Studio Legale Avv. Giuseppe Natoli

Studio Legale Avv. Giuseppe Natoli Assistenza legale in: Diritto Civile - Diritto del Lavoro - Tutela dei Consumatori - Diritto di Fami

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DIRITTO PENALE
reati contro la persona
reati contro il patrimonio
reati contro la pubblica amministrazione

17/03/2022

Convezione per driver NCC con prima consulenza gratuita per assistenza e difesa nelle seguenti materie:
- opposizione a sanzioni amministrative per violazioni al Codice della Strada;
- illeciti amministrativi ex legge 15 gennaio 1992, n. 21;
- opposizione a provvedimenti di fermo e sequestro di veicoli;
- sinistri stradali;
- infortunistica;
- diritto del Lavoro;
- recupero crediti.
Applicazione dei minimi tariffari in caso di conferimento del mandato difensivo.

Convezione per driver NCC con prima consulenza gratuita per assistenza e difesa nelle seguenti matarie:- opposizione a s...
17/03/2022

Convezione per driver NCC con prima consulenza gratuita per assistenza e difesa nelle seguenti matarie:
- opposizione a sanzioni amministrative per violazioni al Codice della Strada;
- illeciti amministrativi ex legge 15 gennaio 1992, n. 21;
- opposizione a provvedimenti di fermo e sequestro di veicoli;
- sinistri stradali;
- infortunistica;
- diritto del Lavoro;
- recupero crediti.
Applicazione dei minimi tariffari in caso di conferimento del mandato difensivo.

10/08/2016

Licenziamento illegittimo se le assenze sono dovute dal mobbing
Suprema Corte di Cassazione Civile Sezione Lavoro
Sentenza n. 22538 del 2 Ottobre 2013

Con la sentenza in questione la Corte di Cassazione ha esaminato una questione molto importante che riguarda la relazione tra le assenze del lavoratore e il mobbing.

In particolare, la sezione lavoro della Cassazion ha dovuto analizzare un licenziamento dovuto al superamento del periodo di comporto ma, nel farlo, ha anche ravvisato la sua l’illegittimità poichè dovuto al fatto che il lavoratore si assentava dal posto di lavoro perchè soggetto a mobbing.

Infatti, il dipendente aveva denunciato che il datore di lavoro aveva azionato nei suoi confronti reiterate condotte vessatorie, dai ripetuti richiami disciplinari non giustificati alle continue visite fiscali in pendenza di malattia e altre forme di pressioni che ne avevano determinato gravi conseguenze sul suo equilibrio psicofisico.

Secondo quanto stabilito dagli ermellini, nel caso in cui il CTU accerti un nesso causale tra le assenze del lavoratore e l’insanità dell’ambiente di lavoro il licenziamento sarà illegittimo.

Sulla base di ciò anche in considerazione del fatto che le assenze per malattia del dipendente erano aumentata in conseguenza del mobbing subito, la Cassazione ha ritenuto sproporzionate le sanzioni irrogate oltre che discriminatorie affermando che il periodo di malattia, causato da problemi psicologici causati dalla condotta tenuta dal datore di lavoro, non era imputabile al periodo di comporto.

10/08/2016

Elementi che configurano lo stalking
Corte di Cassazione sezione V Penale
sentenza 20 maggio – 10 luglio 2015, n. 29859

La Corte di Piazza Cavour, con la sentenza in commento, ha esaminato un caso di stalking in cui è i giudici della quinta sezione penale hanno confermato il consolidato orientamento giurisprudenziale sulla configurabilità del delitto previsto dall’articolo 612 bis del codice penale affermando che “ il comportamento minaccioso o molesto di taluno, posto in essere con condotte reiterate, abbia cagionato nella vittima o un grave e perdurante stato di turbamento emotivo ovvero abbia ingenerato un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero ancora abbia costretto lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita, bastando, inoltre, ad integrare la reiterazione quale elemento costitutivo del suddetto reato come dianzi affermato, anche due sole condotte di minaccia o di molestia“

Gli ermellini precisano che trattandosi di “un reato che prevede eventi alternativi, la realizzazione di ciascuno dei quali è, dunque, idonea ad integrarlo, dovendosi, in particolare, intendere per alterazione delle proprie abitudini di vita, ogni mutamento significativo e protratto per un apprezzabile lasso di tempo dell’ordinaria gestione della vita quotidiana, indotto nella vittima finalizzato ad evitare l’ingerenza nella propria vita privata del molestatore“.

