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18/04/2017

È aperta la.campagna.fiscale 2017. Vi aspettiamo!

03/11/2016

Pensioni, Addio definitivo alla penalizzazione dal 2018

La bozza della Legge Bilancio spedisce in soffitta il sistema di disincentivazione previsto dalla Fornero per coloro che raggiungono i requisiti contributivi per la pensione anticipata prima del 62° anno di età.
Si chiude definitivamente la penalizzazione sulla pensione anticipata. Nella bozza della Legge di bilancio anticipata nei giorni scorsi da pensionioggi.it trova finalmente spazio un articolo che manda in soffitta il sistema di disincentivazione al pensionamento per quei lavoratori e lavoratrici iscritti presso forme di previdenza pubbliche obbligatorie (Ago, Gestioni Speciali dei Lavoratori Autonomi e fondi ad essa sostitutivi ed esclusivi) che accedono alla pensione anticipata con meno di 62 anni.
La riforma Monti Fornero aveva infatti previsto, per i lavoratori che accedono alla pensione anticipata con un'età inferiore ai 62 anni, la riduzione del trattamento di pensione di un importo pari all' 1% per ciascuno dei primi due anni mancanti ai 62 anni d'età (60 e 61), riduzione destinata poi ad aumentare del 2% per ogni ulteriore anno di anticipo rispetto ai 60 anni di età. La riduzione si applica sulle quote retributive dell'assegno pensionistico. Come si ricorderà la legge di stabilita' dello scorso anno (articolo 1, comma 113 della legge 190/2014) ha posto un freno a questo meccanismo congelando di fatto la misura sino al 31 dicembre 2017. In particolare è stato stabilito che la decurtazione non trovasse applicazione: a) nei confronti delle prestazioni aventi decorrenza ricompresa tra il 1° gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017; b) nei confronti delle prestazioni aventi decorrenza successiva al 31.12.2017 a condizione però che siano stati raggiunti i requisiti contributivi per la pensione anticipata entro il 31.12.2017. A legislazione vigente, pertanto, chi matura i requisiti per la pensione anticipata dal 1° gennaio 2018 subirà la decurtazione dell'1-2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 62 anni.

La Legge di Bilancio, accogliendo quanto stabilito nel verbale quadro siglato lo scorso 28 Settembre con i sindacati cancellerà definitivamente il meccanismo di disincentivazione al pensionamento anche con riferimento a coloro che maturano il requisito contributivo utile per conseguire la pensione anticipata dopo il 31 dicembre 2017. La norma inserita nella legge di bilancio prevede, infatti, che "con effetto sui trattamenti pensionistici decorrenti dal 1º gennaio 2018 le disposizioni di cui all'articolo 24, comma 10, terzo e quarto periodo, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, in materia di riduzione percentuale dei trattamenti pensionistici, non trovano applicazione".

Pertanto il predetto meccanismo sarà cancellato definitivamente ed i lavoratori potranno accedere alla pensione anticipata (cioè al raggiungimento di 42 anni e 10 mesi di contributi o 41 anni e 10 mesi le donne) a prescindere dall'età anagrafica senza incorrere in alcuna decurtazione dell'assegno. Questa norma si applicherà, naturalmente, anche a coloro che saranno destinatari della cd. quota 41, che raggiungono cioè i 41 anni di contributi prima del 62° anno di età.

La bozza della Legge Bilancio spedisce in soffitta il sistema di disincentivazione previsto dalla Fornero per coloro che raggiungono i requisiti contr...

27/10/2016

Roma - 2 settembre 2016 – Parte il Sostegno per l’Inclusione attiva (SIA), la nuova misura nazionale di contrasto della povertà rivolta alle famiglie che si trovano in condizioni di “particolare fragilità sociale e disagio economico”. Se però sono famiglie di immigrati, essere molto povere non basta.

Il Sia prevede il rilascio di una carta di pagamento elettronica che permetterà ai titolari di fare la spese, comprare medicine o pagare bollette delle utenze domestiche. Lo Stato la caricherà con un contributo che varia dagli 80 a 400 euro al mese, in base al numero di componenti della famiglia. I beneficiari, si impegneranno a seguire percorsi (ricerca lavoro, formazione professionale, scuola ecc.) che dovrebbero renderli progressivamente autonomi. QUI I DETTAGLI

Da oggi 2 settembre si possono presentare le domande presso i Comuni. Sono richiesti la presenza di almeno un figlio minore, un disabile o una donna incinta, un Isee non superiore ai 3 mila euro, l’assenza di beni di valore, assegni di disoccupazione o sussidi superiori a 600 euro. Chi presenta la domanda deve anche essere residente in Italia da almeno due anni.

