Emanuele Fierimonte Avvocato Penalista

Emanuele Fierimonte Avvocato Penalista Avvocato Penalista

Founding Partner di Fierimonte, Wahl & Partners - Studio Legale

Presidente del Centro Studi per la Giustizia e le Istituzioni

Voglio raccontarti la mia storia...

Dopo aver studiato il Diritto Penale sui testi universitari e sui codici decisi di aprire il mio Studio Legale. Era il 2013 quando iniziai a studiare la comunicazione e il linguaggio del corpo. Lo scopo era acquisire ulteriori competenze. Mi dissi: "la conoscenza del diritto non basta!"

Studiai, così, come risolvere i problemi legali delle persone in modo effi

cace, e compresi che dovevo aumentare la mia capacità di ascoltare le loro esigenze. Questo studio costante mi permise di capire che ogni caso penale richiede una strategia specifica. Iniziai, così, a lavorare su un metodo: una strategia su misura per ogni cliente. Ascoltare le persone mi aveva aiutato a capire di cosa avevano bisogno.
.. E vennero i primi risultati! I clienti si fidavano di me ed ottenevano ciò che desideravano...

Da quel momento avevo capito di avere una missione: aiutare le persone coinvolte nei processi penali a dimostrare la propria innocenza attraverso una strategia difensiva costruita su misura. ⁣⁣

Contemporaneamente la mia difesa in processi penali a favore dell'imputato e delle persone offese mi permetteva di acquisire la prospettiva sia dell'autore che della vittima del reato. Questa è la mia storia! Questo è ciò che mi ha reso l'avvocato ! Emanuele Fierimonte
Avvocato Penalista

RICOMINCIAMO! IL GIP DI TORINO NON SI GIUDICA CON UN TITOLO DI GIORNALE!Leggo in queste ore commenti indignati sull’ordi...
02/09/2026

RICOMINCIAMO! IL GIP DI TORINO NON SI GIUDICA CON UN TITOLO DI GIORNALE!

Leggo in queste ore commenti indignati sull’ordinanza del GIP di Torino.
Indignazione comprensibile, quando si parla di un atto sessuale compiuto senza il consenso della persona offesa.

Ma c’è un problema: il diritto penale non si applica attraverso i social. Si applica leggendo gli atti e le norme.

L’art. 609-bis del codice penale punisce la violenza sessuale. E giustamente.

Ma lo stesso articolo prevede, all’ultimo comma, una riduzione della pena fino a due terzi “nei casi di minore gravità”.

È una scelta del legislatore. Non del GIP di Torino.

Se, dunque, il giudice ha ritenuto che le concrete modalità della condotta, unitamente agli altri elementi valutati nell’ordinanza, fossero riconducibili a un’ipotesi di minore gravità, non siamo di fronte a una “giustificazione” della condotta.

Siamo di fronte a un’applicazione della legge.

Si può dissentire.
Si può ritenere sbagliata la valutazione.
Si può persino sostenere che quella condotta non meritasse un trattamento sanzionatorio attenuato.

Ma per contestare una decisione giudiziaria bisogna prima conoscerla.

E soprattutto bisogna evitare un equivoco pericoloso: una misura cautelare non è una sentenza di condanna e non può essere valutata come se lo fosse.

C’è poi un secondo tema, ancora più delicato.
In questa vicenda si è fatto riferimento alla nazionalità dell’indagato.

E allora lo dico chiaramente, da avvocato penalista: nel nostro ordinamento non esiste un’aggravante chiamata “essere bengalese”.

La responsabilità penale si fonda sui fatti, sulle prove e sulle norme. Non sul passaporto.

Possiamo discutere per ore di cultura, integrazione, educazione al consenso e modelli sociali.

Ma quando si entra nel terreno del diritto penale, la regola deve essere una sola: stesso fatto, stessa legge.

Perché una giustizia davvero garantista non è quella che difende qualcuno perché ci è simpatico.

E non è nemmeno quella che chiede pene più severe perché l’opinione pubblica è indignata.
È quella che applica la legge anche quando applicarla non è popolare.

Altrimenti non stiamo chiedendo giustizia.
Stiamo chiedendo semplicemente una sentenza che ci faccia sentire meglio.

E sono due cose molto diverse.

Buon Ferragosto! ☀️Il Ferragosto è un momento per fermarsi, respirare e ritrovare ciò che conta davvero: il tempo, gli a...
15/08/2026

Buon Ferragosto! ☀️

Il Ferragosto è un momento per fermarsi, respirare e ritrovare ciò che conta davvero: il tempo, gli affetti, la serenità.

A tutti voi auguro una giornata di gioia, leggerezza e libertà, con l’auspicio che questa estate possa lasciare spazio a nuovi progetti, nuove energie e nuove opportunità.

Buon Ferragosto 2026!
🌊 Rallenta. Respira. Vivi l’estate.

Un caro augurio,
Emanuele Fierimonte
Avvocato Penalista

La condanna di Mario Ruggero impone una riflessione, non uno scontro ideologico.Come Presidente del Centro Studi per la ...
16/07/2026

La condanna di Mario Ruggero impone una riflessione, non uno scontro ideologico.

