Luca Campanotto

Luca Campanotto Classe 1981 di Rivignano (UD); Avvocato a Udine; Friulano e Friulanofono; Arbitro di Basket; liturgi

15/06/2026

Per Friuli e Trieste risulta certamente possibile firmare allo sportello anagrafico elettorale dei seguenti Comuni: Udine, Rivignano Teor, Ronchis, Latisana, Palazzolo dello Stella, Muzzana del Turgnano, San Giorgio di Nogaro, Cervignano del Friuli, Palmanova; i residenti negli altri Comuni della Regione Autonoma F-VG che vogliano aderire possono sempre ve**re da me a ritirare un modulo timbrato dalla Regione da depositare poi presso il proprio Comune di residenza davanti agli uffici anagrafici elettorali; si tratta di formalità esclusivamente cartacee in quanto la Regione non ha mai aggiornato la L. R. 5 2003 precludendo quindi qualsiasi forma di digitalizzazione pur operativa da anni presso la piattaforma ministeriale di sottoscrizione LIP applicabile esclusivamente nelle materie di competenza statale TUTTO E SOLO CARTACEO PER LA REGIONE ANCHE SE SIAMO NEL 2026

Se un cittadino non ha tempo di leggere si fermi almeno qualche minuto ad ascoltare qui cliccando su questo importante l...
09/06/2026

Se un cittadino non ha tempo di leggere si fermi almeno qualche minuto ad ascoltare qui cliccando su questo importante link:

Comitato civico trasversale per raccolta firme degli elettori regio...

Comitato dei promotori della proposta di legge regionale a iniziativa popolareper la istituzione di due soli enti locali...
09/06/2026

