Antonio Savino

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UNIONE NAZIONALE ARMA CARABINIERI
AVVOCATURA NAZIONALE MILITARE
COMITATO NAZIONALE CONTRO LA MALAGIUSTIZIA
FONDAZIONE ANNO 1998, DA PARTE DEL GIA' MARESCIALLO DEL RUOLO D'ONORE DELL'ARMA DEI CARABINIERI DR.ANTONIO SAVINO
PAGINA 2 MILIONI DI VISITATORI Presidente, CONSORZIO UNAC SECURITY;
Presidente, COMITATO NAZIONALE CONTRO LA MALAGISUSTIZIA;
Presidente, ISTITUTO NAZIONALE DI CRIMINALISTICA E CRIMINOLOGIA;

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LA RICERCA DELLA VERITA’CASO DEL “SUICIDIO” DEL CARABINIERE  DARDANELLI, LA PROCURA ACCOGLIE LA RICHIESTA DI AVOCAZIONE ...
04/06/2026

LA RICERCA DELLA VERITA’
CASO DEL “SUICIDIO” DEL CARABINIERE DARDANELLI, LA PROCURA ACCOGLIE LA RICHIESTA DI AVOCAZIONE DELLE INDAGINI.

I genitori del carabiniere morto a Bagaladi continuano a battersi perché si apra un nuovo processo per omicidio: a dieci anni dalla scomparsa, arriva una novità nel percorso contro l'archiviazione per suicidio

Uno spiraglio di luce si accende nella lunga battaglia della famiglia Dardanelli per affermare la verità sulla morte del carabiniere Fausto, ritrovato senza vita nella sua auto, colpito da due fatali colpi di arma da fuoco, il 22 luglio 2016.
I genitori del militare hanno sempre contestato l'ipotesi di suicidio, subito avanzata dalla procura bloccando di fatto l'inchiesta sulla pista omicidiaria, avvalorata da diversi aspetti mai indagati. Adesso l’avvocato ha presentato istanza di avocazione delle indagini al procuratore generale della corte d’appello di Reggio Calabria, Gerardo Dominijanni, motivando l'iniziativa proprio con la lunga inerzia sulle investigazioni sollecitate dalla famiglia Dardanelli, culminata nella mancata risposta all'ultima richiesta dello scorso anno.
Il fascicolo ha superato quattro tentativi di archiviazione per suicidio e ora l'intervento diretto del procuratore punta ad ottenere che l'inchiesta sia riaperta con un nuovo capo d'accusa. Un primo punto che è stato già segnato, perché apprendiamo dalla famiglia Dardanelli che la richiesta è stata accolta: il fascicolo è stato affidato alla sostituta procuratrice generale, dottoressa Adriana Fimiani, che nei giorni scorsi si è confrontata con Murano per approfondire gli elementi su cui ha assicurato un riesame da parte della procura.
Giuseppe Dardanelli e Maria Angela Placanica, padre e madre del giovane carabiniere, sono certi che Fausto sia stato ucciso, sulla base di numerose prove. Per gli esperti che hanno eseguito le perizie scientifiche, la scena della morte non è compatibile con l'atto di un suicidio, che invece è stato velocemente indicato come causa dell'evento richiamando soltanto moventi legati alla vita privata di Fausto Dardanelli.
Una convinzione così inflessibile da negare gli esami richiesti dai tecnici (stub, rilevazione di impronte e dna nell’auto), mai effettuati, mentre persino l’autopsia è stata disposta tre anni dopo la morte. Ora l'obiettivo è colmare questi vuoti investigativi, e tra le richiesta del legale c'è una consulenza balistica collegiale.
Tra poche settimane saranno trascorsi dieci anni dalla morte ancora senza verità di Fausto Dardanelli, vicenda di cui si era occupata anche la televisione canadese Tva, dedicando al carabiniere reggino una puntata del programma di approfondimento sui "cold case" internazionali.
Una storia dolorosa e che pretende giustizia, rilanciata anche dalla recente interrogazione al ministro Nordio presentata dalla parlamentare Ascari. La deputata aveva chiesto che si facesse luce sulle morti di due rappresentanti delle forze dell'ordine, Dardanelli e la poliziotta di Taurianova Sissy Trovato Mazza. Nel caso di Sissy l'epilogo è stato infelice con l'archiviazione definitiva dell'inchiesta, ma la famiglia si prepara ad arrivare fino alla corte di Strasburgo; per Fausto continua la strada verso una doverosa verità con questo importante riscontro che per la prima volta prende concretamente in considerazione la pista dell'omicidio.

