Studio Legale Avv. Riccardo Ricci

19/09/2019

Il sistema della responsabilità civile: La disciplina generale della responsabilità civile nota1 è racchiusa nel titolo IX, che conclude il Libro IV del codice civile. La

19/12/2018

19/12/2018 Controriforma della prescrizione: l�appello dell�Accademia e dei Penalisti italiani al Presidente della Repubblica Pubblichiamo l’appello consegnato questa mattina al Presidente della Repubblica, firmato da 110 Docenti di Diritto Penale, di Procedura Penale, di Diritto Costituzional...

Chi svolge la professione di avvocato, assicura solo l’esercizio del diritto di difesa, costituzionalmente presidiato, e...
30/07/2018

Chi svolge la professione di avvocato, assicura solo l’esercizio del diritto di difesa, costituzionalmente presidiato, e non certamente difende il reato che l’interessato si ipotizza aver commesso.

Gli insulti sui social, le offese, finanche invocazioni di pene corporali. Destinatario di questo cocktail di ingiustificata aggressività e rabbia non è l’autore di qualche terribile e ignobile reato, ma un avvocato. Un avvocato che ha accettato di ricoprire un incarico delicato nel rispetto del...

A proposito dello sgombero del Camping River
28/07/2018

A proposito dello sgombero del Camping River

26/07/2018 La cultura dei diritti umani come antidoto al perseverare nell'errore Lettera aperta al Ministro dell'Interno, On.le Matteo Salvini     Egr. Signor Ministro, apprendiamo come questa mattina sia iniziato lo sgombero dell’insediamento di Camping River a Roma, nel quale alloggiano più d...

14/07/2018

Una premessa è d’obbligo: chi, nel variegato mondo dell’avvocatura, ha responsabilità di rappresentanza politica, istituzionale o associativa, deve fare i conti con il principio di realtà, dunque, in primis, confrontarsi con il governo e le forze politiche che lo sostengono. Questo per dire c...

03/07/2018

02/07/2018 DALLA PARTE DELLA “RAGIONE” In uno Stato di diritto il processo penale non può trasformarsi in uno strumento illiberale ed oppressivo, sottratto a bilanciamenti e a controlli e alla certezza di  tempi ragionevoli. La Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane ha appreso che nel c...

23/05/2018

'Giuristi Democratici - associazione nazionale
Comunicato stampa sul "contratto di governo" Lega-Movimento 5 Stelle
21.5.2018

L’Associazione Nazionale Giuristi Democratici, da sempre attenta alla tutela dei diritti sociali e umani di cittadine e cittadini e al rispetto dei valori della Costituzione, assiste con preoccupazione all’iter di formazione di un potenziale prossimo Governo e, soprattutto, ai contenuti del “contratto per il Governo” che si prospetta, con particolare riferimento al settore giustizia di stretta competenza dell’Associazione.

Già il capovolgimento dell’iter di formazione del Governo, con il declassamento della figura del Presidente del Consiglio che si troverebbe a gestire un programma di Governo preconfezionato, fa comprendere come si sia in presenza di un novum nella formazione del Governo della Nazione, con evidente attacco ai principi della Carta Costituzionale, in particolare al divieto del vincolo di mandato; così come discutibile appare il ricorso a una nozione privatistica come il “contratto” per definire un accordo politico-programmatico.

Ma ciò che maggiormente preoccupa sono alcuni dei contenuti del programma rispetto ai quali l’Associazione Giuristi Democratici esprime contrarietà e opposizione, così come ha contrastato anche l’azione di precedenti Governi laddove fossero stati messi a rischio i diritti dei cittadini e il rispetto della Costituzione.

In particolare si sottolineano come elementi significativamente pericolosi per la tutela dei diritti dei cittadini e per la tenuta del sistema, i seguenti punti.

Area penale

a) L’estensione della legittima difesa domiciliare, volta ad eliminare gli elementi di incertezza interpretativa, finirebbe con il rappresentare una vera e propria licenza di uccidere, limitando ed eliminando, al contempo, la discrezionalità valutativa da parte del Giudice;

b) l’eliminazione del rito abbreviato per i più gravi delitti previsti dall’art. 51, co. 3-bis c.p.p. e per quelli puniti con l’ergastolo, finirebbe per determinare un ingolfamento dei processi in sede dibattimentale con evidente, ulteriore aggravio dei ritardi nella emanazione delle sentenze, e ciò andando in senso contrario rispetto alla possibilità del patteggiamento in appello, recentemente reintrodotta, che ha consentito una più rapida definizione di molti processi;

c) la revisione della normativa in tema di minorenni esprime un concetto di tendenziale equiparazione tra minori e maggiori di età che si pone in contrasto ai principi da sempre espressi sul tema da dottrina e giurisprudenza, volti a un recupero sociale del soggetto minorenne;

d) la certezza della pena: sul punto il “contratto” attacca pesantemente tutti quegli strumenti deflattivi che erano stati pensati e realizzati al fine di adeguare la normativa penale alla nuova realtà sociale (depenalizzazione) e di ridurre l’utilizzo dello strumento della pena nei casi ritenuti di non particolare gravità (particolare tenuità del fatto, condotte riparatorie).