Comitato dei promotori della proposta di legge regionale a iniziativa popolare
per la istituzione di due soli enti locali di area vasta,
intermedi tra Regione Autonoma Friuli - Venezia Giulia e Comuni:
uno per il Friuli e uno per Trieste!
www.friuli-trieste.org
COMUNICATO STAMPA 001
Dopo il Trattato di Campoformido Napoleone ha trasferito d’autorità il Mandamento di Portogruaro a Venezia per compensare con un contentino la caduta della Serenissima in bancarotta trasferita all’Austria sconfitta in guerra; uno dei pochi errori della successiva amministrazione asburgica sul Friuli è stata la conferma nel 1838 di tale confine innaturale il quale tuttora costituisce un profondo sfregio che ancor oggi divide gravemente la comunità linguistica friulanofona (o ciò che ne resta); lo stesso è a dirsi per l’analogo trasferimento sempre ottocentesco del 1852 del Comune di Sappada a Belluno corretto solamente in tempi recenti per effetto della legge statale 182-2017 previo referendum consultivo locale.
I confini amministrativi venivano calati dall’alto e senza il minimo coinvolgimento delle comunità locali anche durante il ventennio, quando il Duce, per effetto di Regio Decreto, ha rimaneggiato varie volte e in vario modo, sempre in maniera assolutamente autoritaria, la Provincia di Gorizia del 1919, prima nel 1923 in fase di consolidamento della dittatura e poi nel 1927 dopo le leggi fascistissime: Monfalcone stava con Trieste solo in periodo fascista.
Almeno il confine imposto dagli Alleati sulla foce del Fiume Timavo dopo la Seconda Guerra Mondiale e fino al Memorandum di Intesa di Londra del 1954 per la Zona A del Territorio Libero di Trieste godeva di una sicura base geografica anzitutto fisica.
Nemmeno sulla legge (allora di competenza statale) 171/1968 che nel Friuli Occidentale istituì la oramai ex Provincia di Pordenone la nostra gente non ha mai votato affatto.
Solo il 21 Marzo 2004 la volontà popolare diretta della popolazione residente interessata ha respinto l’ipotesi di una quinta Provincia Regionale dell’Alto Friuli.
Dopo la autentica tabula rasa costituita dalla soppressione totale degli enti di area vasta intermedi tra Regione Autonoma Friuli - Venezia Giulia e Comuni per effetto della L. Cost. 1-2016, la quale aveva creato una situazione geopolitica simil-valdostana ma con capoluogo regionale periferico e alieno accentrato nell’estremità sud-orientale della nostra Regione Autonoma, la recente L. Cost. 1-2026 ha allargato ulteriormente la competenza legislativa primaria, piena ed esclusiva, della sola nostra Regione Autonoma, da ultimo espressamente autorizzata a istituire nuovi enti locali intermedi di area vasta anche direttamente elettivi.
Stona con la storica importanza di tale riforma il fatto che si legge si tutti i giornali che l’Assessore Regionale competente sugli Enti Locali auspica la definitiva approvazione a tappe forzate di un testo legislativo regionale a iniziativa giuntale sostanzialmente blindato già prima della prossima pausa estiva; non si nasconde affatto di voler porre tutti davanti al fatto compiuto, per conservare semplicemente il vecchio status quo, nonostante la capitale importanza geopolitica e sociale, nel particolare ambito di una Regione Autonoma F-VG quantomeno duale, della legislazione regionale esclusiva in materia di Enti Locali soprattutto di area vasta; di fronte a tali fatti ci si dovrebbe seriamente interrogare tutti sull’effettivo tasso di sostanziale democraticità nell’ambito del nostro ordinamento regionale speciale.
L’impressione è che una Giunta Regionale piena di triestini in molti posti chiave intenda imporre al territorio friulano il solito divide et impera per convenienze geopolitiche aliene.
Il nostro Comitato, civico e trasversale, nasce per far approvare una proposta legislativa alternativa dal basso, mediante ampio coinvolgimento di tutta la società civile regionale, senza più imposizione autoritativa di confini amministrativi calati dall’alto d’autorità.
Puntiamo viceversa a innescare un referendum consultivo obbligatorio (art. 8 co. 1 D. Lgs. att. Stat Spec. 9/1997) su tutto il territorio friulano (che geograficamente e storicamente va dal Livenza al Timavo) mediante la riforma delle precedenti circoscrizioni ex provinciali.
Ci sono molti buoni motivi per sostenere la nostra proposta legislativa a iniziativa popolare su base binaria. Chiunque coglie immediatamente che due soli enti locali di area vasta costerebbero molto meno rispetto ai quattro proposti dall’Assessore Regionale Roberti. La nostra proposta guarda al nostro comune fondamento aquileiese ma è anche aperta a un futuro di leale collaborazione inter-friulana sotto l’ombrello di un ente friulano unitario che contribuirebbe grandemente e risolvere tutti i gravi problemi che affliggono la sopravvivenza stessa del Friuli: il Friuli non è né grande né piccolo; è semplicemente il Friuli, anzitutto geografico e storico, ma almeno in parte, finché durerà (perché è realmente in pericolo di estinzione), anche linguistico e culturale; starà a tutti i friulani, non più necessariamente friulanofoni, ricostruirlo, come ai tempi del Terremoto, quando si raccoglievano le firme dei terremotati sotto le tende; il primo dei nostri promotori è tra i primi laureati in giurisprudenza presso l’Università del Friuli nata proprio in quel frangente per volontà popolare dal basso; intendiamo fare attiva e fattiva memoria del Cinquantesimo Anniversario del Terremoto con una nuova raccolta di firme per la sopravvivenza stessa del Friuli (o di ciò che ne resta).
Sin da ora chiediamo a tutto il Consiglio Regionale, come previsto dalla Legge Regionale Statutaria 5-2003 sulle forme di democrazia diretta in vigore nell’ordinamento regionale speciale, di avere rispetto per la nostra iniziativa legislativa popolare appena partita, e quindi di sospendere, per i prossimi cinque mesi legalmente previsti per la raccolta delle sottoscrizioni elettorali dei cittadini della Regione, l’iter del connesso ma in molti punti fondamentali del tutto incompatibile disegno di legge regionale a iniziativa giuntale istitutivo delle solite vecchie quattro Province Ordinarie: la fretta è sempre cattiva consigliera.
Preghiamo tutti di leggere la nostra proposta legislativa, la quale è molto semplice e sintetica e si compone di soli nove articoli, immediatamente comprensibili da parte di chiunque.
Visto che per effetto di legislazione statutaria oramai anacronistica tutte le operazioni per la sottoscrizione della nostra proposta sono ancora esclusivamente cartacee nonostante siamo nel 2026, si chiede cortesemente ai primi firmatari della nostra proposta di passare con urgenza presso il recapito legale del primo dei proponenti sito in Via Aquileia n. 22 a Udine per ritiro dei moduli timbrati dal Consiglio Regionale per raccolta delle sottoscrizioni popolari, moduli da depositare poi su tutto il territorio della Regione, anzitutto presso gli uffici anagrafici comunali di rispettiva residenza, anche al fine di semplificare e velocizzare quanto più possibile le operazioni di autentica delle firme di tutti i cittadini regionali interessati a fare la propria parte per dare tutti insieme il loro importante contributo al fine di aprire nuove prospettive di speranza per il futuro della nostra terra, altrimenti destinata a rimanere solamente una espressione geografica, oltretutto sempre più misconosciuta e umiliata.
Dicevano ai tempi del Terremoto 1976 in Friuli: un modon par omp e o tornarìn a plomp.
Se anche solamente una cinquantina di elettori regionali firmassero la nostra proposta in un centinaio di Comuni della Regione saremmo a cavallo.
Questo nostro comunicato nasce anche per testare l’effettivo grado di libertà di stampa.
Rivignano Teor, 08 Giugno 2026 avv. Luca Campanotto

