01/07/2026
Ogni volta che indosso questa toga tra le mura della Cassazione, il cuore batte esattamente come la prima volta. Non importa quanti anni passino: quel "cuore in gola" è il segno che questo non è solo un lavoro.
Dal 2018 ho l'onore di essere cassazionista. Non per il semplice scorrere del tempo o per anzianità, ma perché ho scelto di bruciare le tappe, mettendomi in gioco in un concorso pubblico durissimo. Un traguardo conquistato con sofferenza, superato "spostando spine e cardi", affrontando fatiche che solo chi ha la stessa fame di giustizia può comprendere.
Oggi quell'emozione ha avuto un sapore ancora più speciale: è stato un onore immenso incrociare le armi in aula, come controparte, con il mio professore universitario, Carlo Taormina. Trovarsi davanti a chi ha contribuito alla tua formazione, in un'aula così prestigiosa, è il segno tangibile di un percorso che si compie.
Lo sguardo va indietro con orgoglio, ma soprattutto va in alto e verso gli altri.
Finché ci sarà questa emozione, saprò di essere esattamente dove devo essere.