28/05/2026
Oggi, in un’intervista, mi chiedono se per una donna giovane sia più difficile costruirsi una posizione nella libera professione.
Rispondo senza filtri.
Mi dicono: ‘Forse la ammorbidiamo un po’…’.
No. Lasciatela identica, aprite e chiudete virgolette.
Non voglio fare la paladina di genere, non sono una femminista da slogan.
Sono una per la meritocrazia, senza generi né età.
E proprio per questo certe dinamiche le vedo benissimo.
Il pregiudizio non è sempre urlato, spesso è sottile, inconsapevole e quasi educato.
Come quando un collega, due giorni fa, con sincero stupore, mi dice: ‘Ammazza, sei intelligente’, come se l’intelligenza, su una donna giovane, fosse un colpo di scena.
Gli ho risposto, lo ammetto, con un filo di arroganza, che di solito quella frase sono io a dirla agli altri.
E da intelligente a intelligente, non si sarà certamente offeso.
“A un certo punto ho smesso di lamentarmi, ho preso atto di come funziona il contesto.
E certe dinamiche, inutile girarci intorno, ti cambiano, ti portano via un po’ di quella tenerezza spontanea che forse fa parte anche della femminilità.
Non perché vuoi diventare dura, ma perché impari a non aspettarti delicatezza dagli altri.
E allora ti rimodelli più lucida, più centrata, più tua.