09/06/2026

Comitato dei promotori della proposta di legge regionale a iniziativa popolare
per la istituzione di due soli enti locali di area vasta,
intermedi tra Regione Autonoma Friuli - Venezia Giulia e Comuni:
uno per il Friuli e uno per Trieste!
www.friuli-trieste.org
COMUNICATO STAMPA 001
Dopo il Trattato di Campoformido Napoleone ha trasferito d’autorità il Mandamento di Portogruaro a Venezia per compensare con un contentino la caduta della Serenissima in bancarotta trasferita all’Austria sconfitta in guerra; uno dei pochi errori della successiva amministrazione asburgica sul Friuli è stata la conferma nel 1838 di tale confine innaturale il quale tuttora costituisce un profondo sfregio che ancor oggi divide gravemente la comunità linguistica friulanofona (o ciò che ne resta); lo stesso è a dirsi per l’analogo trasferimento sempre ottocentesco del 1852 del Comune di Sappada a Belluno corretto solamente in tempi recenti per effetto della legge statale 182-2017 previo referendum consultivo locale.
I confini amministrativi venivano calati dall’alto e senza il minimo coinvolgimento delle comunità locali anche durante il ventennio, quando il Duce, per effetto di Regio Decreto, ha rimaneggiato varie volte e in vario modo, sempre in maniera assolutamente autoritaria, la Provincia di Gorizia del 1919, prima nel 1923 in fase di consolidamento della dittatura e poi nel 1927 dopo le leggi fascistissime: Monfalcone stava con Trieste solo in periodo fascista.
Almeno il confine imposto dagli Alleati sulla foce del Fiume Timavo dopo la Seconda Guerra Mondiale e fino al Memorandum di Intesa di Londra del 1954 per la Zona A del Territorio Libero di Trieste godeva di una sicura base geografica anzitutto fisica.
Nemmeno sulla legge (allora di competenza statale) 171/1968 che nel Friuli Occidentale istituì la oramai ex Provincia di Pordenone la nostra gente non ha mai votato affatto.
Solo il 21 Marzo 2004 la volontà popolare diretta della popolazione residente interessata ha respinto l’ipotesi di una quinta Provincia Regionale dell’Alto Friuli.
Dopo la autentica tabula rasa costituita dalla soppressione totale degli enti di area vasta intermedi tra Regione Autonoma Friuli - Venezia Giulia e Comuni per effetto della L. Cost. 1-2016, la quale aveva creato una situazione geopolitica simil-valdostana ma con capoluogo regionale periferico e alieno accentrato nell’estremità sud-orientale della nostra Regione Autonoma, la recente L. Cost. 1-2026 ha allargato ulteriormente la competenza legislativa primaria, piena ed esclusiva, della sola nostra Regione Autonoma, da ultimo espressamente autorizzata a istituire nuovi enti locali intermedi di area vasta anche direttamente elettivi.
Stona con la storica importanza di tale riforma il fatto che si legge si tutti i giornali che l’Assessore Regionale competente sugli Enti Locali auspica la definitiva approvazione a tappe forzate di un testo legislativo regionale a iniziativa giuntale sostanzialmente blindato già prima della prossima pausa estiva; non si nasconde affatto di voler porre tutti davanti al fatto compiuto, per conservare semplicemente il vecchio status quo, nonostante la capitale importanza geopolitica e sociale, nel particolare ambito di una Regione Autonoma F-VG quantomeno duale, della legislazione regionale esclusiva in materia di Enti Locali soprattutto di area vasta; di fronte a tali fatti ci si dovrebbe seriamente interrogare tutti sull’effettivo tasso di sostanziale democraticità nell’ambito del nostro ordinamento regionale speciale.
L’impressione è che una Giunta Regionale piena di triestini in molti posti chiave intenda imporre al territorio friulano il solito divide et impera per convenienze geopolitiche aliene.
Il nostro Comitato, civico e trasversale, nasce per far approvare una proposta legislativa alternativa dal basso, mediante ampio coinvolgimento di tutta la società civile regionale, senza più imposizione autoritativa di confini amministrativi calati dall’alto d’autorità.
Puntiamo viceversa a innescare un referendum consultivo obbligatorio (art. 8 co. 1 D. Lgs. att. Stat Spec. 9/1997) su tutto il territorio friulano (che geograficamente e storicamente va dal Livenza al Timavo) mediante la riforma delle precedenti circoscrizioni ex provinciali.