Come Presidente del Centro Studi per la Giustizia e le Istituzioni, credo che la legittima difesa sia un diritto fondamentale, ma non possa mai trasformarsi in una licenza di uccidere. Allo stesso tempo, uno Stato che non riesce a garantire la sicurezza dei cittadini li espone a scelte drammatiche.

È il momento di intervenire con riforme serie: procedure più rapide per accertare i casi di legittima difesa, maggiore tutela per chi reagisce a un’aggressione nella propria abitazione, pene più severe per chi commette rapine violente e un piano concreto di prevenzione e controllo del territorio.

La sicurezza dei cittadini e il rispetto dello Stato di diritto non sono valori in contrasto: devono rafforzarsi a vicenda.

📚 La scuola non è soltanto il luogo dell’istruzione.È il primo spazio in cui si impara il rispetto, il confronto, la par...
20/05/2026

📚 La scuola non è soltanto il luogo dell’istruzione.
È il primo spazio in cui si impara il rispetto, il confronto, la partecipazione e il valore delle differenze.

Nel nuovo articolo pubblicato dal Centro Studi, scritto dalla Dott.ssa Dafra Betters Francesca De Santis, affrontiamo un tema sempre più centrale: la scuola come laboratorio di democrazia e inclusione. Un luogo in cui si formano cittadini consapevoli, capaci di convivere in una società complessa senza cedere all’intolleranza, all’emarginazione o alla cultura dell’indifferenza.

In un tempo segnato da divisioni sociali, disagio giovanile e impoverimento del dibattito pubblico, investire sulla scuola significa investire sul futuro della democrazia stessa.

Perché l’inclusione non è uno slogan.
È una responsabilità culturale, educativa e istituzionale.

🔗 Leggi l’articolo completo sul sito di Giustizia & Istituzioni Centro Studi qui sotto 👇

In questo contesto non si studia soltanto attraverso la didattica tradizionale, ma si apprendono soprattutto valori fondamentali come il rispetto, la responsabilità, la solidarietà, l’ascolto e la convivenza civile.

Gli interventi portati avanti al Senato e a Celiaké da Francesca De Santis, docente e membro del nostro Centro Studi, ha...
18/05/2026

Gli interventi portati avanti al Senato e a Celiaké da Francesca De Santis, docente e membro del nostro Centro Studi, hanno acceso ancora una volta i riflettori su un tema che non può più essere affrontato solo a parole: l’inclusione reale nelle scuole.

Parlare di patologie visibili e invisibili significa parlare di bambini e ragazzi che ogni giorno affrontano difficoltà spesso ignorate, minimizzate o non comprese. L’inclusione non può limitarsi a un principio scritto nei regolamenti o celebrato nelle giornate dedicate: deve tradursi in azioni concrete, formazione, ascolto e strumenti adeguati.

Una scuola realmente inclusiva è una scuola che sa riconoscere i bisogni di ogni studente, che educa al rispetto delle differenze e che costruisce ambienti in cui nessuno si senta escluso, giudicato o lasciato indietro.

Servono interventi concreti:
• maggiore formazione per docenti e personale scolastico;
• percorsi educativi sulla consapevolezza delle patologie visibili e non;
• supporti adeguati per studenti e famiglie;
• protocolli chiari che garantiscano pari opportunità e dignità.

L’inclusione non è un favore. È un diritto.
E renderla reale è una responsabilità di tutti.

Caso di Garlasco. Ora vi spiego perché sono incazzato..Perché sul caso di Garlasco abbiamo trasformato un omicidio in un...
12/05/2026

Caso di Garlasco. Ora vi spiego perché sono incazzato..

Perché sul caso di Garlasco abbiamo trasformato un omicidio in un reality nazionale. Anni di talk show, processi mediatici, esperti improvvisati, opinionisti col sangue negli occhi e gente che sentenzia da Facebook come se avesse letto le carte.

E nel frattempo? Una ragazza è morta. Una famiglia è stata distrutta. E la verità — quella vera — è diventata l’ultima cosa che interessa davvero.

Mi fa schifo vedere come in questo Paese ci si appassioni più al “colpo di scena” che alla giustizia. Ogni nuova indiscrezione diventa un trailer Netflix. Ogni dettaglio viene macinato per fare audience. E tutti pronti a cambiare idea ogni tre mesi, a seconda dell’ultima intervista o dell’ultimo “super testimone”.

Sapete cos’è la parte peggiore? Che ormai non conta più se uno sia innocente o colpevole. Conta solo chi urla più forte.

E allora sì, sono incazzato. Perché quando la giustizia diventa intrattenimento, abbiamo già perso tutti.

Assolta.Dopo accuse pesanti, esposizione mediatica e un percorso giudiziario complesso, arriva una decisione chiara: "ne...
06/05/2026

Assolta.

Dopo accuse pesanti, esposizione mediatica e un percorso giudiziario complesso, arriva una decisione chiara: "nessun reato".

La vicenda di Stellina Arwen (Stella Bartolo) dimostra, ancora una volta, quanto sia fondamentale non confondere un’accusa con una colpevolezza.
Perché tra l’inizio di un procedimento e la verità giudiziaria c’è di mezzo tutto: prove, contraddittorio, difesa.

