16/09/2024
Gdpr, un salasso per le imprese.
Costi di adeguamento stimati intorno a 1,3 milioni di euro.
L'allarme lanciato dal report di Mario Draghi. Altro ostacolo: la frammentazione normativa.
Dal 2016 il Gdpr è sinonimo di protezione dei dati in Europa. Ma dietro i titoli sui diritti dei cittadini, si nascondono costi maggiorati e sfide operative. La promessa di armonizzare la protezione dei dati ha lasciato spazio a una realtà ben diversa: frammentazione normativa, costi di conformità crescenti e incertezza giuridica. L'allarme arriva dall'ex presidente del Consiglio e della Bce, Mario Draghi, che lo scorso 9 settembre ha presentato a Bruxelles il report sulla competitività in Europa.
Quando si parla di Gdpr una delle prime preoccupazioni per le imprese riguarda i costi. La conformità non è solo una questione di buona volontà, ma richiede investimenti significativi. Per un'azienda di medie dimensioni con 500 dipendenti, il costo di adeguamento al Gdpr è stimato intorno a 1,3 milioni di euro, stando al report. Questa cifra copre una serie di misure, tra cui l'aggiornamento delle politiche aziendali, la nomina di un Data protection officer (Dpo) e l'implementazione di sistemi per gestire le violazioni dei dati. Alcuni settori, come il software e le piattaforme digitali, subiscono un impatto maggiore. Le aziende che operano in settori ad alta intensità di dati vedono i loro costi aumentare fino al 24%. Tuttavia, il problema dei costi non è equamente distribuito. Settori tradizionali come la produzione e i servizi, meno dipendenti dai dati, vedono un incremento medio del 18%. In ogni caso, la pressione finanziaria legata alla conformità è notevole per tutte le aziende che devono affrontare un cambiamento strutturale. Uno degli effetti collaterali più evidenti del Gdpr è la riduzione dello stoccaggio e dell'elaborazione dei dati. A causa dei rigorosi requisiti normativi, molte aziende europee hanno scelto di ridurre il volume di dati conservati, una scelta che incide direttamente sulle loro operazioni. In media, le imprese europee hanno ridotto lo stoccaggio dei dati del 26% e l’elaborazione del 15% rispetto alle loro controparti statunitensi.
Questo cambiamento è stato guidato dal principio di minimizzazione dei dati sancito dal Gdpr, che impone alle aziende di raccogliere e trattare solo i dati strettamente necessari per gli scopi dichiarati. Tuttavia, ciò comporta sfide per quelle imprese che basano il loro modello di business sull'accesso e l'analisi di grandi quantità di dati. Le limitazioni imposte dal Gdpr, pur essendo uno scudo per la privacy dei cittadini, pongono serie restrizioni per le aziende in termini di innovazione e crescita. Nonostante il Gdpr sia stato concepito per armonizzare le normative sulla protezione dei dati in tutta l'Unione europea, la realtà è ben diversa. Il regolamento permette agli Stati membri di adottare regole specifiche in 15 settori chiave, come la sanità e il settore pubblico. Questo ha portato a una situazione di frammentazione normativa che mina l'armonizzazione sperata. L'esempio più emblematico di questa frammentazione si trova nella gestione dei dati sanitari: mentre il Gdpr consente l'elaborazione di dati sanitari per scopi specifici come la salute pubblica e la ricerca scientifica, le normative nazionali spesso aggiungono ulteriori strati di complessità. Ciò crea incertezze giuridiche che possono scoraggiare le aziende, in particolare quelle che operano in più giurisdizioni all'interno dell'Ue. Le aziende devono affrontare una duplice sfida: rispettare le norme comunitarie e adattarsi alle regole nazionali, un processo che implica costi e rischi aggiuntivi.
Un altro esempio di questa frammentazione è l'approccio delle autorità nazionali di protezione dei dati, che applicano il Gdpr in modo incoerente. Questa disparita non solo genera incertezza per le aziende, ma rischia di creare un mercato interno frammentato, in cui le normative variane significativamente da un paese all'altro.
Le piccole e medie imprese (Pmi) sono tra le più colpite dal Gdpr. Sebbene le grandi aziende abbiano i mezzi per sostenere i costi di conformità, le Pmi spesso lottano per rispettare le stesse normative senza disporre delle risorse necessarie. Anche se il Gdpr prevede alcune esenzioni per le piccole imprese, queste sono limitate e non sempre sufficienti per alleviare il peso normativo. Inoltre, le start-up innovative, soprattutto quelle che operano in settori tecnologici emergenti come intelligenza artificiale, affrontano ulteriori ostacoli. Le restrizioni sulla raccolta e l'elaborazione dei dati e la necessità di conformarsi a normative rigorose rischiano di soffocare l'innovazione, da un lato. Dall'altro l'incertezza normativa causata dalla sovrapposizione tra il Gdpr e altri regolamenti emergenti, come l'AI Act, crea un ulteriore livello di difficoltà.
Articolo di Matteo Rizzi, pubblicato su Italia Oggi