ANCORA UN SUICIDIO NELL'ARMA DEI CARABINIERI NELL'INDIFFERENZA DI MOLTI.ANCHE QUESTA VOLTA  HANNO CERCATO DI "COMPRARSI"...
03/06/2026

ANCORA UN SUICIDIO NELL'ARMA DEI CARABINIERI NELL'INDIFFERENZA DI MOLTI.
ANCHE QUESTA VOLTA HANNO CERCATO DI "COMPRARSI" IL SILENZIO DEI FAMILIARI CON LA PROMESSA DELL'ASSISTENZA DEGLI "ORFANI" CON L'ONAOMAC, COSA CHE E' DI DIRITTO, DATO CHE DA 50 ANNI DETRAGGONO SOLDI DALLE BUSTE PAGA DI TUTTI I CARABINIERI IN SERVIZIO ED IN CONGEDO, PROPRIO A QUESTO FINE.
TOSCANA – Profondo cordoglio ha destato la notizia della scomparsa di Giuliano Pinna, che si è tolto la vita lo scorso 20 maggio 2026. Il tragico gesto, avvenuto in Toscana, ha scosso profondamente , lasciando sgomenti i colleghi, la famiglia e l'intera comunità.

Il dolore per questa perdita è reso ancora più acuto dal fatto che, a distanza di brevissimo tempo, anche un altro collega del militare aveva compiuto un gesto analogo, un doppio lutto che apre interrogativi dolorosi per chi presta servizio nelle forze dell'ordine.

La salma di Giuliano Pinna è stata trasferita in Sardegna, sua terra d'origine, dove è stata sepolta in un clima di composto dolore, circondata dall'affetto dei familiari e dei suoi cari.

OGGI 2 GIUGNO 2026, FESTA DELLA REPUBBLICA O FESTA DEI LADROCINI DI STATO?CHISSA COSA AVREBBE DETTO OGGI “ALCIDE DE GASP...
02/06/2026

OGGI 2 GIUGNO 2026, FESTA DELLA REPUBBLICA O FESTA DEI LADROCINI DI STATO?
CHISSA COSA AVREBBE DETTO OGGI “ALCIDE DE GASPERI” UNO DEI NOSTRI PADRI COSTITUENTI E DELLA NOSTRA REPUBBLICA, NEL VEDERE CHE, UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, I VARI MINISTRI E SOTTOSEGRETARI I PARLAMENTARI E PRESIDENTI DI AZIENDE PUBBLICHE, I GENERALI E BANCHIERI E TUTTI GLI ALTRI DELLA NOSTRA “REPUBBLICA” SI “SUCCHIANO” IL SANGUE DEL LAVORO DEGLI ITALIANI “MANGIANDOSI” PIU’ DELLA META’ DEL NOSTRO PRODOTTO INTERNO LORDO CON STIPENDI “D’ORO E PRIVILEGI DI “STATO. AL CONTRARIO UN OPERAIO, UN CARABINIERE, UN ITALIANO MEDIO HA UNO STIPENDIO CHE NON GLI CONSENTONO DI VIVERE DIGNITOSAMENTE, DI CURARSI DIGNITOSAMENTE, DI VIVERE “SICURO” IN MANIERA DIGNITOSA, DI ESSERE “ASSISTITO” QUANDO LA SUA FAMIGLIA E’ INDIGENTE. NEL VEDERE LA NOSTRA “MIGLIORE GIOVENTU’” SCAPPARE ALL’ESTERO PER AVERE UN RICONOSCIMENTO AL PROPRIO LAVORO DIGNITOSO;
NEL VEDERE CHE LE NOSTRE “FAMIGLIE” AL CENTRO DELLA “COSTITUZIONE” SI SONO DISGREGATE DA TEMPO E C’E’ UNA DENATALITA’ CHE FARA’ SCOMPARIRE IL POPOLO ITALIANO CHE SARA’ “SOSTITUITO” DAI MUSULMANI.
NEL VEDERE I NOSTRI IMPRENDITORI “ABBANDONATI” A SE STESSI AI QUALI SI IMPONGONO ASSUNZIONI DI EXTRACOMUNITARI, “NUOVI SCHAVI” ;
NEL VEDERE UNA MALASANITA’ CHE PERMETTE SOLO AI PIU’ ABBIENTI DI POTERSI CURARE;
NEL VEDERE UNA MALAGIUSTIZIA CHE CONDANNA GLI INNOCENTI E LASCIA LIBERI I COLPEVOLI ED I CRIMINALI DELLA PEGGIORE SPECIE;
ECCO ALLORA CHE META’ DEL POPOLO ITALIANO NON VA A VOTARE QUESTA “REPUBBLICA”.
ECCO ALLORA CHE CHI PUO’ “RUBA” CON L’EVASIONE FISCALE;
“IL PESCE PUZZA DALLA TESTA”.
ALLORA CHE I TANTI NOSTRI RAPPRESENTANTI DELLA COSIDDETTA REPUBBLICA, FACCIANO TUTTI UN GESTO DI UMILTA’, CHE NON GLI COSTA NULLA, IN QUANTO SONO GIA’ “MILIARDARI” PER AVER GODUTO DI ANNI DI PRIVILEGI, E SVOLGANO IL PROPRIO RUOLO PER “SPIRITO DI SERVIZIO” E AMORE PER LA “PATRIA” E PER GLI “ITALIANI”, DECURTANDOSI I PROPRI STIPENDI ED I PROPRI PRIVILEGI DI “ROMA LADRONA”, DONANDO IL SUPERFLUO ALLA SANITA’, ALLA SICUREZZA AL WELFARE DI TUTTI GLI ITALIANI.
SOLO ALLORA POTREMMO NOI TUTTI FESTEGGIARE LA REPUBBLICA CHE UOMINI COME ALCIDE DE GASPERI, PALMIRO TOGLIATTI, PIETRO NENNI, UMBERTO TERRACINI, ENRICO DE NICOLA ED ALTRI VOLEVANO, CHE NON E’ CERTO QUELLA DI OGGI.
EVVIVA LA REPUBBLICA E L’ITALIA DEI “FESSI”.

