso per la sua liberazione e soprattutto l’attuale Presidente del Venezuela Delcy Rodriguez che con l’immediata liberazione di Burlò, di Trentini e degli altri italiani ingiustamente arrestati, direi meglio “sequestrati", dalle autorità venezuelane, ha in parte riparato i gravi torti subiti da Burlò e gli evidenti strappi allo stato di diritto consumati con l’arresto di Burlò e degli altri italiani.” Questo è il commento a caldo dell’avv. Antonio Ingroia dopo aver ricevuto la notizia dell’avvenuta liberazione in Venezuela dell’imprenditore Mario Burlò, assistito dallo Studio Legale Ingroia assieme all’avv. Maurizio Basile e a un pool di altri legali.

Ufficio Stampa Studio Legale Ingroia

“La Verità ha tanti nemici ma alla fine trionfa sempre”.Dopo il recente ennesimo successo dell’Avv. Ingroia che ha visto...
13/12/2025

“La Verità ha tanti nemici ma alla fine trionfa sempre”.

Dopo il recente ennesimo successo dell’Avv. Ingroia che ha visto riconosciuto anche dalla Cassazione il legittimo esercizio del diritto di critica nella causa intentata dalla Fininvest (condannata dalla Cassazione pure a pagare le spese!) contro il suo libro IO SO per le affermazioni che vi erano contenute circa i rapporti con la mafia di Berlusconi e Dell’Utri, così come accertati nella sentenza di condanna ormai definitiva nei confronti del fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, gli attacchi contro le verità che l’avv. Ingroia diffonde con i suoi libri non si fermano.
L’ultimo episodio è la citazione per danni contro Ingroia per il suo ultimo libro, TRADITI, preannunciata da Sergio De Caprio, alias "cap. Ultimo”, già imputato e assolto, insieme al gen. Mario Mori, dal reato di favoreggiamento per la mancata perquisizione del covo di Totò Riina.
Nel libro TRADITI, scritto da Ingroia a quattro mani con il noto giornalista e conduttore televisivo Massimo Giletti, si rammenta semplicemente la verità, confermata perfino dalla sentenza del Tribunale di Palermo che ha assolto De Caprio, e cioè che la decisione di “abbandonare” l’osservazione del covo di Riina dopo il suo arresto senza procedere a perquisizione e senza comunicarla alla Procura di Palermo, era elemento "certamente idoneo all’insorgere di una responsabilità disciplinare” anche se ritenuto "equivoco ai fini dell’affermazione di una penale responsabilità degli imputati" e che questo comportamento ritenuto inspiegabile dal Tribunale ha probabilmente una spiegazione, esattamente quella sostenuta nel processo dal PM Ingroia e che il Tribunale non ritenne provata ma solo astrattamente ipotizzabile, e cioè che vi fossero documenti di pertinenza di Riina che Cosa Nostra non volesse cadessero nelle mani degli inquirenti e che quindi “la consegna del Riina, fautore delle stragi, potrebbe essere stata il prezzo da pagare volentieri per coloro che, nella mafia, intendessero sbarazzarsi del boss per assumere il comando dell’organizzazione”, in quanto era ipotizzabile che la famosa “trattativa Stato-mafia” “avesse un reale contenuto negoziale, i cui termini fossero, dalla parte mafiosa, la cessazione della linea d’azione delle stragi, dalla parte istituzionale, la garanzia della prosecuzione degli affari criminali dell’ente ovvero la salvaguardia della latitanza di alcuni suoi esponenti, oppositori del Riina (così Bernardo Provenzano), tramite l’assicurazione che la documentazione in possesso del boss corleonese, sempre che, in via ipotetica, contenesse informazioni sugli uni e sugli altri, non sarebbe stata reperita dalle forze dell’ordine”.
Ebbene, tutto ciò che il Tribunale di Palermo nel febbraio 2006 riteneva non provato, è stato provato negli anni successivi, come dimostrano le due sentenze di condanna nel “processo Trattativa” confermate nella ricostruzione dei fatti, anche se non nelle loro conclusioni in diritto, dalla Cassazione.
Invero, la Corte d’Assise di Palermo nella sentenza del 20 aprile 2018 afferma che “le sconcertanti omissioni registrate in occasione delle attività investigative susseguenti all’arresto di RIINA s’inquadrano nel contesto delle condotte del MORI dirette a preservare da possibili interferenze la propria interlocuzione con i vertici dell’associazione mafiosa già intrapresa nei mesi precedenti” (cfr. pag. 2003) perché “con la mancata perquisizione del covo di RIINA si intese lanciare un segnale di buona volontà, un segnale cioè della disponibilità a mantenere o riprendere il filo del dialogo che era stato avviato, attraverso i contatti intrapresi con CIANCIMINO, per giungere al superamento di quella contrapposizione di Cosa Nostra con lo Stato che era già culminata nelle stragi di Capaci e di via D’Amelio” : così riassume le conclusioni della sentenza di primo grado, a pag. 2203 la sentenza d’appello dello stesso processo.
In appello, inoltre, la Corte d’Assise d’Appello di Palermo nella sentenza del 23 settembre 2021 scrive anche:“Diverso è il discorso se s’intende la sollecitazione al dialogo come rivolta, nelle vere intenzioni di MORI e DE DONNO (e SUBRANNI) - che saranno disvelate a CIANCIMINO all’atto dello showdown- non già al RIINA, ma ai suoi potenziali competitor od oppositori: ovvero, a quella componente moderata che si riteneva radicata in Cosa Nostra, anche se fino a quel momento soccombente, e disponibile a ripristinare un rapporto di non belligeranza con lo Stato. Allora sì che la mancata perquisizione poteva essere un segnale rassicurante e confermativo della serietà della proposta di intesa, lanciato a chi poteva coglieme il significato, e cioè a quella componente moderata che si era tentato di raggiungere attraverso Vito CIANC[MINO. Né vi sarebbe contraddizione, anzi, con il parallelo impegno investigativo per giungere alla cattura di RIINA. “ (p. 2207). E quanto alla cattura di Riina: “Certo è che la testa di RIINA venne servita (quasi) su un piatto d’argento. Ed era proprio questo uno dei principali risultati cui era diretta l’operazione CIANCIMINO, secondo la narrazione di MORI e DE DONNO.” (p. 2208). Ed ancora : “a CIANCIMINO venne affidato un incarico preciso, e la sostanza di quest’incarico fu di aprire un canale di comunicazione con Cosa Nostra veicolando un preciso messaggio in termini di sollecitazione ad un dialogo finalizzato all’obbiettivo di neutralizzare la minaccia stragista, colpendo al cuore l’ala dura e avviandone la disarticolazione, in cambio di un occhio di riguardo per quella componente moderata, o al limite per i singoli esponenti mafiosi, che fossero interessati e disponibili a cooperare a tale obbiettivo.” (p. 2256 s.).
C’è bisogno di aggiungere altro? La Verità è lenta e tarda ad arrivare, anche perché ha tanti nemici specie quando è complessa e difficile, ma alla fine trionfa sempre.