Ci sono molti buoni motivi per sostenere la nostra proposta legislativa a iniziativa popolare su base binaria. Chiunque coglie immediatamente che due soli enti locali di area vasta costerebbero molto meno rispetto ai quattro proposti dall’Assessore Regionale Roberti. La nostra proposta guarda al nostro comune fondamento aquileiese ma è anche aperta a un futuro di leale collaborazione inter-friulana sotto l’ombrello di un ente friulano unitario che contribuirebbe grandemente e risolvere tutti i gravi problemi che affliggono la sopravvivenza stessa del Friuli: il Friuli non è né grande né piccolo; è semplicemente il Friuli, anzitutto geografico e storico, ma almeno in parte, finché durerà (perché è realmente in pericolo di estinzione), anche linguistico e culturale; starà a tutti i friulani, non più necessariamente friulanofoni, ricostruirlo, come ai tempi del Terremoto, quando si raccoglievano le firme dei terremotati sotto le tende; il primo dei nostri promotori è tra i primi laureati in giurisprudenza presso l’Università del Friuli nata proprio in quel frangente per volontà popolare dal basso; intendiamo fare attiva e fattiva memoria del Cinquantesimo Anniversario del Terremoto con una nuova raccolta di firme per la sopravvivenza stessa del Friuli (o di ciò che ne resta).
Sin da ora chiediamo a tutto il Consiglio Regionale, come previsto dalla Legge Regionale Statutaria 5-2003 sulle forme di democrazia diretta in vigore nell’ordinamento regionale speciale, di avere rispetto per la nostra iniziativa legislativa popolare appena partita, e quindi di sospendere, per i prossimi cinque mesi legalmente previsti per la raccolta delle sottoscrizioni elettorali dei cittadini della Regione, l’iter del connesso ma in molti punti fondamentali del tutto incompatibile disegno di legge regionale a iniziativa giuntale istitutivo delle solite vecchie quattro Province Ordinarie: la fretta è sempre cattiva consigliera.
Preghiamo tutti di leggere la nostra proposta legislativa, la quale è molto semplice e sintetica e si compone di soli nove articoli, immediatamente comprensibili da parte di chiunque.
Visto che per effetto di legislazione statutaria oramai anacronistica tutte le operazioni per la sottoscrizione della nostra proposta sono ancora esclusivamente cartacee nonostante siamo nel 2026, si chiede cortesemente ai primi firmatari della nostra proposta di passare con urgenza presso il recapito legale del primo dei proponenti sito in Via Aquileia n. 22 a Udine per ritiro dei moduli timbrati dal Consiglio Regionale per raccolta delle sottoscrizioni popolari, moduli da depositare poi su tutto il territorio della Regione, anzitutto presso gli uffici anagrafici comunali di rispettiva residenza, anche al fine di semplificare e velocizzare quanto più possibile le operazioni di autentica delle firme di tutti i cittadini regionali interessati a fare la propria parte per dare tutti insieme il loro importante contributo al fine di aprire nuove prospettive di speranza per il futuro della nostra terra, altrimenti destinata a rimanere solamente una espressione geografica, oltretutto sempre più misconosciuta e umiliata.
Dicevano ai tempi del Terremoto 1976 in Friuli: un modon par omp e o tornarìn a plomp.
Se anche solamente una cinquantina di elettori regionali firmassero la nostra proposta in un centinaio di Comuni della Regione saremmo a cavallo.
Questo nostro comunicato nasce anche per testare l’effettivo grado di libertà di stampa.
Rivignano Teor, 08 Giugno 2026 avv. Luca Campanotto

home

Terremoto del Friuli nel 1976: ho pubblicato una breve riflessione:
02/05/2026

Terremoto del Friuli nel 1976: ho pubblicato una breve riflessione:

1 like. "Terremoto del Friuli nel 1976: giusto ricordare anche Ricostruzione; rischiamo comunque l'estinzione"

Buona Giornata del Friuli e buon Triduo Pasquale: https://www.acuiledalfriul.org/onewebmedia/RICORRENZE-FRIULANE.pdf
01/04/2026

Buona Giornata del Friuli e buon Triduo Pasquale:https://www.acuiledalfriul.org/onewebmedia/RICORRENZE-FRIULANE.pdf

ecco come si svolse il primo genocidio della storia:
30/03/2026

ecco come si svolse il primo genocidio della storia:

Le Colonne Infernali sono state spedizioni punitive contro il territorio della Vandea, organizzate dal generale Turreau.Conduce: Giorgio Enrico CavalloAscolt...

Indirizzo

Via Cavour 97/2
Rivignano
33061

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Luca Campanotto pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi