Dall'altra parte delle sbarre dove la grande notte buia inghiotte

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Dall'altra parte delle sbarre dove la grande notte buia inghiotte Libro biografico sulle condizioni nelle carceri italiane, storie di poveri diavoli alle prese con una vita privata in condizioni disumane.

Lo stato difende solo se stesso.. e di carcere si muore..
02/07/2014

Lo stato difende solo se stesso.. e di carcere si muore..

Gli Agenti di Polizia Penitenziaria colpevoli degli atti di violenza avvenuti nel carcere di San Sebastiano di Sassari nell' aprile del 2000 non hanno ricevuto pene proporzionali al reato commesso....

http://www.youtube.com/watch?v=_pL6lpRzUU0 La figlia del tenente - Davide Van De SfroosTi ho baciato nella via più scura...
30/06/2014

http://www.youtube.com/watch?v=_pL6lpRzUU0

La figlia del tenente - Davide Van De Sfroos

Ti ho baciato nella via più scura
dove l'ombra si veste di pizzo
con i dubbi marciti da un pezzo
e le grondaie che piangon di già
siamo lupi con le scarpe nere
sulla strada senza primavere
siamo denti stretti in mezzo al buio
e ogni battito di cuore è un guaio
Maledetti come due vampiri
sempre in fuga quando arriva il sole
perché il giorno non ci vuol vedere
fare quello che facciamo qui.

E allora aspetti che
Sotto all'ala della civetta
fermo come un santo di marmo
Coem una quercia come un bull
e come l'occhio del pesce a terra
come l'ombra della bottiglia
come la croce del cimitero
come questo prato pieno di preservativi ormai usati
Ti aspetto finchè c'è il sole ne ha piene le p***e
finchè passa il pipistrello
finchè il mondo non c'ha più le parole
e posso ascoltare le tue
io aspetto che te...

lo usavo già questo coltello
quando tu guardavi il carosello
ho rubato quel che non avevo
l'ho venduto a chi lo aveva già
ho imparato dai fili d'erba
a piegarmi dentro la bufera
a rialzarmi come niente fosse
e resistere anche alla galera
e cupido forse è un deficiente
o di notte non ci vede niente
il giorno sa che ero un delinquente
e che tu sei la figlia del tenente.

Ma io ti aspetto
dove finiscono tutte le strade

Insieme alla cicatrice del muro
Insieme ai chiodi e alle macchime morte
Insieme al cane senza na gamba
dove il destino scappa
e due ragni fanno la macumba
Io ti aspetto
al capolinea della decenza
dove la sorte non c'ha mai pazienza
dove la sorte non c'ha mai speranza e
temperato come una matita
per riscrivere un'altra vita
almeno nella notte
io ti aspetto
io ti aspetto


Album "Yanez" 2011

Profumo di mare, profumo di liberta' , solo per chi è fuori dalle sbarre.  per tutti quelli che vogliono tuffarsi in un ...
26/06/2014

Profumo di mare, profumo di liberta' , solo per chi è fuori dalle sbarre. per tutti quelli che vogliono tuffarsi in un viaggio nel terrore delle carceri italiane, viste dagli occhi di un carcerato, che aiutando i suoi compagni ne ha raccolto le testimonianze. solo per il mese di luglio, l'ebook a soli euro 3,99, formato pdf e a richiesta epub.
leggilo ora!
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24/06/2014

Grazie a tutti quelli che già lo hanno letto, aspetto i vostri commenti, le vostre critiche, le vostre domande.. grazie di cuore.

Libro biografico sulle condizioni nelle carceri italiane, storie di poveri diavoli alle prese con una vita privata in condizioni disumane.

22/06/2014

Il Santo Padre in visita al carcere di Castrovillari, paese del piccolo Cocò ucciso dalla 'ndrangheta. "Nelle riflessioni che riguardano i detenuti, si sottolinea spesso il tema del rispetto dei di...

