11/06/2014
Raramente in carcere si danno avvertimenti, perché chi promette qualcosa rischia di essere ricambiato con gli interessi prima che poi mantenga la promessa.
In gattabuia vige, in senso positivo, l’arte di arrangiarsi, nel fare il letto , ad esempio, stiri le lenzuola e le leghi sotto il materasso, così al mattino ci metti un attimo a rifarlo, non solo, ma non creando pieghe ,dormi anche decisamente meglio. Quanti di voi riuscirebbero a fare una barba perfetta con un rasoio bilama guardandosi riflessi in un vetro in plastica, della finestra aperta,?. Evitiamo di spiegare magari di come si riciclano i francobolli, anche se francamente considerando che le poste non funzionano, alla fine il detenuto che ricicla i francobolli ruba ad altri ladri. La necessità aguzza l’ingegno. Per esempio incollando una lametta su un pettine ad una certa altezza si ha un “taglia capelli” mica male se lo si sa usare. È noto poi anche che per “rinnovare” i vestiti togliendo le fibre appallottolate date dall’usura, basta passarci delicatamente un rasoio usato stendendo pian piano il tessuto trattato. Discorso a parte è da farsi per le piccole gioie culinarie, manicaretti creati con poco, rimodellando, adattando manipolando il cibo del carrello, cioè il vitto dell’amministrazione che spesso è in mangiabile, crudo, scondito, di qualità scadente, quando non è già alterato, avariato..
Se si pensa che i potenti mezzi a disposizione , sempre per i pochi fortunati che possono permetterselo, sono un fornelletto da campeggio, un padella da 20 cm di diametro, e in molti istituti poi non è permesso acquistare ne avere in altri modi: farina, lievito, bicarbonato, gelatine, zucchero a velo, vanillina ecc.
Chi scrive è un goloso! Allora magari ci si adopera con marmellate, si tosta e glassa il pane con lo zucchero e succo di limone ed ecco “l’effetto pinocchio” come lo chiamo io, perché Geppetto è l’unico uomo di cui è saputo che con una sega ha fatto un bambino.
L’ingegno c’è per ogni cosa, dal lavare in terra mescolando precedentemente in una bottiglia, con un foro sul tappo, acqua e detersivo da spargere direttamente sul pavimento, alle riparazioni “fai da te.
Purtroppo l’ingegno non manca neanche per chi vuole introdurre cose non consentite in carcere o crearsi armi per far del male agli altri. Riguardo la prima cosa molto dipende dall’istituto, cioè da ciò che l’istituto consente o non consente attraverso i colloqui famiglia. Ogni detenuto ha 6 ore di colloquio al mese da utilizzare con colloqui da un ora, oppure se autorizzato, da più ore. Ogni detenuto ha poi un massimo di ingresso di 20kg di generi vari al mese. La variabile per i colloqui, dove solitamente vi è un calendario con “giorni fissi” e delle cose consentite, è a discrezione dell’istituto.
Ad esempio ci sono istituti che accettano l’ingresso di dolci senza crema e altri che non accettano assolutamente l’ingresso di dolci, che possono essere acquistati solo “sulla spesa” interna, per chi se lo può permettere, ovviamente. Ci sono istituti che consentono l’ingresso solo di cibi cotti e rifiutano quelli crudi e altri che invece consentono l’esatto contrario.
Se un detenuto vuole farsi portare della droga, può farla nascondere nel cibo cotto, ad esempio nelle verdure cotte che mascherano bene, un tossico fece per lungo tempo così con i broccoletti, che ogni volta gli producevano un trip, alla fine lo hanno “bevuto”.
C’è poi il passaggio di occhiali, fazzoletti con dentro ogni sorta di cose, biglietti, braccialetti e per i più audaci scarpe e giubbini, nel bel mezzo di un colloquio; approfittando di una distrazione dell’agente addetto alla vigilanza o dell’assenza di una telecamera, queste operazioni sono all’ordine del giorno. Una volta imparate le abitudini di controllo eluderle non è così difficile. In un colloquio senza telecamere vidi un parente passare un telefonino ad un detenuto che prontamente lo infilò sotto un cappello e al controllo all’uscita, i jeans glieli fecero togliere, ma nessuno controllò sotto il cappello che portava tutto il giorno per abitudine.
Altra storia è nelle cose in uscita, raramente sono controllate, quindi alla fin fine se ci sai fare puoi far uscire di tutto, ad esempio documenti e cose scritte senza che vengano controllate dalla censura. A Cassino entrano le mozzarelle, per gli amanti delle droghe introdurre un ovulo in una mozzarella è un gioco da ragazzi. In molti istituti entrano pacchi di pasta nuovi. Prendiamo ad esempio un pacco di fusilli Barilla, sul fondo si mette un cellulare di quelli economici Nokia, Samsung, tutta plastica, e sopra fusilli, si chiude ben bene e col pacco successivo il caricabatterie.
Riguardo alle armi in carcere ho imparato che tutto può essere un arma, basta volerlo che lo sia. Però incastrando una lametta di temperino su un astuccio di penna Bic si ha un arma micidiale che affetta senza tante scuse orecchie, apre “sorrisi” in gola o in pancia. Per il possesso di un telecomando tv, tempo fa, ho assistito ad un piccolo diverbio tra un gigante 1.85 di h per 140kg e uno smilzo con 25 anni più di lui. Lo smilzo gli ha semplicemente messo la biro contro la carotide e lo ha avvisato, spingendo un po’, tanto per far capire che era deciso, l’altro ha ceduto. La macchinetta del caffè spesso viene usata, (specie la base), come martello, altri la mettono in un calzino che poi usano far ruotare velocemente, per aggredire altri.
Anni fa con lo sesso metodo si utilizzavano le scatolette di tonno e dei pelati, ora sono pochi gli istituti dove si vendono.
Col motorino di un lettore cd ci si può fare una macchinetta per i tatuaggi e poi anche se ci sono le perquisizioni, (talune volte molto devastanti dove tutto è rovesciato), ci sono posti impensabili come dietro le plafoniere che nessuno va mai a guardare, oppure dentro il secchio della spazzatura o dentro lo scarico del lavabo, o dentro un angolo cieco del letto a castello.
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