Infine, è anche la cittadinanza a fare la differenza tra poveri da aiutare e non. Via libera agli italiani, ai comunitari e ai loro familiari, mentre gli extracomunitari, come confermano i moduli pubblicati dall’Inps, sono ammessi solo se titolari del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (la “carta di soggiorno”), per asilo politico o per protezione sussidiaria.

12/10/2016

Nella prossima Legge di Bilancio il Governo cala nel piatto misure per famiglie a basso reddito ma non solo

Lunedì, 03 Ottobre 2016 17:15Pensioni, Indicizzazione più generosa dal 2019. Ecco cosa cambiaIl Governo prende l'impegno...
04/10/2016

Lunedì, 03 Ottobre 2016 17:15

Pensioni, Indicizzazione più generosa dal 2019. Ecco cosa cambia

Il Governo prende l'impegno a reintrodurre fasce di rivalutazione degli assegni più favorevoli per i pensionati con importi superiori a tre volte il trattamento minimo inps. Ma solo dal 2019.

La rivalutazione delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo resterà più leggera per almeno altri due anni. Poi dal 2019 si tornerà al sistema di rivalutazione standard previsto dalla legge 388/2000 lo stesso per intenderci che era in vigore sino al 2011, prima dell'introduzione della Legge Fornero. Il documento siglato il 28 Settembre da Governo e sindacati certifica, infatti, l'impegno dell'esecutivo a reintrodurre alla scadenza dell'attuale meccanismo di rivalutazione degli assegni il previgente sistema più generoso.

L'attuale sistema, in vigore dal 1° gennaio 2014 sino al 31 dicembre 2018 prevede, fermo restando la piena indicizzazione all'inflazione degli assegni sino a 3 volte il minimo, una rivalutazione al 95% per i trattamenti tra 3 e 4 volte il minimo inps, al 75% tra 4 e 5 volte, al 50% tra 5 e 6 volte e al 45% per gli assegni oltre le sei volte il minimo. Questo meccanismo è stato introdotto dall'articolo 1, comma 483 della legge 147/2013 dopo il blocco biennale dell'indicizzazione delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo inps disposto dalla Riforma Fornero nel biennio 2012-2013. In origine il meccanismo doveva scadere il 31 dicembre di quest'anno ma l'ultima legge di stabilita', per finanziare la proroga dell'opzione donna ed altre misure a sostegno dei pensionati, lo ha prorogato di altri due anni. Fortunatamente un tasso di inflazione inchiodato praticamente sullo zero in quest'ultimo anno sta garantendo effetti praticamente neutri un pò su tutte le classi degli assegni. Ma se nel prossimo biennio l'inflazione risalirà la china le attuali aliquote di rivalutazione delle pensioni continueranno a far pagare dazio alla classe media che ha già lasciato sul terreno molti denari a partire dall'introduzione della Legge Fornero nel 2012.

Ad ogni modo dal 1° gennaio 2019 verranno ripristinate le percentuali di rivalutazione più generose previste dalla legge 388/2000 secondo la quale gli assegni devono essere indicizzati pienamente all'inflazione fino a tre volte il minimo, nella misura del 90% per le fasce da tre a cinque volte il minimo e del 75% per i trattamenti eccedenti il quintuplo del minimo Inps. Con ritorno al vecchio sistema di perequazione verrà ripristinata anche il sistema che vede l'applicazione della rivalutazione su fasce d'importo e non più a scaglioni singoli di importo uno stratagemma tecnico, introdotto sempre con la legge 147/2013, che determina una ulteriore perdita lieve di valore dell'assegno nel tempo. Attualmente, infatti, un assegno di 1600 euro lordi al mese viene rivalutato in misura unica pari al 95% dell'importo dell'inflazione. Ad esempio se l'inflazione è pari all'1% l'assegno, con le regole attuali, subisce un incremento di 15,2 € annui (1600 x 1% x 0,95). Con il sistema a fasce di importo l'assegno verrà rivalutato in misura piena sino a tre volte il trattamento minimo inps e misura pari al 90% dell'inflazione per la parte eccedente il precedente scaglione d'importo, portando in dote al pensionato, come di regola avveniva in passato, una piccola somma in più sull'assegno (1500 x 1% + (1600-1500) x 1% x 0,90= 15,90€).