15/06/2014
15/06/2014
Abder Yadya, è un giovane somalo, denti bianchissimi che sfodera in sorrisi solari, pelle color ebano. Quando abbandona ...
13/06/2014

Abder Yadya, è un giovane somalo, denti bianchissimi che sfodera in sorrisi solari, pelle color ebano. Quando abbandona il suo paese e scappa qui in Italia, lì lascia molta miseria, incomprensioni familiari e due genitori che non riescono a gestire i 13 anni di Yadya. Scappa perché ha tanta voglia di vivere, ma vivere fuori dalle regole, fuori dalla pastorizia e dalla miseria che non ha scelto, ma acquisito con la nascita. Troppi sogni nella testa lo portano fino alle coste italiane. Per arrivarci si unisce ai pirati.
Difatti, mi porta a conoscenza, di un dato a me prima estraneo, di come molti somali costituiscono associazioni a delinquere occupandosi di pirateria marittima. Lui si unisce a loro e così si “paga” il viaggio fino alle coste siciliane. Poi risale lo stivale arriva a Roma e vive di espedienti. Qui incontra altri connazionali che lo introducono nel mondo dell’illegalità. Ogni tanto, ma per brevi periodi, svolge lavori regolari. Vive da clandestino finche non trova lo stratagemma per avere un documento italiano. Lo ottiene con facilità, attraverso i canali ora consolidati nel tempo; il documento è perfettamente valido, legale, pulito.
Ama il divertimento sfrenato, non ha limiti e nessun adulto responsabile gliene pone. Così la sera ci sono le scorribande a Marconi. I fiumi di alcol che scorrono tra bottiglie e coltelli a Testaccio. Per i soldi si fa tutto. Tutto può essere comprato. Tutto può essere venduto. Il valore umano non esiste. Qui non ci sono pecore e capre da portare in collina. Qui non c’è il sole che ti brucia la pelle e nulla da mangiare. Qui tutto è possibile, basta volerlo. E gli amici? Non esistono amici, ma solo “soci” , con i quali ci fai gli affari finché dura e poi passi ad altri soci, anche se sono contro a quelli con i quali ci hai fatto affari precedentemente. Non ti puoi fidare di nessuno in strada, e le persone sono buone solo quando ti servono, e devi essere bravo ad usarle, a fargli fare ciò che desideri. Diventa così un buon manipolatore, fa uso di sostanze, spaccia, ruba, fa rapine. Ma un giorno fuori da un locale fa una grande cavolata.
È ancora minorenne quando ubriaco fradicio inizia una discussione con un suo connazionale per una ragazza conosciuta da entrambi la sera prima, ragazza che tra l’altro ha saggiamente scelto di non frequentare nessuno dei due.
La discussione degenera ed escono i coltelli a serramanico. Yadya è il più veloce e accoltella l’amico al torace lasciandolo al suolo inerme. In seguito viene a sapere che questi si è salvato, che ha riportato solo una br**ta ferita, che non ha compromesso , fortunatamente, gli organi vitali. Yadya decide così di andare in Svezia. La paura lo porta a scappare. In Svezia lui ha uno zio, persona onesta e buon lavoratore, che non avendo possibilità al suo paese, si è recato con serie intenzioni in Svezia e lì ha pian piano aperto un’attività.
Viaggia con i Tir chiedendo passaggi. Con quattro giorni e mezzo arriva a casa dello zio. Lo zio, sapendo per sommi capi il carattere fumentino del nipote, pone subito delle regole. Fa la sua offerta. Gli pone dei limiti. Gli offre un buon posto di lavoro. Uno stipendio modesto tanto per iniziare. Una stanza a disposizione in casa sua con tutto ciò che comporta, come il cibo, e quanto d’altro di primaria necessità. Il ragazzo , non conoscendo il contenimento e non avendo gli strumenti per gestirlo, inizia questa nuova vita traballante. Cerca di essere ligio ai suoi doveri e lo zio, che è sposato ed ha una splendida moglie e tre figli, molto ben educati e inseriti nella società svedese, mantiene le sue promesse; gli paga l’autoscuola e gli fa prendere la patente di guida, gli regolarizza i documenti nonostante lui provi a farsi passare per “nuovo giunto” direttamente dalla Somalia, così da avere direttamente il documento di identità svedese, ma questi si accorgono che lui era già stato identificato e regolarizzato in Italia e gliene fanno uno temporaneo, legato al lavoro, (permesso di soggiorno temporaneo).
Yadya prova a reggere le regole, le imposizioni dello zio, che continua a premiarlo oltremodo per ogni suo piccolo successo. .....

