15/02/2023
Dal FQ:
Come l’America ha eliminato l’oleodotto Nord Stream” è il titolo dell’ultimo articolo del reporter premio Pulizer, Seymour Hersh. L’inchiesta, diffusa ieri sul blog del giornalista americano, cita alcune fonti militari statunitensi – tutte anonime – coinvolte nella presunta pianificazione delle esplosioni che hanno distrutto i due gasdotti russi lo scorso novembre 2022. “La decisione di Biden di sabotare gli oleodotti è arrivata dopo 9 mesi di dibattiti segreti”, scrive Hersh, secondo cui gli attori principali coinvolti nella distruzione dei gasdotti Nord Stream sono William Burns, capo della Cia, il consigliere per la sicurezza Usa Jake Sullivan, la sottosegretaria Victoria Nuland, ed, ovviamente, il presidente Biden. Riunitisi molte volte a porta chiusa, hanno creato una task force composta da membri dell’intelligence e del dipartimento di Stato alla fine del 2021.
La questione, in quella stanza dei bottoni, è sempre la stessa: non se far esplodere i tubi che trasportano gas russo, ma come farlo “senza dare la minima idea di chi fosse responsabile, qualunque cosa fosse stata fatta, avrebbe dovuto essere segreta”, racconta una fonte a Hersh. Oltre che un atto di guerra, “un’azione riconducibile all’amministrazione Usa avrebbe violato le promesse di ridurre al minimo il conflitto con la Russia”, scrive il giornalista. Per portare a compimento il piano, elaborato dalla Cia dopo mesi di ricerche, vengono selezionati i sommozzatori del remoto centro della Marina di Panama city, Florida, dove si addestrano subacquei specializzati nel piazzamento di ordigni negli abissi nella seconda piscina coperta più grande degli Usa. Inoltre, il loro corpo d’armata non fa parte del commando delle operazioni speciali, formazione obbligata a informare in anticipo il Congresso americano delle sue azioni (ulteriore garanzia di segretezza). I sommozzatori avrebbero agito sotto copertura durante un’esercitazione Nato, la Baltops22, piazzando esplosivi a distanza che mesi dopo distruggono il Nord Stream. Nel Baltico, in una base sottomarina di Washington in Norvegia, avrebbero offerto supporto logistico e aiuto per camuffare gli ordigni i membri dell’intelligence e dell’esercito di Oslo. Secondo quanto riferito dalle fonti di Hersh, in maniera indiretta e oscura, anche il cancelliere Scholz era stato messo a conoscenza del piano di Biden. Il 7 febbraio 2022, qualche giorno prima dell’inizio del conflitto, il leader di Washington avrebbe detto a quello di Berlino: “Se la Russia invade non ci sarà più un Nord Stream 2. Porremo fine a tutto ciò”. “Le paure politiche d’America erano reali”, scrive Hersh: se il Nord Stream 1 era pericoloso per gli statunitensi, il secondo gasdotto gemello, capace di soddisfare il 50% del fabbisogno tedesco, avrebbe allontanato l’Europa dagli Usa in maniera irreversibile. Le esplosioni che i maggiori quotidiani americani hanno bollato come “un mistero” – tra tutti, soprattutto il New York Times – non sono state investigate, critica il giornalista, che di intelligence ora scrive sul New Yorker. Prima di pubblicare l’articolo, un commento lo ha chiesto anche ai portavoce della Cia e Casa Bianca. Entrambi hanno risposto la stessa cosa: questa storia è una “totale invenzione”, “è falso”.