MORTO COLPITO DAL TASER, CARABINIERI INDAGATI ANCHE PER FALSO.I CARABINIERI SONO “IMPREPARATI” ALL’USO DEL TASER, CHE US...
01/06/2026

MORTO COLPITO DAL TASER, CARABINIERI INDAGATI ANCHE PER FALSO.
I CARABINIERI SONO “IMPREPARATI” ALL’USO DEL TASER, CHE USANO ANCHE IN MODI “IMPROPRI” E AMMAZZANO LA GENTE. SECONDO I TESTIMONI

GENOVA: LA SECONDA SCARICA CON IL TASER CHE HA CAUSATO LA MORTE E’ STATA FATTA QUANDO IL DECEDUTO ERA GIA’ FACCIA A TERRA.
IL SINDACATO CARABINIERI: IL TASER VA’ ABOLITO PERCHE’ E’ UNO STRUMENTO DI MORTE.

Salgono a quattro i carabinieri indagati per la morte di Elton Bani, il 41enne albanese deceduto il 17 agosto nell'androne della sua abitazione a Manesseno (Genova) dopo essere stato colpito dal taser di due carabinieri.
I militari che avevano utilizzato l'arma a impulsi elettrici erano stati subito iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo, ma adesso risultano indagati anche per falso in atto pubblico, insieme ad altri due colleghi che erano con loro durante l'intervento.
La nuova imputazione deriva dalla discrepanza tra quanto riportato nelle relazioni di servizio e quanto raccontato agli inquirenti da due vicini di casa che adesso la pm Paola Calleri, che coordina l'inchiesta, ha chiesto di sentire in incidente probatorio.
I militari dell'Arma avevano spiegato che il ricorso al taser era stato indispensabile perché l'uomo li aveva colpiti a calci e pugni ed era fuori controllo. I due vicini avrebbero fornito una versione diversa e apparentemente concordante chiarendo che l'uomo non era armato, ma che a un certo punto si era rifiutato di salire le scale di casa accompagnato dai carabinieri per prendere i documenti: si era attaccato alla ringhiera, era stato gettato a terra e in particolare era stato colpito dalla seconda scarica di taser mentre era a faccia in giù sul pavimento dell'androne perché aveva una mano sotto la pancia e i quattro non erano riusciti ad ammanettarlo.
In base a quanto evidenziato dalla perizia medico legale sarebbe stata proprio quell'ultima scarica elettrica a scatenare l'arresto cardiaco nel 41enne, che aveva assunto cocaina, individuata come "concausa" del decesso insieme alle scariche elettriche. Con l'incidente probatorio l'accusa, i legali degli indagati e l'avvocato che assiste il fratello della vittima, potranno fare in contraddittorio le domande ai due testimoni oculari. L'udienza non è ancora stata fissata.

