12/02/2021
Il sistema che attribuisce il cognome paterno ai figli è il "retaggio di una concezione patriarcale della famiglia", e di "una tramontata potestà maritale, non più coerente con i principi dell'ordinamento e con il valore costituzionale dell'uguaglianza tra uomo e donna"
La Corte Costituzionale si è espressa così, su istanza del Tribunale di Bolzano, che poneva il tema dell'incostituzionalità della norma per cui, in caso di mancato accorto tra genitori, i figli prendano il cognome del padre. La regola, sancita dall'articolo 262 del Codice civile, non solo è fonte di "squilibrio" e "disparità tra i genitori", ma "sacrifica" anche il "diritto all'identità del minore", negandogli la possibilità di essere identificato, sin dalla nascita, anche con il cognome materno.
Nel 2016, con un'altra sentenza firmata sempre da Amato, la Corte definì, "indifferibile" l'intervento del legislatore per riformare in maniera organica "secondo criteri finalmente consoni al principio di parità "la questione del cognome da attribuire ai figli. Ma tutti gli inviti sinora rivolti - nota la Consulta, bacchettando il Parlamento - non hanno avuto séguito". Di qui la decisione di intervenire per valutare se sia conforme agli articoli 2, 3 e 117 della Costituzione la norma che "in mancanza di accordo dei genitori, impone l'acquisizione alla nascita del cognome paterno, anziché dei cognomi di entrambi i genitori".
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