19/01/2023
Martina era una collega della nostra stessa età ed era prima ancora che un avvocato, una donna. Non la conoscevamo personalmente ma conosciamo le dinamiche che possono crearsi in una relazione malsana. La giustizia farà il suo corso e nelle sedi opportune verranno valutate le dinamiche dei fatti e le responsabilità di chi ha sparato e di chi, se le ha, non ha fatto abbastanza. La commemorazione di questa sera non aveva la pretesa di cambiare improvvisamente le cose ma quella di salutare degnamente l'ennesima donna uccisa dalla follia di chi non accetta di essere lasciato e, più in generale, quella di puntare i riflettori su un dato di fatto purtroppo ancora palese nel nostro paese: l'inesistenza di una vera cultura del rispetto e dell'accettazione. Il rispetto nei confronti delle donne, l'accettazione di avere accanto esseri pensanti che hanno tutto il diritto di decidere di non voler più portar avanti una relazione e di scegliere come vivere la propria vita. Questa cultura, al di là delle pene ancora troppo lievi rispetto all'offesa subita, deve partire prima di tutto dalla famiglia, dalla scuola e dalla società. Fino a quando si sorvolerà su episodi di maschilismo, non solo su quelli più palesi, ma anche su quelli che troppo spesso si reputano blandi o inconsci, continueranno a verificarsi fatti di questo genere. Fino a quando una chiara e ferma presa di posizione, ancora prima che dalle donne, non arriverà dagli uomini e da chi li educa sin da bambini, non si potranno cambiare davvero le cose. Un bambino che cresce in una famiglia davvero paritaria e al quale viene insegnato davvero il rispetto del padre per la madre (e viceversa ovviamente), sarà un adulto che con ogni probabilità reputerà normale avere con la propria compagna un rapporto sano e paritetico. E che si schiererà, denunciando per primo episodi di violenza intorno a lui, non si girerà dall'altra parte, nè si sentirà "straordinario" nel fare ciò che dovrebbe essere normale. Viceversa, un bambino abituato ad altro, probabilmente ripeterà le stesse dinamiche acquisite in famiglia, le quali non per forza sfoceranno in un femminicidio, ma potrebbero portare ad una relazione malsana o, più semplicemente, alla totale indifferenza rispetto a questa cultura medioevale. Le istituzioni indubbiamente sono tenute a rispondere in modo adeguato a questo problema ma la strada verso il vero cambiamento potrà iniziare solo dalle famiglie e dalle scuole, più in generale dalla nostra cultura. Per Martina e per tutte quelle donne che sono state derise, maltrattate, non rispettate, vittime di una società e di uomini sbagliati.