30/09/2026
GARLASCO. E SE IL PROBLEMA NON FOSSE SOLO LA PROVA, MA QUELLO CHE NON È ARRIVATO AL PROCESSO?
Diciannove anni dopo, Garlasco continua a far discutere.
La Procura di Pavia ha chiuso nuovamente le indagini su Andrea Sempio e, nel frattempo, è emerso un dato pesantissimo sul DNA trovato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi.
Secondo la Procura, le analisi del 20 settembre 2007 avevano dato un risultato negativo, ma quelle controanalisi non risultavano nel fascicolo del processo a carico di Stasi.
Attenzione.
Questo non significa automaticamente che Stasi sia innocente.
Non significa che Sempio sia colpevole.
E non significa, da solo, che qualcuno abbia nascosto volontariamente una prova.
Ma pone una domanda che dovrebbe disturbare chiunque abbia a cuore il processo penale: quanto è solida una verità giudiziaria se, dopo quasi vent'anni, scopriamo che un elemento potenzialmente rilevante non fu valutato?
Perché il processo non giudica tutto ciò che è accaduto.
Giudica ciò che entra nel processo.
Ciò che viene acquisito.
Esaminato.
Contestato.
Discusso.
Valutato.
E quello che resta fuori?
Resta fuori anche dalla possibilità del giudice di valutarlo.
Questa è la parte che trovo più inquietante.
Una sentenza può essere definitiva.
La verità, invece, non diventa definitiva per decreto.
E nel diritto penale c'è una cosa che non dovremmo mai dimenticare: quando lo Stato condanna una persona, un errore non è una semplice imperfezione del sistema.
Può diventare una vita intera.
Ecco perché il caso Garlasco, al di là di Stasi, Sempio e di tutto il rumore mediatico, pone una domanda enorme: quanto deve essere rigoroso un processo prima di poter dire che quella è la verità?
Avv. Emanuele Fierimonte