21/03/2020
Racconto tratto da storia vera e vissuta, di quelle che il nostro ministro probabilmente non ha mai vissuto o letto.
Un giorno, un uomo ormai libero, che aveva scontato una pena per aver acquistato e trasportato cocaina, acquisto ritenuto non esclusivamente per uso personale, venne riarrestato perché, questa volta, ritenuto capo di una associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Invero, era stato intercettato durante tutte le fasi che lo avevano portato all'arresto per il processo precedente, ed un Gip aveva disposto il carcere per lui, ritenendolo appunto capo promotore e per altre 5 persone, come semplici partecipi della associazione vietata. Dopo circa sei mesi di custodia in carcere gli venne notificato un secondo ordine di cattura perché ritenuto questa volta solo partecipe di altra e diversa associazione finalizzata allo spaccio.
Dopo riesame e Cassazione, entrambi rigettati, si giunse alla sentenza di primo grado per il primo processo ed il mio assistito venne condannato in abbreviato ad anni 12 di reclusione. Impugnai la sentenza ed attesi la fissazione dell'appello.
Intanto, nel secondo processo, rigettato riesame e cassazione, il mio cliente insisteva nel dire che la voce intercettata non era la sua. A suo giudizio gli investigatori, ascoltando le conversazioni, avevano errato nell'attribuire con certezza a lui quella voce. Chiesi al gip ed ottenni durante un giudizio abbreviato una perizia fonica. Bingo, la voce non risultò la sua, ma il pm chiese lo stesso la pena di anni 10 ancorando la sua richiesta ad altri elementi che riteneva sussistenti. Il Giudice lo assolse accogliendo la mia tesi.
Rimase ancora in carcere per i 12 anni del primo processo per associazione.
Dopo qualche mese venne fissato l'appello e dopo una mia accorata discussione ed una breve camera di consiglio la corte confermò la condanna di primo grado. Studiata la motivazione ricorsi in Cassazione e la suprema corte annullò con rinvio la sentenza ad altra sezione della Corte di appello di Catania. Questa nuova sezione di corte di appello, raccogliendo le indicazioni della Cassazione, assolse definitivamente il mio cliente anche per il secondo processo rimettendolo il assoluta libertà.
Devo dire per completezza che prima di andare in Cassazione il tribunale del riesame, su mio appello avverso rigetto della corte di appello di una richiesta di scarcerazione, aveva concesso gli arresti domiciliari al mio cliente.
Dopo circa 4 anni tra tanto carcere pochi arresti domiciliari, dopo tante battaglie p***e ma 2 guerre vinte il calvario giudiziario per quest'uomo si concluse.
Dopo qualche mese chiesi il risarcimento allo stato per quella che ho sempre ritenuto una ingiusta detenzione per entrambi i due processi. Altra Corte di appello sempre di Catania, (l'ultima che era rimasta) ha riconosciuto il diritto ed ha concesso un risarcimento di 258 mila euro che ha sborsato il compente ministero delle finanze. Il ristoro non è stato quanto richiesto, noi avvocati chiediamo sempre tanto, ma è ritengo abbastanza.
Non ripaga le sofferenze per le famiglie, le amarezze per i tanti rigetti anche per noi avv, ma è qualcosa che ti fa finalmente sorridere definitivamente e ti da pace. Ti fa mettere la parla fine ad una vicenda giudiziaria sempre br**ta per chi la patisce soprattutto da incolpevole.
In verità non so perché ho voluto raccontare questa storia. Forse perché mi auguro che la condanna che è stata inflitta ieri ad un mio cliente, alla fine diventi un risarcimento da ingiusta detenzione e quindi prima una assoluzione; forse per dire al nostro ministro, ai vari Davigo e a tutti che non si finisce in carcere sempre da colpevoli, forse per dire che i Giudici non sono supereroi, ma uomini che possono anche loro sbagliare come altri. Forse per far capire che spesso una cosa non è come sembra.
Forse per far capire che fin quando possibile non ci si rassegna.
Forse perché avrei voluto andare a correre ma non posso perché c'è in giro la pandemia del coronavirus.
Ps non siate sgarbati se volete commentare, tanti protagonisti sono tra i miei amici e poi, tutti possiamo sbagliare.