STUDIO LEGALE INGROIA

09/12/2025

La verità alla fine prevale sempre: altro successo dello Studio Legale Ingroia.

L'ennesimo tentativo di citare a giudizio per danni il dott. Ingroia è stato con successo respinto ed è l'ennesima causa vinta nella riaffermazione della verità. E' di qualche giorno fa la sentenza della Cassazione che ha confermato la decisione del Tribunale di Palermo e poi della Corte d'Appello di Palermo che avevano respinto la richiesta di risarcimento danni per diffamazione che la Fininvest aveva avanzato nei confronti del dott. Ingroia per il suo libro-intervista, “Io so”, scritto assieme ai giornalisti Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza nel 2012. Dopo 13 anni ancora una volta si conferma che le cose dette dal dott. Ingroia corrispondevano alle verità accertate nei processi sia sulla responsabilità ormai definitiva del senatore Marcello Dell'Utri (ove il dott. Ingroia svolgeva le funzioni di PM) sia sull'opacità nei rapporti con la mafia di Silvio Berlusconi e costituivano legittimo esercizio del diritto di critica. La Fininvest riteneva invece diffamatorio quanto stava scritto nel libro e Ingroia, da avvocato si è costituito in giudizio per difendere quanto lo stesso dott. Ingroia aveva scritto e dichiarato in quel libro da magistrato. Ebbene, l’avv. Ingroia ha vinto la causa, e la Cassazione ha pure condannato la Fininvest a pagare le spese legali dello Studio Ingroia. Giustizia ancora una volta è stata fatta, l’avv. Ingroia ha ancora una volta vinto e la verità viene riaffermata e confermata.

Studio Legale Ingroia.

VITTORIA!  L’AVV. INGROIA VINCE ANCORA!  Ancora una volta Verità e Giustizia vincono, insieme all'avv. INGROIA che difen...
09/10/2025

VITTORIA! L’AVV. INGROIA VINCE ANCORA!

