Si può superare il concorso in magistratura anche da soli. Opinione molto diffusa tra i laureati in giurisprudenza è quella secondo cui per superare il concorso in magistratura occorra seguire uno specifico corso di preparazione. Requisiti necessari e sufficienti sono: forza di volontà, passione per il diritto e - piaccia o non piaccia - un pizzico di fortuna (fattore C). Non tutti siamo uguali e
può essere utile una guida. Proviamo a rendere l’idea con un simpatico esempio: gli aspiranti magistrati Fortunato/a e Sfortunato/a dedicano entrambi, ogni giorno, otto ore alla preparazione al concorso; studiano gli stessi manuali e sono abbonati alle medesime riviste giuridiche. Fortunato/a supera gli scritti; Sfortunato/a no. IL NOSTRO CORSO PROPONE
- Contenuti editoriali selezionati dal Direttore Scientifico per restare al passo con la normativa.
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- Corso inserito in un progetto di impegno civico in collaborazione l'Associazione "Democrazia nelle Regole".
- Tre differenti modalità di iscrizione e fruizione dei contenuti per adattarsi a tutte le esigenze. Al di là della incidenza del solito fattore C, tra le innumerevoli variabili che hanno determinato il successo di Fortunato/a e la disfatta di Sfortunato/a (stato psicofisico ottimale, conoscenza degli istituti, capacità di coglierne gli aspetti rilevanti in relazione al tema di indagine richiesto dalla traccia, capacità di rendere i concetti con uno stile intrigante e “poco noioso”, metrica armoniosa, bella grafia, ecc..), ha sicuramente influito il fatto che Fortunato/a e Sfortunato/a non sono la stessa persona. Guai a ignorare questo dato, tanto scontato nella vita quanto fondamentale ai fini della preparazione al concorso! Ed infatti, a parere di chi scrive, uno dei più grandi errori che l’aspirante magistrato possa commettere (si potrebbe dire: l’errore per eccellenza) è quello di credere che un dato percorso di studio (ossia: cosa, come e per quanto tempo studiare) sia adatto a tutti e infallibile per definizione. La verità è che ciascuno di noi si contraddistingue rispetto agli altri perché i suoi punti deboli (ma lo stesso discorso vale anche per i punti di forza) sono altri rispetto a quelli dei suoi concorrenti. Quanto appena detto conduce almeno a due conclusioni:
da un lato, si conferma quanto detto all’inizio di questa presentazione: per superare il concorso non è indispensabile seguire un corso. Fortunato/a, giovane rampante di belle speranze (e, magari, figlio di illustri giuristi, perciò solo abituato fin dall’adolescenza a sentir parlare di aberratio ictus e cautela sociniana), ha tutte le carte in regola per costruire in autonomia le basi del suo successo e la frequentazione di un corso, probabilmente, gli avrebbe persino messo i bastoni tra le ruote lungo il cammino verso la toga;
dall’altro - e qui sta l’ubi consistam del presente scritto -, un corso organizzato in maniera tale da prestare attenzione alle esigenze dei singoli partecipanti può essere utile e può fare la differenza per chi, in estrema sintesi, è (come) Sfortunato/a.