LA LEGGE ANTI GOGNA MEDIATICA E’ REALTA’. SI ALL’OBBLIGO PER I GIORNALI DI PUBBLICARE LE ASSOLUZIONI.SODDISFATTO IL “COM...
31/05/2026

LA LEGGE ANTI GOGNA MEDIATICA E’ REALTA’. SI ALL’OBBLIGO PER I GIORNALI DI PUBBLICARE LE ASSOLUZIONI.
SODDISFATTO IL “COMITATO NAZIONALE CONTRO LA MALAGIUSTIZIA” www.malagiustizia.cc
Su richiesta dell’interessato, il direttore della testata che ha dato notizia del procedimento penale è tenuto a pubblicità dei provvedimenti favorevoli alla persona imputata o indagata
L’Aula della Camera ha approvato ieri la proposta di legge recante modifiche al codice in materia di protezione dei dati personali con 127 sì e 82 astenuti. Dunque nessun contrario, Azione e Futuro Nazionale Vannacci hanno votato sì con il centrodestra.
In particolare viene aggiunto l’articolo 144-ter – “Pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento. Segnalazioni al Garante” – che prevede che «su richiesta della persona nei cui confronti sono stati pronunciati sentenza di assoluzione, di proscioglimento o di non luogo a procedere ovvero provvedimento di archiviazione, il direttore o il responsabile della testata giornalistica, radiofonica, televisiva o online che ha dato notizia del relativo procedimento penale o di atti o provvedimenti relativi al medesimo procedimento è tenuto a dare pubblicità, senza oneri per l’interessato, alla notizia dei provvedimenti favorevoli a quest’ultimo, con rilievo adeguato allo spazio già riservato al relativo procedimento penale». L’interessato, «in caso di mancato adempimento da parte del direttore o del responsabile della testata giornalistica, radiofonica, televisiva o online a quanto previsto dal comma 1, può rivolgere una segnalazione al Garante. Il Garante decide nei cinque giorni successivi e, all’esito di tale procedimento, può ordinare la pubblicazione della notizia dei provvedimenti favorevoli per l’indagato o l’imputato».
Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. Si tratta del secondo provvedimento in materia di giustizia, dopo quello che inserisce le vittime di reato in Costituzione, ad essere approvato dopo la sconfitta referendaria sulla separazione delle carriere. La norma porta la firma del capogruppo di Forza Italia alla Camera Enrico Costa: “È dovere dello Stato – ha detto l’azzurro – chiamare le persone a rispondere di fronte a fatti di reato, ma è anche suo dovere garantire che, se una persona esce innocente dall’ingranaggio giudiziario recuperi la stessa immagine, reputazione, credibilità che aveva prima dell’indagine”. Il presidente dei deputati forzisti ha proseguito: “Ogni anno 500.000 persone vengono indagate e poi archiviate o assolte in primo grado. Quando si pubblica la notizia di un’indagine bisognerebbe sempre porsi una domanda: e se fosse innocente? Ecco il cuore dell’identità liberale di Forza Italia, affrontare il tema della giustizia mettendo al centro la persona”.
Abbinata alla pdl di Costa c’era quella della leghista Simonetta Matone che così ha commentato l’approvazione: “Ho iniziato il mio intervento alla Camera partendo dal bellissimo film di Marco Bellocchio del 1972, Sbatti il mostro in prima pagina, con un grandissimo Gian Maria Volonté. Da lì purtroppo la situazione è addirittura peggiorata. L’enfatizzazione di ‘sbatti il mostro in prima pagina’ è passata attraverso Tangentopoli, che è stata l’emblema di questa deriva”. La deputata ha ricordato i numeri delle inchieste di Mani Pulite: “1445 condanne, 800 assoluzioni, 445 archiviazioni per prescrizione e concessione di amnistia, ma anche 41 suicidi”. E ha puntato il dito contro il ruolo dei media: “I giornalisti hanno una responsabilità enorme nella demonizzazione delle persone coinvolte nei procedimenti penali. C’è grandissima enfasi su arresti, misure cautelari e indagini, poi quando il soggetto viene assolto tutti se ne dimenticano. Questa legge colma quel vuoto”.
Roberto Giachetti di Italia Viva invece si è astenuto: “Se condividiamo del tutto il principio secondo cui la gogna non può mai sostituire il processo né il sospetto diventare una condanna sociale preventiva, la strada scelta dal governo per assicurare la pubblicità delle sentenze di assoluzione ci lascia perplessi”. Per il parlamentare la criticità è nel “potere che il provvedimento attribuisce al Garante per la protezione dei dati personali” considerato “molto penetrante”. Si chiede il deputato renziano: “Può un’autorità amministrativa entrare così nel merito delle scelte redazionali senza produrre inevitabili contenziosi o effetti distorsivi? Una forma indiretta di pressione sulle redazioni è concreta. L’unica certezza è che il problema sarebbe risolto alla radice se i tempi della giustizia fossero più rapidi”. Per il Pd in Aula è intervenuto Federico Gianassi, pure astenuto, che è riuscito in Commissione a far approvare un emendamento che ha impedito che il Garante possa sanzionare i giornalisti in caso di inadempimento: “di fronte a un principio ragionevole, non ci scagliamo contro ma i principi ragionevoli debbono valere sempre, altrimenti è ipocrisia. Noi invitiamo, chiediamo, pretendiamo dalla maggioranza che, se chiede al giornalismo di dare conto di tutte le notizie, sia anche disponibile, nella potestà legislativa di cui dispone, a progredire sulla tutela dei giornalisti, in una fase storica nella quale anche nelle democrazie il ruolo del giornalismo libero e di inchiesta è messo continuamente sotto torchio”.
Secondo il deputato M5S Federico Cafiero De Raho, vice presidente delle commissioni Giustizia e Antimafia, “il principio che è alla base della proposta di legge in materia di pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento è condivisibile. Tuttavia, per come è scritta, la legge finisce per incidere sulla libertà di stampa, perché impone la pubblicazione della notizia, interferendo sulle scelte degli editori e dei giornalisti, a prescindere dall’effettivo interesse pubblico alla notizia, anche a chi, magari, all’epoca dei fatti era stato costretto a dare la notizia perché se n’erano occupate prioritariamente altre testate”.