estratto dalla prefazione di: Dall'altra parte delle sbarre dove la grande notte buia inghiotte

Ebook formato Pdf

pagine 165 , prezzo 8,00 euro

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Dall’altra parte delle sbarreDove la grande notte buia inghiotteIo non so se le leggi sono ingiusteO se invece sono gius...
12/06/2014

Dall’altra parte delle sbarre
Dove la grande notte buia inghiotte

Io non so se le leggi sono ingiuste
O se invece sono giuste,
In prigione si sa solo
Che le mura sono alte
E che ogni giorno dura un anno,
Un anno di lunghi giorni.
[…]
E ancora questo so, ogni prigione
-vorrei che tutti lo sapessero-
Costruita dagli uomini per l’uomo
È fatta con mattoni di vergogna
È sbarrata, perché non veda Cristo
Come gli uomini riducono i fratelli.

Con le sbarre offuscano la grazia della luna
E il sole buono accecano.
Nascondono l’inferno, e fanno bene,
Perché dentro avvengano le cose
Che mai dovrebbero vedere
Figli di Dio e figli di uomo.
( Oscar Wilde Ballata del carcere e altre poesie, dal sonetto V, pag. 79 -81, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1991)

Esistono esperienze profondamente reali, vere,dolorose, imbevute anche di orrore che durano ininterrottamente e alle quali poi si ripensa con paura. Alle volte chiusi in una centrifuga che sai quando inizia e non sai quanto dura, non sai se ne uscirai ma soprattutto non sai come ne uscirai. bene io ne sono uscito e il silenzio che ho dentro urla. La cosa a me estranea è che ne sono uscito apparentemente indenne. Però qualcosa è cambiato.
Una denuncia può avere il fiato corto se non viene recepita e amplificata con modalità speculari , come per contagio, esattamente come fosse un virus. Così a poco servirebbe parlarne e ci vuol poco, basta un attimo che finisce nel fondo di un comodo dimenticatoio. Difatti viviamo in una società profondamente malata ma chi è in gioco gioca e non se ne rende conto. Alla fine ognuno ha il suo guadagno anche se sono briciole, come scarti di rifiuti passivi. Da sempre il problema fondamentale è strutturato in una semplice domanda: se è vero che viviamo in una fintocrazia che altro non è che uno stato di polizia, chi controlla i controllori?
Fiumi di sangue sgorgati da una storia infausta, non sono serviti a nulla, se basta poco a rovinare la vita a molti. Una politica assente dalla realtà oggettiva, in quanto a tutto pensa meno che alla polis , ma gli eufemismi qui potrebbero moltiplicarsi e diverrebbero di certo quella gabbia d’acciaio tanto cara allo zio Weber, per questo serve un contegno, un contenitore e serve anche che la mano di Dio non ci lasci andare.
È notevole considerare il lato umano di ogni situazione, anche quando si vive in situazioni di alta precarietà, di disumanità assoluta e laddove si perde ogni senso con la realtà; perché aberrante è tutto attorno, e la GANDE NOTTE BUIA inghiotte, nel silenzio, senza dare risposte a domande rese arse nelle gole.
A conti fatti resta lo stupor oltre a tanta disillusa rabbia e tutto ciò dentro va a cozzare con ciò che eri, ciò che sei e ciò che vorresti diventare. Alla fine questo cocktail non è di facile vivibilità, però se questo oggi ho da mangiare, questo m mangio. Non posso cercare di diventare alto bello e con gli occhi azzurri se sono nato brutto, chiatto e con quattro capelli!
Tutto scorre, ciò è fuori da ogni dubbio, incontrovertibile, ma la modalità del come scorre, la velocità e gli eventi in scorrimento sono tutta un’altra storia! Per buona parte questi dipendono da noi.
Il tempo, dentro, scorre con un non senso continuo, che spinge a fare cose bizzarre che appartengono unicamente a quella realtà aliena alla quale tutto appartiene.
Idee, convinzioni, comportamenti, che coinvolgono l’intero palinsesto che trascende dalla lucidità al delirio lucido, al quale il detenuto appartiene....