Ancora una volta Verità e Giustizia vincono, insieme all'avv. INGROIA che difendendo il Tenente Colonnello Massimo PROIETTI ha sconfitto tutte le ingiuste accuse calunniose che gli sono state rivolte. Ancora una volta la Magistratura, oggi tramite la Corte d'Appello militare di Roma, ha assolto il Tenente Colonnello PROIETTI contro l'ennesima accusa ingiusta di diffamazione che i generali superiori del colonnello Proietti, i generali GARZIA e CINIGLIO APPIANI, gli hanno rivoltato contro del tutto ingiustamente, con un accanimento e un'ostinazione degne di miglior causa. Ancora una volta, nonostante l'appello presentato dalla Procura Generale e dalla parte civile del Generale GARZIA, il Colonnello PROIETTI è stato ancora una volta assolto dopo un'appassionata arringa dell'avvocato Antonio INGROIA.
Un’assoluzione con formula piena che conferma l’assoluzione del Tribunale Militare di Verona, che è un atto di accusa contro la Procura Militare di Verona che non ha svolto l'indagine che doveva sui fatti gravissimi che erano stati denunciati dal Col. PROIETTI sulle gravissime irregolarità consumate dai suoi superiori. Giustizia è fatta, una giustizia che riesce ad essere uguale per tutti mandando assolto un innocente con una sentenza di assoluzione che è soprattutto una sentenza di condanna per i denuncianti.
Il Colonnello PROIETTI col suo collegio difensivo ha vinto, il Generale GARZIA, che ancora una volta si era ostinatamente costituito parte civile, ha perso. E ha perso per sempre insieme alla Procura Militare di Verona. Giustizia è fatta ma qualcuno dovrà risarcire i danni che il colonnello Proietti ha subìto, messo sul banco degli imputati nonostante la sua onesta e serietà, e forse proprio per questo.
Il Colonnello PROIETTI, ufficiale medico onesto e bravo, dalla schiena a diritta, ha sempre fatto soltanto il proprio dovere, chiedendo il ripristino della legalità. Nulla di più. E perciò, paradossalmente, da accusatore è stato trasformato in accusato. Ma Giustizia oggi è stata fatta, e non finisce qui, perché il Colonnello PROIETTI chiede non vendetta, ma Giustizia, giustizia piena e risarcitoria dei danni ingiustamente subita da chi lo ha perseguitato in questi anni e che perciò deve pagare. Non basta che Giustizia sia stata fatta per lui, ora è il momento che sia fatta giustizia anche per i suoi calunniatori.

Ufficio Stampa Studio Legale Ingroia

Aeronautica Militare Ministero della Difesa InPrimoPiano

Comune di Ventotene: la verità viene finalmente a galla. Ieri si è svolta un'importante udienza al Tribunale di Cassino ...
10/09/2025

Comune di Ventotene: la verità viene finalmente a galla.
Ieri si è svolta un'importante udienza al Tribunale di Cassino che ha messo un punto su una vicenda giudiziaria che ha visto contrapposti, a suon di denunce e querele reciproche, l’ex consigliere comunale di Ventotene Modesto Sportiello e l'ex sindaco dell’isola, il notaio Gerardo Santomauro, con i consiglieri che facevano parte della sua maggioranza ed alcuni dirigenti del Comune. Sportiello li aveva denunciati tutti per una lunga serie di reati, dall'associazione per delinquere all'abuso d'ufficio a vari reati di falso, perché secondo Sportiello lo avrebbero perseguitato come esponente dell’opposizione, cercando di determinarne ingiustamente la decadenza da consigliere. E perciò la procura di Cassino aveva chiesto il rinvio a giudizio del notaio e degli altri accusati.
Le cose sono cambiate, però, dopo che l'avvocato Antonio Ingroia ha assunto la difesa di Santomauro, Pasquale Bernardo, Lucio Nicolella, Ermanno Taliercio, Aurelio e Umberto Matrone, perché è stata messa in atto una nuova strategia di contrattacco con una denuncia per calunnia e uso di atto falso contro Sportiello, essendo emerso che quest’ultimo li aveva denunciati sulla base di un documento, che secondo la consulenza di un perito grafologo è risultata falsa. E così la Procura di Cassino si è resa conto di come stanno veramente le cose, ed ha chiesto il rinvio a giudizio di Sportiello per questi reati.
Ieri si è svolta la prima udienza di discussione del giudizio abbreviato dove i principali protagonisti della vicenda sono contemporaneamente imputati e parti civili: Sportiello contro Santomauro e gli altri consiglieri, e questi ultimi contro Sportiello. E il Pubblico Ministero, il dott. Alfredo Mattei, ha concluso la sua requisitoria, molto puntuale e documentata, chiedendo l'assoluzione di Santomauro e degli altri accusati da Sportiello con formula piena “perché il fatto non sussiste”. Ed ha chiesto invece la condanna dello stesso Sportiello a due anni di reclusione, già diminuita di un terzo per la scelta del rito abbreviato.
L’avv. Ingroia ha così commentato: “La verità finalmente viene a galla. Esprimo tutto il mio personale apprezzamento e quello dei miei assistiti per il certosino lavoro della Procura di Cassino, in particolare del PM Mattei, che con coraggio e imparzialità ha approfondito le indagini e ha rovesciato quella che era l'iniziale impostazione dell’accusa. Alla prossima udienza rassegnerò le mie conclusioni perché sia fatta finalmente giustizia”.
Il notario Santomauro a sua volta ci ha dichiarato: “Sono davvero soddisfatto del riconoscimento da parte della Procura di Cassino dell’assoluta legittimità dell’operato mio e degli altri ingiustamente accusati da Sportiello. Non posso che ringraziare l’avv. Ingroia grazie al quale è stato possibile, con la denuncia che abbiamo presentato nei confronti dello Sportiello, mettere le cose al loro posto e consentire che la verità venisse a galla.”
Il processo si concluderà all’udienza di martedì prossimo, 16 settembre, con le conclusioni di tutti i difensori, compreso l’avv. Ingroia.
Poi bisognerà solo attendere la sentenza del giudice, il dott. Domenico Di Croce.
Ufficio stampa Studio Legale Ingroia