Conclusivamente, pare che l’intero contenuto del “contratto” in tema di giustizia penale sia caratterizzato da un approccio “panpenalistico” come soluzione ad ogni male, con conseguente innalzamento delle pene ed eliminazione di “ogni eventuale margine di impunità” per gli autori di reati attinenti la sicurezza della collettività.

In definitiva ciò che viene delineato è un diritto penale che si occupa prevalentemente, se non solo, dei reati ritenuti di maggiore allarme sociale (furti, rapine, scippi), da risolvere con pene più elevate, maggior ricorso al carcere, nessuna discrezionalità nella valutazione da parte del Giudice.

Anche la proposta di costruzione di nuovi istituti carcerari, in luogo della creazione di un sistema volto al recupero e al reinserimento sociale del detenuto, fa temere la volontà di perseguire obiettivi di natura populistica, sempre relativi al cd. allarme sociale.

Area lavoro

Il “contratto” si limita a parlare genericamente di una possibile revisione del Jobs act, ma intanto propone il reinserimento dei voucher, già cancellati per evitare la pronuncia dei cittadini attraverso un referendum abrogativo e poi parzialmente reinseriti nell’ordinamento.

Ora, li si vuol reintrodurre ritenendoli strumento indispensabile.

Nulla si dice, poi, sulla tutela dei lavoratori licenziati e, dunque, sull’eventuale reintroduzione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, di cui pure molto si era parlato nei programmi pre-elettorali.

Immigrazione

Preoccupante, oltre che incomprensibile e generica, appare la previsione di nuove fattispecie di reato commesse da richiedenti asilo, come se le norme attualmente esistenti non fossero sufficienti; il riferimento, poi, alla presenza di 500.000 migranti irregolari che richiederebbe rimpatri indifferibili, al di là della impossibilità concreta di attuazione, lascia intravedere la volontà di mostrare all’opinione pubblica i muscoli, senza alcun interesse ai diritti delle persone che, secondo il “contratto”, dovrebbero essere valutate con procedure veloci, anche alla frontiera, e ciò in contraddizione con la possibilità di trattenimento di 18 mesi.

Molto altro vi sarebbe da dire e l’Associazione Nazionale Giuristi Democratici, sempre pronta al dialogo e al confronto, si impegna ad un ulteriore approfondimento dei temi oggetto del “contratto”, ma ribadisce che già allo stato appaiono evidenti nel documento elementi che confliggono con la politica di tutela dei diritti dei cittadini e che spingono verso un sistema della giustizia classista, contrario, in molti punti, allo spirito della Costituzione ed in tal senso richiama l’attenzione di tutti i sinceri democratici per impedire che su questi temi avvenga una rottura costituzionale senza precedenti.

21 maggio 2018

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

26/04/2018

Documento del Consiglio Direttivo della Camera Penale di Milano del 26.04.2018

21/04/2018

CONTROINFORMAZIONE

"C’era una volta il Diritto"

"Una sentenza che lascia perplessi. Dico meglio: lascia un po’ sbigottiti.

Per cinque ragioni.

La prima è che non ci sono prove contro gli imputati. Soprattutto contro gli imputati di maggiore valore mediatico: il generale Mori ( e i suoi collaboratori) e l’ex senatore Dell’Utri. Non ci sono neanche indizi. La tesi dell’accusa si fonda tutta o su alcune testimonianze giudicate false da questo e da altri tribunali, o sulla parola di qualche mafioso, o su ricostruzioni dei pubblici ministeri molto interessanti ma costruite esclusivamente su ipotesi o sulla letteratura.

La seconda è che prima che si concludesse questo processo se ne erano svolti altri, paralleli e sulle stesse ipotesi di reato, e si erano conclusi tutti, logicamente, con le assoluzioni degli imputati ( tra i quali lo stesso Mori e l’on. Mannino). Questa sentenza, nella sostanza, ci dice che sì, probabilmente non ci fu il reato, ma ci sono i colpevoli.

La terza ragione dello stupore è il reato per il quale sono stati condannati gli imputati eccellenti.

Il reato si chiama così: «Attentato e minaccia a corpo politico dello Stato». Gli esperti e i professori dicono che nella storia d’Italia questo reato è stato contestato una sola volta. Nessuno però ricorda bene quando. Ma comunque quella volta non fu per minacce nei confronti del governo - ed è di questo che sono accusati Mori e Dell’Utri - perché esiste nel codice un reato specifico, scritto nell’art 289 del codice penale, che prevede appunto l’attentato contro un organismo costituzionale ( cioè il governo).