ANCORA UNA GIRAVOLTA DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA.UN GRAVE ERRORE PER IL GOVERNO METTERE AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA UN...
30/05/2026

ANCORA UNA GIRAVOLTA DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA.
UN GRAVE ERRORE PER IL GOVERNO METTERE AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA UN MAGISTRATO CHE NON ANDRA' MAI CONTRO I SUOI COLLEGHI.
NORDIO COMPIE L'ENNESIMA GIRAVOLTA SULLA GIUSTIZIA: ACCANTONANA LA RESPONSABILITA' CIVILE DELLE TOGHE: GELO IN FORZA ITALIA CHE NELLA MEMORIA DI SILCVIO BERLUSCONI AVEVA RILANCIATO LA PROPOSTA DI FAR PAGARE CIVILMENTE I GIUDICI CHE SBAGLIANO.
NORDIO VUOLE CHE I GIUDICI CHE SBAGLIANO NON PAGNINO MAI.
ANCHE QUESTO GOVERNO HA FALLITO SU UNA VERA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA E PRIMA GLI ITALIANI LO MANDANO A CASA E MEGLIO SARA' PER TUTTI.
CI ERAVAMO ILLUSI.

Dopo sole quarantotto ore da quando domenica il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Enrico Costa, ha rilanciato su X la responsabilità civile dei magistrati è arrivata la bocciatura da parte del Ministro della Giustizia Carlo Nordio. “La responsabilità civile dei magistrati non è all’ordine del giorno e, per quanto mi riguarda, non lo sarà” ha detto ieri rispondendo a una domanda a margine dell’assemblea di Confindustria.

Una doccia fredda per Costa e tutta Forza Italia impegnata in questi giorni a scrivere la bozza del testo della norma per poi sottoporla agli alleati. Secca la replica dell’azzurro, pure lui presente all’evento: “Insieme alla collega Craxi abbiamo chiesto un confronto nella maggioranza sulla giustizia. Perché Forza Italia non dimentica i 13 milioni di cittadini che hanno sostenuto la campagna referendaria. In quella sede porteremo idee e proposte, perché questo rientra nella nostra responsabilità di forza liberale, garantista, e soprattutto coerente sui temi della giustizia”. L’incontro è quello già programmato per il 3 giugno a via Arenula quando si terrà un vertice col Guardasigilli insieme a tutte le prime linee del centrodestra sul fronte giustizia. Ma della dichiarazione di Costa quello che più balza agli occhi è il termine ‘coerente’, detto non a caso per evidenziare chiaramente l’incoerenza del Ministro ma anche quella delle altre due forze politiche, soprattutto Fratelli d’Italia, che sulla giustizia sembrano aver alzato bandiera bianca dopo la sconfitta referendaria. È vero che negli anni Carlo Nordio si è detto contrario alla responsabilità civile perché “non serve colpire il magistrato che sbaglia nel portafoglio, cosa che sarebbe assolutamente impropria e anche inutile perché sono tutti assicurati” ma paradossalmente proprio a settembre dell’anno scorso intervenendo a margine della proiezione dei primi due episodi di ‘Portobello’, la serie diretta da Marco Bellocchio sulla vicenda di Enzo Tortora e presentata Fuori Concorso alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia, l’ex pm aveva sostenuto: “Il magistrato che sbaglia perché non conosce le leggi o le carte, o perché, per ottusità preconcetta, manda in prigione un innocente, non deve pagare con il portafoglio: deve pagare con la carriera, deve cambiare mestiere”.