Dall'esecutivo arriva anche l'impegno a valutare la possibilità di utilizzare un diverso indice per la rivalutazione delle pensioni, maggiormente rappresentativo della struttura dei consumi dei pensionati, e a valutare la possibilità di recuperare parte della mancata indicizzazione ai fini della rivalutazione una tantum del montante nel 2019. Quest'ultima misura appare degna di nota dato che dovrebbe riguardare quei pensionati coinvolti nel blocco dell'indicizzazione fornero negli anni 2012 e 2013 a cui, come noto, il decreto Poletti dello scorso anno ha dato solo una parziale e minima risposta. Questi pensionati continuano a pagare ogni anno un effetto negativo sul valore dell'assegno per un effetto trascinamento: non essendo stata rivalutata in misura piena la pensione negli anni 2012 e 2013 la base di partenza dell'assegno sul quale ogni anno viene applicata la rivalutazione dell'anno successivo risulta sempre più bassa rispetto a quella naturale, cioè a quella dell'assegno pienamente rivalutato nel biennio incriminato. Ogni anno, pertanto, l'assegno si porta dietro un effetto negativo che può arrivare anche centinaia di euro. Il Governo ha aperto ad una rivalutazione una tantum di queste pensioni nel 2019 colmando seppur parzialmente questo gap strutturale che i pensionati si portano dietro dal 2012.

02/10/2016

Legge 104: permessi retribuiti anche per i conviventi, tutte le novità e le informazioni
Retribuzione dei permessi per il convivente che assiste la persona con disabilità: ecco cosa è cambiato.

Legge 104: le novità per i permessi retribuiti dei conviventi
Permessi 104: novità in arrivo per i conviventi che assistono persone disabili e che potranno usufruire dei previsti tre giorni mensili di permesso retribuito previsto dalla legge. A decretarlo è stata la Corte Costituzionale in una recente sentenza del 23 settembre 2016 che ha messo in discussione le attuali agevolazioni assistenziali che si limitano ai soli parenti del malato.

Legge 104: anche i conviventi potranno usufruire dei permessi retribuiti

Con la recente sentenza della Corte Costituzionale è stata dichiarata, non legittima, la parte del comma della Legge 104 nella quale si individuava, solo nei parenti stretti, la possibilità di usufruire dei permessi retribuiti per l’assistenza del parente disabile. L’illegittimità è stata stabilita in seguito ad un ricorso di una dipendente, alla quale era stata negata la possibilità di poter usufruire dei permessi previsti per legge per assistere il suo convivente affetto da malattia invalidante. La Corte ha ritenuto effettivamente limitati i beneficiari della Legge 104 che includevano solo i parenti del disabile fino al secondo grado o terzo grado in casi particolari di anzianità e invalidità dei precedenti. La figura dei conviventi, infatti, non era mai stata contemplata nella classificazione. I giudici della Corte Costituzionale hanno pertanto ritenuto opportuno richiamare gli articoli 2 e 32 della Costituzione per i diritti dell'uomo e il suo diritto alla , portando il convivente del malato, allo stesso livello dei parenti beneficiari della legge attuale.

Permessi per i conviventi per tutelare la salute del malato

La decisione della Corte Costituzionale non intende equiparare la figura dei conviventi con quella dei coniugi, ma nasce per tutelare la salute psicofisica del malato grave e per assicurargli l’apporto e la presenza della persona con la quale ha instaurato una relazione affettiva, ritenendo irragionevole e inammissibile l’impedimento all’affettività e all’assistenza della persona che necessita delle loro cure. La decisione è stata presa anche se l’Inps e la presidenza del Consiglio fossero contrari a tale procedimento e si fossero costituiti in giudizio per mantenere l’attuale regime che esclude i benefici per i conviventi.

Indirizzo

Via Capo Spartivento 3
Rome
00122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
15:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 13:00
Mercoledì 09:30 - 13:00
Giovedì 09:30 - 13:00
15:00 - 18:00
Venerdì 09:30 - 13:00

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