12/12/2025
'Sintesi' non è tagliare parole: è il lavoro che chi scrive fa prima, per rispettare il tempo di chi legge.
Nuovo contributo dell'Osservatorio sulla comunicazione nell'Avvocatura.
OSSERVATORIO N.10 (12.12.2025) - IL COSTO DELLA SINTESI NELLA COMUNICAZIONE FORENSE. E NON SOLO. In quasi tutti i luoghi in cui oggi comunichiamo –email massive, post, circolari, relazioni, interventi in assemblea– la regola non scritta è sempre la stessa: essere chiari e arrivare al punto in poco spazio e in poco tempo.
Questa necessità non è neutra. Ha un prezzo. Non è "tagliare parole": è sostenere il peso di un lavoro preliminare che quasi mai si vede.
LA FRASE CHE CAMBIA LO SGUARDO
C'è una citazione che, una volta capita, non si dimentica più. È attribuita a Blaise Pascal: «Mi scuso per la lunghezza della lettera, ma non ho avuto il tempo di scriverla più breve». Da quando chi scrive ha conosciuto queste parole -grazie ad un'attenta, plurilaureata e studiosa collega- è diventata una sorta di sentenza pratica dell'agire comunicativo: se un testo è lungo e confuso, spesso non è perché l'argomento è complesso, ma perché non si è investito abbastanza tempo per renderlo comprensibile.
È questo, in fondo, il "costo della sintesi": ore (a volte giorni, settimane) spese a scegliere cosa è davvero essenziale, dare un ordine logico ai passaggi, trovare parole semplici senza tradire il contenuto.
Chi non paga questo costo, lo sposta su chi legge.
QUANDO CHI NON PAGA, FA PAGARE GLI ALTRI
Nella vita forense l'Osservatorio lo rileva ogni giorno:
- email di pagine e pagine, con tre concetti ripetuti in dieci modi diversi;
- documenti che dicono cose corrette, ma affogano il punto chiave in un fiume di dettagli;
- comunicazioni istituzionali che pretendono attenzione totale da colleghi che, realisticamente, il tempo non ce l'hanno.
Il risultato è noto: molti smettono di leggere a metà, altri scorrono cogliendo solo qualche parola, quasi nessuno riesce a capire in pochi secondi di che cosa, esattamente, si stia parlando.
Dal punto di vista dell'Osservatorio, questo è un costo concreto: tempo e fatica cognitiva scaricati sul destinatario, perdita dell'effetto pratico che la comunicazione avrebbe dovuto produrre (capire, decidere, farsi un'opinione informata).
Il paradosso è che chi ha scritto spesso rivendica: "Sono stato precisissimo". È vero. Ma la precisione non basta se l'architettura del discorso non consente a chi legge di tenere insieme il quadro.
IL LATO OSCURO: QUANDO LA SINTESI DIVENTA SLOGAN
All'estremo opposto c'è un'altra illusione: "basta essere sintetici".
Qui la sintesi non è frutto di studio, ma di riduzione brutale: un solo numero simbolico al posto di un intero bilancio, un trilemma guidato al posto di una vera discussione, un sondaggio opaco al posto di un confronto in assemblea.
In questi casi, il costo non è più a carico del lettore in termini di fatica, ma in termini di qualità del pensiero: si perdono sfumature, si cancella lo spazio delle alternative, si confonde l'informazione con la propaganda.
Slogan, numeri isolati, percentuali senza contesto funzionano perché risparmiano tempo a tutti. Ma lo fanno al prezzo di un giudizio meno libero.
NON TUTTO VA DETTO IN POCHISSIME PAROLE
Non esiste una "tirannia della sintesi" valida ovunque.
Ci sono contesti in cui è giusto che la parola si prenda tempo: una chiacchierata tra colleghi che si confrontano davvero, una serata di discussione, un articolo di studio, un seminario, un'analisi approfondita.
In questi spazi la lunghezza non è un difetto: è la condizione per esplorare, dubitare, cambiare idea.
Altrove – comunicazione istituzionale, associativa, politica forense, social, email massive – la sintesi non è un vezzo stilistico. È una forma di rispetto: per il tempo limitato dei colleghi, per la loro attenzione, per il diritto di capire in pochi passaggi che cosa si chiede loro di pensare o di votare.
UN METODO MINIMO
Dal lavoro dell'Osservatorio di questi mesi emergono alcune domande operative, ogni volta che si scrive una comunicazione "pubblica" all'Avvocatura:
- Il destinatario concreto chi è? Colleghi con poco tempo, non un uditorio perfetto.
- Se avesse 30–40 secondi, cosa deve assolutamente capire? Il "di che cosa stiamo parlando" deve poter emergere subito.
- I dati citati sono selezionati in modo leale? Sto scegliendo solo quello che mi fa comodo, oppure chiarisco anche i limiti e ciò che non so?
- Dove metto il resto? Se serve spiegare tutto nel dettaglio, si può fare in un allegato, in una relazione, in un video più lungo. La comunicazione principale non deve diventare un muro di testo.
Pagare il costo della sintesi significa fare questo lavoro prima, invece di pretendere che siano gli altri a cavarsela da soli nella giungla delle nostre parole.
IL RUOLO DELL'OSSERVATORIO
Per l'Osservatorio questo tema non è marginale.
Riguarda le istituzioni forensi che parlano agli iscritti, le associazioni che chiedono consenso o dissenso, i singoli colleghi che attraverso i social contribuiscono a definire il clima del Foro.
Il compito che l'Osservatorio si dà non è dire quanto debba essere lungo un testo, ma mostrare che ogni scelta di forma – troppo lungo, troppo corto, troppo semplificato – ha conseguenze: sul modo in cui una comunità comprende se stessa, sul livello del dibattito interno, sulla qualità delle decisioni collettive.
Il "costo della sintesi" non è un lusso per chi ha tempo: è, sempre più, una responsabilità verso chi legge. Chi decide di non pagarlo deve sapere che qualcuno – prima o poi – quel conto lo salderà al posto suo.
Andrea Pontecorvo