Lo stop di ieri di Nordio poi è la conferma che Palazzo Chigi e il partito della premier non hanno alcuna intenzione di rimettere mano ai dossier sulla giustizia. Il risultato referendario dal loro punto di vista ha chiarito che gli elettori non vogliono riforme garantiste e con l’avvicinarsi del rinnovo del Parlamento è giudicato troppo rischioso approvare riforme di un certo tipo. Basti pensare alla prescrizione, impantanata al Senato, dopo essere passata alla Camera e le cui possibilità di vederla approvata in seconda lettura in questa legislatura sono vicine allo zero. Stessa cosa dicasi per la legge che andrebbe ad ampliare le garanzie durante il sequestro degli smartphone: incassato il sì a Palazzo Madama, è elemento di contesa adesso a Montecitorio tra i forzisti che vorrebbero farla passare così com’è e i Fratelli guidati dalla presidente della Commissione antimafia, Chiara Colosimo, che vorrebbero emendarla dopo le preoccupazioni sollevate in audizione dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo. Forse nulla si farà neanche per la riforma del gip collegiale chiamato a valutare le richieste di misure cautelare, tanto sbandierata da Nordio, sempre per incertezze di Fd’I. Insomma la spaccatura della maggioranza sul tema della giustizia è forte, con Forza Italia che vuole rimarcare la sua identità garantista e fare pressing per portare a casa almeno una delle tante riforme in cantiere, Fratelli d’Italia che batte in ritirata e la Lega che resta a guardare.

FALSI INCIDENTI NEL NORD BARESE, ARRESTATI DUE CARABINIERI, DUE MEDICI E DUE AVVOCATI.In carcere i militari coinvolti. G...
29/05/2026

FALSI INCIDENTI NEL NORD BARESE, ARRESTATI DUE CARABINIERI, DUE MEDICI E DUE AVVOCATI.
In carcere i militari coinvolti. Giro di affari da oltre 100mila
Avrebbero attestato falsi incidenti stradali ognuno in base al ruolo ricoperto.
Perché tra chi avrebbe permesso di truffare le compagnie assicurative, per oltre 100mila euro, ci sono due carabinieri, due medici e due avvocati.

È quanto scoperto dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Andria che hanno portato all'arresto di sei persone, di cui 5 in carcere e uno ai domiciliari (si tratta di uno dei camici bianchi coinvolti), e alla denuncia di altre 26 che a vario titolo rispondono di falso ideologico in concorso, aggravato perché commesso da più persone, frode e depistaggio in processo penale, corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio e falsità ideologica in certificati commessa da persona esercente un servizio di pubblica necessità.
Sono 12 i falsi incidenti stradali accertati nell'inchiesta coordinata dalla Procura di Trani mentre altri 20 sono al vaglio degli inquirenti perché dal controllo di denunce e documentazioni presentati emergerebbero delle incongruenze. Gli indagati, per gli investigatori, avrebbero messo in piedi "un sistema di falsificazione di sinistri stradali" utile alla creazione di "pratiche assicurative artificiose e al conseguimento di indebiti indennizzi", si legge in una nota in cui si spiega che gli accertamenti si sono concentrati nel periodo compreso tra ottobre 2024 e il marzo successivo quando sarebbero stati predisposti "atti di polizia giudiziaria e documentazione sanitaria" che avrebbero attestato incidenti stradali che, secondo la ricostruzione investigativa, non sarebbero mai avvenuti o sarebbero stati descritti "in modo non corrispondente al vero".
In più casi, gli incidenti avrebbero coinvolto persone legate tra loro da vincoli di parentela o da relazioni di coppia e cittadini stranieri, specie di origini rumene, come controparti: nella gran parte dei casi si tratta di conducenti di mezzi immatricolati per lo più in Romania e Bulgaria. Degli indagati, gli avvocati avrebbero curato le pratiche risarcitorie sulla base di "certificazioni sanitarie, prognosi e attestazioni di invalidità non correlate a effettive condizioni cliniche, ma funzionali alla presentazione delle richieste di risarcimento" rilasciate dai medici coinvolti.
I carabinieri indagati invece, avrebbero invece fornito "false annotazioni di servizio" con cui sarebbero stati attribuiti "attendibilità e credibilità ai falsi incidenti".
Come accaduto in due incidenti in realtà mai accaduti a Canosa di Puglia. Il primo risale al 30 gennaio 2023 quando le due persone coinvolte erano in Romania ma contemporaneamente risultavano nel Pronto soccorso dell'ospedale di Cerignola (Foggia) per poi sottoscrivere il modulo di constatazione amichevole con la controparte. Il secondo, risale al 16 ottobre 2023 con uno dei veicoli coinvolti con targa rumena che era all'estero e non in Puglia. In altri degli episodi contestati dall'accusa, è emerso che dall'analisi dei report di traffico telefonico dei cellulari degli indagati e dei tracciati Gps dei veicoli coinvolti, risultavano essere in luoghi completamente diversi, da quello dove falsamente attestato l'incidente.

