13/01/2026
La Corte di Cassazione (ordinanza 30 novembre 2025, n. 31220) conferma che l’assegno divorzile ha una funzione compensativa, ma non ha la finalità di riequilibrare i patrimoni o a garantire una “parità economica” tra ex coniugi.
Per avere diritto all’assegno è necessario dimostrare sacrifici professionali concreti e rinunce a reali opportunità lavorative, che abbiano inciso sulle prospettive reddituali della parte richiedente.
Nel caso in esame, l’ex moglie ha continuato a svolgere la propria attività lavorativa anche dopo la separazione e ha già ottenuto un rilevante riconoscimento patrimoniale, stimato in oltre mezzo milione di euro. Per questi motivi, la Corte ha ritenuto che non sussistessero le condizioni per l’assegno, in quanto il contributo fornito dalla ex-moglie alla famiglia e alla formazione del patrimonio dell’ex-marito era già stato compensato in costanza di matrimonio e il divario di reddito attuale non è sufficiente a giustificare un ulteriore riequilibrio.
La decisione ribadisce il principio secondo cui l’assegno divorzile non è uno strumento per livellare i patrimoni, ma un mezzo per compensare sacrifici effettivamente dimostrati e correlati alla vita matrimoniale.