E soprattutto, c’è una persona.

Oggi non è solo una sentenza.
È il ripristino di un equilibrio, il riconoscimento di un diritto, la fine di un’etichetta ingiusta.

👉 La giustizia, quando funziona, non fa rumore. Ma cambia tutto.

Leggete le mie dichiarazioni su Fanpage👉 https://www.fanpage.it/milano/assolta-stella-bartolo-accusata-di-stalking-dallex-deputato-leghista-cristian-invernizzi-ora-torno-a-vivere/

Stella Bartolo, militante della Lega, è stata assolta dal Tribunale di Roma dalle accuse di stalking mosse dall'ex deputato bergamasco della Lega Cristian

Il 1° maggio non è soltanto una ricorrenza, ma un richiamo concreto ai valori fondanti della nostra società: il lavoro, ...
01/05/2026

Il 1° maggio non è soltanto una ricorrenza, ma un richiamo concreto ai valori fondanti della nostra società: il lavoro, la dignità della persona, la solidarietà.

In un momento storico complesso e segnato da profonde divisioni, queste parole rischiano di diventare slogan vuoti se non trovano applicazione reale nella vita quotidiana. Il lavoro dovrebbe unire, non dividere. Dovrebbe garantire sicurezza, non precarietà. Dovrebbe essere strumento di crescita collettiva, non terreno di conflitto permanente.

Eppure, oggi più che mai, assistiamo a un progressivo indebolimento del rispetto reciproco e del senso di comunità. Ci si divide con facilità, si dimentica troppo spesso che i diritti conquistati sono il frutto di battaglie condivise, non di interessi individuali.

Celebrare questa giornata significa allora porsi una domanda scomoda: stiamo davvero difendendo quei principi, oppure ci limitiamo a ricordarli una volta all’anno?

Il 1° maggio dovrebbe essere un impegno, non una celebrazione formale. Un invito a ricostruire un’idea di società fondata sul rispetto, sulla responsabilità e su un autentico spirito di unione.

Perché senza questi valori, il lavoro perde il suo significato più profondo.

Un uomo innocente può essere distrutto senza mai essere condannato.Mi è già successo in passato di assistere un cliente ...
14/04/2026

Un uomo innocente può essere distrutto senza mai essere condannato.

Mi è già successo in passato di assistere un cliente innocente. Ma questa non è la parte più grave della storia.

La parte più grave è che, mentre le indagini erano ancora in corso, la Procura della Repubblica ha scelto di parlare. Comunicati stampa, dichiarazioni, ricostruzioni accusatorie: tutto dato in pasto ai giornali.

E i giornali hanno fatto il resto. Titoli, articoli, condivisioni. Una sola narrazione: colpevole.

Non “indagato”. Non “presunto”. Colpevole.

Così nasce il vero processo: quello mediatico. Rapido, spietato, senza regole. Senza difesa. Senza giudice imparziale. Ma con una sentenza immediata: la gogna.

E quando, mesi o anni dopo, arriva la verità? Quando quell’uomo viene riconosciuto innocente?

Silenzio. Un trafiletto, forse. Nessuna prima pagina. Nessuna indignazione.

Ma nel frattempo quella persona ha perso lavoro, relazioni, credibilità. Ha visto il proprio nome trasformarsi in un marchio.

E allora la domanda è semplice, ma scomoda:
chi paga tutto questo?

Chi paga per una reputazione distrutta?
Chi paga per un’esistenza segnata?
Chi paga per aver trattato un innocente come un colpevole?

Perché l’assoluzione restituisce la libertà, ma non restituisce la vita di prima.

Finché non avremo il coraggio di rispondere a queste domande, continueremo a tollerare un sistema in cui si può essere colpevoli per ciò che si dice di te, prima ancora di ciò che si prova contro di te.

E questo, più che giustizia, è qualcosa di molto più pericoloso.

Quando un’indagine diventa spettacolo, il rischio è che il processo si sposti fuori dalle aule di giustizia.Il caso medi...
08/04/2026

Quando un’indagine diventa spettacolo, il rischio è che il processo si sposti fuori dalle aule di giustizia.

Il caso mediatico della presunta “setta di Pietralunga” riaccende una domanda fondamentale:

👉 stiamo assistendo a informazione… o a giudizi anticipati?

Nel nostro nuovo articolo analizziamo il fenomeno del “processo mediatico” e le sue conseguenze:

- reputazioni compromesse prima di una sentenza
- presunzione di innocenza sotto pressione
- fiducia nelle istituzioni sempre più fragile

Non si tratta di limitare la libertà di informazione.
Si tratta di difendere l’equilibrio tra diritto di cronaca e diritti fondamentali.

📌 Una riflessione che riguarda tutti.

👉 Leggi l’articolo completo sul sito del Centro Studi aprendo il link qui sotto:

https://www.giustiziaeistituzioni.it/giustizia-e-opinione-pubblica-il-rischio-del-processo-mediatico-riflessioni-a-partire-dal-caso-della-presunta-setta-di-pietralunga/

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