C’è anche l’ex comandante della stazione dei carabinieri di Canosa di Puglia, Pasquale Doronzo, tra i sei arrestati nell’inchiesta relativa alla falsificazione di incidenti stradali per ottenere illecitamente gli indennizzi assicurativi. Oltre al Luogotenente 57enne, attualmente in congedo e residente a San Ferdinando di Puglia, i carabinieri hanno arrestato un altro militare in servizio a Cerignola, il 44enne Pierluigi Dipalo, due medici (Michele Marcandrea, 52 anni, e l’80enne Gianfranco Specchio) e due avvocati (Giuseppe Gobbi, 47 anni, e Nicola De Santis, 55 anni). Sono tutti cerignolani. In cinque sono finiti in carcere. Ai domiciliari il medico 80enne. Nell’indagine della Compagnia di Andria, coordinata dalla Procura di Trani, altre 26 persone sono state deferite in stato di libertà. Almeno 12 i falsi incidenti contestati, mentre su altri 20 episodi ci sono incongruenze al vaglio dell’autorità giudiziaria. Le truffe sono state inscenate a Canosa, San Ferdinando e Cerignola. Gli indagati avrebbero messo in piedi un sistema di falsificazione di sinistri stradali utile alla creazione di pratiche assicurative artificiose e al conseguimento di indebiti indennizzi. Singolari, in particolare, due sinistri denunciati a Canosa di Puglia, uno il 30 gennaio 2023, l’altro il 16 ottobre dello stesso anno. Nel primo caso i due indagati coinvolti nell’incidente in realtà si trovavano in Romania, ma nonostante ciò sulle carte risultava che fossero stati visitati all’ospedale di Cerignola. Nel secondo caso, una delle auto coinvolte (con targa rumena) in realtà non aveva mai lasciato il suo territorio nazionale estero. In più casi gli incidenti avrebbero coinvolto persone legate tra loro da vincoli di parentela o da relazioni di coppia. Gli avvocati avrebbero curato le pratiche risarcitorie sulla base di documentazioni sanitarie funzionali alla presentazione delle richieste di risarcimento, rilasciate dai medici coinvolti. Un camice bianco, in particolare, al momento dei fatti si trovava già ai domiciliari per altre ragioni. Per gli inquirenti la truffa alle compagnie assicurative supererebbe i 100mila euro. Tutti gli indagati rispondono, a vario titolo, di falso ideologico in concorso, aggravato perché commesso da più persone, frode e depistaggio in processo penale, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio e falsità ideologica in certificati commessa da persona esercente un servizio di pubblica necessità.

IL SISTEMA “MAFIOSO” DELLE ASTE GIUDIZIARIE.IL CALVARIO DI DUE SORELLE DI APRILIA ,  MONTORO ROBERTA E MONTORO MARIA LET...
28/05/2026

IL SISTEMA “MAFIOSO” DELLE ASTE GIUDIZIARIE.
IL CALVARIO DI DUE SORELLE DI APRILIA , MONTORO ROBERTA E MONTORO MARIA LETIZIA CHE PUR POSSEDENDO BENI IMMOBILI DI VALORE INGENTE, SONO STATE COSTRETTE A VIVERE PER “STRADA” SENZA ALCUN MEZZO DI SOSTENTAMENTO.
LE ASTE GIUDIZIARIE SONO UNA PIAGA DELLA NOSTRA SOCIETA’ E STANNO REALIZZANDO ATTACCHI ALLE FAMIGLIE ITALIANE CON UNA “IMPUNITA” INCREDIBILE.
Naturalmente la mafia nera, quella che notoriamente è malavita, in questi ambiti delle aste giudiziarie è molto presente, non solo perché riesce a fare grandi affari - così come sta accadendo nel caso delle sorelle di Aprilia - ma anche perché lava il denaro sporco (non a caso le aste sono proprio definite lavatrici di denaro sporco e, anche se all’asta compra un nullatenente, nessuno chiede la provenienza del denaro). Quindi le aste, pur gestendosi nei tribunali, realizzano finalità criminali e a tanto arrivano in una maniera semplice, ovvero forzando la legge e disattendendola. Si badi che il tribunale di Latina, proprio negli anni in cui è iniziata l’esecuzione CONTRO LE SORELLE Montoro, è finito in uno scandalo dal nome Lollo-Gate, in cui il GE dott. LOLLO Antonio, non sapendo di essere intercettato, diceva ai suoi ausiliari che DOVEVANO RUBARE IL PIU’ POSSIBILE! In data 12/05/2026, presso il Commissariato Trevi di Roma, Maria Letizia MONTORO ha sporto denuncia penale per segnalare che non le viene più permesso di avvicinarsi alla sua proprietà mai pignorata (consistente in terreno edificatorio di valore approssimativo di 800/900 mila euro che trovasi ad Aprilia alla Via Toscanini n. 8) . E’ importante partire da questa denuncia perché evidenzia il motivo delle tante forzature che si trovano in questa squallida storia espropriativa. Il secondo documento ritrae le particelle immobiliari che si trovano ad Aprilia in via Toscanini 8 e consente di verificare come si siano appropriati di porzioni mai pignorate che hanno un ingentissimo valore (perché trattasi di suolo edificatorio su cui, chi se ne è appropriato , intende costruire palazzi, senza aver pagato un solo centesimo per acquistarlo) * IL RACCONTO DELLE SORELLE: Dal loro racconto è emerso che avrebbero subito violenza, anche da parte dei carabinieri ma non solo, e sono state finanche condotte in una struttura per malattie psichiche, da cui sono uscite senza alcuna diagnosi o cura, essendo state ritenute sane di mente ed equilibrate. Quello dello stigma a mezzo del TSO è un cliché che viene sempre usato al fine di demonizzare la vittima e tentare di renderne il racconto non credibile a monte. Le due sorelle MONTORO, per loro asserzione, avevano beni che avevano ereditato che ben consentivano loro di vivere di rendita; vero è che hanno condotto un’esistenza piuttosto agiata, potendosi anche permettere acquisti griffati non alla portata di tutti. Non è un’esagerazione dire che sono passate dal vestirsi da PRADA al vivere per STRADA. L’allegato contiene foto che le ritraggono e che sono state fatte in occasione del presidio per strada a Roma dei giorni 11 e 12 maggio 2026 .
Seguiranno aggiornamenti su questa penosa ed incredibile vicenda.

