18/03/2026
REFERENDUM COSTITUZIONALE: RIFLESSIONI SUL MIO “SI"
Ogni elettore di sinistra che però conosca come il sottoscritto, avvocato penalista da 36 anni, il sistema della giustizia penale, si sente tradito da un partito che aderisce da decenni in modo appiattito ai dictat della magistratura associata e politicizzata, dimenticandosi le cause irrisolte dello scandalo "Palamara" e senza rendersi conto che la separazione delle carriere dei magistrati è sacrosanta, realizzando il principio del “giusto processo”, che prevede all'art.111 della nostra amata Costituzione un giudice "terzo ed imparziale" ormai atteso da quasi un trentennio.
Voterò pertanto SI come la stragrande maggioranza dei colleghi penalisti (ed una ragione ci sarà), e sono costretto con un certo imbarazzo a sperare che il partito di governo nel quale non mi identifico riesca nell'intento.
Profonda disistima per la gestione demagogica di bassissima lega da parte del "mio" partito di questa campagna referendaria, operata attraverso i media affiliati con argomentazioni totalmente disinformanti cui è più comodo aderire dietro l’alibi dell’ignoranza tecnica.
Ieri Repubblica, senza vergogna, titolava in prima pagina il Si e la riforma come avversi alla tutela giudiziaria delle donne (sic!).
Mi colpisce il numero degli amici più o meno intimi e vicini anche come inclinazione politica che non mi abbiano (ancora?) chiesto un parere qualificato, in una materia così importante, come io avrei certamente fatto per quelle di loro competenza, e ciò a conferma di quanto sia sempre più difficile il leale ed aperto confronto sulle idee.
Resto sempre disponibile, per una volta anche sui social, perché questa, a prescindere da chi l’ha proposta, è un’occasione da cogliere per migliorare almeno strutturalmente la giustizia penale