22/06/2026
Le sorelline Alisya e Sarah sono state ritrovate e stanno bene. Ed è una bella notizia, l’unica davvero luminosa in una vicenda che resta dolorosa.
Ma il fatto che debbano tornare in una casa famiglia non può essere una vittoria.
Queste due bambine stanno chiedendo di restare con la mamma, perché non vengono ascoltate?
Le ultime notizie ci dicono che nemmeno volevano seguire i carabinieri che le hanno ritrovate, perché la loro volontà è del tutto ignorata?
Non vogliono tornare in casa famiglia eppure vengono costrette con strappi continui.
Non si può decidere dall’alto quale sia “il loro bene” se nessuno considera cosa desiderano, di cosa hanno paura, dove si sentono al sicuro.
Questa storia deve interrogare soprattutto le istituzioni, perché è il segno evidente di un sistema che non ascolta davvero i minori e ignora i loro interessi, trattandoli come pacchi da spostare da un luogo all’altro.
L’allontanamento dalla famiglia dovrebbe essere l’extrema ratio, la soluzione ultima dopo aver tentato ogni strada di sostegno, non la scorciatoia più semplice.
Quando si arriva a togliere dei minori da casa senza aver esplorato fino in fondo ogni alternativa, il prezzo lo pagano loro perché si producono traumi profondi, non rimarginabili.
Mi auguro che Alisya e Sarah possano trovare finalmente pace e serenità e che possano vivere dove desiderano e mi auguro anche che la loro storia costringa le istituzioni a mettere in discussione i propri metodi e a risolvere le troppe falle che ci sono nel sistema affidi, a partire dal più semplice principio: i minori devono essere ascoltati e il loro interesse deve essere posto al di sopra di qualsiasi altro aspetto. Oggi questo non avviene ed è una violenza gravissima agita dallo Stato verso i propri cittadini e cittadine più vulnerabili.