Avv. Katia Valentini - Cassazionista

Avv. Katia Valentini - Cassazionista IL TITOLARE DELLO STUDIO NON È POLITICAMENTE ESPOSTO

MATERIE TRATTATE: Penale, famiglia, bancario

22/07/2026

Noto una contrapposizione incredibile. Riprendo a mio modo un argomento già toccato.

È morto un ragazzo a Bologna e vi è una corrente di pensiero che elenca i reati commessi, il disturbo alla quiete pubblica e i vari fermi di polizia, elementi utilizzati per giustificare la frase: “Meno male che ce lo siamo tolto”. Una frase forte, ma questo è il tenore della discussione: se non piace, è meglio andare altrove.

Dall’altra parte, il caso Ruggero: ha ucciso un rapinatore seriale che aveva ripetutamente arrecato lesioni gravi a lui e alla sua famiglia, senza che lo Stato fosse riuscito a fermarlo.
Di fronte a questa vita criminale si afferma che Ruggero ha commesso un omicidio, un’esecuzione, e per questo merita 14 anni.

L' uno ha usato un arma e l' altro una mossa, entrambi quando non vi era più pericolo!!!.

Con tutto il rispetto per tutti, qual è la differenza tra i due episodi secondo la valutazione globale?
Chi indossa la divisa ha il potere di togliere la vita a un “delinquente” e Ruggero – vittima – deve subire?
È questa la linea di confine che stiamo dando?

Giusto per capire!

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18/07/2026

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16/07/2026

La condanna del gioielliere non può essere condivisa perché nasce da una valutazione astratta che ignora il fallimento dello Stato nel proteggerlo. Chi è stato rapinato più volte vive in una condizione di allerta permanente in cui la solitudine operativa diventa solitudine psicologica, la paura sedimentata diventa ipervigilanza. L' ipervigilanza altera le capacità di distinguere freddamente un pericolo e la percezione del pericolo.
Nel momento dell’aggressione non esiste la freddezza dei nostri tavoli, ma solo un cittadino che si sente abbandonato e percepisce i rapinatori come più forti dello Stato. I rapinatori sono lì davanti a lui!.
Questa devastazione psichica non può essere giudicata con indifferenza perché la sua reazione è stata psicologica prima che attiva, frutto di un accumulo di stress e di una tutela mancata e per questo non possiamo condannare ciò che è nato da una percezione alterata generata proprio dall’assenza dello Stato.
Sul banco degli imputati avrebbe dovuto sedere anche lo Stato, perché quando chi detiene il monopolio della forza e sicurezza non impedisce un evento che aveva il dovere giuridico di impedire....
La responsabilità dell' evento finale non può essere scaricata interamente sul cittadino lasciato solo UN'ALTRA VOLTA.
Ogni giudizio sulla sua reazione diventa inevitabilmente parziale:si processa l’effetto ma si assolve la causa.

24/06/2026
24/06/2026

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Rome
00147

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