estratto dalla prefazione di: Dall'altra parte delle sbarre dove la grande notte buia inghiotte

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Raramente in carcere si danno avvertimenti, perché chi promette qualcosa rischia di essere ricambiato con gli interessi ...
11/06/2014

Raramente in carcere si danno avvertimenti, perché chi promette qualcosa rischia di essere ricambiato con gli interessi prima che poi mantenga la promessa.
In gattabuia vige, in senso positivo, l’arte di arrangiarsi, nel fare il letto , ad esempio, stiri le lenzuola e le leghi sotto il materasso, così al mattino ci metti un attimo a rifarlo, non solo, ma non creando pieghe ,dormi anche decisamente meglio. Quanti di voi riuscirebbero a fare una barba perfetta con un rasoio bilama guardandosi riflessi in un vetro in plastica, della finestra aperta,?. Evitiamo di spiegare magari di come si riciclano i francobolli, anche se francamente considerando che le poste non funzionano, alla fine il detenuto che ricicla i francobolli ruba ad altri ladri. La necessità aguzza l’ingegno. Per esempio incollando una lametta su un pettine ad una certa altezza si ha un “taglia capelli” mica male se lo si sa usare. È noto poi anche che per “rinnovare” i vestiti togliendo le fibre appallottolate date dall’usura, basta passarci delicatamente un rasoio usato stendendo pian piano il tessuto trattato. Discorso a parte è da farsi per le piccole gioie culinarie, manicaretti creati con poco, rimodellando, adattando manipolando il cibo del carrello, cioè il vitto dell’amministrazione che spesso è in mangiabile, crudo, scondito, di qualità scadente, quando non è già alterato, avariato..

