02/09/2026
RICOMINCIAMO! IL GIP DI TORINO NON SI GIUDICA CON UN TITOLO DI GIORNALE!
Leggo in queste ore commenti indignati sull’ordinanza del GIP di Torino.
Indignazione comprensibile, quando si parla di un atto sessuale compiuto senza il consenso della persona offesa.
Ma c’è un problema: il diritto penale non si applica attraverso i social. Si applica leggendo gli atti e le norme.
L’art. 609-bis del codice penale punisce la violenza sessuale. E giustamente.
Ma lo stesso articolo prevede, all’ultimo comma, una riduzione della pena fino a due terzi “nei casi di minore gravità”.
È una scelta del legislatore. Non del GIP di Torino.
Se, dunque, il giudice ha ritenuto che le concrete modalità della condotta, unitamente agli altri elementi valutati nell’ordinanza, fossero riconducibili a un’ipotesi di minore gravità, non siamo di fronte a una “giustificazione” della condotta.
Siamo di fronte a un’applicazione della legge.
Si può dissentire.
Si può ritenere sbagliata la valutazione.
Si può persino sostenere che quella condotta non meritasse un trattamento sanzionatorio attenuato.
Ma per contestare una decisione giudiziaria bisogna prima conoscerla.
E soprattutto bisogna evitare un equivoco pericoloso: una misura cautelare non è una sentenza di condanna e non può essere valutata come se lo fosse.
C’è poi un secondo tema, ancora più delicato.
In questa vicenda si è fatto riferimento alla nazionalità dell’indagato.
E allora lo dico chiaramente, da avvocato penalista: nel nostro ordinamento non esiste un’aggravante chiamata “essere bengalese”.
La responsabilità penale si fonda sui fatti, sulle prove e sulle norme. Non sul passaporto.
Possiamo discutere per ore di cultura, integrazione, educazione al consenso e modelli sociali.
Ma quando si entra nel terreno del diritto penale, la regola deve essere una sola: stesso fatto, stessa legge.
Perché una giustizia davvero garantista non è quella che difende qualcuno perché ci è simpatico.
E non è nemmeno quella che chiede pene più severe perché l’opinione pubblica è indignata.
È quella che applica la legge anche quando applicarla non è popolare.
Altrimenti non stiamo chiedendo giustizia.
Stiamo chiedendo semplicemente una sentenza che ci faccia sentire meglio.
E sono due cose molto diverse.