Pamela Strippoli - Avvocato Patrocinante in Cassazione

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Pamela Strippoli - Avvocato Patrocinante in Cassazione Iscritto all’Albo degli Avvocati di Roma dal 19 gennaio 2006 - Patrocinante in Cassazione

Ogni volta che indosso questa toga tra le mura della Cassazione, il cuore batte esattamente come la prima volta. Non imp...
01/07/2026

Ogni volta che indosso questa toga tra le mura della Cassazione, il cuore batte esattamente come la prima volta. Non importa quanti anni passino: quel "cuore in gola" è il segno che questo non è solo un lavoro.
Dal 2018 ho l'onore di essere cassazionista. Non per il semplice scorrere del tempo o per anzianità, ma perché ho scelto di bruciare le tappe, mettendomi in gioco in un concorso pubblico durissimo. Un traguardo conquistato con sofferenza, superato "spostando spine e cardi", affrontando fatiche che solo chi ha la stessa fame di giustizia può comprendere.
Oggi quell'emozione ha avuto un sapore ancora più speciale: è stato un onore immenso incrociare le armi in aula, come controparte, con il mio professore universitario, Carlo Taormina. Trovarsi davanti a chi ha contribuito alla tua formazione, in un'aula così prestigiosa, è il segno tangibile di un percorso che si compie.
Lo sguardo va indietro con orgoglio, ma soprattutto va in alto e verso gli altri.
Finché ci sarà questa emozione, saprò di essere esattamente dove devo essere.

L’avvocato è la figura scomoda che regge la libertà.Questa mia riflessione nasce venerdì, mentre attendevo che il Tribun...
11/05/2026

L’avvocato è la figura scomoda che regge la libertà.
Questa mia riflessione nasce venerdì, mentre attendevo che il Tribunale celebrasse il processo del mio cliente e ho avuto l’occasione di assistere ad un processo che vedeva coinvolti alcuni ex (forse) brigatisti, dai quali ho udito dire testuali parole “l’avvocato è un servo dello Stato” .
Pamela pensiero:
L’avvocato vive in tensione permanente: deve rispettare le leggi dello Stato ma, allo stesso tempo, difendere il suo assistito fino in fondo. Qualunque sia l’accusa. Se fosse fedele solo allo Stato, chi proteggerebbe il cittadino dagli abusi del potere? Se fosse fedele solo al cliente, il processo sarebbe una faida.
L’avvocato non è un servo dello Stato.
L’avvocato non prende ordini dal governo, dal giudice o dalla piazza. Il suo dovere è garantire il contraddittorio, le prove, le forme. È servo delle regole, non del potere.

Negli anni di piombo molti brigatisti rifiutavano l’avvocato. Per loro il tribunale era “del nemico” e accettare un difensore significava legittimare lo Stato. Per questo lo Stato imponeva comunque la difesa d’ufficio: il diritto di difesa non appartiene all’imputato, appartiene alla giustizia.
Il 28 aprile 1977 le BR uccisero Fulvio Croce, presidente dell’Ordine di Torino, proprio perché aveva accettato la difesa d’ufficio del nucleo storico. Gli spararono cinque colpi nell’androne del suo studio.
E sentir tuonare ancora oggi parole come “l’avvocato è un servo dello Stato” mi ha gelata, atterrita.
Ma per favore!!!
Senza avvocato resta solo la giustizia del più forte.
Sicuramente siamo una figura scomoda, divisa, a volte odiata. Ma senza l’avvocato non esiste Stato di diritto. Esiste solo arbitrio.
L’avvocato è garanzia di libertà, è argine all’arbitrio, uguaglianza reale, verità processuale.