Se si pensa che i potenti mezzi a disposizione , sempre per i pochi fortunati che possono permetterselo, sono un fornelletto da campeggio, un padella da 20 cm di diametro, e in molti istituti poi non è permesso acquistare ne avere in altri modi: farina, lievito, bicarbonato, gelatine, zucchero a velo, vanillina ecc.
Chi scrive è un goloso! Allora magari ci si adopera con marmellate, si tosta e glassa il pane con lo zucchero e succo di limone ed ecco “l’effetto pinocchio” come lo chiamo io, perché Geppetto è l’unico uomo di cui è saputo che con una sega ha fatto un bambino.
L’ingegno c’è per ogni cosa, dal lavare in terra mescolando precedentemente in una bottiglia, con un foro sul tappo, acqua e detersivo da spargere direttamente sul pavimento, alle riparazioni “fai da te.
Purtroppo l’ingegno non manca neanche per chi vuole introdurre cose non consentite in carcere o crearsi armi per far del male agli altri. Riguardo la prima cosa molto dipende dall’istituto, cioè da ciò che l’istituto consente o non consente attraverso i colloqui famiglia. Ogni detenuto ha 6 ore di colloquio al mese da utilizzare con colloqui da un ora, oppure se autorizzato, da più ore. Ogni detenuto ha poi un massimo di ingresso di 20kg di generi vari al mese. La variabile per i colloqui, dove solitamente vi è un calendario con “giorni fissi” e delle cose consentite, è a discrezione dell’istituto.
Ad esempio ci sono istituti che accettano l’ingresso di dolci senza crema e altri che non accettano assolutamente l’ingresso di dolci, che possono essere acquistati solo “sulla spesa” interna, per chi se lo può permettere, ovviamente. Ci sono istituti che consentono l’ingresso solo di cibi cotti e rifiutano quelli crudi e altri che invece consentono l’esatto contrario.
Se un detenuto vuole farsi portare della droga, può farla nascondere nel cibo cotto, ad esempio nelle verdure cotte che mascherano bene, un tossico fece per lungo tempo così con i broccoletti, che ogni volta gli producevano un trip, alla fine lo hanno “bevuto”.
C’è poi il passaggio di occhiali, fazzoletti con dentro ogni sorta di cose, biglietti, braccialetti e per i più audaci scarpe e giubbini, nel bel mezzo di un colloquio; approfittando di una distrazione dell’agente addetto alla vigilanza o dell’assenza di una telecamera, queste operazioni sono all’ordine del giorno. Una volta imparate le abitudini di controllo eluderle non è così difficile. In un colloquio senza telecamere vidi un parente passare un telefonino ad un detenuto che prontamente lo infilò sotto un cappello e al controllo all’uscita, i jeans glieli fecero togliere, ma nessuno controllò sotto il cappello che portava tutto il giorno per abitudine.
Altra storia è nelle cose in uscita, raramente sono controllate, quindi alla fin fine se ci sai fare puoi far uscire di tutto, ad esempio documenti e cose scritte senza che vengano controllate dalla censura. A Cassino entrano le mozzarelle, per gli amanti delle droghe introdurre un ovulo in una mozzarella è un gioco da ragazzi. In molti istituti entrano pacchi di pasta nuovi. Prendiamo ad esempio un pacco di fusilli Barilla, sul fondo si mette un cellulare di quelli economici Nokia, Samsung, tutta plastica, e sopra fusilli, si chiude ben bene e col pacco successivo il caricabatterie.
Riguardo alle armi in carcere ho imparato che tutto può essere un arma, basta volerlo che lo sia. Però incastrando una lametta di temperino su un astuccio di penna Bic si ha un arma micidiale che affetta senza tante scuse orecchie, apre “sorrisi” in gola o in pancia. Per il possesso di un telecomando tv, tempo fa, ho assistito ad un piccolo diverbio tra un gigante 1.85 di h per 140kg e uno smilzo con 25 anni più di lui. Lo smilzo gli ha semplicemente messo la biro contro la carotide e lo ha avvisato, spingendo un po’, tanto per far capire che era deciso, l’altro ha ceduto. La macchinetta del caffè spesso viene usata, (specie la base), come martello, altri la mettono in un calzino che poi usano far ruotare velocemente, per aggredire altri.
Anni fa con lo sesso metodo si utilizzavano le scatolette di tonno e dei pelati, ora sono pochi gli istituti dove si vendono.
Col motorino di un lettore cd ci si può fare una macchinetta per i tatuaggi e poi anche se ci sono le perquisizioni, (talune volte molto devastanti dove tutto è rovesciato), ci sono posti impensabili come dietro le plafoniere che nessuno va mai a guardare, oppure dentro il secchio della spazzatura o dentro lo scarico del lavabo, o dentro un angolo cieco del letto a castello.

ESTRATTO DA:Dall'altra parte delle sbarre dove la grande notte buia inghiotte

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Titolo: Dall'altra parte delle sbarre dove la grande notte buia inghiotteEbook formato Pdfpagine 165 , prezzo 8,00 euro ...
09/06/2014

