18/07/2024
A qualcuno ancora importa! Avvocati in lotta per la Giustizia
CONTRO LA GIUSTIZIA DIFFERENZIATA RILANCIAMO L’ASTENSIONE A STAFFETTA
Il 10 luglio 2024 è stata approvata la modifica dell’art. 581 c.p.p., limitando espressamente l’allegazione dell’elezione di domicilio (o la dichiarazione di domicilio ai fini della notificazione del decreto di citazione a giudizio) e il mandato specifico ad impugnare per gli imputati assistiti da un difensore d’ufficio.
Il ddl Nordio, se da una parte elimina l'allegazione all'impugnazione della dichiarazione/elezione di domicilio, dall'altra ha mantenuto invariato il comma 1 quater, specificando che l’elezione di domicilio (o dichiarazione) e mandato a impugnare saranno necessari solamente per l'imputato assente assistito da un difensore d’ufficio.
Il dato normativo è eloquente: l'ordinamento stabilisce, di fatto, che la persona considerata assente e assistita da un difensore di ufficio non potrà essere difesa.
Il dato politico e sociale è altrettanto significativo ed emblematico: l’irreperibile di fatto ha diritto ad una difesa tecnica ridotta, il difensore d'ufficio dell’irreperibile di fatto ha poteri di rappresentanza e difesa decisamente limitati.
Purtroppo la toppa è peggiore dello strappo poiché palesa ciò che abbiamo sempre sostenuto: il legislatore mira a creare una giustizia diversificata fra imputati di serie A e di serie B.
La possibilità di proporre impugnazione avverso un provvedimento giudiziario, come noto, era stata negata con la modifica dell'art. 581 c.p.p. che aveva imposto l'obbligo di uno specifico mandato a impugnare per gli imputati assenti e la dichiarazione/elezione per tutti, assenti e non.
Più volte si è denunciata l'assurdità sociale e giuridica di questa norma che, violando i più elementari principi costituzionali sul diritto di difesa e sul centrale ruolo processuale del difensore, ha di fatto impedito a coloro che vengono considerati gli ultimi, i reietti, gli impossibilitati a rimuovere gli “ostacoli di ordine economico e sociale”, di impugnare le sentenze attraverso il difensore.
Stiamo assistendo alla costante ed inesorabile limitazione del diritto di difesa, con conseguente compressione del ruolo del difensore.
Tale situazione ha provocato, come era logico aspettarsi, l'aumento del numero di sentenze irrevocabili, ergo esecutive, con consequenziale aumento della popolazione carceraria, che determina l’esasperazione della vita intramuraria, le cui tragiche conseguenze sono conosciute a noi tutti.
In questo momento storico, nel quale all'ordine del giorno è primaria la questione del sovraffollamento carcerario e del doloroso numero dei suicidi dei detenuti, la risposta del legislatore è stata quella di aggravare tale situazione, aumentando gli ingressi negli istituti penitenziari.
L'intento del legislatore è certamente quello di ridurre il carico di ruolo delle Corti di Appello, alleggerendole da “inutili” processi, portati alla loro attenzione e valutazione, non dall'imputato, ma dagli avvocati, di loro iniziativa. Tale visione della funzione difensiva è distorta, svilente e, soprattutto, incostituzionale.
Meno processi in Corte di Appello, più sentenze definitive, più esecuzioni e consequenziale aumento della popolazione carceraria.
Siamo convinti che l’efficientamento giudiziario non possa mai passare per la limitazione delle garanzie difensive di nessuno, anzi siamo convinti che una giustizia democratica debba essere prima di tutto finalizzata proprio alla piena realizzazione delle garanzie difensive attraverso il rispetto dei diritti defensionali soprattutto dei soggetti maggiormente vulnerabili sotto il profilo economico e sociale. Non ha senso parlare di misure di contrasto all'aumento del numero dei detenuti se li si priva di fatto della possibilità di impugnare le decisioni di cui non hanno nemmeno avuto - di fatto - conoscenza.
Ricordiamo che a marzo 2024 il presidente della Camera penale di Roma aveva portato all’attenzione del Consiglio dei Presidenti, la proposta di proseguire la battaglia per tramite di un’astensione a staffetta. Questa idea, sostenuta da tanti di noi in assemblea, è rimasta per ora lettera morta.
Riteniamo dunque che, viste le modifiche normative, si debba contrastare duramente ed in tutte le sedi l’inesorabile e continua limitazione del diritto di difesa non accettando nessun risultato che non porti all’abrogazione della norma.
Alessandro Artuso
Ludovica Bartolini
Paola Bevere
Tiziana Bevilacqua
Marco D’Arienzo
Candido Ferrara
Jacopo Ferrari
Rachele Fortuni
Fiammetta Franco
Alfredo Frateschi
Sergio Galifi
Agnese La Ciura
Leonardo Macinanti
Maurizio Maggisano
Giulia Manzionna
Caterina Matteucci
Francesco Giorgio Monanni
Filippo Francesco Patrizi
Martina Rodriguez Pereira
Alice Poeta
Leonardo Pompili
Claudia Prioreschi
Francesco Romeo
Lavinia Rossi Espagnet
Ludovica Santoni
Costanza Tancredi
Chiara Tiana
Leonardo Varraud
Valentina Vitale