🚫L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE può scrivere una memoria in 30 secondi, ma non può sentire la paura nella voce di chi denunc...
07/05/2026

🚫L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE può scrivere una memoria in 30 secondi, ma non può sentire la paura nella voce di chi denuncia.
Il pericolo più grande dell’intelligenza artificiale non è l’errore. È l’illusione dell’oggettività. È coerente, autorevole, velocissima. Ma coerenza non significa per forza di cose verità. E quando in gioco ci sono diritti e incolumità, la velocità non basta.
Un esempio? Sistemi di risk assessment AI vengono già usati per valutare il pericolo in casi di stalking o maltrattamenti domestici. Analizzano denunce, messaggi, precedenti. Danno un punteggio: rischio basso, medio, alto. In un nano secondo.
Peccato che un algoritmo non senta un silenzio. Non legga la vergogna che fa omettere un dettaglio. Non capisca che “non ci sono state lesioni refertate” non vuol dire “non c’è pericolo”. E quando la vittima minimizza? Ha paura di tornare a casa. L’AI vede solo dati mancanti.
Qui serve l’AVVOCATO.
Perché l’AI può trovare 10.000 sentenze e scrivere l’istanza perfetta. Ma non può:
1. Decifrare il contesto umano dietro una denuncia ritirata;
2. Valutare il rischio reale oltre quello che emerge dalle carte;
3. Assumersi la responsabilità morale di chiedere una misura urgente quando l’algoritmo dice “rischio basso”;
Se deleghiamo all’AI anche la validazione del pericolo, otteniamo "slop giuridico": atti ineccepibili che lasciano le persone sole.
Le competenze che si svalutano? Ricerca, drafting, analisi documentale massiva.
Quelle insostituibili? Il giudizio. L’ascolto. Il coraggio di credere a una vittima quando i pattern dicono il contrario.
L’AI è un microscopio sul fascicolo. Ma decidere se chiedere un allontanamento, un divieto di avvicinamento, la protezione di una vita… quella resta una scelta umana.
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Paolo Benanti

L’attenuante della provocazione è compatibile con i maltrattamenti in famiglia? LA CASSAZIONE DICE NOCass. Pen., Sez. VI...
06/05/2026

L’attenuante della provocazione è compatibile con i maltrattamenti in famiglia?
LA CASSAZIONE DICE NO
Cass. Pen., Sez. VI, Sent. 29 aprile 2026, n. 15588 ha ribadito un principio chiave: il delitto di maltrattamenti è un reato abituale.
Perché l’attenuante ex art. 62 n.2 c.p. è esclusa?
• I maltrattamenti richiedono una reiterazione nel tempo di condotte vessatorie, fisiche o psicologiche
• Non basta un singolo episodio “provocato”: serve una pluralità di atti che esprimono una volontà unitaria di sopraffazione
• Anche se uno specifico fatto di lesioni fosse stato innescato da un comportamento della vittima, quell’episodio resta assorbito nella condotta abituale protrattasi per anni
Implicazione pratica: in sede difensiva, invocare la provocazione su un singolo fatto non interrompe il delitto dell’abitualità. La valutazione va fatta sull’intera storia di sopraffazione.

Cittadinanza italiana: Lo ius sanguinis da solo non basta più CONTA IL LEGAME REALE CON LA COMUNITÀ ITALIANA La Corte Co...
05/05/2026

Cittadinanza italiana: Lo ius sanguinis da solo non basta più
CONTA IL LEGAME REALE CON LA COMUNITÀ ITALIANA

La Corte Costituzionale con la sentenza 63/2026 ha detto sì al decreto-legge 36/2025.
In Sintesi: non si è più italiani “automatici” solo per discendenza.
Cosa cambia:
1. Stop alla trasmissione illimitata: se sei nato all’estero e hai altra cittadinanza, non hai mai acquistato quella italiana.
2. Serve un “legame effettivo” con l’Italia: il famoso genuine link diventa il criterio chiave.
Le 3 eccezioni :
• Hai fatto domanda entro il 27/03/2025
• Un genitore/nonno aveva solo cittadinanza italiana
• Un genitore ha vissuto in Italia almeno 2 anni prima che tu nascessi
Cosa dice la Corte:
Non è una revoca, ma una “preclusione originaria”. Quindi niente diritti quesiti violati. La norma vale anche per chi è nato prima del decreto.
Perché è importante:
La cittadinanza passa da “titolo formale” a “appartenenza sostanziale”. Conta il legame reale con la comunità italiana, non solo l’avo del 1800.
Chi ha già il passaporto riconosciuto resta cittadino. Per tutti gli altri italo-discendenti cambia tutto.