Titolo: Dall'altra parte delle sbarre dove la grande notte buia inghiotte

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Estratto dal libro

Adolescenti crocefissi

Abder Yadya, è un giovane somalo, denti bianchissimi che sfodera in sorrisi solari, pelle color ebano. Quando abbandona il suo paese e scappa qui in Italia, lì lascia molta miseria, incomprensioni familiari e due genitori che non riescono a gestire i 13 anni di Yadya. Scappa perché ha tanta voglia di vivere, ma vivere fuori dalle regole, fuori dalla pastorizia e dalla miseria che non ha scelto, ma acquisito con la nascita. Troppi sogni nella testa lo portano fino alle coste italiane. Per arrivarci si unisce ai pirati.
Difatti, mi porta a conoscenza, di un dato a me prima estraneo, di come molti somali costituiscono associazioni a delinquere occupandosi di pirateria marittima. Lui si unisce a loro e così si “paga” il viaggio fino alle coste siciliane. Poi risale lo stivale arriva a Roma e vive di espedienti. Qui incontra altri connazionali che lo introducono nel mondo dell’illegalità. Ogni tanto, ma per brevi periodi, svolge lavori regolari. Vive da clandestino finche non trova lo stratagemma per avere un documento italiano. Lo ottiene con facilità, attraverso i canali ora consolidati nel tempo; il documento è perfettamente valido, legale, pulito.
Ama il divertimento sfrenato, non ha limiti e nessun adulto responsabile gliene pone. Così la sera ci sono le scorribande a Marconi. I fiumi di alcol che scorrono tra bottiglie e coltelli a Testaccio. Per i soldi si fa tutto. Tutto può essere comprato. Tutto può essere venduto. Il valore umano non esiste. Qui non ci sono pecore e capre da portare in collina. Qui non c’è il sole che ti brucia la pelle e nulla da mangiare. Qui tutto è possibile, basta volerlo. E gli amici? Non esistono amici, ma solo “soci” , con i quali ci fai gli affari finché dura e poi passi ad altri soci, anche se sono contro a quelli con i quali ci hai fatto affari precedentemente. Non ti puoi fidare di nessuno in strada, e le persone sono buone solo quando ti servono, e devi essere bravo ad usarle, a fargli fare ciò che desideri. Diventa così un buon manipolatore, fa uso di sostanze, spaccia, ruba, fa rapine. Ma un giorno fuori da un locale fa una grande cavolata.
È ancora minorenne quando ubriaco fradicio inizia una discussione con un suo connazionale per una ragazza conosciuta da entrambi la sera prima, ragazza che tra l’altro ha saggiamente scelto di non frequentare nessuno dei due.
La discussione degenera ed escono i coltelli a serramanico. Yadya è il più veloce e accoltella l’amico al torace lasciandolo al suolo inerme. In seguito viene a sapere che questi si è salvato, che ha riportato solo una br**ta ferita, che non ha compromesso , fortunatamente, gli organi vitali. Yadya decide così di andare in Svezia. La paura lo porta a scappare. In Svezia lui ha uno zio, persona onesta e buon lavoratore, che non avendo possibilità al suo paese, si è recato con serie intenzioni in Svezia e lì ha pian piano aperto un’attività.
Viaggia con i Tir chiedendo passaggi. Con quattro giorni e mezzo arriva a casa dello zio. Lo zio, sapendo per sommi capi il carattere fumentino del nipote, pone subito delle regole. Fa la sua offerta. Gli pone dei limiti. Gli offre un buon posto di lavoro. Uno stipendio modesto tanto per iniziare. Una stanza a disposizione in casa sua con tutto ciò che comporta, come il cibo, e quanto d’altro di primaria necessità. Il ragazzo , non conoscendo il contenimento e non avendo gli strumenti per gestirlo, inizia questa nuova vita traballante. Cerca di essere ligio ai suoi doveri e lo zio, che è sposato ed ha una splendida moglie e tre figli, molto ben educati e inseriti nella società svedese, mantiene le sue promesse; gli paga l’autoscuola e gli fa prendere la patente di guida, gli regolarizza i documenti nonostante lui provi a farsi passare per “nuovo giunto” direttamente dalla Somalia, così da avere direttamente il documento di identità svedese, ma questi si accorgono che lui era già stato identificato e regolarizzato in Italia e gliene fanno uno temporaneo, legato al lavoro, (permesso di soggiorno temporaneo).
Yadya prova a reggere le regole, le imposizioni dello zio, che continua a premiarlo oltremodo per ogni suo piccolo successo. .....

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