La corte di legittimità ha quindi osservato lo stalking, “trattandosi di reato abituale di evento, è sufficiente ad integrare l’elemento soggettivo il dolo generico, quindi la volontà di porre in essere le condotte di minaccia o di molestia, con la consapevolezza della idoneità delle medesime alla produzione di uno degli eventi alternativamente necessari per l’integrazione della fattispecie legale, che risultano dimostrate proprio dalle modalità ripetute ed ossessive della condotta persecutoria compiuta dal ricorrente e delle conseguenze che ne sono derivate sullo stile di vita della persona offesa“

Infine, si legge in sentenza, “non occorre una rappresentazione anticipata del risultato finale, ma, piuttosto, la costante consapevolezza, nello sviluppo progressivo della situazione, dei precedenti attacchi e dell’apporto che ciascuno di essi arreca all’interesse protetto, insita nella perdurante aggressione da parte del ricorrente della sfera privata della persona offesa“.

10/08/2016

Licenziamento legittimo se il dipendente usa facebook mentre lavora
Corte di cassazione IV sezione civile
Sentenza n. 10955 del 27 maggio 2015

Con la sentenza che si riporta al link in fondo all’articolo, la Cassazione ha esaminato il caso di un dipendente di una tipografia che era stato licenziato per giusta causa dal proprio datore di lavoro per aver utilizzato troppo lo smartphone durante l’orario di lavoro sia per effettuare chiamate ma anche per conversare su facebook.

A scoprire il tutto è stato il responsabile del personale che aveva creato un falso profilo di donna sul famoso social network e, in averie occasioni (negli orari di lavoro), avrebbe chattato col dipendente.

Nei primi due gradi di giudizio la decisione dei giudici era l’opposta, infatti, veniva ribaltata la sentenza del primo giudice che rigettava l’impugnativa di licenziamento aprendo la strada, con direzione obbligata per il dipendete, verso Piazza Cavour.

La sentenza veniva quindi posta al vaglio dei giudici di legittimità lamentando il ricorrente la violazione di quanto espressamente stabilito dall’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n.300/1970) ovvero l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori.

La Cassazione però, come ha avuto modo di chiarire altre volte, ha precisato che al titolare dell’azienda è consentito l’uso di tali mezzi di controllo ove siano utilizzati per tutelare “beni del patrimonio aziendale ovvero ad impedire la perpetrazione di comportamenti illeciti” e sulla base di queste considerazioni, ha rigettato il ricorso del lavoratore condannando quest’ultimo anche al pagamento delle spese del giudizio.

10/08/2016

Licenziamento madre lavoratrice, risarcimento del danno e nullità del contratto. Licenziamento illegittimo perché discriminatorio, in quanto intervenuto nell’anno di interdizione del recesso per maternità e, pertanto, la società datrice, veniva condannata al risarcimento del danno dalla data del licenziamento a quella dell’offerta della reintegrazione nel posto di lavoro. Corte di Cassazione, sezione Lavoro Sentenza 10 febbraio – 29 aprile 2015, n. 8683

10/08/2016

“la misura dell’assegno di mantenimento va determinata non solo valutando i redditi dell’obbligato, ma anche altre circostanze non indicate specificatamente, né determinabili a priori, ma da individuarsi in tutti quegli elementi fattuali di ordine economico, o comunque apprezzabili in termini economici, diversi dal reddito dell’obbligato, suscettibili di incidere sulle condizioni economiche delle parti (Cass. civ. sez. 1, n. 17199 dell’11 luglio 2013)”

27/08/2015

Vitalizio improprio: un'anziana signora trasferisce la nuda proprietà di un fabbricato alla nipote in cambio di assistenza che non viene prestata. La zia si riprende la casa