👩🏻‍🎓La prescrizione non è assoluzione.La prescrizione interrompe il processo, non cancella i fatti, né il presunto reato...
04/05/2026

👩🏻‍🎓La prescrizione non è assoluzione.
La prescrizione interrompe il processo, non cancella i fatti, né il presunto reato.
Quando un reato va in prescrizione, lo Stato dice solo una cosa: "non facciamo più in tempo a giudicare". Non dice "è innocente". Non dice "non è successo". Dice che il tempo ha vinto sulla giustizia.
E il tempo, nei tribunali italiani, spesso vince facile.
3 cose che la prescrizione non è:
1. Non è una sentenza
L’assoluzione arriva dopo un dibattimento, dopo le prove, dopo un giudice che scrive “il fatto non sussiste”o “per non aver commesso il fatto.
La prescrizione semplicemente non e’ verità.
2. Non è pulizia del casellario giudiziale, o come piace dire a nostri clienti, della fedina penale.
Chi ottiene dichiarazione di prescrizione, non viene dichiarato innocente. Resta quel vuoto: il processo si chiude, ma il dubbio resta. Per le vittime, è come se la porta del tribunale fosse stata chiusa a chiave da dentro.
3. Non è un diritto dell’imputato
È una resa dello Stato. Ogni prescrizione è un’ammissione: “non siamo stati capaci di processarti in un tempo ragionevole”. E quando lo Stato si arrende, a pagare sono sempre i cittadini onesti.

Il 4/5 maggio si terrà presso il Parlamento Europeo di Bruxelles un corso di aggiornamento sulla Giustizia Penale Europe...
03/05/2026

Il 4/5 maggio si terrà presso il Parlamento Europeo di Bruxelles un corso di aggiornamento sulla Giustizia Penale Europea, focus su Procura Europea, circolazione delle prove digitali transnazionali, sequestri e confische.
Un momento di confronto che vedrà protagonista anche il nostro studio.

❌Violenza assistita: l'aggravante scatta anche in presenza di un neonato❌La Corte di Cassazione, con la recentissima sen...
03/05/2026

❌Violenza assistita: l'aggravante scatta anche in presenza di un neonato❌

La Corte di Cassazione, con la recentissima sentenza n. 14882 depositata il 24 aprile 2026, torna a blindare la tutela dei minori nel contesto dei maltrattamenti in famiglia, confermando un principio di fondamentale: l'aggravante della violenza assistita non ammette deroghe legate all'età.
📌 Il principio di diritto
Ai fini della configurabilità dell'aggravante ex art. 572, comma 2, c.p., non è necessario che il minore abbia la maturità psico-fisica per comprendere pienamente il disvalore o la portata lesiva degli atti compiuti in sua presenza.
In sintesi il neonato "sente" e "percepisce", e questo basta al legislatore per inasprire la pena.
I punti chiave della decisione:
• Dato letterale: La norma richiede solo che l'azione avvenga "in presenza" del minore. Introdurre limiti legati all'età o allo sviluppo cognitivo sarebbe un'arbitraria forzatura interpretativa.
• Ratio della norma: L'obiettivo è elevare la soglia di protezione per i soggetti più vulnerabili. Il disvalore della condotta aumenta perché l'aggressività colpisce non solo il partner, ma l'intero nucleo familiare, pregiudicando i processi di crescita morale e sociale dei figli.
• Percezione vs Comprensione: È sufficiente la percezione visiva o auditiva. Anche se un bambino di pochi mesi non può razionalizzare l'abuso, ne subisce l'impatto emotivo e il turbamento.
Una riflessione professionale
Questa pronuncia (in continuità con i precedenti del 2017 e 2024) sottolinea come il Codice Rosso e l'evoluzione giurisprudenziale interpretino il concetto di "vulnerabilità" in senso assoluto. La tutela del minore non può essere subordinata a una perizia sulla sua "capacità di intendere" il male che lo circonda: il diritto interviene a protezione del trauma, a prescindere dalla consapevolezza della vittima.
Sentenza: Cass. pen., sez. VI, n. 14882/2026.

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Piazza Adriana, 15
Rome
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