ECCO COME NELLA REALTA’ DEI FATTI L’ARMA DEI CARABINIERI NON CONSIDERA I CARABINIERI CHE AL CONTRARIO SONO VITTIME DEL D...
27/05/2026

ECCO COME NELLA REALTA’ DEI FATTI L’ARMA DEI CARABINIERI NON CONSIDERA I CARABINIERI CHE AL CONTRARIO SONO VITTIME DEL DOVERE.
L’ACCORATO SFOGO DI UN’APPUNTATO DEI CARABINIERI CHE DOPO AVER INSEGUITO E ARRESTATO UN RAPINATORE SI E’ PRESO UNA COLTELLATA E NON SI E’ VISTO A DISTANZA DI ANNI SEGNALARE PER LA “CAUSA DI SERVIZIO”, ATTRAVERSO IL PREVISTO MODELLO “C”.
COSI’ L’APPUNTATO A PERSO IL GIUSTO RICONOSCIMENTO DELLA CAUSA DI SERVIZIO, IL PREVISTO EQUO INDENNIZZO E LA POSSIBILITA’ DI ESSERE RICONOSCIUTO “VITTIMA DEL DOVERE”.

In allegato vi è una piccola parte del verbale di arresto ove vi è ben specificato che sono stato ferito da un soggetto resosi responsabile di tentata rapina. Vi è anche il verbale del pronto soccorso il quale ben specifica che sono stati eseguiti punti di sutura a seguito di accoltellamento.
Stavo attendendo che la commissione medica mi chiamasse ma dopo 6 anni e precisamente pochi giorni fa, sono venuto a conoscenza che il mio ex comando non ha compilato il modello C per causa di servizio traumatica e infortunio su lavoro.
Mi domando... perché gli ufficiali sono stati pronti a mandarmi a visita medica per una presunta consumazione di un caffè corretto poi verificatasi infondata? Perché per difendermi da tale ingiusta accusa sono stati punito per la seguente motivazione "faceva pervenire missive da parte studio legale, giorni di consegna 3". Perché sapendo che sono caregiver 104 non posso essere trasferito presso il luogo di residenza dove vi è la persona da accudire, trovando come motivazione che un mio parente di quinto grado (che non conosco) ha avuto problemi con la Legge?
Perché all' epoca dei fatti non hanno fatto il modello “C “? Eppure erano obbligati...ho perso soldi e benefici...ora come posso fare domanda di causa di servizio giustificando questo ritardo per un loro sbaglio?
Ma soprattutto: perché i superiori non pagano mai i loro sbagli e chi è di basso rango deve essere punito disciplinarmente (e non solo) anche quando non è previsto? Forse da fastidio che un carabiniere si oppone a quello che non è previsto? Questa è l’ ennesima dimostrazione di una FORSE violenza psicologica?
L importante è che in servizio si debba indossare cappello, scarpe o stivali puliti, barba fatta e sempre Comandi e signor si.
Chi ha sbagliato pagherà almeno questo errore? Oppure passerà in cavalleria non chiedendo neanche scusa?
Non è giusto!!!

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