27/08/2015

Creditori e pignoramenti: accesso diretto all’anagrafe tributaria

Esecuzione forzata: la ricerca dei beni del debitore da sottoporre a pignoramento può avvenire, da subito, in modalità telematica, con l’accesso alle banche dati della P.A.; le novità introdotte dal dl 83/2015 sono subito operative, senza bisogno di decreto ministeriale.
Il creditore alla ricerca di beni del proprio debitore da pignorare, può accedere direttamente all’anagrafe tributaria e interfacciarsi, così, con la più grande e completa banca dati a disposizione dell’amministrazione fiscale.
La previsione non è nuova, anzi: la norma era stata prevista già un anno fa dal legislatore [2], ma era rimasta inapplicata perché, per come scritta, necessitava del decreto attuativo del ministero che regolasse le modalità di accesso, da parte dell’ufficiale giudiziario (cui il creditore avrebbe dovuto rivolgersi) e le regole sul rispetto della privacy.
In sede però di conversione del dl 83/2015, il Parlamento ha operato un chiarimento, andando a modificare ulteriormente il codice di procedura civile [3] e rimuovendo ogni ostacolo al potere creditore di ricercare telematicamente i beni da pignorare, sempre comunque in attesa di una regolamentazione organica e definitiva della materia. Ecco, dunque, come risulta oggi la questione.
Non vi sono più dubbi sul fatto che il codice di procedura civile (Art. 155-quiquies disp. att. cod. civ ) consenta al creditore il diritto di accesso all’anagrafe tributaria senza dover più attendere alcun decreto ministeriale attuativo. In pratica, viene proprio meno la necessità dell’adozione del suddetto decreto e, in sua assenza, cade il ragionamento che sospendeva fino a un tale decreto la possibilità di accesso diretto del creditore tramite il gestore della banca dati. Risultato: il creditore potrà farsi autorizzare, fin da subito, dal presidente del tribunale, a cercare beni pignorabili tramite l’anagrafe tributaria.
I tribunali, quindi, non avranno più possibilità di adottare interpretazioni più rigorose e restrittive, dovendo al contrario sempre garantire l’accesso diretto del creditore all’anagrafe tributaria. Creditore che, innanzitutto, dovrà chiedere l’autorizzazione al Presidente del Tribunale.
Per il momento, l’accesso sarà “diretto”, non bisognerà cioè far riferimento agli ufficiali giudiziari così come originariamente strutturata la legge del 2014.
Nel frattempo, le pubbliche amministrazioni che gestiscono le banche dati con le informazioni utili ai fini della ricerca di beni pignorabili, dovranno stipulare delle convenzioni con gli ufficiali giudiziari, e sentito il Garante della Privacy. Il Ministero della giustizia dovrà pubblicare, sul portale dei servizi telematici, l’elenco delle banche dati per le quali è operativo l’accesso da parte dell’ufficiale giudiziario: esse, sono, al momento, l’anagrafe tributaria, l’archivio dei rapporti finanziari (anche conosciuto come anagrafe dei conti correnti) e le banche dati degli enti previdenziali.

27/08/2015

Riforma: Separazione/Divorzio/Modifica delle condizioni - Negoziazione assistita con gli avvocati

L'accordo di negoziazione assistita viene raggiunto dai coniugi con l'assistenza dei rispettivi avvocati (non possono rivolgersi allo stesso legale).
Può riguardare la separazione, il divorzio e la modifica delle condizioni
È percorribile anche se ci sono figli minori o maggiori da tutelare ed è quindi un'alternativa completa alla via giudiziale consensuale

I tempi
L'accordo scritto costituisce un titolo esecutivo che va trasmesso al pubblico ministero competente. Se non ci sono figli, il Pm si limita a un controllo formale; se ci sono, prima di dare il via libera il magistrato deve valutare che l'intesa risponda anche ai loro interessi. Se l'esito è negativo l'accordo viene inviato entro cinque giorni al presidente del Tribunale. Gli avvocati delle parti devono poi trasmettere l'atto all'ufficiale di stato civile del Comune entro 10 giorni
Il divorzio in negoziazione assistita
L'iter è lo stesso della separazione. A cambiare sono i contenuti dell'accordo che i coniugi raggiungono con l'assistenza dei rispettivi avvocati. Resta sempre ammesso anche in presenza di figli minori o maggiori da tutelare, come alternativa completa alla via giudiziale consensuale
La novità della legge 55
In base alla legge 55/2015 l'intesa può essere sottoscritta dopo sei mesi dall'accordo di separazione. L'iter resta quello già descritto: l'accordo costituisce un titolo esecutivo da trasmettere al pubblico ministero competente che, se non ci sono figli, effettua un controllo formale. Se invece ci sono, valuta che l'intesa risponda anche ai loro interessi e, in caso di esito negativo, entro 5 giorni, invia l'accordo al presidente del Tribunale. Gli avvocati delle parti trasmetteranno poi l'atto all'ufficiale di stato civile del Comune entro 10 giorni

23/08/2015

JOBS ACT
Demansionamento
L’emendamento del Governo introduce anche (lettera c, comma 1, articolo 4,) la possibilità per l’azienda di modificare le mansioni di un dipendente, ammettendo il demansionamento oggi vietato dall’articolo 2103 del Codice Civile, oggetto dell’articolo 13 dello Statuto dei Lavoratori:

«revisione della disciplina delle mansioni, contemperando l’interesse dell’impresa all’utile impiego del personale in caso di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale con l’interesse del lavoratore alla tutela del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita, prevedendo limiti alla modifica dell’inquadramento».

Indirizzo

Circonvallazione Clodia 5
Rome
00195

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