La quarta ragione non è di diritto ma è di buon senso. E sta nella assoluzione ( seppure per prescrizione) del capo della mafia ( Giovanni Brusca, uno dei boss più feroci del dopoguerra) che sarebbe l’autore della minaccia, contrapposta alla condanna del generale Mo- ri che è forse il militare che ha catturato più mafiosi dai giorni dell’Unità d’Italia ad oggi e che dalla mafia è stato sempre considerato nemico acerrimo La quinta ragione del nostro sincero sbigottimento sta nello scenario kafkiano che viene disegnato da questa sentenza. Lasciamo stare per un momento il dettaglio dell’assenza di prove. Cerchiamo di capire cosa l’accusa e la giuria ritengono che sia successo nel 1993- 94. Sarebbe successo questo: la mafia, guidata da Riina avrebbe minacciato lo Stato, prima e dopo le uccisioni di Falcone, Borsellino e delle loro scorte. Avrebbero chiesto l’allentamento del rigore carcerario con un ricatto: «Altrimenti seminiamo l’Italia di stragi». In una prima fase questa minaccia sarebbe stata mediata sempre da Dell’Utri e Mori, evidentemente con Ciampi e Scalfaro. Questa però è solo la tesi dell’accusa, perché la giuria non ci ha creduto, gli è parsa davvero troppo inverosimile. Poi succede che Mori - evidentemente mentre trattava con lui - arresta Riina assestando alla mafia il colpo più pesante dal dopoguerra. In una seconda fase, dopo gli attentati del ‘ 93 ( uno dei quali contro un giornalista Mediaset molto legato a Berlusconi, e cioè Maurizio Costanzo) la minaccia sarebbe stata portata Berlusconi, che nel frattempo era diventato Presidente del Consiglio, attraverso Marcello Dell’Utri e forse attraverso lo stesso Mori, evidentemente colpito da un fenomeno grave di schizofrenia. Nessuna delle richieste dei mafiosi, però, fu accolta. E questo, in teoria, dimostrerebbe un comportamento rigorosissimo di Berlusconi: uomo davvero incorruttibile. E infatti la sentenza condanna gli imputati a risarcire con 10 milioni la presidenza del Consiglio, cioè Berlusconi. Le richieste mafiose che Dell’Utri, e forse Mori, avrebbero portato a Berlusconi ( e forse a Mancino, ministro dell’Interno, che però ha negato, è stato imputato per falso e poi assolto) erano contenute in un “papello” consegnato dall’ex sindaco Ciancimino, così sostiene il figlio dell’ex sindaco che però è stato a sua volta condannato per calunnia ( e dunque il papello è falso).

Ma una persona che legge queste cose qui e ha un po’ di sale in zucca, che deve pensare?

Beh, probabilmente gli viene in mente un’idea molto semplice: che quello di Palermo sia stato semplicemente un processo politico. E qualche conferma a questo sospetto viene da un paio di elementi. Il primo è che il Pubblico ministero che ha condotto l’accusa fino all’ultimo minuto, si è candidato a fare il ministro coi 5 Stelle, ha partecipato a diversi convegni politici dei 5 Stelle, ha presentato a nome dei 5 Stelle un programma per riformare la giustizia, e, appena emessa la sentenza, ha rilasciato dichiarazioni feroci contro Berlusconi, che oltretutto è parte lesa e non imputato. Possiamo tranquillamente dire che il Pubblico ministero era un uomo politico. Il suo predecessore, quello che avviò il processo ( si chiama Antonio Ingroia) ha partecipato recentemente alle elezioni in qualità di candidato premier con una lista di sinistra.

Anche questa circostanza ( almeno in forma così esplicita) è senza precedenti, credo, in tutti i paesi dell’Occidente.

Il secondo elemento sta in tutto quello che ha preceduto il processo. E cioè il processo mediatico, che difficilmente non ha condizionato fortemente la giuria di Palermo.

Ho sentito molti commentatori dire che comunque ci sarà un processo di appello, che potrà correggere gli errori del primo grado. Vero. Per fortuna l’impianto della nostra giustizia è solido. Però è difficile digerire l’arroganza del processo di Palermo, e la sua superficialità, e l’ingiustizia palese di alcune condanne, come quella contro il generale Mori. Ed è difficile non considerare il fatto che l’ex senatore Dell’Utri, che sta in cella in condizioni di salute gravissime, difficilmente, dopo questa nuova stangata, potrà sperare di ottenere cure adeguate e di rivedere il cielo senza sbarre.

No, non è stata una bella giornata."

PIERO SANSONETTI

«Una delle maggiori difficoltà che viviamo sono le lungaggini del processo penale. Chiederemo norme che accelerino i tem...
16/04/2018

«Una delle maggiori difficoltà che viviamo sono le lungaggini del processo penale. Chiederemo norme che accelerino i tempi di celebrazione, perché possiamo anche ragionare sull’allungamento dei termini di prescrizione fin quando vogliamo, ma il solo allungamento di questi non aiuta a ridurre i tempi»

La svolta del nuovo presidente dell'Anm Francesco Minisci

l'ho già scritto ma lo ripeto, qui i rischi per la libertà sono davvero gravi.
14/04/2018

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Il soliloquio del sostituto e i pericoli per la democrazia: la riflessione di Gian Domenico Caiazza, Responsabile Osservatorio Dati Giudiziari UCPI sul Tempo dell'11 aprile Appena si sarà esaurita l'euforia post-elettorale, e con essa la rappresentazione sloganistica di idee, programmi e soprattutt...

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