Ingroia: “Querelerò per calunnia e diffamazione Eugenio Grimaldi.”Apprendo con stupore che il signor Eugenio Grimaldi, f...
01/08/2025

Ingroia: “Querelerò per calunnia e diffamazione Eugenio Grimaldi.”

Apprendo con stupore che il signor Eugenio Grimaldi, figlio del noto armatore, mi ha denunciato per diffamazione in relazione all'esercizio del mio mandato difensivo. Considero un atto gravissimo il solo fatto di avere concepito di denunciare un avvocato per ciò che scrive nell'esercizio del suo mandato difensivo e, per di più, per aver riportato una notizia vera, e cioè che il signor Grimaldi è attualmente indagato per maltrattamenti in famiglia nei confronti della moglie Veronica Resca e dei figli, specialmente in esito al provvedimento col quale il Presidente Aggiunto dei GIP di Napoli ha rigettato la richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero, evidentemente non ritenendo quindi la notizia del reato infondata, e disponendo ulteriori accertamenti al fine di verificare se vi siano i presupposti per l'esercizio dell'azione penale e la conseguente instaurazione di un processo penale a carico dello stesso Grimaldi.
Considero questa denuncia un grave tentativo di compressione del diritto di difesa della signora Resca e lo denuncio in quanto tale, ma tengo a sottolineare che non mi hanno messo paura le minacce di Totò Riina e Bernardo Provenzano e le denunce-querele dei figli di Bernardo Provenzano, figuriamoci se mi metto paura per la denuncia di questo signore."
Avv. Antonio Ingroia

17/06/2025

PROCESSO “DOPPIA CURVA” A MILANO: SE QUESTA È GIUSTIZIA E NON E’ DOPPIOPESISMO…

Se sono stato aspramente critico nei confronti della richiesta di pena, del tutto inadeguata, del PM nei confronti di Beretta, perché da ex PM - dichiara Antonio Ingroia, oggi avvocato di parte civile della vedova Bellocco - posso anche comprendere (ma non condividere né giustificare) che possa esserci un occhio di riguardo nei confronti di un collaboratore di Giustizia, fermo restando che a mio parere si era esagerato, scendendo al di sotto addirittura del minimo di pena consentito per legge, ritengo ancor meno comprensibile e perciò resto stupefatto della irrisoria entità della pena comminata oggi dal GUP di Milano, e cioè 10 anni di reclusione per un delitto così efferato e crudele, col disconoscimento delle aggravanti della premeditazione e della crudeltà (che avrebbero precluso l'accesso al giudizio abbreviato) ed il riconoscimento delle attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti contestate, riconoscendogli un’altra diminuzione di un terzo della pena.
Tutto ciò mi pare davvero eccessivo, considerato che non capisco come possano riconoscersi le generiche a Beretta, visto che la sua collaborazione sull'omicidio è stata irrisoria, essendoci già la prova schiacciante a suo carico derivante dalle videoriprese delle telecamere. Perciò, a mio parere, poteva essergli riconosciuta solo la diminuente di un terzo per il rito. Mi chiedo poi - denuncia Ingroia - perché questo “doppiopesismo” : si sono sentite urla e proteste in tutto il paese per lo sconcerto e lo sgomento perché Giovanni Brusca è uscito dal carcere dopo 25 anni, nonostante Brusca sia stato un vero collaboratore che ha svelato svariate decine di omicidi, ed ha smascherato tanti insospettabili e tanti retroscena indicibili. E di fronte a questa condanna di Beretta ad appena dieci anni per un delitto così efferato nessuno solleva un sopracciglio. Mi faccio una domanda, conclude Ingroia : non è che contro Brusca si è scatenata tutta questa polemica perché ha contribuito a svelare cose delicate su mafia e politica, mafia e istituzioni, mentre Beretta ha parlato solo di manovalanza mafiosa e di curve e ultras?

Ufficio Stampa Studio Legale Ingroia

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