22/10/2026
"L'azienda la prende mio figlio, che ci lavora da vent'anni. Ma ho anche una figlia, e non voglio che fra dieci anni finiscano in tribunale."
In casi come questo il testamento o la donazione, da soli, possono non bastare. Alla morte del genitore, una donazione dell'azienda può rientrare nella collazione fra i coeredi e, se lede la quota di legittima di un altro figlio, può essere ridotta.
Il codice civile prevede uno strumento pensato proprio per questo: il patto di famiglia (artt. 768-bis e seguenti).
1. È il contratto con cui l'imprenditore trasferisce l'azienda, o il titolare di partecipazioni societarie trasferisce le sue quote, in tutto o in parte, a uno o più discendenti.
2. Si fa per atto pubblico. Senza, è nullo.
3. Devono partecipare il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari se la successione si aprisse in quel momento.
4. Chi riceve l'azienda liquida gli altri partecipanti in base al valore delle loro quote, salvo che vi rinuncino in tutto o in parte.
5. Quello che i contraenti ricevono con il patto non è soggetto a collazione né a riduzione.
Un punto va controllato prima: il coniuge e gli altri legittimari che non hanno partecipato al patto, per esempio un figlio nato dopo, alla morte dell'imprenditore possono chiedere il pagamento della loro parte, con gli interessi (art. 768-sexies). Per questo la situazione familiare va ricostruita con cura prima dell'atto.
Il lavoro dello studio è ricostruire il quadro successorio e coordinarsi con il notaio e con i consulenti fiscali e societari. Ogni famiglia e ogni impresa hanno un assetto diverso, e la soluzione va costruita su quello.
La guida sul passaggio generazionale è nel primo commento.
Avv. Paolo D'Agostino, Studio Legale Associato D'Agostino, Ordine degli Avvocati di Roma
Se nella vostra famiglia c'è un'impresa, da quante generazioni va avanti?